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PROGRAMMA DI RICERCA 2007

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
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Classificazione geografica
Parole Chiave
CALL CENTER, ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO, ESTERNALIZZAZIONE, LAVORO A PROGETTO, SUBORDINAZIONE

Il lavoro nel call center: profili giuridici

Università degli Studi Roma Tre
Abstract
Il programma di ricerca “Il lavoro nei call center” si pone l’obiettivo di esaminare i diversi modelli di organizzazioni del lavoro che, sul piano giuridico, possono essere impiegati per lo svolgimento di tale attività lavorativa.
Il call center, infatti, si presta ad essere luogo di sperimentazione dei diversi modelli di organizzazione del lavoro introdotti negli ultimi decenni dal legislatore: da una parte quelli che consentono di esternalizzare l’attività (trasferimento d’azienda e appalto) ovvero il solo lavoro (somministrazione); dall’altra gli istituti che introducono elementi di flessibilità, conservando, tuttavia, la titolarità del rapporto in capo al soggetto utilizzatore della prestazione (lavoro a progetto, tipologie di lavoro subordinato).
Per poter approfondire le molteplici tematiche coinvolte, la ricerca si compone di quattro unità, così suddivise:
1. L’unità di ricerca dell’università dell’Aquila si occuperà di approfondire l’istituto del trasferimento d’azienda (art. 2112 c.c.) e dell’appalto (art. 29 dlgs 276 del 2003) da impiegare qualora l’imprenditore decida di esternalizzare l’attività del call center, per poi usufruire del servizio attraverso un contratto d’appalto, nonché l’istituto della somministrazione che l’imprenditore adotta, qualora decida di esternalizzare la sola attività lavorativa .
3. L’unità di ricerca dell’università la Sapienza si occuperà dello studio delle collaborazioni a progetto, spesso utilizzate per >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Arturo Maresca Università degli Studi ROMA TRE
Obiettivo del Programma di Ricerca
Il programma di ricerca ‘il lavoro nei call center’ si pone l’obiettivo di indagare, sul piano giuridico, i modelli di organizzazione del lavoro che possono essere adottati per lo svolgimento di tale attività lavorativa. In particolare, la ricerca mira ad approfondire l’analisi degli istituti da applicare al lavoro nel call center, individuandone profili di criticità e opportunità.
Di frequente, si richiama il call center quale attività eseguita attraverso forme contrattuali percepite come “precarie”, in particolare si fa riferimento alle collaborazioni a progetto, tra l’altro in questi ultimi mesi interessate da una circolare del Ministero del lavoro (circolare 14 giugno 2006, n. 17), nonché oggetto di un processo di stabilizzazione (previsto dalla legge finanziaria del 2007 per trasformare tali contratti in rapporti di lavoro subordinato) volto ad arginare l’impiego improprio di tale tipologia contrattuale.
In realtà, a prescindere da una diffusa percezione in tal senso, il lavoro nei call center si realizza tramite ulteriori e diversi modelli di organizzazione del lavoro, adottati dagli imprenditori in base ad una valutazione costi e benefici dei medesimi, richiamando, dunque, altri istituti, oltre alle collaborazioni a progetto, non sempre ammesse.
Il datore di lavoro può, infatti, decidere di esternalizzare il lavoro dei call center attraverso il trasferimento d’azienda, stipulare un contratto di somministrazione anche a tempo indeterminato ovvero >>>

Risultati parziali attesi
La ricerca “il lavoro nei call center” si attende di realizzare una opera collettanea in grado di fornire uno strumento di agile uso a più gradi di approfondimento per gli operatori interessati dal lavoro nei call center.
A riguardo, l’opera avrà da una parte una impostazione che renda subito evidenti gli istituti da applicare al lavoro nel call center; dall’altra approfondimenti volti a chiarire ogni aspetto dei medesimi per facilitare l’individuazione dei profili di criticità o di opportunità, qualora fossero impiegati per la gestione del call center: ciò per consentire sia una lettura autonoma dei singoli strumenti giuridici, sia integrata attraverso il confronto dei medesimi.
La prospettiva adottata si ritiene la più idonea a rendere visibile, in base all’esigenza del singolo soggetto, gli elementi di criticità e opportunità in ragione della realtà in cui gli istituti potrebbero essere applicati.
Tale indagine appare di notevole interesse, se si fa riferimento alle difficoltà affrontate all’indomani dell’introduzione nel nostro ordinamento di diversi modelli organizzativi del lavoro, in particolare, rispetto agli imprenditori, che, spesso, qualora le regole appaiano più complesse, nel timore che quella complessità si traduca in ‘rigidità’ dell’istituto, tendono a usufruire di strumenti apparentemente più agevoli, perdendo le occasioni legislative previste.
La ricerca consentirebbe, in tal senso, di approfondire la conoscenza degli istituti di >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Che cos’è il call center? Apparentemente semplice da definire in riferimento al solo oggetto dell’attività svolta: ‘informare’ e dare ‘informazioni’ di ogni genere e tipo alle persone, il call center rappresenta in qualche modo ciò che la fabbrica fordista ha rappresentato per tutto il secolo scorso e cioè un modello a cui guardare ogni qualvolta si rifletta sull’organizzazione del lavoro, sul mutamento economico-produttivo di una società (dalla produzione di beni alla produzione di servizi), sulle condizioni dei lavoratori.
Il call center sembra, infatti, essere luogo di approdo delle diverse e nuove modalità di intendere il lavoro; modalità introdotte negli ultimi decenni dal legislatore al fine di poter adattare l’attività lavorativa alle notevoli trasformazioni che ha subito il mercato per via di una economia dagli andamenti altalenanti.
La crisi del modello fordista deriva in primo luogo dalla crisi dei presupposti su cui si basava una organizzazione del lavoro gerarchizzata e stabile. Il mutamento del mercato produttivo dovuto alla amplia diversificazione dei prodotti offerti, nonché all’apertura dei mercati a livello internazionale ha imposto, infatti, nuove regole che, se da una parte hanno reso più competitivo il mercato in termini di costi, ha reso più incerta la capacità produttiva di ogni singola impresa non più in grado di stabilire ex ante i livelli di produzione. La struttura verticale dell’attività lavorativa e la predeterminazione dei volumi di >>>