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PROGRAMMA DI RICERCA 2006
italiano - english
Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze mediche
- Area scientifico disciplinare: Scienze biologiche
Classificazione brevettuale
- HUMAN NECESSITIES
- MEDICAL OR VETERINARY SCIENCE; HYGIENE
- PREPARATIONS FOR MEDICAL, DENTAL, OR TOILET PURPOSES (bringing into special physical form A61J [N: mechanical aspects]; chemical aspects of, or use of materials for deodorisation of air, for disinfection or sterilisation, or for bandages, dressings, absorbent pads or surgical articles A61L; compounds per se C01, C07, C08, C12N; soap compositions C11D; micro-organisms per se C12N) [C0203]
- MEDICAL OR VETERINARY SCIENCE; HYGIENE
Classificazione geografica
- Regione: Piemonte
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Parole Chiave
PROTEZIONE MIOCARDICA, POSTCONDIZIONAMENTO, AREA DI INFARTO, OSSIDO NITRICO, BRADICHININA, SPECIE REATTIVE DELL'OSSIGENO, NEUTROFILI, ENDOTELIO CORONARICO, FENOMENO DEL NO REFLOWIL POSTCONDIZIONAMENTO: MODALITA' DI PROTEZIONE DEL MIOCARDIO CONTRO I DANNI DA ISCHEMIA E RIPERFUSIONE
Università degli Studi di TorinoAbstract
L'estensione di un infarto miocardico, l'evenienza della disfunzione endotheliale e lo stunning postischemico dipendono non solo dalla durata dell'ischemia, ma anche dalla riperfusione. L'insieme di questi effetti è il cosiddetto danno da ischemia-riperfusione (I/R). I precondizionamenti ischemico (PI) e farmacologico limitano il danno da I/R. Poiché essi possono essere attuati con interventi eseguiti prima di un infarto, la loro importanza pratica viene ad essere limitata.Il postcondizionamento ischemico (Post-C) si ottiene con una serie di brevi occlusioni coronariche immediatamente all'inizio della riperfusione. A differenza dell’IP, il Post-C può essere usato in un momento prescelto dopo un infarto.
Diversi sono i fattori del danno da riperfusione. Un ruolo centrale è dato dal rilascio di specie reattive dell’ossigeno (SRO) e dalla carenza di ossido nitrico (NO), due aspetti della disfunzione endoteliale. Questa, iniziata con l’adesione dei neutrofili agli endoteli, contribuisce al fenomeno del “no reflow” insieme alla vasocostrizione dovuta alla carenza di NO e prostaciclina, all’aumentata formazione di vasocostrittori, come l’endotelina e al danno a carico dei recettori vascolari β-adrenergici.
Vari meccanismi favoriscono l’attivazione dei neutrofili e l’adesione alla parete vasale. Importanti sono il rilascio di citochine infiammatorie e l’esposizione delle molecole di adesione sulla superficie cellulare. In >>>
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giovanni Alberto Losano Università degli Studi di TORINOObiettivo del Programma di Ricerca
La gravità del danno prodotto complessivamente da un infarto deve essere attribuito non soltanto alla durata dell' ischemia, ma anche alla riperfusione. Questa viene generalmente ottenuta con la trombolisi o l'angioplastica effettuate a scopo terapeutico. Infatti, oltre a effetti benefici che ne fanno un intervento pressoché obbligato, la riperfusione può avere effetti dannosi complessivamente indicati come danno da riperfusione. E' allora evidente che il risultato finale di un infarto può essere proprio considerato come danno da ischemia e riperfusione (I/R).Sperimentalmente è stato visto che il danno da I/R può essere efficacemente limitato dal precondizionamento ischemico (PI), consistente in una o più brevi ischemie indotte in determinati momenti prima dell'evenienza di un infarto. Sfortunatamente il PI non può essere facilmente impiegato a causa dell'imprevedibilità di un attacco cardiaco. Per questo sono stati fatti tentativi di intervenire dopo l'infarto. E’ stato allora visto che brevi occlusioni coronariche proprio all’inizio della riperfusione possono avere effetto benefico. Questa procedura è stata chiamata postcondizionamento (Post-C) ischemico. E’ ovvio che il danno limitato dal Post-C è il danno da riperfusione.
La morte cellulare è il più dannosi degli effetti di un infarto. Essa inizia durante l’ischemia e sui estende durante la riperfusione a causa di alterazioni tipiche di questa fase. La maggior parte di queste >>>
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
Le lesioni finali di un infarto del miocardico devono essere attribuite non solo all’ischemia, ma anche alla riperfusione che in genere viene indotta mediante trombolisi o angioplastica. Infatti, oltre ad avere effetti benefici, la riperfusione può indurre i cosiddetti danni da ischemia. Tra i danni da riperfusione vanno inclusi i seguenti fenomeni: a) disfunzione endoteliale e vascolare con le possibili alterazioni del flusso che possono portare al fenomeno del “no reflow”, b) disfunzione metabolica e contrattile; c) aritmie; d) morte cellulare per rigonfiamento, necrosi e apoptosi.Tra le cause del danno da riperfusione si comprendono: a) il sovraccarico cellulare di Ca2+; b) un’incompleta resisntesi di ATP; c) una perdita di fosfolipidi di membrana; d) una ridotta disponibilità di ossido nitrico (NO); e) un’aumentata produzione di specie reattive dell’ossigeno (SRO).
Il sovraccarico di Ca2+ inizia durante l’ischemia e si aggrava durante la riperfusione. Esso dipende da una ridotta attività delle pompe ioniche causata dalla carenza di ossigeno durante l’ischemia. L’incompleta resintesi di ATP è responsabile di un aumento della concentrazione cellulare di nucleosidi e bas puriniche con rigonfiamento dei cardiomiociti. Sulla base di molte ricerche si pensa che la perdita dei fosfolipidi di membrana contribuisca alla morte cellulare da ischemia (Buja LM, 1991; Van der Vusse GJ et al., 1992; Van der Vusse et al., 1994). Benché il ruolo delle fosfolipasi sia >>>



