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PROGRAMMA DI RICERCA 2007
italiano - english
Unità di Ricerca
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
- Area scientifico disciplinare: Scienze mediche
Classificazione geografica
- Regione: Friuli Venezia Giulia
Parole Chiave
INVECCHIAMENTO, DISABILITÀ MENTALE, QUALITÀ DELLA VITA, ABITUDINI ALIMENTARI, INTERVENTO INTEGRATOINVECCHIAMENTO E QUALITA’ DELLA VITA. MODELLI DI INTERVENTO INTEGRATO PER PERSONE CON DISABILITA’ MENTALE E DEFICIT COMPORTAMENTALI
Università degli Studi di UdineAbstract
Il progetto di ricerca, a cui collaborano tre Unità di Ricerca (UR), prende lo spunto dalla situazione che si è venuta a determinare in conseguenza dell’aumento veramente considerevole della prospettiva di vita delle persone con disabilità mentale. La situazione si presenta sicuramente come positiva ed esaltante, anche se nasconde insidie assolutamente non trascurabili. È esaltante perché si aprono per i soggetti con disabilità mentale possibilità di vita prolungata e potenzialmente stimolante dal punto di vista personale e sociale; prospettiva questa in netto contrasto con le prognosi nefaste che venivano formulate fino a qualche decennio fa. La fonte di preoccupazione è legata al constatare come si sia ancora poco attrezzati di fronte alle problematiche connesse all’aumento dell’età. Mancano protocolli condivisi e sperimentati attraverso i quali valutare i primi segni del decadimento in vari ambiti e proposte di intervento integrato che coinvolgano le diverse professionalità. In considerazione di ciò, la presente ricerca si prefigge di:1. sviluppare un sistema di valutazione informatizzato che consenta di indagare il decadimento cognitivo e gli stili di vita delle persone di età avanzata con disabilità mentale o problemi comportamentali determinati da altra causa. Particolare attenzione verrà dedicata, relativamente agli stili di vita, alle abitudini alimentari dei soggetti;
2. delineare un modello di intervento integrato fra varie professionalità >>>
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Lucio Cottini Università degli Studi di UDINEObiettivo del Programma di Ricerca
L’ampliamento della prospettiva di vita --- riferita sia alla popolazione senza disabilità, ma comunque con problemi di adattamento, che alla popolazione con disabilità --- comporta nuove e più stringenti sfide per quanti lavorano in campo sanitario, riabilitativo e educativo; infatti, l’invecchiamento si accompagna spesso a forme più o meno accentuate di deterioramento motorio, cognitivo, affettivo-emozionale, con conseguente perdita di abilità funzionali alla vita quotidiana e all’adattamento all’ambiente. A complicare ulteriormente tali condizioni si aggiunge l’assunzione di stili di vita inadeguati, soprattutto per quanto concerne le inadeguate abitudini alimentari e la sedentarietà. Tutto questo porta in primo piano una serie di interrogativi, che investono soprattutto il piano operativo:1. Quali aree di decadimento considerare prioritarie ai fini di un possibile intervento educativo-abilitativo? Concentrare l’attenzione solamente sulla sfera clinico-sanitaria ed assistenziale, come spesso avveniva in passato, oppure ampliare l’orizzonte ad altre aree di abilità considerate più rilevanti ai fini di una vita autonoma ed emotivamente soddisfacente?
2. Quali criteri adottare per valutare il grado di decadimento? Ricorrere a valutazioni normative, come ad esempio quelle rappresentate da test standardizzati? Oppure adottare un approccio più ecologico, consistente ad esempio nell’utilizzo di rating scale compilate da familiari e operatori? O, ancora >>>
Risultati parziali attesi
I risultati attesi dalla ricerca sono fondamentalmente di due tipi:1. da un lato delineare e sperimentare un sistema di valutazione informatizzato che consenta di indagare il decadimento cognitivo e gli stili di vita delle persone di età avanzata con disabilità mentale o problemi comportamentali determinati da altra causa;
2. dall’altro pianificare un modello di intervento integrato fra varie professionalità, che possa essere pianificato e monitorato con l’impiego dello stesso strumento informatico.
Per quanto riguarda il primo risultato atteso, oltre alla progettazione e realizzazione del protocollo informatizzato, si provvederà a un’indagine sperimentale che consenta di individuare le variabili critiche che caratterizzano il processo di invecchiamento delle persone con disabilità mentale, in confronto con soggetti nella norma equiparati per età cronologica e con soggetti a invecchiamento tipico.
Relativamente al secondo risultato atteso, verranno delineate delle linee di azione, soprattutto di tipo educativo, che possano essere implementate nei contesti nei quali gli individui con disabilità trascorrono il loro tempo (contesto familiare e istituzioni sociali, riabilitative o assistenziali), al fine di preservare e, nei limiti del possibile, migliorare la qualità della vita delle persone. Si ritiene che tali linee di azione risulteranno generalizzabili anche a popolazioni ad invecchiamento tipico. Tutte le tipologie di >>>
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
L’ampliamento della prospettiva di vita della popolazione ha coinvolto anche gli individui con disabilità mentale ed altre patologie, grazie soprattutto ai progressi in campo medico e sociale (Ferris e Bramston, 1994).La tabella 1, che sintetizza un lavoro di Baird e Sadovnick (1995) riferito alle persone con sindrome di Down, illustra in maniera eloquente questo processo. In Italia i dati epidemiologici confermano i riscontri della letteratura internazionale; in termini assoluti, sempre in riferimento alle persone con sindrome di Down, vi sono attualmente circa 49 000 soggetti, di cui circa 10 500 di età inferiore a 14 anni, 13 000 di età compresa fra i 15 e i 24 anni; 19 000 tra 25 e 44 anni e 5000 di età superiore ai 44 anni. È interessante e significativo notare come il numero di persone con sindrome di Down collocabili nelle categorie dei giovani-adulti, adulti e anziani (di età superiore ai 25 anni), sia maggiore in confronto a quelli in età evolutiva e giovanile, cosa questa mai successa in passato.
Le ripercussioni che l’avanzamento d’età determina sui processi cognitivi delle persone con disabilità mentale sono state indagate da numerose ricerche che hanno preso in considerazione, in maniera particolare, i soggetti con sindrome di Down, visti come soggetti ad invecchiamento precoce e a rischio di assunzione di forme di demenza. Ai nostri fini è utile concentrarci sugli studi finalizzati a evidenziare i >>>



