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UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
ARIAS, C., COMAS-RENGIFO, M. J., 1992. Ostracodos del Domeriense Superior y Toarciense Inferior de la Cordillera Iberica. Revista Espanola de Micropaleontologia, 23, 111-155.
BARATTOLO F. & PUGLIESE A. (1987). Il Mesozoico dell’Isola di Capri. Quaderni dell’Accademia Pontaniana, N° 8, pp. 1-36, 66 tavv.
BARATTOLO F. & ROMANO R. (2003). Some bioevents at the Triassic-Liassic boundary in the shallow water environment. In: Atti del Workshop “Late Triassic-Early Jurassic events in the framework of the Pangea break-up”, Capri 30 settembre - 1 ottobre 2003, p. 14.
BARBERA C. (1963). La fauna ad ammoniti del M. Bulgheria (Salerno). Boll. Soc. Nat. Nap., vol. 72, pp.249-284, 4 tavv.
BOOMER, I., AINSWORTH, N. R., EXTON, J., 1998. A re-examination of the Pliensbachian and Toarcian Ostracoda of Zambujal, west-central Portugal. Journal of Micropalaeontology, 17, 1-14.
BOUTAKIOUT, M., DONZE, P., OUMALCH, F., 1982. Nouvelles especes l’ostracodes du Lias moyen et superieur du Jbel Dhar Nsour (Rides sud-rifaines, Maroc Septentrional). Rev. Micropaleont., 25, 94-104, Pls. 1-2.
CARRAS N. (1995). La piattaforma carbonatica del Parnasso durante il Giurassico superiore-Cretaceo inferiore (Stratigrafia ed evoluzione paleogeografica). Tesi di Dottorato. Università degli Studi di Napoli Federico II, 225 pp., 69 tavv.
CESTARI G. (1963). Segnalazione di scaglia maestrichtiana e paleocenica sul versante nord-occidentale del M. Bulgheria (Cilento meridionale). Mem. Soc. Geol. It., 4, 9, Bologna.
CHIOCCHINI M. (1987). Il Giurassico in facies di piattaforma carbonatica nell’Appennino centro-meridionale: breve sintesi dei dati paleontologici e stratigrafici. Boll. Soc. Pal. It., 26 (3), pp. 303-308, Modena.
CHIOCCHINI M., MANCINELLI A. (1977). Microbiostratigrafia del Mesozoico in facies di piattaforma carbonatica dei Monti Aurunci (Lazio meridionale). – Stud. Geol. Camerti, 3, 109-152.
CHIOCCHINI M., FARINACCI A., MANCINELLI A., MOLINARI V., POTETTI M. (1994). Biostratigrafia a foraminiferi, dasicladali e calpionelle delle successioni carbonatiche mesozoiche dell’Appennino centrale (Italia). Studi Geol. Camerti, vol. spec., pp. 9-129.
D'ARGENIO B., PESCATORE T., SCANDONE P. (1973). Schema geologico dell'Appennino Meridionale (Campania e Lucania). Atti del Convegno: Moderne vedute sulla geologia dell'Appennino. Acc. Naz. Lincei, Quad. 183, pp. 49-72.
DE CASTRO P., (1962). Il Giura-Lias dei Monti Lattari e dei rilievi ad ovest della Valle dell’Irno e della Piana di Montoro. Boll. Soc. Nat. Napoli, vol. 71, pp. 3-34, 19 tavv.
DE CASTRO P. (1991). Mesozoic. IN: Field trip guide book, 5th Int. Symp. on Fossil Algae, pp. 21-38, Napoli.
MOSTARDNI F., MERLINI S. (1988). Appennino Centro Meridionale. Sezioni geologiche e proposta di modello strutturale. 73° Cong. Soc. Geol. It., AGIP, pp. 1-59.
PATACCA E., SARTORI R., SCANDONE P. (1990). Tyrrenian basin and Apenninic ascs: kinematics relations since late Tortonian times. Mem. Soc. Geol. It., 45, 425-451.
SCANDONE P., SGROSSO I., BRUNO F. (1964). Appunti di geologia sul Monte Bulgheria. Boll. Soc. Nat. Nap., 73, 19-27.
SGROSSO I., TORRE M. (1967). La successione stratigrafica mastrichtiano-eocenica di Roccagloriosa (Cilento). Boll. Soc. Nat. Nap., 76, p. 199-217, 8 tav.
TORRE M. (1969). Studio biostratigrafico del Paleogene del M. Bulgheria. Boll. Soc. Nat. Nap., 78, p. 355-364, 6 tavv.

Programma di ricerca

Fasi evolutive dei sistemi di rifting Atlantico e Ionico attraverso l'indagine sugli eventi registrati nelle successioni sedimentarie alpine ed appenniniche.
Università di riferimento
Università degli Studi di NAPOLI "Federico II" - SCIENZE DELLA TERRA - NAPOLI(NA)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Filippo BARATTOLO
Descrizione
L'intervallo compreso tra il Trias superiore ed il Giurassico risulta essere ampiamente rappresentato nel record stratigrafico di tutto il territorio nazionale, sia in successioni di piattaforma carbonatica, che in successioni di transizione anche se in misura minore. L'ampia diffusione areale di questo intervallo non compensa però, i numerosi problemi d'ordine biostratigrafico, legati al drammatico impoverimento delle comunità bentoniche causato dalla crisi tardo triassica attestata nell'Hettangiano. Altri momenti di crisi biologica sembrano comunque essere presenti nel Giurassico come ad esempio nell'intervallo Toarciano-Aaleniano. Nell'ambito del programma di ricerca, l'Unità di Napoli, intende individuare, attraverso, uno studio sistematico, i principali bioeventi relativi ai foraminiferi bentonici, alghe dasicladali ed in parte anche gli ostracodi da cui trarre elementi utili per una migliore definizione biotratigrafica e cronostratigrafica e paleoecologica delle associazioni micropaleontologiche. A tal scopo l'Unità di Napoli intende affrontare lo studio di successioni stratigrafiche di transizione dell'intervallo Trias superiore-Giurassico e di proseguire lo studio delle facies di piattaforma carbonatica ma esteso ai termini del Toarciano-Oxfordiano. Successione di transizione del Monte Bulgheria. Lo studio delle successioni di transizione verrà realizzato attraverso: - campionature di dettaglio di alcune serie del Monte Bulgheria (SA) e confronti con analoghe successioni affioranti nell'Isola di Capri già conosciute in letteratura (Barattolo & Pugliese, 1987). Il Monte Bulgheria rappresenta, infatti, uno dei più imponenti rilievi carbonatici dell'area del Cilento, il quale insieme ai Monti Alburno e Cervati fa parte delle unità di tetto del sistema di accavallamento dell'Appennino campano-lucano (Patacca et al., 1990). La sua potente successione carbonatica è ascrivibile all'Unità tettonica Bulgheria-Verbicaro-Capri della piattaforma carbonatica Campano-Lucana (sensu D'Argenio et al., 1973), ed è rappresentata da sedimenti in facies di transizione tra la piattaforma carbonatica ed il mare aperto. Tale successione, nell'intervallo mediogiurassico mostra intercalazioni di livelli ammonitici (Barbera, 1963), preziosi per una taratura cronostratigrafica della biozonazione della successione carbonatica. Lavori esistenti sulla stratigrafia e biostratigrafia del Mt. Bulgheria sono quelli di Cestari (1963); Scandone et al. (1964); Torre (1969); Sgrosso e Torre (1967). - biostratigrafia: l'Unità di Napoli si occuperà essenzialmente della biostratigrafia ad alghe dasicladali e foraminiferi del Monte Bulgheria che verrà integrata con quella a Nannofossili e Radiolari attraverso collaborazioni scientifiche con l'Unità di Perugia (Proff. Leonsevero Passeri e Gloria Ciarapica) e Firenze (prof. Marta Marcucci); - stratigrafia: la successione sarà inoltre, investigata anche dal punto di vista della stratigrafia sequenziale (prof. Giuseppe Nardi). - confronti con altre serie in facies transizionali come ad esempio Monte Cairo (Frosinone) ed il Gran Sasso, attuabili attraverso collaborazioni scientifiche già collaudate con altre Unità (es. Camerino, Prof. Anna Mancinelli) e Perugia (Proff. Leonsevero Passeri e Gloria Ciarapica). Scopo della ricerca è: - effettuare l'analisi sequenziale principalmente della successione di Monte Bulgheria; - ottenere una distribuzione integrata a foraminiferi, alghe dasicladali, nannofossili e radiolari tesa ad affinare la definizione biostratigrafica dei primi; - mettere in evidenza le eventuali lacune stratigrafiche nella successione e di definirne l'ampiezza. La finalità nell'analisi delle successioni di transizione, è quella di poter delineare i meccanismi di messa in posto dei corpi carbonatici nelle facies di transizione alla luce della stratigrafia sequenziale. Facies di piattaforma carbonatica della Tetide meridionale. Per quanto riguarda le successioni di piattaforma carbonatica, il loro studio rappresenta la prosecuzione di precedenti ricerche a termini stratigraficamente più giovani. Tali ricerche tra l'altro hanno già messo in evidenza quanto l'impatto della crisi biologica al passaggio Trias/Lias, abbia influito sul popolamento ad alghe e foraminiferi bentonici del liassico e definito le tappe del recupero biologico (Barattolo & Romano, 2003). In questo nuovo programma di ricerca l'attenzione verrà rivolta a successioni del Toarciano-Oxfordiano affioranti in Italia meridionale (Monti Lattari: De Castro, 1962) ed in Grecia (Parnasso: Carras, 1995) caratterizzate da una sedimentazione carbonatica di mare basso. Grazie alla collaborazione, già in corso, con colleghi dell'Università Ibn Tofail di Kenitra, si intendono campionare alcune successioni del Toarciano-Oxfordiano dell'Alto Atlante marocchino. Queste permetterebbero d'effettuare confronti tra i depositi giurassici databili con ammoniti ed i coevi depositi dell'Appennino meridionale e della Grecia. Le successioni del Marocco contengono tra l'altro frequenti intercalazioni argillose contenenti faune a piccoli foraminiferi ed ostracodi. Le ostracofaune saranno oggetto di studio da parte di ricercatori napoletani (dott. Diana Barra) che marocchini (prof. Mohammed Mehdi). Le ostracofaune del giurassico inferiore e medio, già oggetto di precedenti lavori da parte di diversi Autori (Boutakiout et al.; Boomer et al.; Arias et al.) in altri settori della Tetide, sono state finora poco studiate nelle successioni affioranti in Marocco. La loro presenza è attestata almeno negli intervalli argillosi del Toarciano (Mehdi, pers. comm.) pertanto il loro studio fornirà ulteriori dati interpretativi relativamente a questo intervallo stratigrafico. Gli scopi dello studio delle piattaforme carbonatiche, sono: - delineare i bioeventi ad alghe dasicladali e foraminiferi nell'intervallo Toarciano-Aaleniano; - integrare la biostratigrafia di successioni argillose del Marocco attraverso l'analisi degli ostracodi e piccoli foraminiferi e correlarle alle coeve successioni carbonatiche; - distinguere il segnale biostratigrafico da quello di facies e paleogeografico attraverso l'integrazione degli studi con le altre unità operative, ed il confronto di associazioni algali di ambienti deposizionali diversi (laguna - retromargine - margine); - ottenere possibili elementi di correlazione tra successioni di piattaforma carbonatica di mare basso e successioni pelagiche. L'unità operativa di Napoli sarà inoltre impegnata a fornire un supporto ad altre Unità operative. Con quella di Padova (prof. Mietto), sarà impegnata nello studio di microflore a dasicladali del Carnico delle Alpi. Tale studio riveste una particolare importanza per la storia evolutiva delle dasicladali. Si tratta infatti, di un piano che rappresenta un momento di crisi per le dasicladali, collocandosi tra un momento di relativo rigoglio (Trias medio) con forme spiccatamente permo-triassiche ed un altro (Norico-Retico) con forme che preludono a quelle liassiche. Con l'unità operativa di Perugia, sarà invece, impegnata nell'analisi paleontologica (foraminiferi bentonici ed alghe dasicladali) degli intervalli torbiditici calcarei di successioni di transizione e bacinali del Gran Sasso.