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UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
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Programma di ricerca

EREDITA' TARDO-PALEOZOICHE E MESOZOICHE NELLA STRUTTURAZIONE DELLA CATENA ALPINA
Università di riferimento
Università degli Studi di PAVIA - SCIENZE DELLA TERRA - PAVIA(PV)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Alberto LUALDI
Descrizione
Nelle Alpi Marittime, i dati raccolti durante alcune decadi di ricerche hanno evidenziato l'esistenza di un appilamento di numerose falde di pertinenza del dominio pennidico, e subordinatamente elvetico, provenienti dal margine del paleocontinente europeo e dall'adiacente bacino oceanico piemontese-ligure. La struttura attuale, risultato di tre principali eventi deformativi, non è semplice da decifrare, soprattutto a causa dell'evento più recente, legato alla rotazione dell'arco delle Alpi Marittime, che ha prodotto complesse geometrie a duomi e bacini asimmetrici. Un modello generale e sufficientemente dettagliato dell'evoluzione cinematica della catena non è stato ancora elaborato. Quello a tutt'oggi pubblicato, fondato sui diversi gruppi di dati ottenuti da analisi stratigrafiche, sedimentologiche e strutturali, dallo studio delle paragenesi metamorfiche e da rilevamenti dettagliati, è limitato alle sole falde brianzonesi. La ricostruzione della situazione iniziale è stata realizzata mediante il confronto tra le successioni stratigrafiche delle falde, in modo da ottenere, per ogni periodo, un assetto compatibile con gli ambienti deposizionali (ivi compreso quello vulcanico), le loro variazioni laterali e la loro evoluzione verticale. Il quadro così ottenuto è stato integrato con l'accertamento (più o meno accurato, a seconda dei casi) dell'età del tetto delle diverse successioni ed è risultato compatibile con quello ricavato dall'attuale sovrapposizione delle unità e dagli indicatori cinematici forniti dall'analisi strutturale. La ricostruzione messa a punto evidenzia che la tettonica alpina è stata fortemente condizionata dalle strutture preesistenti. Non solo le superfici di scollamento appaiono situate entro gli orizzonti più duttili - quali le peliti del Carbonifero superiore e le piroclastiti fini della parte alta del Permiano inferiore. Anche le preesistenti faglie normali (sviluppate nel tardo-Paleozoico e nelle successive fasi mesozoiche di rifting), che mettevano in contatto successioni diverse per spessori e proprietà reologiche, hanno condizionato ad ogni passo dello sviluppo dei thrust alpini la localizzazione delle rampe frontali e, di conseguenza, l'estensione dei flat e l'entità del trasporto tettonico. I dati finora raccolti ed il modello parziale elaborato suggeriscono di procedere con la metodologia impiegata, analizzando in dettaglio anche i gruppi di falde finora non presi in considerazione, di pertinenza dei settori Ligure-Piemontese, Prepiemontese ed Elvetico. Per ciascuno dei settori sopra indicati verranno inizialmente collazionati e riconsiderati i dati già disponibili per ogni intervallo di tempo, in funzione della loro possibile incidenza sulla successiva evoluzione, ancor prima che questa giunga alla tettogenesi. In effetti, il quadro che in un modello cinematico riferito alla catena alpina viene assunto come "iniziale" è il risultato di eventi precedenti che debbono essere attentamente ricostruiti: errori o considerevoli imprecisioni condizionano pesantemente la messa a punto delle fasi successive. Questa considerazione si applica, in realtà, anche a ciascuna delle tappe successive a quella "iniziale", sì che il lavoro dovrà procedere gradualmente, riconsiderando per ogni fase dati e relative interpretazioni. In tal modo si evidenzieranno anche i settori e/o gli intervalli di tempo per i quali si renderà necessaria la raccolta di nuovi dati "mirati". Stante la necessità di continue verifiche incrociate tra dati "paleogeografici" e loro interpretazione in chiave di condizionamento della successiva evoluzione strutturale, appare difficile separare la ricerca in fasi metodologicamente e operativamente diverse. Il piano messo a punto, peraltro suscettibile di modifiche "in corso d'opera" è il seguente. Età, facies e spessori delle unità litostratigrafiche di ciascuna falda saranno analizzati onde verificare se la ricostruzione paleogeografica che ne deriva non debba (o possa) essere integrata con "porzioni" ora non affioranti (sepolte?, erose?). L'estensione iniziale dei domini coinvolti nella deformazione condiziona infatti non solo la velocità di deformazione, ma anche la scelta dei meccanismi della sovrapposizione tettonica. Particolare attenzione sarà prestata non solo alla ricostruzione dei domini e sottodomini in senso "longitudinale" (cioè all'incirca parallelo a quello del futuro trasporto tettonico), ma anche trasversale, onde evidenziare eventuali transfer che, essenzialmente durante le fasi di rifting e drifting, hanno determinato la giustapposizione laterale di successioni diverse per facies, spessori e – quindi – per proprietà reologiche. Nella stessa ottica, saranno evidenziati i livelli duttili, con il loro spessore, in quanto possibili sedi di successivi scollamenti. Si cercherà anche di approfondire il confronto di litologia e spessore di successioni coeve, dopo averne verificata la probabile originaria contiguità: si valuterà se eventuali considerevoli variazioni debbano (o per lo meno possano) essere giustificate dall'esistenza di faglie estensionali, che durante l'orogenesi alpina potrebbero essere state riutilizzate con un fenomeno di inversione tettonica. Si cercherà di delimitare arealmente episodi di interruzioni o, al contrario, di accelerazioni della sedimentazione, allo scopo di verificare se e in qual modo la geometria tridimensionale di alcuni settori abbia "guidato" le successive tappe della deformazione. Nei limiti del possibile, la collazione dei dati verrà estesa anche ai terreni del Permiano-Carbonifero superiore, che oggi affiorano molto ampiamente. Benché si tratti di depositi continentali, oppure di accumuli vulcanici, che formano corpi le cui geometrie iniziali possono essere considerevolmente variabili, si ritiene di poter verificare, almeno in alcune aree, se e come la successiva evoluzione mesozoica, a partire dall'iniziale fase di pre-rifting, sia stata condizionata dagli eventi tardo-ercinici. L'obiettivo finale consiste nell'elaborazione di un modello per tutto il settore della catena, nel quale risultino coerentemente inseriti i modelli "parziali", messi a punto per ciascuno dei diversi gruppi di falde. Almeno per alcuni segmenti s'intende presentare anche una ricostruzione tridimensionale.