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PROGRAMMA DI RICERCA
italiano - english
Unità di Ricerca
Programmi di ricerca simili:
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- 10 - Difetti di Imprinting Genomico nei disordini della crescita e tumori
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze biologiche
Classificazione brevettuale
- CHEMISTRY; METALLURGY
- BIOCHEMISTRY; BEER; SPIRITS; WINE; VINEGAR; MICROBIOLOGY; ENZYMOLOGY; MUTATION OR GENETIC ENGINEERING
- MEASURING OR TESTING PROCESSES INVOLVING ENZYMES OR MICRO-ORGANISMS (immunoassay G01N33/53); COMPOSITIONS OR TEST PAPERS THEREFOR; PROCESSES OF PREPARING SUCH COMPOSITIONS; CONDITION RESPONSIVE CONTROL IN MICROBIOLOGICAL OR ENZYMOLOGICAL PROCESSES
- BIOCHEMISTRY; BEER; SPIRITS; WINE; VINEGAR; MICROBIOLOGY; ENZYMOLOGY; MUTATION OR GENETIC ENGINEERING
- PHYSICS
- COMPUTING; CALCULATING; COUNTING (score computers for games A63; combinations of writing applicances with computing devices B43K29/08)
- COMPUTER SYSTEMS BASED ON SPECIFIC COMPUTATIONAL MODELS [N0004]
- COMPUTING; CALCULATING; COUNTING (score computers for games A63; combinations of writing applicances with computing devices B43K29/08)
Classificazione geografica
- Regione: Puglia
Parole Chiave
EVOLUZIONE, PERICENTROMERI, SEQUENZIAMENTO, NUCLEI INTERFASICI, NEOCENTROMERIPlasticita’ delle regioni pericentromeriche nell’evoluzione e loro organizzazione tridimensionale nel nucleo
Università degli Studi di BariAbstract
Studi recenti hanno evidenziato un’incredibile variabilità interindividuale del genoma umano che consiste nelle Variazioni del Numero di Copie (CNV). Nonostante le CNV a livello di popolazione sono spesso considerate come una scoperta senza precedenti, dal punto di vista evolutivo le CNV non sono affatto sorprendenti. La maggior parte delle duplicazioni segmentali (66%) sono condivise dallo scimpanzè (~80 Mb), mentre il restante 33% (~27 Mb) appare essere uomo specifica. Chiaramente, 27 Mb sono state generate e si sono fissate nella popolazione dopo la divergenza homo/scimpanzè (~6 milioni di anni fa). Se 27 Mb si sono fissate, possiamo ragionevolmente ipotizzare che molte delle altre duplicazioni segmentali si trovano in uno stato eterozigote. Le regioni che presentano duplicazioni segmentali sono arricchite di CNV, dimostrando un link tra queste due entita'.La variabilità genetica e' favorita dalla riproduzione sessuale e dagli scambi meiotici. Cosa accade per gli organismi asessuali? Studi molto recenti sui rotiferi suggeriscono che le duplicazioni geniche forniscono la variabilita' di cui essi hanno bisogno per adattarsi ed evolvere (Pouchkina-Stantcheva et al. 2007). La quantità di CNV trovate in uomo indicano che esse rappresentano un’ulteriore importante fonte di variabilità. Il caso dell'amilasi recentemente riportato e' un caso paradigmatico (Perry et al. 2007)
Le regioni pericentromeriche in uomo portano circa il 31% di tutte le duplicazioni segmentali (She et al. 2004). Nondimeno, una porzione di duplicazioni segmentali non-pericentromeriche rappresenta regioni dove un centromero ancestrale si e' inattivato ( si veda la regione 15q24-26 e 6q22.1) (Eder et al. 2003; Ventura et al 2003) o corrispondono a regioni pericentromeriche che si sono spostati in seguito ad eventi di inversioni pericentriche con un punto di rottura nel centromero (si veda 3q22.1) (Ventura et al 2004)
In aggiunta la disponibilità di dati sui pericentromeri, indicano che essi sono regioni estremamente dinamiche che vanno incontro a cambiamenti rapidi nella struttura e nel contenuto di sequenza. Questa plasticità risulta in una grande instabilita' di queste regioni come evidenziato dalle numerose sindromi associate a riarrangiamenti cromosomici mediati da duplicazioni pericentromeriche.
La presente proposta e' specificatamente disegnata al fine di fare luce, nei primati, sulle duplicazioni segmentali con localizzazione pericentromerica. Queste regioni sono state poco caratterizzate a causa delle difficoltà di assemblarle nel sequenziamento per shotgun (Eichler et al. 2004). In dettaglio il nostro progetto si concentrera' sulle regioni pericentromeriche al fine di costruire contigui intorno alle regioni di transizione eterocromatina/eucromatina in 3 genomi di primati: orango, macaca, marmoset (derivanti rispettivamente dalle Grandi Scimmie, scimmie del Vecchio Mondo e scimmie del Nuovo Mondo) e di localizzare queste regioni in nuclei in interfase. La completa caratterizzazione di queste regioni in primati non-umani e un confronto sistematico con l'uomo, ci permetterà di comprendere meglio la loro struttura, evoluzione e funzione.
Porremo anche particolare attenzione nella verifica del modello in due step che e' stato proposto per spiegare la struttura delle regioni pericentromeriche umane (Horvarth et al. 2001)
N. N. Pouchkina-Stantcheva, B. M. McGee, C. Boschetti et al., Science 318 (5848), 268 (2007).
G. H. Perry, N. J. Dominy, K. G. Claw et al., Nat. Genet. (2007).
X. She, J. E. Horvath, Z. Jiang et al., Nature 430 (I.F. 32.182), 857 (2004).
V. Eder, M. Ventura, M. Ianigro et al., Mol. Biol. Evol. 20 (I.F. 6.050 ), 1506 (2003); M. Ventura, J. M. Mudge, V. Palumbo et al., Genome Res. 13 (I.F. 9.635 ), 2059 (2003).
M. Ventura, S. Weigl, L. Carbone et al., Genome Res. 14 (I.F. 10.382), 1696 (2004).
E. E. Eichler, R. A. Clark, and X. She, Nat Rev Genet 5 (5), 345 (2004).
J. E. Horvath, J. A. Bailey, D. P. Locke et al., Hum. Mol. Genet. 10, 2215 (2001). <<<
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Mario Ventura Università degli Studi di BARIObiettivo del Programma di Ricerca
Ipotesi: Il seguente progetto è uno studio pilota rivolto alla caratterizzazione completa di regioni pericentromeriche selezionate di primati non-umani, per trarre ipotesi sul meccanismo delle duplicazioni pericentromeriche. A causa della loro elevata complessità genomica, dovuta alle duplicazioni segmentali e al DNA satellite, le regioni pericentromeriche sono difficili da assemblare. È richiesto un lavoro attento per la loro caratterizzazione e per il loro sequenziamento. Noi ci prefiggiamo di studiare 7 regioni pericentromeriche di primati, a livello di sequenza e a livello dell’organizzazione nucleare, come impegno attento per complementare specifici progetti di sequenziamento di genomi di primati.Dati recenti hanno mostrato che le duplicazioni segmentali e i CNV costituiscono elementi cruciali che assicurano variabilità all’interno di una popolazione. In questo contesto, noi confronteremo i nostri risultati nei primati non-umani con la sequenza umana, per una migliore comprensione dell’evoluzione delle regioni pericentromeriche.
Obiettivi: Gli obiettivi principali di questo progetto sono:
1) una completa caratterizzazione di 7 regioni pericentromeriche nei primati (orango, macaca e marmoset);
2) Confronto di queste regioni selezionate appartenenti a rappresentanti delle Grandi Scimmie (orango), delle Scimmie del Vecchio Mondo (macaca) e delle Scimmie del Nuovo Mondo (marmoset), con regioni pericentromeriche umane completamente sequenziate;
3) Valutare la distribuzione nucleare di duplicazioni intracromosomiche ed intercromosomiche nelle regioni di transizione eterocromatina-eucromatina;
4) Comprendere i meccanismi responsabili della progressione dei nuovi centromeri evolutivi. Alcune delle regioni centromeriche selezionate, infatti, sono evolutivamente nuove.
Scopi specifici: Al momento, il sequenziamento dei genomi dello scimpanzè (Pan troglodytes, PTR), della macaca (Macaca mulatta, MMU), dell’orango (Pongo pygmaeus, PPY), e del marmoset (Callitrix jacchus, CJA) è stato completato o è vicino al completamento. L’approccio metodologico usato (Whole Genome Shot-gun - WGS sequencing) comporta che le regioni con duplicazioni segmentali, soprattutto le transizioni centromeriche eucromatina-eterocromatina, sono scarsamente assemblate (Lander et al. 2001a; Consortium et al. 2005). Il loro completamento richiede un lavoro a parte.
Il punto di partenza del nostro progetto userà i dati grezzi del WGS per selezionare cloni BAC dalle library di MMU, PPY e CJA, con una end contenente sequenze alfoidi e l’altra end contenente una sequenza in singola copia. L’identificazione sarà eseguita usando metodi computazionali (descritti in Alkan et al. 2007). La maggior parte del lavoro di sequenziamento del WGS, infatti, include una quantità sostanziale di sequenze ripetute di satellite alfa: fino al 2-5% della sequenza generata dal WGS consiste di sequenze satelliti centromeriche, che rimangono non assemblate nei database pubblici (Alkan et al 2007). 400 cloni da ciascuna specie saranno testati mediante FISH e saranno mappati su cromosomi specifici. In accordo con la definizione di pericentromero, questi cloni dovrebbero mappare nelle regioni pericentromeriche fornendo elementi ancora fra i satelliti centromerici e sequenze eucromatiche in singola copia. 4-10 cloni per ciascun cromosoma scelto (cromosomi 3, 11 e 13) saranno completamente sequenziati dal Washington University School of Medicine Genome Sequencing Center. La disponibilità della sequenza completa dei BAC sarà usata per iniziare la costruzione di contigui che coprono le regioni pericentromeriche scelte. Analisi comparative di queste regioni potrebbero chiarire la dinamica della plasticità pericentromerica, con particolare attenzione ai pericentromeri dei nuovi centromeri evolutivi.
Nota bene
Io (Mario Ventura) sono stato vincitore della borsa di studio “Young Fulbright Researcher” e ho recentemente trascorso 7 mesi (Marzo 2007-Ottobre 2007) nel laboratorio del Dr. Evan E. Eichler, a Seattle (Department of Genome Science). Tornato a Bari, vorrei sviluppare questo progetto con il mio gruppo di ricerca. La presente domanda puo’ essere considerata la richiesta di finanziamento per un progetto d’inizio di proprio gruppo di ricerca.
E. S. Lander, L. M. Linton, B. Birren et al., Nature 409 (6822), 860 (2001); Consortium, ..., M. Rocchi et al., Nature 437 (I.F. 29.273), 69 (2005).
C. Alkan, M. Ventura, N. Archidiacono et al., PLoS computational biology 3 (9), 1807 (2007). <<<
Risultati parziali attesi
La presente applicazione produrra’:- sequenze parziali delle regioni pericentromeriche dei cloni selezionati;
- contigui completi di bac nelle regioni selezionate.
Questi risultati permetteranno una migliore comprensione ed organizzazione di queste peculiari regioni nei primati. In particolare loro aiuteranno nella comprensione delle differenze tra centromeri normali e nuovi centromeri per quanto riguarda le relative regioni pericentromeriche.
Inoltre, produrremo analisi comparative dettagliate delle regioni pericentromeriche di scimmie del vecchio mondo (macaca) contro quelle del nuovo mondo (callitrix) .Dati riportati prima hanno messo in luce una chiara differenza tra le regioni pericentromeriche di questi due tipi di scimmie, dimostrando grossi blocchi di alfa satellite nel babbuino (scimmia del vecchio mondo ) e piccoli blocchi nel callitrix (scimmie del nuovo mondo). (Genome Res. 16: 576-583).
Una parte di questo lavoro e’ focalizzata sulla rilevanza evolutiva di alcune caratteristiche del genoma dei primati.Più preciasmente noi vorremmo chiarificare se la localizzazione di specifici loci in nuclei interfasici e’ conservata durante l’evoluzione, se esiste alcuna relazione tra dimensione del genoma e/o dei geni di differenti specie analizzate. Questo potrebbe aiutare a comprendere alcune particolari proprietà del genoma dei primati. <<<
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La caratterizzazione della variabilita’ delle regioni centromeriche e’ critica per la nostra comprensione della funzione e dell’architettura cromosomica. Tuttavia le sequenze di queste regioni sono difficili da definire basandosi sulla bozza delle sequenze genomiche. Mentre nell’uomo molte delle regioni pericentromeriche sono ben caratterizzate a causa della divisione degli sforzi tra diversi gruppi di ricerca, le regioni pericentromeriche dei primati sono ancora scarsamente caratterizzate. Questo e’ principalmente dovuto agli artefatti frequentemente associati con assemblaggi di sequenze di segmenti di DNA duplicati. Per questo motivo uno specifico e differente approccio e’ stato usato per caratterizzare i domini di transizione da regioni eucromatiche ad eterocromatiche nei genomi dei primati.Le regioni pericentromriche sono di particolare interesse poiche’ mostrano peculiari caratteristiche biologiche: hanno una rapidissima evoluzione, riducono l’espressione genica, e hanno un basso tasso di ricombinazione genetica (Mahtani and Willard 1998; Eichler 2001 ; Yan et al. 2002).
Sono ricche di sequenze ripetute rispetto al resto del genoma. L’analisi di sequenza delle regioni pericentromeriche di Drosophila melanogaster indica che sono composte da satellite semplice, retrotrasposoni e geni per rRNA (Sun et al. 1997; Adams et al. 2000). Analogamente le regioni pericentromeriche di Arabidopsis thaliana sono generalmente composte da trasposoni, microsatelliti e da varie classi di sequenze mediamente ripetute (Copenhaver et al. 1999); The Arabidopsis Genome Initiative 2000). Le regioni pericentromeriche umane mostrano una organizzazione piu’ complessa. I cromosomi 2,9,10 e 16, per esempio, sono particolarmente ricchi di geni parzialmente duplicati (Jackson et al. 1999; Loftus et al. 1999 ; Guy et al. 2000; Horvath et al. 2000a; Horvath et al. 2000b).
Sebbene la presenza di elementi genetici mobili e di sequenze duplicate all’interno di regioni pericentromeriche sia condivisa da specie lontanamente correlate, la struttura di queste regioni nell’uomo sembra essere unica per quanto riguarda l’estensione dei blocchi duplicati che sembrano essere di 2-3 Mb (Dunham et al. 1999; Jackson et al. 1999; Hattori et al. 2000; Bailey et al. 2001; Bailey et al. 2002a; Bailey et al. 2002b; Crosier et al. 2002). Sono composte da un mosaico di segmenti genomici duplicati che si sono originati da diverse aree del genoma e, quando geni o frammenti genici sono presenti, conservano la struttura esone-introne (Jackson et al. 1999; Horvath et al. 2001; Horvath et al. 2005).
Oltre ai segmenti genici duplicati, una varieta’ di sequenze ripetute degenerate primate-specifiche sono state identificate tra i dupliconi (Eichler et al. 1997; Eichler et al. 1999; Horvath et al. 2000a). Il fatto che esse demarcano la transizione di eventi non correlati di duplicazione genica pericentromerica e che, in almeno un caso, esse esistevano prima del trasferimento evolutivo del segmento duplicato, e’ stato considerato come evidenza circostanziale che indica come queste sequenze ripetute possano giocare un ruolo nel processo di duplicazione (Eichler et al. 1999).
A differenza delle duplicazioni geniche descritte sopra, ci sono sequenze ripetute pericentromeriche intersperse (PIRs)che non mostrano la struttra esone-introne. Esse, quindi, non sembrano derivare da sequenze geniche ancestrali che sono state trasposte da regioni non pericentromeriche del genoma. Diversi tipi di sequenze ripetute pericentromeriche sono state descritte, incluso CAGGG, GGGCAAAAGCCG e la sequenza ripetuta chAB4 (Assum et al. 1991; Eichler et al. 1996; Wohr et al. 1996). A differenza delle sequenze satellite, queste sequenze non sono costituite da sequenze ripetute in tandem. In qualche caso la struttura fondamentale delle sequenze ripetute intersperse ricordano tratti delle sequenze ripetute degenerate subtelomeriche (Flint et al. 1997 ; Riethman et al. 2001 ).
EVOLUZIONE DELLE REGIONI PERICENTROMERICHE
Le analisi delle regioni pericentromeriche umane non completamente sequenziate hanno mostrato che i dupliconi originati in queste regioni da un locus ancestrale espresso variano da 2 a 15 copie e mostrano una distribuzione genomica generalmente limitata agli altri cromosomi nelle regioni pericentromeriche. Nonostante siano poche le regioni pericentromeriche analizzate sembra che i segmenti duplicati trasposti siano stati trovati solo nell’uomo e in primati non umani strettamente correlati.
Questi studi sono stati principalmente realizzati attraverso analisi comparative di ibridazione in situ usando sonde umane contro metafasi di altri primati (Arnold et al. 1995; Eichler et al. 1996; Orti et al. 1998; Horvath et al. 2000b).
Duplicazioni segmentali intracromosomiche sembrano essere piu’ comuni in regioni pericentromeriche e subtelomeriche (She et al. 2004) e sembra che si siano formate relativamente recentemente durante l’evoluzione dei primati (Keller et al. 1999; Park et al. 2002).
Le duplicazioni pericentromeriche hanno un interesse evoutivo per diverse ragioni. Primo, esse evolvono attraverso un inusuale processo a due step chiamato duplicazione pericentromerica diretta (Eichler et al. 1997), dove una duplicazione iniziale in una regione centromerica prossimale e’ seguita da una duplicazione tra cromosomi mediata da sequenze ripetute (Horvath et al. 2000a; Luijten et al. 2000). Secondo, ripetuti eventi di duplicazione hanno creato tracce di sequenze pericentromeriche in cui esoni derivanti da differenti geni si sono sovrapposti portando all’idea che queste regioni possano produrre novita’ biologiche (Eichler et al. 1997; Eichler et al. 1999) e possono aver contribuito ad incrementare la complessita’ del proteoma umano relativamente agli altri eucarioti sequenziati (Eichler 2001 ).
Nuovi centormeri evolutivi
Il centromero e’ citogeneticamente definito come la costrizione primaria del cromosoma, e’ composto da DNA ripetuto in tandem alfa- satellite (Jabs et al. 1984). Il centromero svolge funzioni essenziali nelle cellule assicurango la corretta segregazione mitotica e meiotica dei cromatidi fratelli (Masumoto et al. 1989).
Recentemente la regione pericentromerica del cromosoma 4 di macaca, circondante un nuovo centromero evolutivo (centromero riposizionato), e’ stato caraterizato rivelando caratteristiche molto differenti dalle regioni pericentromeriche di uomo. Il riposizionamento del centromero e’ il movimento del centromero lungo il cromosoma senza alcun riarrangiamento cromosomico relativo ai marker citogenetici fiancheggianti. Il fenomeno e’ stato riportato in primati (Montefalcone et al. 1999; Band et al. 2000; Ventura et al. 2001; Ventura et al. 2003; Ventura et al. 2004; Ventura et al. 2007), bovini (Band et al. 2000). cavallo-asino (Yang et al. 2003; Yang et al. 2004) e recentemente in riso (Nagaki et al. 2004). I centromeri riposizionati sono definiti nuovi centromere evolutivi. In accordo con questa definizione ilk centromero di MMU4 rappresenta un nnuovo centromero e la banda umana 6q24.3 rappresenta la sua organizzazione ancestrale (Ventura et al. 2007). In questo caso, un approccio mirato, consistente in sequenziamento di STS e FISH analisi, e’ stato utilizzato per rifinere la regione pericentromerica di questo cromosoma. Sette copie imperfette di un segmento di 250 kb, mappante nel punto di semina del nuovo centromero, risultatvano duplicati distalmente e prossimanlmente al centromero. Le regioni duplicate mostrarono un co-orientamento rispetto agli altri elemeni dello stesso gruppo e rispetto all’organizzazione umana. Tutte le duplicazioni erano intracromosomiche in tal modo legando l’occorrenza di nuovi centromeri nell’evoluzione con la locale attivita’ duplicativa (Ventura et Al. 2007). Anche se il riposizionamento del centromero e’ un fenomeno piuttosto diffuso nell’evoluzione, le dinamiche di esso rimangono oscure.
Risultati preliminari
Dati preliminari ottenuti nel nostro laboatorio indicano che la conservaizone evolutiva di un nuovo centromero potrebbe esser possibile se questa emergeneza nelle regioni eucromatiche fosse dotata di particolari proprieta’. Infatti, noi osservammo che regioni molto povere in GC, che nel nnucleo sono localizzate in periferia e con struttura cromatinica molto compatta (Saccone et al. 2002), sembrano avere una maggiore possibilita’ a diventare neocentromeri evolutivamtne conservati.
Risultati preliminari sno stati otetnuti sul genoma di macaca relativametne al metodo che vogliamo utilizzare per lo screening dei genomi su larga scala. Per testare il metodo, utilizzando il metodo Alkan abbiamo selezionato 1175 cloni con struttura dimerica/singola e 86 con struttura monomerica/singola. 290/1175 cloni nel gruppo dei dimerici/singolo furono testati contrometafasi di uomo e macaca in esperimetni di fish. 62 cloni del gruppo dimerico/singolo e 28 del gruppo monomerico/singolo mostrarono localizzazione pericentromerica. La precisa localizzazione citogenetica e’ stata definita per tutti i cloni mostrando distribuzione pericentromerica per questi tutti i cromosomi come ripotato in tabella 1 (documento attached).
M.M. Mahtani and H.F. Willard, Genome Res. 8, 100 (1998); C. M. Yan, K. W. Dobie, H. D. Le et al., Genetics 161 (1), 217 (2002).
E. E. Eichler, Trends Genet. 17 (11), 661 (2001 ).
X. Sun, J. Wahlstrom, and G. Karpen, Cell 91 (7), 1007 (1997); M. D. Adams, S. E. Celniker, R. A. Holt et al., Science 287 (5461), 2185 (2000).
G. P. Copenhaver, K. Nickel, T. Kuromori et al., Science 286 (5449), 2468 (1999).
M. S. Jackson, M. Rocchi, G. Thompson et al., Hum. Mol. Genet. 8 (2), 205 (1999).
B. J. Loftus, U. J. Kim, V. P. Sneddon et al., Genomics 60 (3), 295 (1999 ); J. Guy, C. Spalluto, A. McMurray et al., Hum. Mol. Genet. 9 (13), 2029 (2000).
J. E. Horvath, L. Viggiano, B. J. Loftus et al., Hum. Mol. Genet. 12 (I.F. 8.726), 113 (2000).
J. E. Horvath, S. Schwartz, and E. E. Eichler, Genome Res. 10 (6), 839 (2000).
I. Dunham, N. Shimizu, B. A. Roe et al., Nature 402 (6761), 489 (1999); M. Hattori, A. Fujiyama, T. D. Taylor et al., Nature 405 (6784), 311 (2000); J. A. Bailey, A. M. Yavor, H. F. Massa et al., Genome Res. 11 (6), 1005 (2001); J. A. Bailey, A. M. Yavor, L. Viggiano et al., Am. J. Hum. Genet. 70 (I.F. 10.649 ), 83 (2002); J. A. Bailey, Z. Gu, R. A. Clark et al., Science 297 (5583), 1003 (2002); M. Crosier, L. Viggiano, J. Guy et al., Genome Res. 12 (I.F. 9.863 ), 67 (2002).
J. E. Horvath, J. A. Bailey, D. P. Locke et al., Hum. Mol. Genet. 10, 2215 (2001); J. E. Horvath, C. L. Gulden, R. U. Vallente et al., Genome Res. 15 (I.F. 10.139), 914 (2005).
.E. Eichler, M. Budarf, M. Rocchi et al., Hum. Mol. Genet. 6, 991 (1997).
E. E. Eichler, N. Archidiacono, and M. Rocchi, Genome Res. 9 (11), 1048 (1999).
G. Assum, T. Fink, C. Klett et al., Genomics 11 (2), 397 (1991); G. Wohr, T. Fink, and G. Assum, Genome Res. 6, 267 (1996).
E.E. Eichler, F. Lu, Y. Shen et al., Hum. Mol. Genet. 5, 899 (1996).
J. Flint, K. Thomas, G. Micklem et al., Nat. Genet. 15 (3), 252 (1997 ); H. C. Riethman, Z. Xiang, S. Paul et al., Nature 409 (6822), 948 (2001).
N. Arnold, J. Wienberg, K. Ermert et al., Genomics 26 (1), 147 (1995); R. Orti, M. C. Potier, C. Maunoury et al., Cytogenet. Cell Genet. 83 (3-4), 262 (1998).
X. She, J. E. Horvath, Z. Jiang et al., Nature 430 (I.F. 32.182), 857 (2004).
M. P. Keller, B. A. Seifried, and P. F. Chance, Mol. Biol. Evol. 16 (8), 1019 (1999); S. S. Park, P. Stankiewicz, W. Bi et al., Genome Res. 12 (5), 729 (2002).
M. Luijten, Y. Wang, B. T. Smith et al., Eur. J. Hum. Genet. 8 (3), 209 (2000).
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2H. Masumoto, K. Sugimoto, and T. Okazaki, Exp. Cell Res. 181, 181 (1989).
G. Montefalcone, S. Tempesta, M. Rocchi et al., Genome Res. 9 (12), 1184 (1999); M. Ventura, N. Archidiacono, and M. Rocchi, Genome Res. 11 (I.F. 9.863), 595 (2001); M. Ventura, J. M. Mudge, V. Palumbo et al., Genome Res. 13 (I.F. 9.635 ), 2059 (2003); M. Ventura, S. Weigl, L. Carbone et al., Genome Res. 14 (I.F. 10.382), 1696 (2004).
A. Ventura, F. Antonacci, M. F. Cardone et al., Science 316 (I.F. 30.028), 243 (2007).
M. R. Band, J. H. Larson, M. Rebeiz et al., Genome Res. 10 (9), 1359 (2000).
F. Yang, B. Fu, P. C. O'Brien et al., Cytogenet. Genome Res. 102 (1-4), 235 (2003); F. Yang, B. Fu, P.C.M. O’Brien et al., Chromosome Res. 12, 65 (2004).
K. Nagaki, Z. Cheng, S. Ouyang et al., Nat. Genet. 36 (2), 138 (2004).
S. Saccone, C. Federico, and G. Bernardi, Gene 300 (1-2), 169 (2002). <<<



