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PROGRAMMA DI RICERCA 2004

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
Classificazione geografica
Bibliografia
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44. Pinto M. R., De Medici S., Fabbricatti K., 2003, Nuovi usi per edifici esistenti e reversibilità degli interventi, in Atti del convegno di studi La reversibilità nel restauro, Bressanone 1 – 4 luglio, Edizioni Arcadia Ricerche, Venezia.
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Parole Chiave
DEMANIO STORICO-ARTISTICO; ALIENAZIONE; VALORIZZAZIONE; VALUTAZIONE TECNOLOGICO-PROCEDURALE; PREFIGURAZIONE DI NUOVI USI; SISTEMA DI VALORI; VERIFICA DI COMPATIBILITA'; SOCIETA' MISTE

STRUMENTI E PROCEDURE PER LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO DEL DEMANIO STORICO-ARTISTICO DA ALIENARE

Università degli Studi di Napoli "Federico II"
Abstract
Nell'ambito del processo di alienazione dei beni immobili della Pubblica Amministrazione, le recenti formulazioni normative riconoscono la possibilità che anche gli immobili del Demanio artistico e storico possano essere, entro determinati limiti, alienati ovvero conferiti in concessione o in uso mediante convenzione a terzi.
L'art. 4 della L.1089/1939 prevedeva che i rappresentanti degli Enti Pubblici e degli istituti legalmente riconosciuti dovessero presentare l'elenco descrittivo dei beni indicati all'art. 1 dello stesso testo di legge, tra i quali era incluso l'intero patrimonio immobiliare con valore culturale, artistico e storico. Tale disposizione, dopo oltre 60 anni, risulta largamente disattesa: costituiscono rara eccezione gli Enti che hanno presentato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali gli elenchi descrittivi, mentre la gran parte di essi si è avvalsa di quanto sancito dall'ultimo comma dello stesso articolo, che prevedeva che i beni indicati all'art. 1, ancorché non compresi negli elenchi, sarebbero stati comunque sottoposti alle disposizioni della legge di tutela.
A seguito dell'emanazione del D.Lgs. 490/1999 e del recente D.M. 6 febbraio 2004, il Ministero sollecita oggi la redazione degli elenchi, fornendo i criteri di compilazione e le indicazioni sui dati necessari a rilevare la consistenza dei beni. Tale attività è determinante ai fini dell'attivazione delle procedure di alienazione dei beni della Pubblica Amministrazione >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Gabriella CATERINA Università degli Studi di NAPOLI "Federico II"
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il D.P.R. 7 settembre 2000, n. 283 ("Regolamento recante disciplina delle alienazioni di beni immobili del Demanio storico e artistico", pubblicato sulla G.U.R.I del 13 ottobre 2000, n. 240) riconosce la possibilità che anche gli immobili del Demanio artistico e storico (così come definiti dall'articolo 822 del codice civile) possano essere, entro determinati limiti, alienati ovvero conferiti in concessione o in uso mediante convenzione a terzi. Tale azione è inquadrata nell'ambito del generale processo di alienazione dei beni immobili dello Stato, delle Regioni, delle Province, delle Città Metropolitane e dei Comuni.
L'esercizio di questa facoltà resta comunque subordinato ad un assunto fondamentale ed imprescindibile: non può darsi alienazione o conferimento a terzi di beni del Demanio storico artistico, se non in funzione di una loro valorizzazione. Il senso ispiratore della richiamata normativa, pertanto, indica le azioni di alienazione o conferimento a terzi come uno dei possibili modi per "valorizzare" i beni immobili in argomento. La dismissione è un "mezzo" (inedito in rapporto alle possibilità consentite dalla normativa precedentemente vigente), che deve rendersi coerente con la valorizzazione del bene immobile assunta quale "fine" ultimo della procedura amministrativa precedentemente citata.
Con l'emanazione del D.M. 6 febbraio 2004 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali fornisce alle amministrazioni dello Stato, alle Regioni, alle Province >>>

Risultati parziali attesi
Stato dell'arte. Sistematizzazione della conoscenza sugli strumenti e sulle procedure del processo di recupero del costruito. Individuazione dei casi pilota su cui testare il metodo di governo delle trasformazioni conseguenti l'alienazione dei beni del Demanio storico-artistico. Sistematizzazione della conoscenza del costruito evidenziando le peculiarità che incidono sulle strategie di valorizzazione. Definizione e sistematizzazione dei vincoli normativi.
Quadro d'insieme delle metodologie delle procedure di gestione di interventi sul patrimonio costruito in ambito nazionale ed internazionale.

Check point:
Verifica del sistema di vincoli definito, alla luce delle specificità dei casi pilota individuati.Individuazione di parametri per la definizione della qualità delle destinazioni d'uso da insediare.
Definizione di strategie di sviluppo sostenibili, da adottare in relazione alle peculiarità dei casi pilota.

Check point:
Confronto delle esperienze condotte, al fine di adeguare le procedure di valutazione precedentemente definite alle peculiarità dei casi pilota esaminati.Esperienze pilota per la valorizzazione del patrimonio immobiliare del Demanio storico-artistico da alienare.
Strategie innovative per il recupero del patrimonio costruito, ispirate al principio della sostenibilità.

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
I riferimenti operativi assunti alla base della presente ricerca delineano un approccio secondo cui le attività di alienazione ed, in generale, di dismissione dei beni immobili del Demanio storico-artistico possono essere prese in considerazione solo come finalizzazione di un processo complessivo di valorizzazione del bene. In ambito critico scientifico, risulta evidente l'affinità di questo approccio alla "cultura del recupero edilizio e urbano", quale è venuta delineandosi attraverso le esperienze condotte sul piano teorico ed operativo nell'ultimo ventennio.
Il recupero è stato oggetto, in Italia, di un ampio dibattito che si sviluppa a partire dagli anni ‘50 e nel quale si ritrovano intrecciati interessi, approcci ed atteggiamenti provenienti, inizialmente, da diversi specifici disciplinari e, in particolare, dalla disciplina del restauro. Dagli anni ‘70, il recupero inizia a sviluppare criteri, metodi, e strumenti autonomi, che riconoscono al manufatto edilizio una valenza di risorsa economica, oltre che architettonica. Costituito oggi come disciplina autonoma, il Recupero ha esteso il proprio ambito dai centri storici all'intera città ed al territorio, in un'ottica che considera il patrimonio costruito quale risorsa da salvaguardare e valorizzare, mediante interventi non più a sé stanti, ma strumenti concreti per l'attuazione di strategie finalizzate a garantire uno sviluppo sostenibile del territorio, con azioni che investono la sfera fisica, sociale ed >>>