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PROGRAMMA DI RICERCA 2007

italiano - english
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LINFOMA, EPIDEMIOLOGIA, POLIMORFISMI GENETICI, ESPOSIZIONI PROFESSIONALI, ESPOSIZIONI AMBIENTALI

Interazione geni-ambiente nell'eziologia dei linfomi

Università degli Studi di Cagliari
Abstract
Nel tentativo di definire i fattori causali del linfoma non Hodgkin (NHL)e della sua crescente incidenza in tutto il mondo, è nata in ambito internazionale una nuova generazione di studi, che combinano sofisticate metodologie epidemiologiche e di biologia molecolare. Il consorzio Interlymph è stato promosso dal National Cancer Institute –National Institutes of Health degli Stati Uniti, allo scopo di raccogliere tutti i maggiori studi sui linfomi condotti a livello internazionale, affrontando i problemi classificativi e creando le necessarie sinergie per la definizione di modelli causali di linfoma. Ad esempio, viene adottata la classificazione OMS del 2001, che, superando la vecchia distinzione tra NHL e linfoma di Hodgkin (HL), definisce i linfomi come un unico gruppo di neoplasie del tessuto linfatico derivanti dai linfociti T e B, distinguendone i vari sottotipi su basi immunofenotipiche. Una recente pubblicazione del consorzio Interlymph ha evidenziato l'associazione tra il rischio di NHL e polimorfismi a carico dei geni delle citochine IL10 e TNF-alpha. Altri lavori, recentemente pubblicati ed in corso di pubblicazione, affrontano problemi legati alla familiarità, ad agenti virali ed a fattori ambientali (radiazione UV e PCB) ed occupazionali. I tre gruppi Italiani, che hanno finora partecipato separatamente al consorzio Interlymph, partecipano alla presente proposta, che coinvolge anche un quarto gruppo, proponendosi: 1.di estendere la già larga banca dati >>>

Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Pierluigi Cocco Università degli Studi di CAGLIARI
Obiettivo del Programma di Ricerca
OBIETTIVI DEL PROGRAMMA DI RICERCA.
1. RECLUTAMENTO DELLA POPOLAZIONE DELLO STUDIO: identificazione e raccolta di 750 casi di linfoma diagnosticati per la prima volta nel periodo 1 Luglio 2008 31 Dicembre 2009 nelle aree dello studio corrispondenti alle quattro unità locali, in particolare: l’unità locale 1 identificherà i casi incidenti in sette ospedali della Sardegna centro-meridionale (province di Cagliari, Oristano, Nuoro, Medio-Campidano, Carbonia-Iglesias, ed Ogliastra); l'unità locale 2 identificherà i casi afferenti presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN), con il supporto da parte dell’Università di Verona per la validazione diagnostica e la caratterizzazione dei linfomi e per la determinazione dei polimorfismi di singoli nucleotidi sui campioni di DNA raccolti in tutti i partecipanti allo studio nelle 4 unità locali; l’unità locale 3 identificherà i casi incidenti tramite i flussi automatizzati degli Istituti di Anatomia Patologica e di Ematologia dell’Università di Firenze,e degli altri presidi di Anatomia Patologica presenti nel territorio della provincia di Firenze, validati mediante consultazione del Registro Tumori, e Prato; l'unità locale 4 identificherà i casi afferenti nei servizi di oncoematologia degli ospedali delle province di Bari e Taranto. Altrettanti controlli (N = 750) saranno estratti a sorte tra i residenti nelle aree dello studio, accoppiati ai casi per sesso, quinquennio d’età ed Azienda Sanitaria Locale di >>>

Risultati parziali attesi
1. approfondimento delle conoscenze sull’eziologia dei linfomi, con particolare riguardo alla modulazione del rischio associato ad esposizioni professionali ed ambientali, e ad agenti infettivi da parte di polimorfismi a carico di numerosi geni implicati nel metabolismo degli xenobiotici, nella sintesi delle citochine e nella riparazione del DNA;
2. risposta alle preoccupazioni presenti nei mezzi di comunicazione di massa, nella popolazione generale e negli amministratori e forze politiche delle aree interessate da installazioni industriali e militari, a proposito del rischio di emolinfopatie maligne ad esse associato;
3. contributo alla conoscenza dei determinanti dell’eccesso di tumori del tessuto linfatico nei militari Italiani addetti a missioni di pace in aree belliche all’estero o ad attività di esercitazione militare in patria;
4. aggiornamento e standardizzazione dei criteri diagnostici dei linfomi nelle aree dello studio, con conseguente beneficio in termini di efficacia dei trattamenti terapeutici e prolungamento della sopravvivenza dei pazienti affetti da linfoma;
5. rinforzo del peso specifico di un unico gruppo Italiano nel consorzio mondiale Interlymph, grazie all’aumento del contributo casistico ed all’integrazione di dati epidemiologici e materiali biologici;
6. massimizzazione in ambito nazionale dei benefici effetti derivanti da tale partecipazione, in termini di successo preventivo, diagnostico, e terapeutico

Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Sul piano clinico, il linfomi costituiscono un insieme eterogeneo di patologie caratterizzate da decorso e da risposta alla terapia variabili, anche se, in termini generali, presentano una buona risposta ai moderni protocolli terapeutici ed una sopravvivenza prolungata nel 45% circa dei casi. Quali fattori predittivi del decorso della malattia sono riconosciuti l'espressione di bcl-2, l'indice proliferativo, espressione e mutazione di p53 e riarrangiamenti di bcl-6. L'insorgenza in sede extralinfonodale può avere un significato prognostico favorevole, anche se non è chiaro se questo sia un fattore indipendente (1). L’incidenza dei linfomi non-Hodgkin (LNH) ha mostrato nel corso degli ultimi decenni un incremento pari a circa il 4% all’anno in vari Paesi del mondo, con una tendenza al rallentamento del trend a partire dagli anni ’90, riportata dal Surveillance, Epidemiology and End Results negli Stati Uniti (2). Anche in Sardegna è stato osservato lo stesso fenomeno caratterizzato da un incremento annuo del 6.1% nel periodo 1974-93 (3). Oltre alla migliorata capacità di diagnosi, sono stati richiamati quali possibili determinanti l’endemia HIV, condizioni di forte immunosoppressione successive a trapianti d’organo o a rare sindromi da immunocarenza, o di autoimmunità o ad infezioni virali a bassa prevalenza nella maggior parte dei Paesi occidentali. L’ipotesi di un ruolo esercitato dall’aumentata irradiazione ultraviolette (UV) a livello planetare(4) non >>>