Vai al contenuto| Home page|

   Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca»Unità di ricerca
INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
Backman, J., Paleoceanography, 5, 43-54, 1990.
Berger, A. L., Quat. Res., 9, 139-167, 1978.
Burckle, L., H., Quat. Sci. Rev., 12, 825-831, 1993.
Chappell, J., Nature, 394, 130-131.
Droxler, A., Burckle, L., and Poore, R., JOI/USSAC Newsletter, 12, 6-7, 1999.
Farrell, J., and Prell, W.L., Paleoceanography, 4, 447-466, 1989.
Howard, W.R., Nature, 388, 418-419, 1997.
Howard, W.R. and Prell, W.L., Paleoceanography, 7, 79-118, 1992.
Imbrie, J., et al., Paleoceanography, 8, 699-735, 1993.
Oppo, D.W., Fairbanks, R.G., Gordon, A.L., and Shackleton, N.J., Paleoceanography, 5, 43-54, 1990.
Petit, J.R., et al., Nature, 387, 359, 1997.
Pirazzoli, P.A., Marine Geology, 109, 221-236, 1993.
Ruddiman, W.F., Raymo, M.E., Martinson, D.G., Clement, B.M., and Rohling, E.J., et al., Nature, 394, 162-165, 1998.
Sarmiento, J., and Le Quéré, C., Science,274, 1346-1350, 1996.
Shackleton, N.J., Quat. Science Rev., 6, 183-190, 1987.
Thunell, R.C., Poli, M.S. and Rio, D., Marine Geology, 189, 63-77, 2002.
Wang, P. Tian, J., Cheng, X., Liu, C., and Xu, J., 2003, Geology, 31, 239-242.
Watts,W.A.,Allen, J., and Huntley, B., Quat. Sci. Rev., 15, 133-155, 1996.

Programma di ricerca

RICOSTRUZIONE AD ALTA RISOLUZIONE DELL'EVOLUZIONE PALEOCLIMATICA, PALEOCEANOGRAFICA ED ECO-BIOSTRATIGRAFICA DEL BACINO MEDITERRANEO NEL TARDO QUATERNARIO (0-450 KY BP)IN BASE ALL'ANALISI DI TRACCIANTI FAUNISTICI, FLORISTICI, CHIMICI ED ISOTOPICI.
Università di riferimento
Università degli Studi di PADOVA - GEOLOGIA, PALEONTOLOGIA E GEOFISICA - PADOVA(PD)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Francesco MASSARI
Descrizione
In molte aree del margine adriatico-ionico, specie in Italia meridionale, si sono deposte potenti successioni del Pleistocene inferiore e medio in seguito ad un'attiva subsidenza tettonica differenziale ed un elevato apporto sedimentario. Queste successioni sono state localmente portate in affioramento da processi di sollevamento recente, come evidenziato da una serie di terrazzi marini del Pleistocene medio e superiore riconoscibili lungo tutta l'estensione del margine. La disponibilità di estese e potenti successioni in affioramento o nel sottosuolo, unitamente alla presenza dominante di emipelagiti, agevolmente databili dal punto di vista biostratigrafico, garantisce la rara opportunità di studiare in alta risoluzione un importante record della variabilità climatica del Pleistocene. Il contesto deposizionale è particolarmente promettente in rapporto al grado di risoluzione, dal momento che si tratta di successioni marine accumulatesi con buona continuità in prossimità della piattaforma continentale o sulla piattaforma, con un tasso di sedimentazione notevolmente elevato. Da alcuni anni l'unità di Padova ha concentrato le sue ricerche sulla successione pleistocenica del Bacino di Crotone. Questo bacino si trovava nel Pleistocene in condizioni di depocentro altamente subsidente e conseguentemente ha ospitato successioni potenti in grado di assicurare un'alta continuità stratigrafica. Si tratta essenzialmente di sedimenti pelitici accumulati in ambienti variabili dalla scarpata alla piattaforma, caratterizzati da alta sensibilità ai cambiamenti ambientali e facilmente databili con i convenzionali strumenti biostratigrafici. Avendo come riferimento il dettagliato schema biostratigrafico stabilito sulla base dei nannofossili calcarei da Rio et al. (1990), correlato con la scala delle inversioni del campo magnetico terrestre e tarato in una cronologia assoluta con metodologie astrociclostratigrafiche (Castradori, 1993; Raffi et al., 1993; Wei, 1993; Lourens et al., 1996a), è stato possibile datare con buona precisione, stabilendo in alcuni casi correlazioni con gli "stage" della curva isotopica, alcune successioni del Pleistocene inferiore e medio affioranti nel Bacino (Rio et al., 1996; Massari et al., 2002). Nell'ambito del Bacino di Crotone la nostra attenzione si concentrerà sulla sezione composita di Marcedusa, localizzata presso il margine meridionale del bacino, in un'area depocentrale soggetta a subsidenza molto elevata durante il Pleistocene medio, a causa della prossimità di una zona trascorrente molto attiva. Questa sezione è già stata oggetto di approfondite indagini. In particolare, analisi isotopiche effettuate su foraminiferi planctonici e bentonici, integrate con dati biomagnetostratigrafici, hanno fornito una buona base di partenza per un'attendibile correlazione con la scala isotopica standard. Per quanto alcuni segmenti della successione analizzata presentino ancora alcuni problemi di datazione, è stato già stabilito un quadrocronologico sufficientemente solido per consentire una correlazione con i record oceanici. Sulla base di vincoli biostratigrafici analizzati quantitativamente (rispettivamente FO di Gephyrocapsa sp.3 e LO di Pseudoemiliania lacunosa), è stato riconosciuto e datato con buona precisione l'intervallo esteso fra i MIS 26 e 10. Analisi preliminari nella successione hanno potuto stabilire che il segnale climatico, evidenziato da diversi parametri come gli spettri pollinici, i foraminiferi planctonici, le curve isotopiche e i molluschi sensibili alla temperatura, è chiaramente leggibile. Di conseguenza, è stato possibile integrare i dati biocronostratigrafici con i dati paleoclimatici attualmente a disposizione. L'integrazione dei dati bio-crono-stratigrafici con i proxy paleoclimatici disponibili (isotopi stabili dell'ossigeno ed associazioni a foraminiferi planctonici) ha permesso di identificare una chiara ciclicità che può essere definita in termini di frequenza ed ampiezza e correlata con la variabilità climatica di origine astronomica. Il modello interpretativo, tuttora in fase di sviluppo, sembra garantire la possibilità di valutare i rapporti che intercorrono fra evoluzione climatica e sedimentazione in un contesto marginale, dove l'apporto sedimentario è direttamente influenzato dal clima. In altre parole, il confronto fra gli indicatori climatici e i dati stratigrafico-sequenziali consentirà di stabilire correlazioni fra i singoli "system tracts" delle sequenze studiate e le oscillazioni glacioeustatiche desunte dai record palinologici ed isotopici. L'area di indagine presenta quindi tutti i requisiti per garantire risultati soddisfacenti in una ricerca multidisciplinare in alta risoluzione 1) sulla risposta sedimentaria alle fluttuazioni climatiche a scala temporale orbitale e suborbitale e 2)sulla struttura e articolazione interna degli interglaciali. Esiste, in particolare, l'opportunità di sviluppare lunghe sequenze polliniche ad alta risoluzione che possono essere datate con precisione tramite correlazione con la scala isotopica standard e offrire preziose informazioni sulla storia vegetazionale e, in combinazione con i dati isotopici, sulla variabilità climatica a frequenze orbitali e suborbitali. Malgrado il limite regionale, tutto lascia ritenere che le sequenze polliniche siano particolarmente adatte per la valutazione della natura e dell'articolazione interna dei periodi caldi a carattere sia interglaciale che interstadiale e possano essere utilizzate per una migliore risoluzione dell'estensione e della natura della variabilità climatica, spinta probabilmente fino alla registrazione di fluttuazioni ambientali alla scala dei secoli e dei millenni, confrontabile con quella ottenuta dalle carote di ghiaccio. Un'importante fonte di informazioni è costituita dalle associazioni marine bentoniche che, oltre a fornire una stima della paleobatimetria, offrono informazioni sulle condizioni di ossigenazione e di accumulo di sostanza organica al fondo. Esse quindi permettono, una volta integrate con le associazioni planctoniche e i dati isotopici, di tracciare un quadro paleoceanografico completo della colonna d'acqua. Nella sezione di Marcedusa verrà focalizzata in modo particolare l'indagine in altissima risoluzione sulla transizione MIS 12-11 e, in particolare, sulla struttura dello stage 11 in termini di eventi ed oscillazioni a scala suborbitale. Sembra plausibile una ricostruzione ricca di dettagli, dal momento che lo stage 11 - già riconosciuto tramite l'estinzione di P. lacunosa - è documentato da un intervallo stratigrafico espanso in facies di piattaforma esterna-scarpata superiore. Il tema è di particolare rilevanza per i caratteri peculiari di questo interglaciale, che ha recentemente attratto l'attenzione dei quaternaristi per le analogie conl'interglaciale attuale. La caratterizzazione palinologica del MIS 11 nel Bacino di Crotone sembra favorita da un insieme di condizioni geografiche e topografiche. La deposizione aveva luogo in corrispondenza ad un margine di bacino circondato da un entroterra in attivo sollevamento e, di conseguenza, il record pollinico consente di esaminare la vegetazione regionale distribuita su diverse fasce altitudinali, assicurando così la sensibilità ambientale necessaria per rivelare senza significativi ritardi l'estensione e gli effetti di rapidi cambiamenti ambientali. Nel contempo, le analisi sinora svolte hanno permesso di verificare che - malgrado l'ambiente di deposizione apparentemente poco favorevole in quanto situato al margine di un bacino - nella successione di Marcedusa è disponibile un record isotopico di ampiezza e dettaglio del tutto paragonabile con le successioni marine profonde (es. pozzo KC01b perforato nello Jonio) e direttamente confrontabile con i dati pollinici. La sedimentazione particolarmente espansa dell'area di Marcedusa sembra quindi offrire la potenzialità di valutare e correlare in modo diretto la risposta marina e continentale alle modificazioni climatiche a scala sia millenaria che milankoviana. Tramite analisi di facies e correlazioni grazie all'utilizzo di un livello cineritico guida, il record stratigrafico dei MIS 12 e 11 verrà tracciato attraverso il Bacino di Crotone, particolarmente nell'area di San Mauro Marchesato, dove la successione in questo intervallo è dominata da sedimenti di tipo marcatamente più costiero rispetto all'area di Marcedusa. In base a dati preliminari che evidenziano una ottimale preservazione del segnale pollinico, si prevede di effettuare l'analisi palinologica di una successione a sedimentazione lagunare al fine di verificare i gradienti di dispersione e preservazione dell'associazione pollinica fra aree più francamente marino-marginali, aree di piattaforma esterna al margine di bacino (Marcedusa) e successioni di mare aperto. A questo scopo verrà effettuata l'analisi pollinica dei sedimenti profondi del pozzo ODP 963 nell'intervallo del MIS 11, che sembra piuttosto espanso e come tale adatto a studi di dettaglio. Il confronto dei dati raccolti con la successione di Marcedusa può inoltre permettere di verificare il grado di correlabilità dei segnali climatici ad alta frequenza fra due siti (Canale di Sicilia e Bacino di Crotone) caratterizzati da diverse aree sorgente del materiale pollinico, un ambiente di sedimentazione ed una circolazione profondamente differenti. Nella carota ODP 963 è attualmente in corso la caratterizzazione della transizione MIS6-5 e del MIS 5. Si prevede di integrare i dati attualmente disponibili con un'analisi pollinica in alta risoluzione al fine di evidenziare la storia vegetazionale e la variabilità climatica ad alta frequenza. Nel Bacino di Crotone, la successione mediopleistocenica più recente presenta una chiara tendenza regressiva. L'organizzazione stratigrafica, dapprima in ciclotemi di bassa profondità, è a partire dallo stage 7 espressa da una serie di terrazzi formatisi durante le fasi interglaciali contestualmente al generale sollevamento dell'area. Malgrado questa parte della successione sia databile con maggiore difficoltà, ci si propone egualmente di tentare una correlazione attendibile con la scala isotopica standard, con particolare riferimento alla storia degli interglaciali successivi allo stage 11. A latere dell'obiettivo di caratterizzazione degli interglaciali, sarebbe di notevole interesse poter definire il legame temporale fra la parte più recente del riempimento del Bacino di Crotone e la serie di terrazzi marini sviluppatisi successivamente a causa del sollevamento regionale.