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PROGRAMMA DI RICERCA 2006

italiano - english
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Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione geografica
Bibliografia
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Parole Chiave
AZIONI DI RISPARMIO, CONVERSIONE, ESPROPRIAZIONE AZIONISTI, INSIDER TRADING, STRUTTURA DEL CAPITALE

La conversione delle azioni di risparmio e l'espropriazione degli azionisti di minoranza

Università degli Studi di Bologna
Abstract
A livello internazionale è in atto un forte trend di conversioni di azioni senza diritto di voto in azioni con diritto di voto, poiché la struttura azionaria “one share one vote” risulta ormai essere largamente preferita dagli investitori istituzionali, in quanto considerata più efficiente rispetto a strutture facenti uso di più classi di azioni. In presenza di un considerevole valore del diritto di voto e di una elevata numerosità delle azioni senza diritto di voto, le conversioni di azioni di risparmio in ordinarie può trasformarsi in una considerevole diluizione del valore del diritto di voto che si tradurrebbe in un danno per gli azionisti ordinari e un vantaggio per gli azionisti di risparmio. Dato l’elevato valore del diritto di voto vigente in Italia negli anni ’80 e ’90 e l’effettuazione di conversioni spesso alla pari senza alcuna forma di indennizzo per gli azionisti ordinari, le conversioni di azioni di risparmio italiane potrebbero essersi frequentemente tradotte in un’ulteriore modalità di espropriazione degli azionisti di minoranza ordinari da parte dell’azionista di maggioranza. Questi, infatti poteva, e può tuttora, acquistare elevate percentuali di azioni di risparmio senza doverne dichiarare il possesso e quindi decidere la loro conversione in azioni ordinarie. Non essendovi alcuna prescrizione legislativa in merito e potendo le conversioni avvenire in qualsiasi modalità, la ricerca vuole dimostrare che il presente contesto legislativo consente >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Marco Bigelli Università degli Studi di BOLOGNA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il programma di ricerca vuole dimostrare tramite una approfondita analisi empirica di tutte le operazioni di conversioni di azioni di risparmio in azioni ordinarie effettuate dal 1974 al 2005 che tali operazioni hanno spesso comportato una ingiusta espropriazione degli azionisti di minoranza ordinari, in quanto l’azionista di maggioranza poteva cautelarsi comprando ingenti blocchi di azioni di risparmio prima di decidere l’operazione di conversione. Dato lo stato normativo corrente, tali operazioni potrebbero ripetersi anche in futuro. La dimostrazione che le conversioni di azioni di risparmio possono tradursi in espropriazioni degli azionisti di minoranza dovrebbe favorire l’elaborazione di correttivi volti a prevenire tali fenomeni, quali la disclosure di partecipazioni rilevanti anche per le azioni di risparmio, la previsione di indennizzi per gli azionisti ordinari (adottati in altri paesi quali la Gran Bretagna o Israele), la sterilizzazione del voto dell’azionista di maggioranza in conflitto di interesse (in quanto anche principale azionista di risparmio) nell’assemblee degli azionisti ordinari e di risparmio preposte a deliberare l’operazione. Poiché tali fenomeni potrebbero realizzarsi in qualunque paese, ma, dato l’elevato valore del diritto di voto e altri elementi del contesto istituzionale italiano, possono essere più agevolmente individuati e studiati sul contesto italiano, la ricerca mira ad attribuire ai risultati una valenza internazionale e a raggiungere la >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Negli ultimi anni un crescente numero di ricerche ha analizzato come gli azionisti di controllo in imprese a proprietà concentrata effettuino espropriazioni di ricchezza a danno degli azionisti di minoranza. Johnson, La Porta, Lopez-de-Silanes, e Shleifer (2000), ad esempio, illustrano come gli azionisti di controllo possano sottrarre risorse agli azionisti di minoranza tramite la cessione di attività, merci o servizi all’impresa controllata in operazioni in conflitto di interessi, tramite l’ottenimento di prestiti a condizioni favorevoli o tramite il trasferimento di attività dall’impresa quotata ad altre imprese sotto il proprio controllo. Capire come possono avvenire le espropriazioni degli azionisti è alquanto importante perché, come sostenuto da Stulz (2005), i problemi di agenzia che sorgono quando i soggetti controllanti le imprese o le leggi di uno stato sono volte al perseguimento di interessi personali possono in ultima analisi limitare il tasso di crescita di un’economia e lo sviluppo finanziario di un paese.
Tuttavia, nonostante una considerevole quantità di evidenza empirica aneddotica, esiste poca evidenza empirica sistematica sulle specifiche operazioni attraverso le quali si effettuano le espropriazioni. La maggior parte della letteratura sulle espropriazioni ha misurato indirettamente l’espropriazione degli azionisti di minoranza , sebbene diversi studi recenti abbiano esaminato operazioni con parti correlate tra società quotate e i propri azionisti >>>