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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA 2007

italiano - english

Poliziano e il suo contesto

Università degli Studi di Messina
Abstract
Materia del progetto è la figura e l’opera del Poliziano in relazione al contesto della cultura filologico-letteraria italiana fra Quattrocento e Cinquecento. La sua spinta innovativa consiste nell’ impulso dato all’assetto editoriale di tutti gli scritti dell’umanista, alcuni dei quali mancano ancora di un’edizione critica moderna. L’articolazione della ricerca risponde alla finalità di non lasciare scoperte le zone nevralgiche dell’opera polizianea ancora trascurate sul piano ecdotico (la prima centuria dei Miscellanea; l’epistolario; alcune praelectiones; le traduzioni) o esegetico (adeguata illustrazione delle prefazioni già edite; interpretazione dei testi editi secondo precise direttrici tematiche, quali il problema dell’imitatio, l’area della speculazione critico-letteraria); mentre relativamente all’indagine sul contesto, si è deciso di focalizzare l’indagine sui rapporti dell’umanista con l’ambiente napoletano, venendo così a integrare un settore piuttosto trascurato negli studi.
Il modello editoriale sarà quello sperimentato dal coordinatore nel suo Un’ignota “expositio Suetoni” del Poliziano, che ha di mira la piena illustrazione del testo, grazie ad un ampio e motivato sussidio esegetico. Il progetto prevede che i nuclei caratterizzanti di indagine non restino irrelati, ma si prolunghino all’interno dei vari gruppi attivando una concreta possibilità di interscambio, secondo una piattaforma che trova radicamento scientifico nel “Progetto Poliziano” del CISU >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Vincenzo Fera Università degli Studi di MESSINA
Obiettivo del Programma di Ricerca
L’obiettivo perseguito nel complesso è quello di arrivare a definire sulla base di una rifondata valutazione delle opere e della figura di Poliziano l’intreccio tra letteratura e filologia che costituisce il motore per le direttrici della cultura italiana tra Quattro e Cinquecento, segnando di fatto il futuro sviluppo delle sue forme. Un obiettivo che si avvale di una metodologia interdisciplinare che coniuga fattivamente le istanze più rigorose della prassi ecdotica e quelle della storia letteraria, attenta al cammino dei testi, ma anche a quello delle idee.
L’offerta di una chiave interpretativa globale, che riconduca ad unità le molteplici applicazioni di un ingegno poliedrico quale fu quello dell’Ambrogini, passa attraverso l’attuazione di obiettivi intermedi che consistono:
1) nella preliminare e fondativa sistemazione editoriale dell’intero corpus degli scritti, cui il progetto intende rispondere mediante l’avvio e la parziale attuazione, nei tempi resi possibili dalla durata del progetto, dell’edizione di due importanti opere ancora in attesa di un testo critico moderno: la prima Centuria dei Miscellanea e l’Epistolario.
2) nella definizione circostanziata dei tramiti della sua cultura, grazie a un’esplorazione e interrogazione sistematica della sua biblioteca: l’accrescimento della conoscenza dei libri utilizzati dall’umanista è obiettivo imprescindibile per tutte le unità di ricerca.
3) nella ricostruzione dei rapporti tra Poliziano e >>>

Risultati parziali attesi
“Recuperare il centro unificatore di una personalità tanto eccezionale quanto è quella del Poliziano. Questo il compito più urgente e, nello stesso tempo, più arduo che si propone agli studiosi” (Martelli-Fera): proprio a questo obiettivo, invocato dagli organizzatori del convegno che nel 1994 ha dato nuova linfa agli studi polizianei, si conta di rispondere alla conclusione del programma proposto. Tesaurizzando quanto la ricerca sull’Ambrogini ha fatto negli ultimi decenni, ma incanalandola, grazie a un impegno editoriale correttamente impostato, su opere nodali per la comprensione del poeta, dello scrittore, del filologo, si ritiene di poter concretamente operare non solo la ricomposizione di quel “ritratto in piedi” alla cui definizione ambiva il citato convegno del ‘94, ma anche, accanto a una chiave interpretativa globale del Poliziano scrittore latino e greco, professore allo studio fiorentino, autore teatrale, intellettuale impegnato, epistolografo, di consegnare degli strumenti decisivi per cogliere dall’interno una fase nodale della cultura italiana, che sul volgere del Quattrocento, grazie anche al dibattito filologico-critico animato da Poliziano, imposta e chiarifica le direttrici del suo futuro sviluppo. Facendo ampio posto in questo progetto ai rapporti di Poliziano con il suo tempo, alle linee di interazione con un ambiente come quello napoletano che intercetta i bisogni e le direzioni della cultura umanistica meridionale, sarà possibile disegnare un ponte tra >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Intrapresa da Aldo Manuzio principalmente con la collaborazione di Alessandro Sarti ma anche con il supporto di Zanobi Acciaiuoli e Pier Crinito, la princeps degli Omnia opera del Poliziano, uscita postuma nel 1498 a Venezia, costituisce per tanti versi un’eredità complessa. Punto di riferimento imprescindibile e ancor oggi fonte privilegiata per la consultazione delle Praelectiones, della Centuria prima dei Miscellanea e dell’Epistolario (insieme alla cinquecentina stampata a Basilea nel 1553), ad essa gli studi polizianei tra Otto e Novecento guardarono in generale con fiducia come al libro nel quale si era depositata l’ultima volontà dell’umanista: dall’edizione delle prose e poesie di Isidoro Del Lungo ai ripetuti affondi condotti all’interno dell’epistolario dallo stesso Del Lungo e poi dal Picotti (nei numerosi studi poi confluiti nel 1955 in Ricerche umanistiche) si è ritenuto che l’aldina tramandasse sempre uno stato di elaborazione del corpus più avanzato e affidabile rispetto alla tradizione delle singole opere, anche se Leon Dorez già in due significativi interventi del 1896 e del 1898 aveva gettato nuova luce sui rapporti tra Aldo e Poliziano, individuando soprattutto alcune specifiche nicchie di operatività da rivendicare esclusivamente ai curatori in fase di allestimento dei materiali per la stampa. Fu tuttavia Augusto Campana, in un pregnante contributo del 1943, che, nell’inquadrare per la prima volta criticamente il problema editoriale del carteggio >>>