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PROGRAMMA DI RICERCA 2004

italiano - english
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Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
LAVORO; MIGRAZIONI; INVESTIMENTI; EUROPA SUD-ORIENTALE; VENETO; CONFINI; UNIONE EUROPEA

LAVORO, MIGRAZIONI E INVESTIMENTI DIRETTI TRA ITALIA ED EUROPA SUD-ORIENTALE

Università degli Studi di Padova
Abstract
Il presente progetto di ricerca prende avvio dall'ipotesi che l'allargamento dell'Unione europea a dieci paesi, di cui otto dell'Europa centrale e orientale, produrrà nuove dinamiche nelle migrazioni e negli investimenti diretti, dinamiche che avranno un impatto per l'Ue e per l'Italia. A partire dal maggio 2004, il nuovo confine orientale dell'Unione europea si situa lungo la frontiera della Russia, della Bielorussia, dell'Ucraina e della Romania.
La ricerca parte dalla constatazione che nel corso dell'ultimo decennio lo specifico modello italiano di immigrazione da un gran numero di paesi sembra venire meno a causa delle politiche preferenziali verso i paesi dell'Europa centrale e orientale e a causa dei crescenti costi delle migrazioni intercontinentali. Al contempo, gli investimenti italiani, di piccoli e medi imprenditori veneti in particolare, si sono progressivamente spinti a oriente, oltre la Romania occidentale verso l'area trans-Carpatica dell'Ucraina. Occorre inoltre considerare che nei paesi dell'Europa sud-orientale e della Comunità degli stati indipendenti la crescita economica negli scorsi cinque anni ha reso possibili due processi: maggiori opportunità per i potenziali migranti di affrontare le spese di trasferimento e maggiori investimenti provenienti dall'Europa occidentale.
E' nostro primario scopo analizzare le ricadute delle modificazioni di migrazioni e investimenti diretti in un'area specifica dell'Europa sud-orientale e in un'area >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Ferruccio GAMBINO Università degli Studi di PADOVA
Obiettivo del Programma di Ricerca
L'obiettivo primario di questa ricerca è quello di studiare gli effetti sociali delle migrazioni e degli investimenti stranieri diretti in un'area specifica dell'Europa sud-orientale e l'impatto di tali migrazioni e investimenti in un'area specifica dell'Italia. Nell'Europa sud-orientale abbiamo individuato la regione transcarpatica dell'Ucraina e la Romania; in Italia la regione del Veneto.
Per quanto riguarda la regione transcarpatica dell'Ucraina e la Romania, la nostra attenzione si concentra sulle aree del nuovo confine dell'Unione europea. Mentre la Romania, insieme con la Bulgaria, è candidata a entrare nell'Unione europea nel 2007, l'Ucraina ne sarà esclusa prevedibilmente nel corrente decennio. Il nuovo e più rigido confine tra l'Unione europea e i paesi che ne stanno fuori segna l'esperienza quotidiana di un gran numero di individui. In generale, mentre nel quindicennio scorso i migranti dall'Europa sud-orientale sono giunti in occidente con minore difficoltà che durante la guerra fredda, è risultato ancor più facile per gli imprenditori occidentali investire nei paesi che nel 2004 entrano nell'Unione europea e anche in Romania, ma meno in Ucraina.
Il punto è stabilire se il più netto confine con l'Unione europea venga segnato alla frontiera ucraina o più a Oriente. Come si modificano le migrazioni dall'Ucraina e dalla Romania verso Occidente? E come verranno ammessi o esclusi i rifugiati non ucraini che si addensano al confine ucraino dell'Unione >>>

Risultati parziali attesi
Il primo risultato atteso è di approfondire le conoscenze scientifiche nel campo delle migrazioni e degli investimenti diretti stranieri attraverso una comparazione a livello internazionale dell'ampiezza dei fenomeni. In tal modo sarà possibile studiare le differenze e le convergenze della realtà italiana rispetto agli altri paesi.
A questo stadio della ricerca, l'indagine sulle migrazioni e sugli investimenti diretti all'estero attraverso i focus group garantirà l'analisi della portata e della diffusione delle tendenze delle migrazioni e degli investimenti, le caratteristiche sociali dei migranti e dei delocalizzatori, le reti associative, le forme di selezione della manodopera. I risultati di questo primo studio saranno discussi in un seminario del gruppo di ricerca.I risultati attesi alla fine di questa seconda fase sono la raccolta di elementi che ci permettano di definire il potenziale migratorio verso l'Unione europea per quanto riguarda le popolazioni destabilizzate dalle guerre in atto nelle aree caucasiche e trans-caucasiche. Inoltre, andrà appurato l'eventuale aumento o diminuzione dei costi di trasferimento dalle aree di origine ai confini orientali dell'Unione europea. E' nostra intenzione verificare altresì quali sono in ordine di preferenza i paesi dell'Ue in cui i migranti desiderano entrare.I risultati attesi in questa terza fase sono la raccolta di una ricca messe di conoscenze per analizzare se esistano forme di collegamento tra investimenti >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Il presente progetto di ricerca prende avvio dall'ipotesi che nuovi problemi delle migrazioni e degli investimenti diretti emergono dall'allargamento dell'Unione europea. Il 1° maggio del 2004 entrano dieci paesi nell'Ue di cui otto appartengono all'Europa centrale e orientale.
In Europa occidentale nel corso degli anni Novanta i modelli immigratori sono mutati, passando dalla circolazione di manodopera straniera che era amministrata più o meno efficacemente da ciascuno stato alle politiche migratorie che venivano sempre più coordinate dall'Unione europea. D'altra parte, la varietà degli investimenti stranieri nell'Europa post-sovietica e le caratteristiche e gli scopi dei nuovi investitori hanno modificato i sistemi di impiego e hanno cominciato a cambiare abitudini, atteggiamenti e reazioni profondamente radicati.
La produzione sociologica corrente è pressoché unanime nell'indicare tre fattori principali dei processi migratori contemporanei: differenziali di reddito, costi di trasferimento e reti di sostegno nei luoghi di destinazione (Reyneri 1979; Portes, Böröcz 1989; Stalker 2000; Faist 2000). Per quanto riguarda gli investimenti diretti stranieri, essi appaiono stimolati soprattutto da differenziali salariali, tassazione favorevole, infrastrutture adeguate, sistemi efficienti di trasporto e ambienti commercialmente aperti (Porter 1987; Butera 1990; Finardi, Tombola 1995).
Rispetto a questi andamenti internazionali, il modello italiano di >>>