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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA

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Parole Chiave
POESIA LATINA DALLE ORIGINI AL RINASCIMENTO, EDIZIONE CRITICA DIGITALE, CORPORA TESTUALI, MOTORE DI RICERCA VERBALE, POESIA ITALIANA IN LATINO

Musisque deoque II. Un archivio digitale dinamico di poesia latina, dalle origini al Rinascimento italiano.

Università "Ca' Foscari" di Venezia
Abstract
Il progetto qui descritto è prosecuzione del PRIN 2005 “Musisque deoque. Un archivio digitale di poesia latina dalle origini al Rinascimento italiano”. Il suo fine ultimo è la creazione di un archivio digitale liberamente consultabile via WEB, contenente tutti i testi della poesia latina dalle origini al XVI secolo, editi mediante la revisione delle esistenti edizioni scientifiche, dotati di apparati critici e suscettibili di interrogazione verbale attraverso uno specifico dispositivo di word-retrieval.
La destinazione dell’archivio “Musisque deoque” (d’ora in poi MQDQ) è in primis quella parte della comunità scientifica nazionale e internazionale che si occupa di letteratura latina sul piano del suo sviluppo formale, dei meccanismi della sua tradizione e continuità delle tecniche stilistiche ed espressive, delle modalità con cui hanno agito al suo interno i processi di riuso, attualizzazione e ripresa intertestuale. Più in generale, MQDQ si propone come strumento di lavoro di innovativa ampiezza, solidità filologica e precisione scientifica a beneficio di chiunque sia interessato a indagare i testi della poesia latina antica, medievale e umanistica dal punto di vista dei loro modelli e della loro fortuna, attraverso gli elementi di continuità formale che li collegano all’intero sistema. Sul piano delle applicazioni specifiche, MQDQ si prospetta come un mezzo efficace e versatile nelle ricerche intertestuali, nelle indagini sull’imitazione poetica, nelle analisi linguistiche e stilistiche, nel lavoro di commento ai testi e nelle operazioni di critica testuale.
Rispetto a prodotti analoghi già esistenti, di varia autorevolezza scientifica e ampiezza del repertorio, MQDQ punta ai seguenti caratteri di innovatività:
- completezza del corpus testuale;
- garanzie di qualità ecdotica dei testi, criticamente riveduti sulla scorta delle edizioni moderne da parte di studiosi esperti, caso per caso, delle loro problematiche;
- presenza di apparati critici di originale concezione, relativi ai dati della tradizione manoscritte e al lavorio filologico secolare, di età scientifica e anche prescientifica;
- collegamento dell’archivio testuale a un motore di ricerca atto a eseguire ricerche verbali anche molto complesse sui testi e sui rispettivi apparati;
- costante controllabilità e perfettibilità del lavoro per via della sua esposizione, in ambiente WEB, all’attenzione e all’utilizzo della comunità scientifica.
Sul piano operativo, si tratta di proseguire il lavoro del biennio in scadenza con i seguenti obiettivi:
1) perfezionare il software di immissione dei testi e degli apparati dotandolo di una più cordiale interfaccia di visualizzazione, a vantaggio degli operatori incaricati dell’introduzione dei dati;
2) perfezionare i protocolli di lavoro delle unità di ricerca, creando procedure di condivisione e di verifica reciproca dei risultati, al fine di assicurare, salva l’autonomia di tempi e di metodi dei singoli gruppi e dei singoli ricercatori, l’uniformità del prodotto finito;
3) perfezionare il motore di ricerca per l’interrogazione dei testi e degli apparati;
4) creare l'ambiente WEB per la pubblicazione in rete di MQDQ e curare l’interfaccia di consultazione e di interrogazione dell’archivio testuale da parte degli utenti finali del prodotto;
5) proseguire la costituzione del corpus testuale elaborando il testo e l’apparato critico delle opere letterarie non ancora presenti nell’archivio;
6) effettuare la marcatura metrica, verso per verso, dei testi immessi nell'archivio.
Come è avvenuto durante la prima esperienza, sarà inoltre impegno delle unità di ricerca continuare la raccolta, l’archiviazione e la condivisione della documentazione sia cartacea che in formato elettronico necessaria all’allestimento dei testi su basi filologicamente solide e aggiornate; ogni unità avrà perciò il compito di curare una specifica sezione della “biblioteca” complessiva, creando un archivio documentario (comprendente edizioni, bibliografia critica, materiale informatico, ecc.) relativo agli autori e ai testi ad essa assegnati, a beneficio dell’intero pool di ricerca e, più in generale, di tutta la comunità scientifica anche al di fuori del consorzio.
Sarà altresì cura dei partecipanti proseguire la riflessione sui temi e i metodi sottesi alle finalità del progetto MQDQ, accompagnandone la realizzazione con ricerche sia generali che di dettaglio, relative all’ecdotica della poesia latina e ai suoi problemi filologici, all’indagine sull’intertestualità poetica latina, alle tecniche dell’editoria digitale e della codifica dei testi in formato elettronico. In particolare, si provvederà a creare momenti di condivisione delle esperienze in fieri, coinvolgendo tutti i partecipanti, e il più ampio numero di studiosi (soprattutto giovani) che operano sulle stesse tematiche, mediante l’organizzazione di giornate di studi aperte al pubblico, i cui atti saranno pubblicati in idonee sedi di divulgazione scientifica. <<<

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Paolo Mastandrea Università "Ca' Foscari" di VENEZIA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Attraverso la costituzione di una biblioteca digitale dotata di alcune speciali caratteristiche d’uso, il progetto "Musisque Deoque" mira a soddisfare la duplice esigenza di trattare come un corpo unico l’enorme patrimonio della letteratura poetica latina, e di sottoporre la totalità dei testi a nuove marcature di controllo (compreso il contrassegno metrico di ogni singolo verso) e provvederli di apparato critico secondo criteri previamente stabiliti. Il prodotto finale si configura come un mezzo di conoscenza sofisticato, flessibile, utile ad ogni tipo d’indagine linguistica e filologica, ma concepito per favorire anzitutto gli studi di indirizzo storico-letterario.
Più che nella pur rigorosa qualità dei testi, i quali (salvo casi ben segnalati di novità ecdotica) saranno dati in una forma-base fondata sul controllo di edizioni preesistenti e di provata affidabilità e autorevolezza, l’apporto originale consisterà nella riscrittura degli apparati, che non punteranno a offrire una sinossi delle edizioni precedenti, né a riferire il profluvio di congetture accumulate nei secoli moderni, bensì a fornire un ragguaglio sintetico delle dinamiche di trasmissione dei testi nelle loro vicende attraverso i secoli, utile a indagare in quali forme le opere antiche fossero conosciute e meditate da tante generazioni di lettori, sia durante la romanità che lungo i tempi bui e meno bui del Medioevo e dell’Umanesimo. Rinunciando a riportare l’intera massa degli innumerevoli dati di tradizione manoscritta, l’intento è di selezionare un apparato di varianti "significative" (talora attribuibili all’autore o a un editore postumo, più spesso prodotte da lettori e copisti già durante la fase antica di trasmissione), funzionale alla conoscenza della circolazione dei testi e alle forme della loro ricezione presso gli scrittori successivi.
L’idea di fondo, ormai diffusa e anzi obbligata tra i medievisti, è che fin dall’epoca della composizione anche i sacri testi di Cicerone o di Sallustio, di Lucrezio o di Virgilio fossero assai più mobili di quanto vogliano gli editori critici di lachmanniana osservanza, volti alla ricostruzione (favorita o meno dall’esistenza di un archetipo) del presunto testo "originale". Nella realtà dell’Occidente antico, le opere letterarie circolavano fin da subito in centinaia e migliaia di esemplari diffusi per ogni dove, richiesti da un pubblico differente per educazione e cultura, estrazione sociale e disponibilità economica, custoditi in biblioteche sia pubbliche che private, grandi e piccole, ricopiati per il piacere o lo studio di innumerevoli persone, a fini pratici, scolastici o commerciali. E’ dunque verisimile che questi antichi esemplari (volumina papiracei o codici di pergamena), al pari dei manoscritti medievali che noi ancora possiamo leggere, assumessero forme diverse l’uno dall’altro, nei particolari minimi come negli assetti più generali, amplificando quella instabilità che, almeno prima dall’affermarsi del libro membranaceo, era favorita dalla stessa deperibilità del supporto e dalla conseguente, necessaria frequenza delle trascrizioni. Di fronte ad un tale quadro, peraltro ben noto ai filologi classici, compito dell’editore critico – fatto salvo l’onere di rendere disponibile ai lettori il migliore dei testi possibili – è riprodurre la complessità senza oscurarla né pretendere di ridurla ad una semplificazione improbabile e irrealistica, qual è appunto l’utopia del testo "originale". Di qui la necessità di spostare ogni sforzo sull’obiettivo di disegnare i percorsi dei testi nelle varie fasi di trasmissione, integrando i dati delle tradizioni manoscritte a noi pervenute in modo casuale e selettivo mediante lo sfruttamento (oggi assai agevolato dall’interrogazione delle banche-dati) dell’intertestualità ai fini della conoscenza della circolazione antica e medievale delle opere letterarie.
Il concetto di intertestualità come “presenza” di uno o più testi nella trama formale di un testo dato, spesso non tiene in debito conto la realtà della testualità letteraria nelle epoche del libro manoscritto, dominate dalla fluidità dei testi per il continuo prodursi di varianti ora effimere, ora destinate a propagarsi nella tradizione secondo trafile sia “verticali” che “orizzontali”. Così l’analisi intertestuale viene generalmente condotta collegando i testi nella forma "immobile" delle correnti edizioni scientifiche ovvero (ultimamente) dei repertori elettronici, e dunque ignorando pressoché del tutto le forme storicamente concrete che quei testi hanno assunto nella loro circolazione e trasmissione. Di qui l’esigenza di un corpus elettronico di poesia latina, suscettibile di ricerche di grande finezza mediante appropriati dispositivi di word-retrieval, ove ogni singolo testo sia corredato di un apparato critico (anch’esso trasparente all’interrogazione) che privilegi varianti significative, cioè maggiormente passibili di ricadute intertestuali.
Rispetto agli apparati tradizionali, che mirano a illustrare la situazione documentaria e il lavorio critico su cui si fonda il testo stabilito dall’editore mediante recensio ed emendatio, l’apparato di MQDQ punta soprattutto sulle varianti dotate di senso o comunque tali da produrre effettive versioni alternative del passo interessato, anche quando stemmaticamente marginali o insignificanti per la constitutio textus. Le finalità ecdotiche di MQDQ, senza trascurare le necessarie informazioni sullo stato della paradosi e sui relativi problemi filologici, sono tese a rendere conto del testo nella sua storica mobilità, scegliendo nella selva delle varianti quelle che più possono averne condizionato la lettura, l’interpretazione, la memoria, l’imitazione o comunque i processi di ripresa intertestuale. Ogni variante dotata di senso, anche se lectio singularis o di posizione stemmatica bassa o periferica, anche se frutto di evidente banalizzazione, fraintendimento o interpolazione, ha un intrinseco valore storico-culturale, perché individua con la sua stessa esistenza una delle forme molteplici che il dato testo ha concretamente assunto nel corso della sua tradizione, cioè della sua presenza nello spazio della testualità complessiva; nelle sue molte forme concrete (eventualmnte “erronee”), e non in quella unica e astratta ricostruita dall’editore critico, il singolo testo ha agito sulla memoria dei lettori, e ad esse deve rivolgersi, nel tentativo di tracciarne la presenza in altri testi, l’indagine che suole definirsi intertestuale, se vuole possedere fondamenti di veridicità storica.
Poiché, nelle epoche precedenti la diffusione della stampa, il testo si presenta non come un’entità formale sempre e dovunque eguale a se stessa, bensì affetta da un certo tasso di variabilità; poiché ogni oggetto testuale esiste nella Storia non come "un" testo, bensì come un "dia"-testo, è ad esso che deve mirare la ricerca intertestuale, che sarà tanto più metodicamente fondata e fertile di risultati quanto più, nel cercare la presenza di un testo, lo considererà nella sua variazione, appunto come "dia"-testo. Il modello ecdotico perseguito da MQDQ è inteso dunque a collegare ciascuna opera della latinità poetica ad un apparato di varianti tale da illustrare per quanto possibile la sua storica mobilità, sì da poter meglio individuare i segni della sua influenza nelle tradizioni letterarie successive. E ciò con un duplice vantaggio: conferire alle indagini intertestuali maggiore concretezza e aderenza ai reali meccanismi della testualità antica e medievale, e offrire utili dati ermeneutici alla stessa ecdotica tradizionale; proprio questo, il poter sfruttare procedimenti di analisi intertestuale valorizzando le riprese successive alla stregua di tradizione indiretta, è appunto il campo in cui la filologia critico-testuale può avvalersi con maggior vantaggio delle nuove tecnologie. <<<
Risultati parziali attesi
Si prevede che al termine del biennio di lavoro saranno stati conseguiti i seguenti risultati concreti:

1) realizzazione di un perfezionato strumento software per l'inserimento di apparati critici in un archivio elettronico di testi di poesia latina;

2) pubblicazione nel WEB di un vasto corpo della produzione poetica latina dalle origini al Rinascimento, interrogabile mediante motore di ricerca, con una sensibile porzione di testi dotati di apparato critico accessibile alla ricerca verbale in rete.

Nel frattempo, secondo l’esempio e i protocolli di lavoro forniti dall’unità di ricerca dell’Università di Parma, le unità afferenti al progetto avranno posto le basi per la creazione di un sistema di archivi bibliografici della poesia latina accessibile a tutta la comunità scientifica: una sorta di «biblioteca diffusa», organizzata secondo criteri uniformi e dislocata nelle varie sedi universitarie, ciascuna delle quali sarà responsabile e custode di uno o più determinati settori.

Come durante il PRIN «Musisque Deoque» 2005, i momenti di riflessione e di comunicazione pubblica sui temi inerenti al progetto (ecdotica della poesia latina, editoria digitale, storia della tradizione delle letterature antiche, intertestualità nell’ambito della latinità poetica) rappresenteranno altrettante occasioni di dibattito e di approfondimento scientifico, apportando un contributo che si spera non modesto all’aggiornamento degli orizzonti e dei metodi della filologia classica in questa delicata stagione di sua definitiva e irrevocabile apertura alle nuove tecnologie informatiche.

La partecipazione di studiosi di diverse competenze, variamente versati negli ambiti della filologia latina classica e medievale, della filologia greca, della filologia italiana e delle scienze informatiche, assicurerà al progetto un ampio respiro metodologico, a beneficio dei suoi risultati diretti e, in più larga prospettiva, della creazione di uno stile di lavoro interdisciplinare, foriero anche in futuro di nuove esperienze nel quadro delle ricerche di area umanistica. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Nella fase odierna, il panorama delle opere letterarie latine edite (o comunque accessibili) in forma digitale, può dirsi appagante. Anche senza contare le iniziative perdutesi per strada, in pochi anni è stato messo a disposizione dei lettori un ampio tesoro di fonti, su CD-ROM oppure online; questo inventario risulta largo per l'età arcaica e classica, meno nutrito per l'antichità tarda e il medioevo, lacunoso oltreché casuale per la fase umanistico-moderna e la produzione neolatina. Chi concepì dapprima l'organizzazione delle raccolte procedette in modi diversi: ora digitalizzando in blocco pagine a stampa di edizioni standard, prese da collane preesistenti (è il caso di Patrologia Latina, Corpus Christianorum, Bibliotheca Teubneriana, Monumenta Germaniae Historica, ecc.), ora allestendo corpora testuali nuovi, che al visitatore della rete si celano come dietro porte opache (Bibliotheca Augustana, Latin Library, IntraText, ecc.); ovvero crearono depositi tematici o generici (nell'accezione anche più larga del termine: per es. i materiali di origine papiracea, o epigrafica), oppure ritagliati per aree geografico-culturali, epoche e segmentazioni temporali. A proposito, va apprezzato il costume invalso ora di presentare la materia in senso diacronico, laddove nell'età degli ‘incunaboli’ (pensiamo ai CD-ROM del Thesaurus Linguae Graecae o del PHI Latin) quei prototipi disponevano gli scrittori e i componimenti in ordine alfabetico.
Già vent’anni or sono, nella fase pionieristica dell’ecdotica digitale, apparve subito chiaro che l'esigenza più sentita dai visitatori di ogni biblioteca virtuale, presente e futura, sarebbe stata la ricerca di parole. A poco serviva il volatilizzare innumerevoli caratteri nella impalpabilità della rete, oppure materialmente incidere tanti segni entro i solchi d'alluminio del compact disc, insomma traslare pile e pile di libri dalle pagine di carta agli schermi dei personal computer, se poi non fossero esistiti mezzi veloci per reperire con esattezza quanto interessa dentro i testi riversati nei nuovi supporti. Anche qui nella maggior parte dei casi possiamo oggi ritenerci soddisfatti, e l’unico terreno ove la tradizionale concordanza d'autore in tomo cartaceo registra ancora un lieve sopravvento è la possibilità di accogliere e segnalare opportunamente le lezioni varianti, o congetturali, o i luoghi toccati da un qualsiasi problema critico di serio rilievo. Questo ritardo dell’editoria digitale sta tuttavia per essere colmato, e presto, grazie anche al progetto che qui si presenta, ciascuno potrà verificare quali vantaggi comporti l'edizione elettronica rispetto alla prassi testuale gutenberghiana nell’ecdotica dei testi classici.
Di fatto, proprio in questo settore tradizionalmente più conservatore, i nuovi processi di memorizzazione dei dati e la conseguente fruizione di opere letterarie trascritte in formato digitale aprono ai ricercatori una via regia per svolgere al meglio i propri studi, nonché diffonderne gli esiti tra la comunità scientifica. Il testo elettronico è ormai libero di mostrare sugli schermi dei PC ogni vantaggio rispetto al supporto più amichevole (e finora pressoché unico) delle pagine cartacee impresse a stampa, anche per scopi di indagine filologica: dopo cinque secoli di fissità imposta dal libro impresso, la tecnologia non solo sta alterando gli statuti della scrittura e della lettura, ma ridisegna percorsi comunicativi e processi cognitivi, modifica addirittura la nostra percezione di che cosa sia un testo e pone nuovi quesiti al lavoro del filologo. Ciò rappresenta uno snodo evolutivo intorno al quale il dibattito è oggi poco vistoso ma appassionante: e sempre più lo diverrà in futuro.
Il campo di applicazione dell'informatica allo studio di testi letterari è ormai molto vasto e si articola in alcuni grandi ambiti strettamente correlati: la costituzione di archivi di testi digitalizzati; la marcatura dei testi con indicazioni morfosintattiche, paleografiche, metriche, etc.; la creazione di motori di interrogazione degli archivi; la realizzazione di strumenti ausiliari, quali ad esempio correttori ortografici per le lingue classiche, oppure editor di testo e word processor che agevolino l'impaginazione dell'edizione critica, o ancora applicativi in grado di associare il testo digitalizzato all'immagine del manoscritto di provenienza.
Fra i più autorevoli archivi elettronici di testi letterari greci e latini in CD-ROM si possono menzionare il Thesaurus linguae Graecae, l'archivio del Packard Humanities Institute, il Cetedoc Library of Christian Latin Texts, la Bibliotheca Teubneriana e i Monumenta Germaniae Historica on CD-ROM, il Patrologia Latina Data Base; i dischi a cura del proponente, Poesis2 (Zanichelli, Bologna, 1999) e PoetriaNova (SISMEL, Firenze, 2001) permettono la ricerca di parole sulla produzione poetica in latino, dalle origini alla metà del XIII secolo.
A questi si affiancano collezioni più o meno ampie disponibili in rete, fra cui ad esempio: la sezione dei classici greci e latini del Perseus Project, l'Oxford Text Archive, The Latin Library, la collezione del C.I.P.L. di Liegi etc. Un caso a parte è costituito da BibleWorks che, limitatamente al testo biblico, offre una vasta quantità di traduzioni non solo in lingue antiche ma anche in lingue moderne, con lemmatizzazione delle forme, ricerca su dizionari, riferimento incrociato fra le diverse traduzioni, etc.
Ad eccezione di casi sporadici, come nel sito allestito da Dana F. Sutton, nella quasi totalità dei corpora di edizioni elettroniche esistenti manca l'apparato critico, quindi un buon criterio per valutare la bontà di un archivio di testi digitalizzati sta nella completezza del corpus, nella scelta e nella dichiarazione delle edizioni a stampa di riferimento, nella relativa conformità dei testi elettronici alle edizioni prescelte.
Lo studio dei testi letterari richiede la possibilità di gestire informazioni riguardanti la disposizione e la visualizzazione del testo (suddivisione in capitoli, numerazione di versi; caratteri greci e latini, corsivi, segni diacritici uniformi e non equivocabili, etc.) e individuare strutture appartenenti a diversi livelli di analisi: metrica, morfologica, sintattica, retorica etc. Per introdurre nei documenti elettronici questa mole di informazioni aggiuntive, sono stati elaborati degli standard di marcatura, in particolare dalla Text Encoding Initiative (TEI), che a sua volta si conforma alle direttive del World Wide Web Consortium (W3C).
Il Perseus Project si distingue fra tutte le iniziative volte ad offrire, oltre ad un numero considerevole di testi classici consultabili in rete, anche la possibilità di effettuare l'analisi morfologica di ogni singola parola, di visualizzarne la traduzione in inglese, di individuare il numero di occorrenze della parola nell'intero corpus, etc.
La codifica dei testi secondo uno standard (SGML / XML) o secondo un protocollo proprietario messo a disposizione di terze parti (ad es. BetaCode, il protocollo di codifica del PHI) assicura l'indipendenza dell'archivio digitale dai programmi di interrogazione. Fra i programmi di text retrieval general purpose su documenti marcati si può menzionare, fra i molti altri, TreSy (Text Retrieval System for SGML / XML), implementato dal CRIBeCu (Centro Ricerche Informatiche per i Beni Culturali), il quale è in grado di estrarre informazioni, a partire da un'interrogazione strutturata, da qualunque documento che rispetti le specifiche di marcatura SGML / XML. Del resto, la maggior parte dei linguaggi di programmazione di alto livello (come Java) forniscono delle apposite librerie per la gestione e l'elaborazione di documenti XML.
Per il TLG e il PHI si possono menzionare le applicazioni di text retrieval Musaios, Lector, Pandora, Workplace Pack, o l’ottimo multipiattaforma Diogenes (open source). Si distingue dai precedenti SNS Greek &amp; Latin, implementato dal Laboratorio Informatico per le Lingue Antiche della Scuola Normale Superiore di Pisa, che, grazie alla costituzione di nuovi indici, alle funzionalità aggiuntive e all'ottimizzazione del motore di ricerca, offre prestazioni molto superiori ai precedenti prodotti.
E' doveroso poi segnalare alcuni strumenti per la redazione di apparati critici con l'ausilio di strumenti informatici, come EDMAC, LEDMAC ed il Classical Text Editor, in grado di produrre in output codice XML e/o (X)HTML.
Per la scelta del segmento temporale preso in esame, insieme alla stretta analogia di criteri adottati per l'ecdosi dei testi, oltre che per le caratteristiche di struttura e modalità di funzionamento del programma di interrogazione, il sito "Poeti d'Italia in lingua latina tra Medioevo e Rinascimento" si presenta come la naturale prosecuzione dei repertori su disco, Poesis2 e PoetriaNova, estendendo il campo aperto ad una indagine intertestuale celere e sicura lungo diciotto secoli di produzione poetica, dalle origini della lingua letteraria di Roma sino al fiorente Umanesimo e Rinascimento italiano. Una tale banca dati testuale in rete è a nostro parere una opportunità straordinaria per recuperare, alla conoscenza stessa prima che allo studio scientifico, i materiali di poesia latina di epoca tardomedievale e umanistica che giacciono presso le biblioteche, inediti nei codici, oppure stampati ma difficilmente reperibili e consultabili negli incunaboli e nelle edizioni preottocentesche. Si raggiunge in questa maniera il duplice obiettivo di: 1) aiutare la conservazione di testi spesso (e non ingiustamente) considerati "minori" secondo i nostri canoni estetici, perciò coperti da secolare trascuratezza: in più, oggi soggetti a gravi pericoli di perdita definitiva, qualora non siano coinvolti dalla cosiddetta "rivoluzione digitale" in atto; 2) permettere la loro immissione in circuiti di consultazione di tipo intertestuale.
La costituzione di archivi elettronici, sempre più ricchi se non esaustivi quando si tratta di letterature antiche, in via di ampliamento per le epoche successive e le letterature moderne, ha permesso anche una maggiore consapevolezza sui limiti offerti dagli strumenti di ricerca testuale in uso e sui modelli stessi di rappresentazione digitale del testo. Dal dibattito, molto vivace anche in Italia, emerge l'esigenza di fornire al filologo, attraverso lo strumento informatico, l'accesso alla variantistica e non solo al testo delle edizioni di riferimento, facendo così in modo da evitare il rischio, assai temuto e giustamente in questa epoca di passaggio dal supporto cartaceo al supporto magnetico, di costituire nuove vulgate. Tale accesso alla variantistica non è solo al servizio dell’edizione critica, ma permette di ampliare in modo esponenziale la possibilità per lo studioso dell’intertestualità di rivelare collegamenti formali tra i testi che resterebbero altrimenti impossibili da rintracciare. Così come l’edizione critica si presenta come una sorta di ipertesto bidimensionale nei confronti della monodimensionalità del testo fissato a stampa, l’accesso elettronico alla variantistica conferisce spessore ‘tridimensionale’ al database testuale antichistico tradizionale, permettendo di interrelare una massa di dati significativamente superiore, che necessita allo scopo di motori di ricerca adeguati ai nuovi còmpiti. <<<