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PROGRAMMA DI RICERCA 2007
italiano - english
Unità di Ricerca
- Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"
TEORIA DELLO STATO
- Seconda Università degli Studi di NAPOLI
DISCIPLINE GIURIDICHE ED ECONOMICHE ITALIANE,EUROPEE E COMPARATE
- Università degli Studi di PERUGIA
DIRITTO PUBBLICO
- Università degli Studi di TORINO
SCIENZE GIURIDICHE
- Università degli Studi di PALERMO
DIRITTO PUBBLICO
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Classificazione scientifico-disciplinare
- Area scientifico disciplinare: Scienze giuridiche
Classificazione geografica
- Regione: Lazio
Parole Chiave
REGOLAMENTI, ENTI LOCALI, DIFFERENZIAZIONE, SISTEMA DELLE FONTILa potestà regolamentare di Comuni, Province e Città metropolitane: l'attuazione dell'art.117, co. 6 della Costituzione
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"Abstract
La presente ricerca intende esaminare la potestà regolamentare degli enti locali con riferimento al periodo successivo all'entrata in vigore del nuovo titolo V ed alle modifiche da essa apportate a tale potere. Infatti, il nuovo art. 117, c. 6 della Costituzione provvede a costituzionalizzare la competenza della potestà regolamentare di Comuni, Province e Città metropolitane prevedendo in particolare che a tali enti territoriali autonomi sia riconosciuta "la potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite".Se, con riferimento a tali novità, numerosi e vari sono gli spunti teorici offerti dalla dottrina e dalla giurisprudenza, del tutto assente è, al contrario, uno studio sul campo delle effettive modalità con cui la potestà regolamentare degli enti locali è stata fino ad oggi esercitata. L'esigenza di conoscere ciò che è avvenuto a partire dalla riforma del titolo V nella variegata realtà degli enti locali italiani appare, quindi, prevalente: ciò è quanto si propone di fare la ricerca in oggetto. Tale approccio è infatti quello più corretto proprio al fine di individuare, partendo dai dati offerti dalla realtà, potenzialità e limiti che la potestà regolamentare degli enti locali, così come disegnata dal legislatore di riforma, di fatto presenta.
A tal fine a ciascun gruppo di ricerca viene assegnata un'area territoriale di riferimento, comprendente più Regioni >>>
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Beniamino Caravita Di Toritto Università degli Studi di ROMA "La Sapienza"Obiettivo del Programma di Ricerca
Obiettivo della ricerca è l'analisi e lo studio dei regolamenti adottati dagli enti locali(Comuni e Province, non essendo state istituite le Città metropolitane; verranno a parte valutate le Unioni di comuni e le Comunità montane), nella prassi sviluppatasi a seguito dell'entrata in vigore del nuovo Titolo V, parte II della Costituzione (l.cost. n.3/2001). L'effettivo esercizio del potere regolamentare da parte degli enti locali, pur essendo stato oggetto di ampie e complesse riflessioni da parte della dottrina, risulta ad oggi un'incognita. Esso, infatti, potrebbe risultare fortemente compresso o, al contrario potentemente sospinto dalla carenza di un quadro di riferimento di leggi che avrebbero dovuto essere adottate subito dopo la revisione costituzionale del 2001.In questo contesto la ricerca si propone di effettuare una ricognizione della regolamentazione locale allo scopo di verificare se l'inerzia del legislatore abbia o meno frenato gli enti locali e, in caso, negativo su quali materie e in che modalità e attraverso quali procedimenti di garanzia dei cittadini si sia esercitato il potere regolamentare.
I risultati e gli spunti emergenti dalla raccolta saranno infatti utilizzati:
1)per ricostruire l'impatto che l’effettivo esercizio del potere regolamentare degli enti locali ha avuto sull'assetto istituzionale dell’ordinamento nei rapporti tra enti costitutivi della Repubblica;
2)per ricostruire l’impatto >>>
Risultati parziali attesi
Risultati attesi in relazione agli obiettivi della ricerca:La ricerca prende le mosse dalla necessità di verificare come è mutato il quadro delle competenze normative degli enti locali dopo la riforma costituzionale del Titolo V e in che misura tali mutamenti si sono prodotti sulla organizzazione e sull'esercizio delle funzioni di Comuni, Province e Città metropolitane. In ultima analisi, sarà interessante verificare se la modifica delle potestà normative degli enti locali abbia determinato cambiamenti più o meno significativi sui servizi resi ai cittadini a livello locale.
Nonostante non manchino sul punto riflessioni dottrinali, non vi sono state però, fino ad oggi, ricerche che abbiano potuto contare su una base conoscitiva concreta e su vasta scala e che, quindi, consentano di sviluppare la relativa analisi teorica in riferimento alla effettiva produzione normativa degli enti locali.
La presente ricerca intende colmare questo gap conoscitivo, proponendo innanzitutto un nuovo approccio metodologico, che faccia leva sullo stretto legame esistente tra i ricercatori da un lato e il territorio e le istituzioni locali dall'altro. Al riguardo è da ricordare come i ricercatori aderenti a ciascuna unità di ricerca siano stati selezionati - oltre che per le rispettive competenze professionali - in base alla loro appartenenza territoriale, in modo tale da coprire l'intero territorio nazionale; e che in stretta collaborazione con >>>
Durata
24 mesiBase di partenza scientifica nazionale o internazionale
La potestà regolamentare sembra potersi considerare intrinseca con la storia delle istituzioni territoriali locali.Alcune disposizioni risalenti alla fase iniziale dell’ordinamento unitario (es: art 131 RD 4 Febbraio 1915, n° 148), lo stesso Testo Unico com. prov. del 1934, nonché il Codice civile del 1942 (art. 3 disp. Prel), pur accogliendo una prospettiva fortemente accentratrice e unitaria dell’ordinamento, offrono la migliore conferma della inevitabile, quasi ontologica, spettanza del potere regolamentare in capo agli enti locali.
Fu tuttavia la Costituzione repubblicana a porsi in riferimento alle autonomie locali in una prospettiva inedita: infatti, pur non attribuendo espressamente agli enti locali una potestà statutaria e regolamentare, così come aveva fatto per le Regioni, la Carta del 1948 stabiliva all’art. 128 che i limiti alla loro autonomia non potevano discendere da una qualsiasi norma di rango legislativo, ma solo da fonti tipizzate quanto a forma (“leggi generali”), a contenuto (“principi”) ed ad orientamento teleologico (promozione dell’autonomia ex art 5 Cost.).
L’ esperienza repubblicana ha dimostrato tuttavia come i regolamenti locali abbiano assolto per lo più una funzione di mera esecuzione di norme (di rango primario o anche secondario) poste da altre fonti.
Solo nel 1990 la legge 142, abrogando l’obsoleto Testo Unico del 1934, avviava una stagione lunga e complessa di riforme che a vario titolo avrebbero inciso sulle >>>



