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PROGRAMMA DI RICERCA 2005
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di BOLOGNA
SOCIOLOGIA
BOLOGNA(BO) - Università degli Studi di SALERNO
SOCIOLOGIA E SCIENZA DELLA POLITICA
FISCIANO - SALERNO(SA) - Università degli Studi di TRENTO
SCIENZE UMANE E SOCIALI
TRENTO(TN) - Università Politecnica delle MARCHE
SCIENZE SOCIALI
ANCONA(AN) - Università degli Studi di FIRENZE
SANITA' PUBBLICA
FIRENZE(FI)
Programmi di ricerca simili:
- 1 - Disuguaglianza e coesione sociale
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- 5 - La distanza sociale in alcune aree urbane in Italia
- 6 - Nuovi bisogni di salute e servizi alla persona: governance, organizzazioni, professioni e cittadini nell’integrazione socio-sanitaria
- 7 - La rappresentazione dello straniero e il suo effetto sulle relazioni inter-etniche: basi cognitive, dinamiche sociali, differenze culturali.
- 8 - Negoziare le necessità: scelte di consumo e scelte di risparmio
- 9 - Fattori di Moderazione del Pregiudizio Sociale
- 10 - Il soggetto attivo come capitale sociale. Ricerca, intervento e formazione per lo sviluppo di competenze individuali e sociali.
Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze politiche e sociali
- Area scientifico disciplinare: Scienze mediche
Classificazione geografica
- Regione: Emilia Romagna
Bibliografia
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Parole Chiave
DISUGUAGLIANZE SOCIALI; DISUGUAGLIANZE SANITARIE; CAPITALE SOCIALE; PERCORSI ASSISTENZIALI; APPROCCIO METODOLOGICO INTEGRATO; MIGRAZIONI SANITARIE; STILI DI VITASALUTE E DISEGUAGLIANZE SOCIALI IN ITALIA
PROGETTO DI COSTRUZIONE DI UNA RETE INTEGRATA DI OSSERVATORI REGIONALI
Università degli Studi di Bologna
Abstract
In Italia, diversamente che dal resto d'Europa, non esiste una consolidata prassi di rapporti di scambio scientifico e d'integrazione disciplinare tra la comunità scientifica degli epidemiologi e quella dei sociologi e degli scienziati sociali in generale: assai rari sono i progetti di ricerca multi- o interdisciplinare, così come le iniziative scientifiche e formative congiunte. Ciò non ha indubbiamente giovato né all'approfondimento delle questioni teoriche complesse sottese al problema delle disuguaglianze sociali in relazione alla salute, né allo sviluppo di strumenti metodologici adeguati per indagarle.Obiettivo fondamentale del presente programma di ricerca è quello di avviare in via sperimentale la costruzione di una rete integrata di Osservatori regionali al fine di esplorare empiricamente con una nuova metodologia integrata quali-quantivativa la correlazione fra disuguaglianze sociali e salute della popolazione in Italia. Tale metodologia integrata, frutto dell'incontro interdisciplinare fra sociologia ed epidemiologia, dovrebbe consentire di identificare i meccanismi di azione all'origine della produzione sociale delle disuguaglianze di salute, fornendo così indicazioni precise sulle aree verso cui orientare suggerimenti e raccomandazioni per le politiche sociali e sanitarie che intendano efficacemente contrastare l'ampliarsi delle disuguaglianze sanitarie (e non) attualmente in atto nel nostro paese come a livello globale.
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Costantino CIPOLLA Università degli Studi di BOLOGNAObiettivo del Programma di Ricerca
L'oggetto del presente programma di ricerca sarà costituito dall'associazione tra disuguaglianze sociali e salute, con specifica attenzione alle diverse modalità del manifestarsi (o meno) dei bisogni di salute e ai percorsi assistenziali che i soggetti appartenenti alle diverse classi e gruppi sociali mettono in atto per fronteggiare i problemi derivanti dalla propria condizione ed ai risultati di salute conseguiti.Lo studio di tale oggetto riscontra tuttavia con due tipi di difficoltà fondamentali:
1. l'assenza di una documentazione empirica adeguata per quanto riguarda i sistemi informativi sanitari esistenti a livello nazionale, regionale e locale, che spesso non registrano o registrano male le informazioni relative ai fattori sociali (livello d'istruzione, professione, ecc.) che sarebbero pertinenti con il tema delle disuguaglianze; di conseguenza, va registrata la scarsa integrazione, nell'ambito di tali sistemi informativi, tra dati sanitari e dati sociali, tra descrizione dello stato di salute della popolazione e descrizione della relativa posizione sociale;
2. l'inadeguatezza del tradizionale approccio epidemiologico di tipo quantitativo basato su modelli d'indagine sia trasversale che longitudinale (Costa et al. 2004) a cogliere appieno i meccanismi attraverso cui le disuguaglianze sociali operano, con particolare riferimento ai nessi tra meccanismi prossimali (eziopatogenetici) e distali (sociali): nell'ipotesi che siano soprattutto le >>>
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
In Italia le diseguaglianze sociali nella salute non sono mai state un tema prioritario nell'agenda delle politiche sociali, sanitarie e di ricerca, per lo meno fino alla metà degli anni '90. Come osservano Costa et al. (2000), questa situazione non stupiva dal momento che in Italia la salute è geograficamente distribuita in modo inverso rispetto agli indicatori di ricchezza e di dotazione di servizi. Nelle regioni meridionali, che sono più povere di risorse e di servizi, si moriva e si muore di meno. Tuttavia quando si è cominciato a misurare con una certa sistematicità le differenze su base individuale o su base geografica, immediatamente sono emerse le diseguaglianze. È stato il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 (Ministero della Sanità, 2001) che per la prima volta ha posto la riduzione delle diseguaglianze tra gli obiettivi prioritari del Servizio Sanitario Nazionale, dopo che la Relazione sullo Stato Sanitario del Paese del 1999 (Ministero della Sanità, 2000) aveva denunciato l'esistenza di "diseguaglianze sanitarie nei confronti della salute e nell'accesso ai servizi".Infatti, come documenta lo studio di Cadum e collaboratori (Cadum et al., 1999), negli anni '90 la mortalità a livello comunale è correlata direttamente con un indice di deprivazione in entrambi i generi, con maggiore forza tra gli adulti e con minore evidenza tra gli anziani. Dagli studi longitudinali condotti nelle città di Torino, Firenze e Livorno (Costa et al., 1994; Cardano et al., 1999) >>>



