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PROGRAMMA DI RICERCA 2007

italiano - english
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Classificazione geografica
Parole Chiave
CORRIDOIO, AREA METROPOLITANA, SISTEMA DELLA MOBILITÀ, FORMA URBANA, APPROCCIO TEMPEMPORALE

"DALLA CITTA' METROPOLITANA AL CORRIDOIO METROPOLITANO: IL CASO DEL CORRIDOIO PADANO"

Università degli Studi di Brescia
Abstract
Vi sono state e tuttora permangono difficoltà ad attuare le leggi (L. 142/90 poi attualizzata dal successivo D.L. 267/2000) riguardanti le città metropolitane, anche se nella comunità scientifica da anni il fenomeno è noto. Tra le diverse problematiche sorte nell’attuazione delle leggi, certamente la delimitazione dell’area e il diverso ruolo del comune capoluogo rispetto agli altri facenti parte della città metropolitana hanno impedito l’istituzione di un “authority” sovracomunale che per alcuni settori, tra cui i trasporti, risulta di elevata importanza.
Il modello di città metropolitana non è rappresentativo della reale ed effettiva fenomenologia che si constata in non poche situazioni mondiali dove il fenomeno metropolitano si manifesta tramite intense realtà demografiche e produttive in poli ed aree urbane allineati lungo una specifica direttrice fino a formare un corridoio creando un sistema di relazioni che potremmo definire metropolitano.
La denominazione “corridoio” deriva oltre che dalla elevata predominanza di un’unica direttrice di sviluppo anche dalla contenuta ampiezza dell’area adiacente alla direttrice che determina una tipica forma a nastro.
Il caso italiano emblematico è costituito dalla aree centrali delle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Tale area, già studiata da Maternini ed allievi, nei primi anni Settanta fu da loro denominata “corridoio padano”.
Essa si sviluppa da est a ovest nella pianura >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Roberto Busi Università degli Studi di BRESCIA
Obiettivo del Programma di Ricerca
La ricerca ha come obiettivo finale l’individuazione degli elementi caratterizzanti i corridoi metropolitani. Il lavoro verrà svolto attraverso la ricerca applicata al corridoio metropolitano padano.
I diversi macro-obiettivi di ricerca individuati dalle Unità operative sono i seguenti:

MACRO-OBIETTIVO 1 (rif. Unità operativa: Politecnico di Torino, Responsabile scientifico: prof. Guido MORBELLI)
La ricerca si propone di verificare la presenza nel “corridoio metropolitano padano” di quelle caratteristiche che hanno permesso di parlare, in alcuni casi di metropoli europee, di “città mondiali”, con riferimento all’espressione ripresa nel 1966 dall’insigne geografo inglese sir Peter Hall. Limitandosi per affinità a quelle policentriche, la Randstad Holland e la Ruhr-Renania, alle quali può essere aggiunta la cosiddetta Øresundregionen che si estende sulle due sponde (danese e svedese) dell’ Øresund, lo stretto che separa il Baltico dal Mare del Nord.
Il fine è individuare indicazioni utili ai fini dell’organizzazione di un corridoio metropolitano sotto i profili delle localizzazioni industriali e del potenziamento o della revisione della rete dei trasporti, nonché della tutela e valorizzazione del paesaggio e, nel suo contesto, delle aree agricole.


MACRO-OBIETTIVO 2 (rif. Unità operativa: Università degli Studi di Brescia, Responsabile scientifico: prof. Roberto BUSI)
Conoscenza dei fenomeni relazionali indotti >>>

Risultati parziali attesi
La ricerca è strutturata per portare risultati che potranno essere utilizzati in modo diversificato per l’avanzamento della conoscenza dei corridoi metropolitani.
I programmi di lavoro sono infatti strutturati per portare a sintesi risultati sia di interesse internazionale che nazionale.
L’applicabilità degli stessi è prevista sia come contributo di ricerca originale finalizzato all’avanzamento della conoscenza delle dinamiche territoriali attualmente in atto in Europa (megametropoli, realtà policentriche relazioni rete/nodo, ecc.), sia come contributo fattivo utile al sistema della conoscenza della realtà territoriale italiana ed in particolare nella costruzione di politiche e di processi pianificazione strategica di livello sovraregionale e locale.
Nel merito in relazione alle fasi di lavoro previste ci si aspetta di avere risultati di particolare interesse in ordine a:

1. La comparazione tra megametropoli europee lineari (Fase A, Fase C, Fase D) con un contributo originale per avanzamento della ricerca sulle dinamiche territoriali attualmente in atto in Europa, anche in relazione alle recente teorizzazione dell’esistenza di mega-regioni europee da parte della Regional Plan Association (NY, USA, 2007) ed in particolare in relazione alle Megaregione del sud Europa compresa tra Portogallo, Spagna, Francia, Italia
2. L’approfondimento della realtà del corridoio metropolitano padano (Fase A, Fase B, Fase D) con la raccolta, la >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La fenomenologia delle aree metropolitane è stata recentemente riproposta dall’OECD (OECD, 2006) come manifestazione saliente della nostra epoca. Le aree metropolitane sono individuate sulla base di tre parametri: una popolazione minima di 1,5 milioni di abitanti, densità superiore a 150 ab/kmq e un indice di mobilità locale pendolare (cioè di gravitazione interna all’area) non inferiore al 90% dei movimenti giornalieri. Si tratta di sistemi monocentrici dove una realtà centrale svolge la funzione di leadership ed accoglie le funzioni superiori che costituiscono il cuore dell’economia metropolitana. Sono aree caratterizzate da nuclei densi e corone abbastanza disperse. In questa classificazione proposta dall’OECD rientrano 35 realtà europee, nell’insieme dei paesi aderenti alla organizzazione. Quelle italiane sono quattro: Milano, Roma, Napoli, Torino.
La caratteristica comune a queste aree dovrebbe essere quella di disporre di un livello di governo metropolitano, al di sotto del quale dovrebbe permanere un certo numero di tradizionali autorità locali (i comuni).
Si ricorda che muoversi alla scala e nella dimensione territoriale dell’Europa unificata costituisce di per sé una novità per i decisori ed in particolare da parte di quelli pubblici locali. Nella realtà in Italia vi sono state e tuttora permangono difficoltà ad attuare le leggi riguardanti le città metropolitane (L.142/90 poi attualizzata dal successivo D.L. 267/2000). Tra le diverse problematiche >>>