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PROGRAMMA DI RICERCA 2005

italiano - english
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Parole Chiave
MOBILITA' JOB TO JOB; MERCATO DEL LAVORO; LAVORO TRADIZIONALE; LAVORO ATIPICO; NUOVO TERZIARIO; FLESSIBILITA'

Mobilità e "transizioni" nei mercati del lavoro locali

Università Cattolica del Sacro Cuore
Abstract
Il progetto mira ad approfondire i processi di mobilità e i molteplici percorsi che caratterizzano oggi il mercato del lavoro e la vita dei soggetti che lavorano, atteso che nella società dei lavori il mercato del lavoro si connota sempre più come plurale, popolato da nuovi attori, con confini mobili e più laschi tra le condizioni occupazionali, e soprattutto con più frequenti e inediti passaggi tra una condizione e l’altra. Si tratta di fenomeni relativamente nuovi e in espansione, ancora poco indagati, che stanno mutando il quadro del mercato del lavoro.
L’ipotesi di partenza è che la flessibilizzazione in atto non riguardi soltanto l’eliminazione delle rigidità normativo-contrattuali e la deregolamentazione del mercato del lavoro, la ridefinizione dei confini e la discontinuità tra lavoro, non lavoro e “quasi lavoro”, ma che investa in modo particolare la mobilità job to job. Tale ipotesi si giustifica in un sistema economico-produttivo in profonda trasformazione e si collega in particolare a un contesto che registra un forte rimescolamento della struttura professionale, in un mix articolato di “vecchio” e di “nuovo”. La mobilità e i frequenti passaggi riguardano sia le fasce deboli e più basse sia le figure professionali più qualificate e/o collocate nelle posizioni più alte della piramide lavorativa; assumono modalità e intensità differenti a seconda della dimensione delle imprese; si realizzano con pi >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Michele COLASANTO Università Cattolica del Sacro Cuore
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il progetto mira ad approfondire i processi di mobilità e i molteplici percorsi che caratterizzano oggi il mercato del lavoro e la vita dei soggetti che lavorano, atteso che il mercato stesso si connota sempre più come plurale, popolato da nuovi attori, con confini mobili e più laschi tra le condizioni occupazionali, e soprattutto con più frequenti e inediti passaggi tra una condizione e l'altra. Si tratta di fenomeni che stanno mutando il quadro del mercato del lavoro (non solo) del nostro paese e che meritano di essere meglio indagati dalla ricerca empirica.
L'ipotesi di partenza è che la flessibilizzazione in atto non riguardi soltanto l'eliminazione delle rigidità normativo-contrattuali e la deregolamentazione del mercato del lavoro, la ridefinizione dei confini e la discontinuità tra lavoro, non lavoro e "quasi lavoro", ma che investa anche la mobilità job to job, atteso che nel nostro Paese, contrariamente a quanto comunemente ritenuto, il "turnover dei lavoratori" è più elevato di quello di altri paesi europei, anche escludendo i lavoratori con una mobilità accentuata (stagionali e non solo) [Contini 2002; Pacelli e Leombruni 2003; Reyneri 2004]. Tale ipotesi di accentuata mobilità job to job si giustifica in un sistema economico-produttivo in profonda trasformazione e si collega a un contesto che registra un forte rimescolamento della struttura professionale, in un mix articolato di "vecchio" e di "nuovo".
La mobilità e i frequenti passaggi riguardano >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
E’ noto che il dibattito negli ultimi anni in materia di mercato del lavoro abbia oscillato sovente tra la convinzione radicata – quasi uno stereotipo – che esso sia caratterizzato da accentuata rigidità e scarsa mobilità e la sottolineatura – spesso enfatica – di un marcato processo di flessibilizzazione e forse di scardinamento dei vecchi vincoli e confini. Si tratta evidentemente di due ipostatizzazioni, che tendono a semplificare eccessivamente la lettura del mercato del lavoro e che non aiutano a coglierne le reali dinamiche e l’effettivo funzionamento [Lucifora 2003; Sestito 2002; Reyneri 2002; Gallino 1998 e 2001; Zucchetti 2004; Esping-Andersen 1999]. In particolare, nel caso italiano tale polarizzazione delle letture del mercato del lavoro è apparsa piuttosto evidente negli ultimi anni, accreditando una contrapposizione tra la grande rigidità della tradizionale occupazione dipendente a tempo indeterminato e la recente forte crescita dei lavori non standard (occupazioni a tempo determinato, indipendenti o parasubordinate, ecc.). Da qui le ricorrenti letture incentrate sulla contrapposizione tra insider (adulti con un lavoro stabile) e outsider (giovani che ne sono per lo più esclusi) [Reyneri 2002 e 2004]; ma da qui anche l’enfasi sui lavori atipici, letti come nuove opportunità occupazionali ed elemento di rottura di tradizionali rigidità oppure come riaffermazione di una separazione e di scarsa mobilità e quindi anche >>>