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Il presente programma si propone di definire le deformazioni tardo quaternarie ed oloceniche che hanno interessato l'Arco calabro e la Sicilia orientale. In questo settore gli effetti della deformazione quaternaria si esplicano attraverso un forte sollevamento dell'intera regione il quale è la risultante sia dei processi geodinamici regionali che hanno condizionato l'evoluzione recente dell'area, sia delle deformazioni legate all'attività dei vari segmenti di faglie normali che la interessano. Scopo della presente ricerca è quello di separare le diverse componenti che controllano il sollevamento quaternario attraverso la valutazione della deformazione indotta dall'attività dei singoli segmenti di faglia. A tal fine ci si propone di caratterizzare l'attività tardo quaternaria ed olocenica lungo i principali segmenti di faglia per poterne definire gli slip-rate gli effetti a lungo termine sul territorio. La ricerca tenderà pertanto ad un'identificazione di queste strutture tettoniche e ad una caratterizzazione di tutti quei parametri atti a definirne in modo quantitativo la loro evoluzione ed attività. Da ciò ci si aspetta di definire il comportamento tipico delle singole strutture già responsabili di attività sismica e di utilizzare quest'aspetto come discriminante per la valutazione del potenziale sismogenetico di segmenti di faglia per cui non risulta una documentazione storica dell'attività sismica. L'identificazione e la distribuzione geometrica delle strutture recenti ed attive costituiscono l'elemento di base di analisi e pertanto esse verranno studiate prioritariamente fornendo tra l'altro il dato base per una rappresentazione cartografica. Le singole strutture verranno identificate grazie all'interpretazione di fotografie aeree a varie scale e all'elaborazione di immagini da satellite SPOT e LANDSAT 5 TM. Successivamente lungo i singoli segmenti verranno eseguiti studi strutturali di dettaglio atti a definire la cinematica del sistema deformativo. Queste analisi verranno condotte lungo le fasce cataclastiche che si sviluppano in corrispondenza delle principali strutture e all'interno delle sequenze Pleistoceniche da esse deformate. I maggiori segmenti di faglia verranno caratterizzati inoltre sulla base delle loro velocità di deformazione al fine di ottenere un parametro che, oltre a costituire un elemento classificativo, definisca l'attività geodinamica della struttura e la sua potenzialità. Verranno eseguite pertanto una serie di analisi atte a definire i tassi deformativi, di lungo periodo (a partire dal Pleistocene medio) e di breve periodo (Olocene). I tassi deformativi di lungo e breve periodo verranno analizzati attraverso lo studio di dettaglio, sia morfologico che strutturale, delle scarpate di faglia, del reticolo idrografico e dei depositi sia continentali che marini strettamente associati all'attività delle principali strutture. Questi studi prevedono misurazioni quantitative di dettaglio mediante l'elaborazione computerizzata di dati digitali del terreno insieme a dati relativi ad immagini da satellite ad altissima risoluzione. In particolare per quelle strutture che si sviluppano lungo le regioni costiere verrà affrontato uno studio di dettaglio sulla distribuzione delle superfici marine terrazzate le quali costituiscono ottimi tiltmetri naturali utili per la valutazione della deformazione a lungo termine a letto ed a tetto delle singole strutture. Lo studio delle superfici terrazzate costituirà inoltre un ottimo strumento per poter definire la componente di sollevamento regionale consentendo così una valutazione univoca del contributo di deformazione legato alle singole strutture. L'analisi delle superfici terrazzate verrà integrato da studi morfologici a scala regionale finalizzati alle datazioni indirette delle diverse generazioni di superfici corroborate da datazioni assolute di depositi legati a differenti ordini di terrazzi al fine di ottenere dei vincoli temporali indispensabili per la definizione della velocità di deformazione e per limitare nel tempo i processi deformativi. L'analisi morfologica mirerà principalmente alla correlazione tra le singole generazioni di paleosuperfici marine distribuite altimetricamente con i picchi di una curva eustatica di riferimento, al fine di ottenere una distribuzione ad alta risoluzione temporale su cui basare le valutazioni sulla velocità di sollevamento regionale e di movimento lungo le strutture. Successivamente all'identificazione delle faglie e alla loro caratterizzazione cinematica, verranno investigate le relazioni strutture-sismicità attraverso l'analisi dei principali eventi storici caratterizzati da intensità macrosismica maggiore di VIII-IX e magnitudo maggiore di 6, mediante un esame dei documenti storici originali. Questo tipo di analisi ha già fornito ottimi risultati lungo differenti strutture attive in diversi contesti strutturali e oltre a permettere, mediante la lettura della deformazione del suolo, l'attribuzione ad una struttura data del suo probabile terremoto caratteristico e delle sue modalità di rottura, consente, in ogni caso, di acquisire elementi utili per la conoscenza del comportamento del territorio per un evento sismico di entità comparabile a quello esaminato. Di particolare interesse risulterà lo studio dei grandi fenomeni gravitativi indotti da eventi sismici di elevata magnitudo. Lo studio di questi fenomeni, di cui si ha certa documentazione per la crisi sismica del 1783 della Calabria meridionale, costituirà un utile elemento sia per la valutazione della risposta del territorio in relazione con l’energia di un dato evento sismico, che per le implicazioni in termini di rischio. Nelle aree costiere questi fenomeni risultano inoltre di particolare interesse in quanto causa del verificarsi di locali onde anomale di ampiezza elevata. In particolare nell'ambito del progetto verranno esaminate in dettaglio le deformazioni associate alle strutture che bordano verso il lato tirrenico la penisola di Capo Vaticano e l'alto di Palmi-Bagnara e quelle relative alle strutture che delimitano verso il lato ionico la catena peloritana. Lungo transetti che attraversano queste tre aree verranno inoltre studiati i vari ordini di superfici marine terrazzate al fine di definire curve di deformazione a lungo termine. Lungo i settori costieri adiacenti le faglie potenzialmente attive verranno eseguite indagini paleosismologiche al fine di ritrovare eventuali depositi connessi a onde di tsunami avvenute nel Pleistocene e nell'Olocene. Il rapido abbassamento e/o sollevamento di settori costieri in occasione di eventi sismici e l'arrivo di un'onda di tsunami possono infatti comportare rilevanti variazioni in ambienti palustri e lacustri adiacenti la costa. In via esplorativa, ci si propone pertanto di effettuare dei carotaggi campione nei depositi palustri e lagunari che insistono nell’area dello Stretto di Messina al fine di evidenziare eventuali anomalie stratigrafiche nella successione alluvionale.