Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA 2006

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
  • FIXED CONSTRUCTIONS
  • PHYSICS
    • SIGNALLING (indicating or display devices per se G09F; transmission of pictures H04N) [C9504]
      • SIGNALLING OR CALLING SYSTEMS; ORDER TELEGRAPHS; ALARM SYSTEMS (signalling arrangements on vehicles B60Q, B62D41/00; railway signalling systems or devices B61L; on cycles B62J3/00, B62J6/00; safes or strong-rooms with alarm devices E05G; signalling or alarm devices in mines E21F17/18; lamps or shutters therefor F21; sensitive measuring elements, see the appropriate subclasses of G01; traffic control systems G08G; visual indicating means G09; sound-producing devices G10; radio or near-field calling systems H04B5/00, H04B7/00; selecting arrangements H04Q7/00, H04Q9/00; loudspeakers, microphones, gramophone pick-ups or like acoustic electromechanical transducers H04R) [C9504]
Classificazione geografica
Bibliografia
R. I. Baum, J.W. Godt, E.I. Harp, J.P. McKenna, S.R. McMullen (2005). Early warning of landslides for traffic between Seattle and Everett, Washington, U.S.A. (2005). Atti Int. Conf. on Landslide Risk Management, Vancouver 731- 751
R. N. D’Orsi, C. d’Avila, J.A.R. Ortigão, A. Dias, L. Moraes, M.D. Santos (1997). The Rio de Janeiro Landslide Watch System. Atti 2 Pan-American Symp. on Landslides, Rio de Janeiro, I: 21-30
G. Giurlani, S. Stelluti, D. Tomassini, G. Pesaresi (2000). Gas pipelines involved in sliding movements: safeguard actions, Gazzo site (Parma). Atti 8 Int. Symp. on Landslides, Cardiff, 2: 627-632
A. Musso, P. Provenzano (2004) Previsione di spostamenti di versanti mediante reti neurali. Atti Int. Workshop Living with Landslides: Effects on Structures and Urban Settlements. Strategies for Risk Reduction, Anacapri, Hevelius, Benevento
L. Picarelli, A. Mandolini, G. Giusti (1999). Controlli su di un pendio instabile attraversato da un metanodotto. Atti 20 Convegno Nazionale di Geotecnica, Parma: 555-562
L. Picarelli, G. Urciuoli, C. Russo (2000). Mechanics of slope deformation and failure in stiff clays and clay shales as a consequence of pore pressure fluctuation. Atti 8 Int. Symp. on Landslides, Cardiff, su CD ROM
M. Saito (1965). Forecasting the time of occurrence of a slope failure. Atti 6 Int. Conf. on Soil Mechanics and Foundation Engineering, Montreal, 2: 315–318
L. Vulliet, F. Mayoraz, F. (2000). Coupling neural networks and mechanical models for a better landslide management. Atti 8 Int. Symp. on Landslides, Cardiff, 3: 1521-1526
Parole Chiave
FRANA, SOGLIA PLUVIOMETRICA, INFILTRAZIONE, SCIVOLAMENTO, COLATA DI FANGO, COLATA DETRITICA, MONITORAGGIO, SISTEMA DI ALLERTA, SISTEMA DI PREANNUNCIO

Individuazione di soglie pluviometriche di criticità per frane distruttive a fini di protezione civile

Seconda Università degli Studi di Napoli
Abstract
Obiettivo del programma di ricerca è la messa a punto di sistemi affidabili di previsione della risposta idrologica dei pendii a fini di protezione civile (sistemi di allerta e di allarme). Il progetto riguarda le colate rapide in terreni granulari (materiali di origine piroclastica) e gli scivolamenti in argilla o lungo interstrati argillosi in formazioni rocciose. Esso verrà perseguito tramite un approccio teorico-sperimentale, utilizzando i dati raccolti mediante il monitoraggio di pendii pilota (campi prova) e di un modello fisico strumentato di pendio che verrà realizzato utilizzando i terreni di natura piroclastica prelevati da uno dei campi prova imponendo al terreno ben definite condizioni iniziali ed al contorno.
Il monitoraggio consentirà l’elaborazione e lo sviluppo di correlazioni avanzate tra i fattori che controllano la risposta idrologica dei pendii. La ricerca consentirà inoltre la sperimentazione di nuovi tipi di piezometro e l’utilizzazione di metodi avanzati di misura delle proprietà dei terreni utili per la valutazione delle condizioni fisiche che portano al collasso. Per la messa a punto e la calibrazione dei modelli previsionali, verranno utilizzati i dati raccolti anche in altri siti sperimentali, alcuni dei quali strumentati dalle stesse unità di ricerca associate.
Il progetto riunisce quattro gruppi di ricerca facenti capo alla Seconda Università di Napoli, all’Università della Calabria, all’Università di Napoli Federico II ed >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Luciano Picarelli Seconda Università degli Studi di NAPOLI
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il rischio di frana interessa una percentuale estremamente elevata del territorio nazionale. La causa principale di ciò sono le precipitazioni meteoriche; le conseguenze sono spesso estremamente gravose e riguardano talvolta la stessa incolumità fisica della popolazione. Allo stato attuale delle conoscenze è estremamente difficile prevedere le caratteristiche delle precipitazioni capaci di produrre fenomeni di frana, i punti dove questi possano verificarsi (e quindi quali siano, di volta in volta, i beni a rischio), le caratteristiche (dimensioni, velocità, distanze percorse) di questi fenomeni. Questa situazione rende necessaria un’accorta gestione del territorio ed una moderna attività di protezione civile.
Laddove il rischio è molto elevato, le aree da proteggere vaste, ed i costi degli interventi necessari per proteggere il territorio elevati (situazione molto frequente nel nostro Paese), può rendersi necessario il ricorso ad interventi di tipo non strutturale, inclusa la messa in opera di sistemi di allerta e di allarme. Questi rappresentano i metodi economicamente più vantaggiosi e sono praticamente gli unici possibili in aree densamente popolate soggette al rischio di frane molto rapide. Essi sono molto utili anche nella gestione di aree interessate da movimenti lenti, la cui accelerazione potrebbe creare situazioni di rischio. Tali sistemi possono tuttavia divenire inutili, o addirittura dannosi, laddove si rivelino incapaci di una reale valutazione della >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
L’UNESCO ha dedicato l’ultimo decennio del secolo scorso al problema della mitigazione dei rischi naturali. La crescita della popolazione mondiale e, più in generale, delle aree occupata da strutture ed infrastrutture, rende il problema molto gravoso, specie nei paesi poveri ed in via di sviluppo. Tra i rischi naturali, il rischio di frana, più di altri rischi (ad es. quello sismico), sta assumendo un peso rilevante, in quanto è legato ai significativi cambiamenti climatici in atto, che sono caratterizzati alle nostre latitudini da piogge sempre più brevi ed intense, a parità di precipitazioni annuali complessive.
È ben noto che la tipologia delle frane (meccanismi, dimensioni e velocità), da un lato, dipende dalla natura dei materiali, e dall’altro è legata alle caratteristiche delle precipitazioni. Ad esempio, piogge continue e di intensità anche medio-bassa, sono causa di frane in argilla di velocità da moderata a relativamente veloce, mentre piogge brevi ed intense sono responsabili di frane molto o estremamente rapide in roccia ed in terreni granulari. Per la loro modesta mobilità, le prime producono danni molto ingenti ad ogni tipo di struttura presente sostanzialmente nell’area della frana; le seconde sono invece causa di vittime e distruzioni in zone ubicate anche molto lontano dall’area del dissesto.
Allo stato attuale delle conoscenze è estremamente difficile prevedere esattamente dove una frana potrà verificarsi e quali possano esserne le reali >>>