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PROGRAMMA DI RICERCA 2006

italiano - english
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Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
Classificazione geografica
Bibliografia
Progetto urbano, archeologia e risorse culturali
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Ricerche archeologiche nel territorio romano
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Parole Chiave
ROMA, ARCHEOLOGIA, CITTA', PROGETTO URBANO

Progetto urbano e città antica

Università degli Studi Roma Tre
Abstract
Il cosiddetto “rischio archeologico” è per eccellenza uno dei temi di maggiore problematicità nei contesti italiani e come tale è percepito per diversi ordini di motivi. Principale, tra questi, risulta la segmentazione specialistica dei saperi che a sua volta porta all’incomunicabilità tra gli sguardi disciplinari.
A fronte di tale problema, la ricerca propone la pratica del progetto urbano, in quanto sede interdisciplinare e di confronto tra soggetti e operatori, come obiettivo da perseguire per la composizione delle “interferenze” e delle istanze conflittuali. È infatti secondo tale ottica che l’irruzione dell’antico nei processi di trasformazione della città va trattata non come un “rischio”, ma come un’opportunità, a condizione che ne sia approfondita la comprensione delle relazioni fondative con il contesto.
Sul piano metodologico, una rilettura delle distinte posizioni riguardo al trattamento del reperto antico conduce all’assunzione che il riferimento alla memoria, alla permanenza o alla continuità trova generalmente nelle modalità di tutela del patrimonio archeologico una sorta di blocco operativo, rappresentato dall’interruzione nell’uso e nella funzionalità dei manufatti. Di contro, le numerose esperienze nel settore mostrano, al di là dei giudizi di qualità e di opportunità sulle singole iniziative, come gli interventi di valorizzazione siano in grado di produrre impatti urbani considerevoli sotto gli aspetti del costruito, della mobilità, degli >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Vieri Quilici Università degli Studi ROMA TRE
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il cosiddetto “rischio archeologico” è per eccellenza uno dei temi di maggiore problematicità nei contesti italiani, e come tale è percepito per diversi ordini di motivi. In primo luogo, il rischio connesso a rinvenimenti, talvolta annunciati, più spesso inattesi, induce a riconsiderare le attività di pianificazione e progettazione urbana alla luce di sempre nuove e impellenti ragioni di tutela e conservazione; in secondo luogo, il rischio che trasformazioni urbane poco motivate dal punto di vista storico e morfologico conducano nei fatti a dispersioni irreversibili del patrimonio culturale.
Tale problematicità è l’esito della separazione tra campi di azione presidiati rispettivamente da esperti dello scavo, progettisti e pianificatori, che è a sua volta il riflesso di una segmentazione specialistica dei rispettivi saperi, una volta molto più contigui. Riflesso che si è riverberato anche all’interno delle istituzioni attraverso la delimitazione di competenze definite come “esclusive” dagli enti che si occupano dell’amministrazione del territorio e della conservazione del patrimonio storico, ma che sono di fatto sovrapposte, spesso interferenti, con ricadute negative sull’operatività delle scelte e, in ultima istanza, sulla qualità dello spazio urbano. L’incomunicabilità tra gli sguardi disciplinari si riflette nella separazione delle competenze amministrative ed entrambe producono un sistematico isolamento dei materiali urbani più antichi dalla vita vissuta e dalle >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Sul piano metodologico, una rilettura delle distinte posizioni riguardo al trattamento del reperto antico – la storia e l’archeologia urbana da un lato, le discipline progettuali dall’altro – conduce all’assunzione che il riferimento alla memoria, come memoria di una determinata fase storica, o alla permanenza, intesa come sopravvivenza di segni, di forme, o di schemi planimetrici e matrici territoriali rielaborati dalla storia, o ancora alla continuità, come costanza nella mutazione, trova generalmente nelle modalità di tutela del patrimonio archeologico una sorta di blocco operativo, rappresentato dall’interruzione nell’uso e nella funzionalità dei manufatti. Uso e funzionalità che, quando sono ritenuti ammissibili, generalmente non vanno al di là della fruizione nelle modalità del turismo culturale o di un ruolo marginale e esornativo nell’ambito di una più ampia fruizione di risorse ambientali-naturalistiche. Ciò che ha finito con il creare situazioni di degrado o di scarsa attenzione all’esterno dei recinti entro cui sono confinati gli insiemi archeologici.
D’altra parte, appare acquisito che le aree archeologiche siano state concepite come brani di suolo avulsi dal continuum spazio-temporale in cui sono immersi, da difendere dalle contaminazioni del contesto esterno sostanzialmente attraverso l’impenetrabilità delle recinzioni. Nell’ambito delle discipline archeologiche e progettuali si è fatta strada così la consapevolezza che l’attuale sistema di tutela sia >>>