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PROGRAMMA DI RICERCA 2007

italiano - english
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Parole Chiave
FRATTURE DI CONDILO, CHIRURGIA ENDOSCOPICA, CHIRURGIA A CIELO APERTO, FISSAZIONE RIGIDA, DISFUNZIONE ARTICOLAZIONE TEMPOROMANDIBOLARE

Chirurgia aperta versus chirurgia endoscopica nel trattamento delle fratture di condilo

Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Abstract
Le fratture di condilo rappresentano circa il 25-36 % delle fratture mandibolari ed il loro trattamento è, da sempre, al centro di un acceso dibattito nell'ambito della traumatologia maxillo-facciale. In letteratura non vi è ancora un consenso unanime nel timing e nella scelta della terapia chirurgica rispetto al trattamento
conservativo. Numerose sono state le tecniche chirurgiche proposte grazie anche all'evoluzione dei mezzi di fissazione rigida avvenuta negli ultimi venti anni.
Tuttavia gli accessi proposti sono stati principalmente cutanei e tutti con possibili reliquati estetici e/o lesioni a carico di strutture nobili quali, il nervo faciale e la ghiandola parotide con la conseguente insorgenza di fistole salivari. La chirurgia aperta con accessi cutanei per il trattamento delle fratture condilari è sempre stata poco accettata dai pazienti.
Il continuo miglioramento delle tecniche endoscopiche e dello strumentario a disposizione ha aperto nuovi orizzonti nel trattamento delle fratture di condilo. Alcuni autori hanno proposto, in alcuni casi selezionati, la riduzione e la contenzione della frattura con l'utilizzo delle metodiche endoscopiche e mediante minime incisioni endorali.
Nel presente studio, ci proponiamo di arruolare una serie consecutiva di pazienti affetti da fratture di condilo di interesse chirurgico e di trattarli mediante chirurgia endoscopica. Contestualmente, verranno richiamati tutti i pazienti trattati negli >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Piero Cascone Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
Obiettivo del Programma di Ricerca
Gli obiettivi che il progetto si propone di raggiungere possono essere così riassunti:
· valutare l'applicabilità della metodica endoscopica nel trattamento delle fratture di condilo;
· valutare l'utilizzo dei diversi mezzi di sintesi utilizzati nell'ambito della tecnica endoscopica anche in modo comparativo con i medesimi mezzi di sintesi utilizzati nelle metodiche open;
· valutare l'eventuale risparmio sulla spesa sanitaria nazionale con l'utilizzo della metodica endoscopica;
· valutare il possibile ampliamento delle indicazioni all'utilizzo della metodica endoscopica per il trattamento chirurgico delle fratture condilari;
· migliorare lo strumentario dedicato all'utilizzo di tale tecnica;
· condividere le scelte diagnostiche e terapeutiche con le altre Unità;
· diffondere i risultati ottenuti dalla ricerca in ambito nazionale ed internazionale.

Risultati parziali attesi
I risultati che ci aspettiamo di ottenere possono essere così riassunti:
· comprendere le basi anatomopatologiche e gnatologiche dei complessi adattamenti anatomici, dentali e muscolari che si realizzano nelle fratture di condilo trattate chirurgicamente;
· ampliare le indicazioni all’utilizzo della tecnica endoscopica;
· definire il trattamento chirurgico maggiormente indicato per tipologia di frattura ed, in particolare, standardizzare il trattamento chirurgico endoscopico in termini di approccio, riduzione e contenzione;
· individuare gli esami radiodiagnostici più appropriati da utilizzare nello screening e nel follow-up;
· individuare i mezzi di sintesi più idonei nella contenzione per via endoscopica delle fratture di condilo;
· ridurre i tempi operatori e la durata dei ricoveri;
· ridurre il periodo di degenza media, di invalidità transitoria e la gravità dell'invalidità permanente nei pazienti affetti da frattura di condilo;
· ridurre le spese del SSN anche in modo comparativo con le tecniche chirurgiche tradizionali.
Ci aspettiamo un adeguamento della strumentazione chirurgica per l'utilizzo della metodica endoscopica in numerosi centri di Chirurgia Maxillo-Facciale italiani. Inoltre, riteniamo che le aziende produttrici di materiale dedicato possano trarre molteplici benefici dai risultati della ricerca sia in termini di miglioramento della strumentazione che nell'ampliamento e nella >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Le fratture del condilo mandibolare rappresentano circa il 25-36% delle fratture mandibolari, costituendo la tipologia di frattura più frequente del massiccio facciale. La patogenesi è essenzialmente legata a traumi indiretti della sinfisi e del corpo mandibolare conseguenti, in ordine di frequenza, ad incidenti della strada, aggressioni, traumi sportivi, incidenti sul lavoro e ad altre cause accidentali di trauma facciale. Le fratture condilari possono manifestarsi con un’importante sintomatologia algica, con malocclusione, con limitazione funzionale dell’escursione mandibolare ed alterazioni dell’estetica facciale. Il trattamento di queste fratture mira al recupero funzionale dei movimenti mandibolari ed al ripristino dell’occlusione. La terapia di questi pazienti è, tutt’oggi, argomento controverso e dibattuto, soprattutto, in relazione alla scelta tra il trattamento conservativo non chirurgico con terapia funzionale piuttosto che il trattamento chirurgico a cielo aperto con riduzione e contenzione rigida. Attualmente, in caso di frattura condilare in età pediatrica (età < a 12 aa), fratture composte e fratture intracapsulari della testa condilare, il trattamento di scelta rimane quello di tipo conservativo non chirurgico. Nel corso delle ultime due decadi sono stati messi a punto ed hanno trovato larga diffusione mezzi e metodiche per la fissazione rigida delle ossa facciali ampliando progressivamente le indicazioni al trattamento chirurgico in traumatologia. Il >>>