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PROGRAMMA DI RICERCA 2007

italiano - english
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Parole Chiave
CINGHIALE X SUINO DOMESTICO, ALLEVAMENTO ALL'APERTO, QUALITÀ DELLA CARCASSA, QUALITÀ DELLA CARNE, CONSUMATORE

VALORIZZAZIONE DELL’IBRIDO CINGHIALE X SUINO DOMESTICO ALLEVATO ALL’APERTO E CARATTERIZZAZIONE NUTRIZIONALE E SENSORIALE DELLA CARNE.

Università degli Studi del Molise
Abstract
L'importanza della formazione di individui ibridi in natura è legata alla possibilità che si formino nuove combinazioni genetiche particolarmente adatte all'ambiente, con caratteristiche intermedie rispetto alle forme parentali. Negli ultimi anni, nelle zone boschive d'Italia, è aumentata la presenza dell'incrocio tra suino domestico ed omologo selvatico per la crescente diffusione degli allevamenti suini allo stato brado. Tali "ibridi" possono essere utilizzati come alternativa strategica per la diversificazione produttiva delle imprese. Questo incrocio fornisce, infatti, nuove popolazioni con performance produttive più vantaggiose, necessarie a soddisfare l'esigenze dell'allevatore, e carni con caratteristiche in grado di rispondere alla crescente domanda del consumatore, sempre più attento alla relazione tra nutrizione e salute.
Il programma di ricerca proposto si inserisce nel suddetto quadro allo scopo di produrre due ibridi interspecifici, Cinghiale Maremmano x Scrofa di Razza Duroc e Cinghiale Maremmano x Scrofa di razza Large White Italiana e contribuire ad una approfondita caratterizzazione qualitativa delle carcasse e delle carni prodotte. In particolare, trentadue meticci, 16 (8 maschi castrati e 8 femmine) ottenuti dall'incrocio tra cinghiale Maremmano x Scrofa di razza Duroc e 16 (8 maschi castrati e 8 femmine) ottenuti all'incrocio tra cinghiale Maremmano x Scrofa di razza Large White Italiana, svezzati >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Giuseppe Maiorano Università degli Studi del MOLISE
Obiettivo del Programma di Ricerca
Gli studi presenti in letteratura sulla biologia, fisiologia e sulle performance del cinghiale considerano i due genotipi più noti d’Europa, quello “dei Carpazi” ed il “Maremmano” (Sus scrofa major), che sono stati confrontati tra loro, con i suini o, ancora, con gli incroci ottenuti fra il cinghiale e il suino domestico. Relativamente all’incrocio, gli studi conoscitivi sono però molto scarsi ed insufficienti e il presente progetto intende ampliarli considerando l’incrocio tra il cinghiale di razza Maremmana e la femmina di razza Duroc e di razza Large White Italiana, al fine di correggere i “difetti” produttivi del cinghiale e incrementare la qualità delle carni.
Sia la razza Duroc che la Large White consentiranno di ottenere un ibrido nettamente “migliorato” nelle performance produttive, ma che conservi il carattere di rusticità e la peculiarità delle carni di cinghiale, con il duplice vantaggio di rispondere alle attuali richieste di mercato e soddisfare a pieno i bisogni dell’allevatore più esigente. Ciò consentirebbe anche la promozione dello sviluppo di aree geografiche sensibili dal punto di vista socio-ambientale, quali ad esempio le aree montane.
Fine principale del presente progetto è quindi l’approfondimento delle conoscenze sulle capacità produttive dell’incrocio cinghiale x suino domestico, sulla produzione della carne e sulle tecniche di allevamento connesse, al fine di ottenere un particolareggiato quadro conoscitivo di riferimento che consenta >>>

Risultati parziali attesi
Il risultato complessivo che si vuole conseguire è di ottenere un approfondito quadro conoscitivo di riferimento sulle performance produttive dei due ibridi cinghiale x suino domestico (Maremmano x Duroc e Maremmano x Large White Italiana) e sulle principali caratteristiche qualitative della carcassa e della carne prodotta, nonché conoscere il grado di accettabilità del consumatore. Questo risultato di carattere generale può essere articolato come segue:
• acquisizioni della tecnica di allevamento all’aperto;
• approfondimento delle conoscenze sulle capacità produttive dell’incrocio cinghiale x suino domestico, in relazione al tipo genetico e al sesso;
• caratterizzazione nutrizionale e sensoriale della carne ottenuta dall’ibrido, in relazione al tipo genetico e al sesso;
• valorizzazione dell’allevamento all’aperto;
• divulgazione e promozione del prodotto mediante test di consumo.
Tali risultati consentirebbero di acquisire conoscenze utili all’impresa zootecnica che ne trarrebbe un evidente riscontro sul piano economico. L'indagine, infatti, potrebbe favorire la differenziazione produttiva dell’impresa agro – alimentare aprendosi anche ad interessanti prospettive applicative - sia sul piano politico sia a livello amministrativo- per la necessità e l'urgenza di governare il rapporto agricoltura-ambiente e le rapide trasformazioni delle aree rurali. La promozione dei "sapori", non può che favorire e sollecitare >>>

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
L'importanza della formazione di individui ibridi in natura è legata alla possibilità che si formino nuove combinazioni genetiche particolarmente adatte all’ambiente, con caratteristiche intermedie rispetto alle forme parentali. Negli ultimi anni, nelle zone boschive d’Italia, è aumentata la presenza dell’incrocio tra suino domestico ed omologo selvatico per la crescente diffusione degli allevamenti suini allo stato brado.
Tali “ibridi” possono essere utilizzati come alternativa strategica per la diversificazione produttiva delle imprese: la natura come fonte inesauribile di insegnamento per l’uomo e per l'allevatore. Questo incrocio fornisce, infatti, nuovi individui con performance produttive più vantaggiose, utile a soddisfare l’esigenze dell’allevatore, e carni con caratteristiche in grado di rispondere alla crescente domanda del consumatore, sempre più attento alla relazione tra nutrizione e salute.
Al pari del suino domestico, l’ibrido presenta accrescimenti più rapidi del cinghiale e soddisfacenti rese alla macellazione (78% ) (Marsico et al. 1990; Kapelanski et al., 2007), simili a quelle di suini Duroc macellati al peso di 100 kg (Suzuki et al 2003; Channon et al, 2004) e più elevate di quelle che comunemente fornisce il cinghiale (Rasulo et al., 2003). Le carcasse presentano tagli di coscio e di lombo ben sviluppati, leggermente inferiori a quelli del suino, ma che al sezionamento e allo spolpo mostrano le stesse percentuali di carne, grasso >>>