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PROGRAMMA DI RICERCA 2004

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
-Storiografia sui Longobardi e questione dell'identità etnica:

E. ARTIFONI, Ideologia e memoria locale nella storiografia italiana sui Longobardi, in C. Bertelli, G.P. Brogiolo (a cura di ), Il futuro dei Longobardi e la costruzione dell'Europa di Carlo Magno, Saggi, Milano 2000, pp. 219-227.
G. BOGNETTI, L'età longobarda, I-IV, Milano 1966-67.
G. FALCO, La questione longobarda e la moderna storiografia italiana, in Atti del I Congresso internazionale di studi longobardi, Spoleto 1952, pp. 153-166.
P. GEARY, The myth of the nations. The medieval origins of Europe, Princeton 2002.
W. POHL, Le origini etniche dell'Europa. Barbari e Romani fra Antichità e Medioevo, Roma 2000.
J. SIAN, The Archaeology of ethnicity: costructing identities in the past and present, London-New York 1997.

-Per il complesso di armi e gioelli falsi, esibito nel 1930:

[R.SMITH],Treasure from a Lombard chieftain's grave, London [1930-32]; Burlington Fine Arts Club, Catalogue of An Exhibition of Art in the Dark Ages in Europe, London 1930;T.BORENIUS, in "Pantheon", 6(1930), pp. 99-107;O.KURZ, Falsi e falsari, Vicenza 1996 (ed. orig. ingl. 1948), pp. 252-254; D.KYDD, Fakes of Early Medieval European Jewellery, in Fake? The art of deception, London 1990, pp. 173-176.

-Lamina di Agilufo:

U.ROSSI, Il museo Nazionale di Firenze nel triennio 1889-1891, in "Archivio Storico dell'Arte", VI (1893), pp. 1-24; .CIAMPOLTRINI, Un contributo per la lamina di Agilulfo, in "Prospettiva", 52(1988), pp. 50-52; W.KURZE, La lamina di Agilulfo: usurpazione o diritto?, in Atti del VI congresso Internazionale di Studi sull'alto medioevo, Spoleto 1981, pp.447-456; C.FRUGONI, Immagini tra tardo antico e alto medioevo. Qualche appunto, in Morfologie sociali e culturali in Europa tra Tarda antichità e alto medioevo, Spoleto 1998 (Sett.CISAM, XLV, pp. 720-734.

-I Longobardi e Agilulfo e Teodolinda come glorie locali:

K.H.KRUGER, Konigsgrabkirchen der Franken, Angelsachsen und Langobarden bis zur Mitte des 8. Jahrhunderts, Munchen 1971, pp. 33-413; G. HASELOFF, De Funde aus dem Sarkophag der Konigin Theodelinda in Monza, in 'Germania', 301952), pp. 368-377; E.NASALLI ROCCA, La tradizione piacentina della tomba di re Ildeprando, in I settimana del Centro Italiano di Studi sull'alto medioevo, Spoleto 1951, pp. 417-426.

-Su Castel Trosino e la necropoli longobarda:

R.MENGARELLI, La necropoli barbarica di Castel Tro
sino presso Ascoli Piceno, in Monumenti Antichi della Reale Accademia dei Lincei, XII(1902); R.MENGARELLI, G.GABRIELLI, La necropoli di Castel Trosino, a cura di G.GAGLIARDI, Ascoli Piceno 1995.

-Sulla ricerca archeologica di fine Ottocento:

H.HARKE, Archaeology, Ideology and Society. The German Experience, Frankfurt am Main 2002; C.LA ROCCA, Uno specialismo mancato. Esordi e fallimento dell'archeologia medievale italiana alla fine dell'Ottocento, in "Archeologia Medievale", XX(1993), pp. 7-34; M.VARETTO, Protagonisti e metodi della medievistica archeologica nel Piemonte di fine '800; L'Abbé Cochet et l'archéologie au XIC siècle, Rouen 1978; P.PERIN, La datation des tombes mérovingiennes. Histoire, méthodes, application, Génève 180; I. BARBIERA, "E ai dì remoti grande pur egli il Forogiulio appare". Longobardi, storiografia e miti delle origini a Cividale del Friuli, in "Archeologia Medievale", 25 (1998), pp. 345-357; C. LA ROCCA, L'archeologia e i Longobardi in Italia, in Italia Longobarda, a cura di S.GASPARRI, Spoleto 2004 (cs); Nationalism , politics and the practice of archaeology, a cura di P.L.KOHL, C.FAWCETT, Cambridge 1995; Nationalism and Archaeology in Europe, a cura di M.DIAZ-ANDREU, T.CHAMPION, London 1996.

-Patrimonio culturale e identità nazionale e locale:

Antiquité, Archéologie et Construction nationale au XIXe siècle, Roma 2001; C.SORBA, Il mito dei comuni e le patrie cittadine, in Almanacco della Repubblica. Storia d'Italia attraverso le tradizioni, le istituzioni e le simbologie repubblicane, a cura di M.RIDOLFI, Milano 2003, pp. 119-130; C. SORBA, Identità locali, in "Contemporanea", (1998); S. TROILO, Sul patrimonio storico-artistico e la nazione nel XIX secolo, in "Storica", VIII(2002), pp. 147-178; Italia e Germania. Immagini, modelli, miti fra due popoli nell'Ottocento: il Medioevo, a cura di P.SCHIERA, R.ELZE, Bologna 1988;I. PORCIANI, Identità locale-identità nazionale: la costruzione di una doppia appartenenza, in Centralismo e federalismo tra Ottocento e Novecento, a cura di O. JANZ, P.SCHIERA, H. SIEGRIEST, Bologna 1997; A.M.THIESSE, La creazione delle identità nazionali in Europa, Bologna 2001; F.E.S.KAPLAN, Museums and the making of "Ourselves": the role of objects in national identity, Leicester 1994.

-Fiction e produzione culturale sull'età barbarica:

H.K.BHABA, Nation and narration, Londra New York 1990;
C.SORBA, Teatri. L'Italia del melodramma nell'Italia del Risorgimento, Bologna 2001;A.M. BANTI, Le invasioni barbariche e le origini delle nazioni, in Immagini della nazione nell'Italia del Risorgimento, a cura di A.M.BANTI, R.BIZZOCCHI, Roma 2002, pp. 21-44.
Parole Chiave
ALTOMEDIOEVO; BARBARI; LONGOBARDI; MEMORIA LOCALE; IDENTITÀ NAZIONALE; STORIA CONTEMPORANEA; STORIA DELLA CULTURA; STORIA DELLA STORIOGRAFIA

I Longobardi e l'identità italiana: riflessione storiografica, prove materiali, memoria locale e falsificazioni tra ‘800 e ‘900.

Università "Ca' Foscari" di Venezia
Abstract
Il progetto prende l'avvio dall'individuazione di una serie di falsi attribuiti all'età longobarda - più esattamente all'età di Agilulfo e Teodolinda -, tutti oggetti di presunta origine di scavo presentati dal Burlington Fine Arts Club di Londra ad una mostra da esso organizzata nel 1930. La costruzione di questo clamoroso complesso di falsi, dall'altissimo valore intrinseco, va collocata certamente nel contesto culturale degli anni Trenta, che vede ancora, in Germania, Gran Bretagna e nel nord Europa un forte interesse per le "antichità teutoniche", un interesse destinato ad essere bruscamente spezzato dall'ascesa del Nazismo, che lo trasformerà in un elemento della sua politica di regime. In questo contesto, va indagata la posizione dell'Italia, teoricamente la terra d'origine dei reperti. In effettii una serie di elementi fanno ritenere che il nucleo originario dei falsi (che furono poi ampliati nel 1931 e 1932, ma con oggetti di falsificazione molto più grossolana di quelli facenti parte del nucleo antico) possa essere stato fabbricato, anche con materiale autentico, ad imitazione di reperti provenienti dai principali scavi italiani di fine Ottocento, in primo luogo Castel Trosino. L'attenzione, per quanto riguarda l'Italia, va dunque spostata piuttosto su quest'ultimo periodo, che vede molti ritrovamenti importanti relativi al periodo longobardo, dalle grandi necropoli (oltre a Castel Trosino, Nocera Umbra, Testona, Cividale) a ritrovamenti isolati, come la tomba di >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Stefano GASPARRI Università "Cà Foscari" di VENEZIA
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'obiettivo generale della ricerca è quello di mettere a fuoco il ruolo giocato dall'eredità barbarica nella formazione dell'identità nazionale italiana. Si tratterà, in gran parte, della verifica di una sostanziale debolezza, tuttavia è assai interessante vedere in che modo, nei decenni cruciali fra Ottocento e Novecento, il dibattito sui barbari e sui Longobardi in particolare si colloca all'interno della storiografia e, più in generale, della cultura italiana postunitaria. Il raffronto tra dibattito culturale e scoperte archeologiche, inoltre, consente di evidenziare le differenze fra l'Italia e gli altri paesi dell'Europa occidentale sul tema dell'identità nazionale.
Un altro scopo della ricerca è quello di evidenziare la dialettica fra memoria delle collettività locali e governo nazionale. Di grande importanza, in questo ambito, è la discussione sulle sorti del patrimonio culturale, dei beni archeologici in primo luogo.
Di conseguenza, la ricerca prende le mosse dai clamorosi falsi attribuiti all'età longobarda esposti a Londra nel 1930 dal Burlington Fine Arts Club: perché inseriscono la questione longobarda in un ambito europeo, e perché pongono il problema dell''Italia, teoricamente terra d'origine dei reperti.
Un tema connesso sarà lo studio della "fortuna" del regno longobardo (e dei Longobardi) nella memoria locale fino alle soglie dell'età contemporanea, dall'Italia settentrionale (la Lombardia e il Friuli soprattutto) a quella >>>

Risultati parziali attesi
I risultati parziali dovrebbero chiarire: l'origine dei falsi; l'autenticità della lamina di Agilulfo; la fortuna dei Longobardi all''estero (Europa settentrionale). Dovrebbe essere pronto un primo quadro della sorte dei ritrovamenti archeologici barbarici e della discussione storiografica.Chiarimenti definitivi sui falsi longobardi (origine, tramiti culturali) e sui rapporti fra centro e periferia, in ambito archeologico (musei, protezione del patrimonio culturale) e storiografico. Bilancio conclusivo sui Longobardi, i barbari e l'identità italiana.

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il progetto di ricerca ha le sue basi lontane in una riflessione, già avviata da alcuni anni, in particolare da chi scrive, sulla memoria storica del regno longobardo nella posteriore storia italiana. In ambito internazionale, il progetto si lega al dibattito tuttora vivace sulla questione delle identità etniche nei secoli tardoantichi e altomedievali, un dibattito che è sfociato anche, in alcuni casi, in una rivisitazione del tema classico della fondazione altomedievale delle identità nazionali dei diversi paesi europei.
In maniera più immediata, il progetto prende l'avvio dall'individuazione di una serie di falsi attribuiti all'età longobarda - più esattamente all'età di Agilulfo e Teodolinda -, tutti oggetti di presunta origine di scavo presentati ad una mostra internazionale organizzata nel 1930 dal Burlington Fine Arts Club di Londra, ancor oggi una delle più prestigiose istituzioni private nel campo del mercato d'arte e del collezionismo mondiale, dal titolo 'The Art of the Dark Ages in Europe'.
Accanto a oggetti conservati dai principali musei europei (il British Museum, il Museo Archeologico Nazionale di Budapest, il Museo Archeologico di Berlino) e da importanti collezionisti privati, spiccava un nucleo di oggetti, di proprietà della ditta Durlacher Brothers di Londra e New York, di provenienza italiana e fino a quel momento inediti. Si trattava di un insieme di 11 oggetti d'oro, eccezionalmente ben conservati, tra cui quello più sensazionale era un >>>