Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

PROGRAMMA DI RICERCA 2007

italiano - english
Programmi di ricerca simili:
Classificazione scientifico-disciplinare
Classificazione brevettuale
Classificazione geografica
Parole Chiave
NEFROPATIA CRONICA, RISCHIO CARDIOVASCOLARE, INSUFFICIENZA RENALE CRONICA TERMINALE, NEFROPATIA DIABETICA, MODELLO PROGNOSTICO

Rischio cardio-renale nella malattia renale cronica in Italia

Seconda Università degli Studi di Napoli
Abstract
La malattia renale cronica è oggi considerata uno dei maggiori problemi di sanità pubblica. Il numero di nefropatici è infatti in continua crescita a causa della maggiore incidenza di ipertensione e diabete di tipo 2. Studi epidemiologici di grande impatto scientifico, ma effettuati esclusivamente in coorti di popolazione generale di USA e Nord Europa, hanno infatti dimostrato che, rispetto ai soggetti con normofunzione renale, nei pazienti con insufficienza renale cronica in fase non dialitica (IRC), il rischio cardiovascolare (CV) aumenta in maniera esponenziale con il ridursi del filtrato glomerulare sin dalle fasi iniziali della malattia renale. Al contrario, in Italia come nel resto d’Europa non esistono dati adeguati su questo argomento di primaria importanza. Tali informazioni sono invece essenziali per programmare correttamente gli interventi terapeutici o di prevenzione volti alla riduzione delle complicanze CV in IRC. Inoltre, si deve sottolineare che le informazioni raccolte nella popolazione Nord-Americana e Nord-Europea potrebbero non essere applicabili alla realtà italiana in quanto i dati del registro italiano di dialisi evidenziano oggi una mortalità annua in dialisi di circa il 10%, ossia la metà di quanto riportato dall’analogo registro USA; analoghe differenze sono state osservate nel confronto sulla mortalità in dialisi tra Nord e Sud Europa. Le popolazioni, infatti, differiscono verosimilmente in numerosi aspetti, sia di natura etnica che di stili di >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giuseppe Conte Seconda Università degli Studi di NAPOLI
Obiettivo del Programma di Ricerca
L’obiettivo primario del nostro programma di ricerca è di valutare la relazione tra funzione renale e prognosi globale dei pazienti nefropatici in pazienti con vari gradi di malattia renale cronica già identificati e seguiti regolarmente presso centri italiani di Nefrologia e centri di Diabetologia campani. La stima di tale interazione non solo costituisce un importante tassello della conoscenza scientifica sulla interrelazione tra le alterazioni della funzione renale e la malattia cardiovascolare, ma permette anche una corretta programmazione di politica sanitaria in termini di prevenzione sia della malattia cardiovascolare che di progressione della malattia renale nei pazienti nefropatici. L’analisi sarà completata dall’esame della applicabilità delle carte del rischio cardiovascolare e del modello prognostico CUORE, elaborati per la popolazione generale, nelle due coorti di pazienti nefropatici TABLE-CKD e NID-2. Questa valutazione è di grande originalità e sostanzialmente unica sinora in Italia.
Obiettivi secondari saranno:
-analisi della relazione tra stadio dell’IRC e tasso di incidenza degli endpoints cardio-renale
-valutazione della relazione tra qualità degli interventi terapeutici principali e prognosi CV e renale.

Risultati parziali attesi
Dati sul rischio cardio-renale nei pazienti nefropatici in trattamento conservativo sono tuttora assenti in Italia, come nel resto dei paesi della Europa del Sud. Tali informazioni sono invece essenziali per programmare un corretto intervento terapeutico, basato sulle raccomandazioni delle Linee Guida, e che sia mirato alla riduzione sia delle complicanze CV che della necessità di dialisi. Le informazioni raccolte nella popolazione nord-americana e nord-europea potrebbero non essere applicabili alla realtà italiana. La popolazione di pazienti nefropatici, infatti, verosimilmente differisce tra USA, Nord Europa e Italia per numerosi aspetti, sia di natura etnica che in termini di stili di vita, abitudini alimentari in primis, e, infine, per i differenti atteggiamenti prescrittivi, espressione della politica sanitaria propria di ciascun paese. Questa proposta di ricerca ha importanti implicazioni in termini sia di avanzamento della conoscenza scientifica sulla malattia renale cronica che di ricaduta sulla gestione clinica di questi pazienti ad alto rischio. I tre studi daranno infatti informazioni originali sulla prognosi di pazienti nefropatici italiani seguiti in ambito specialistico e, dato da sottolineare, al di fuori di trials clinici sponsorizzati e quindi limitati negli obiettivi. In particolare, sarà effettuata per la prima volta la validazione delle carte del progetto CUORE o del modello prognostico CUORE nei pazienti con IRC non in fase dialitica. Un ulteriore ma >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
La malattia renale cronica è oggi considerata uno dei maggiori problemi di sanità pubblica (1). Il numero di nefropatici è in continua crescita a causa della maggiore incidenza di ipertensione e diabete di tipo 2, da porre in relazione soprattutto al progressivo innalzamento dell’età media della popolazione generale (1). Negli USA, unica nazione per cui sono disponibili dati epidemiologici relativi all’intera popolazione, la prevalenza di pazienti nefropatici in fase non dialitica è oggi pari a circa il 10% della popolazione generale adulta, ed aumenta sino al 15-30% nei pazienti anziani, ipertesi, diabetici (1,2).

Le dimensioni epidemiche della malattia renale cronica rendono necessario un approccio terapeutico più aggressivo mirato a ritardare l’ingresso in dialisi, e quindi le gravi complicanze e i costi elevati che caratterizzano il sottogruppo dei pazienti dializzati, ed a ridurre il rischio cardiovascolare (CV) che aumenta sin dalle fasi iniziali della malattia renale cronica (3). Studi epidemiologici di grande impatto scientifico, ma effettuati esclusivamente in coorti di popolazione generale di USA e Nord Europa, hanno infatti dimostrato che, rispetto ai soggetti con normofunzione renale, nei pazienti con insufficienza renale cronica in fase non dialitica, il rischio di mortalità aumenta in maniera esponenziale fino a sei volte con il ridursi del filtrato glomerulare (4). In questi pazienti la mortalità è così elevata da superare di gran lunga la >>>