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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
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Programma di ricerca

Un'agricoltura per le aree protette
Università di riferimento
Università degli Studi "Mediterranea" di REGGIO CALABRIA - AGROCHIMICA E AGROBIOLOGIA - REGGIO CALABRIA(RC)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Michele MONTI
Descrizione
La ricerca ha come obiettivo la verifica e il miglioramento della compatibilità delle pratiche agricole con l'ecosistema del Parco d'Aspromonte con specifico riferimento alla salvaguardia della fertilità dei suoli, al contenimento dell'erosione ed all'inquinamento dei corpi idrici. Il programma di ricerca dell'Unità di Reggio Calabria., che riguarderà quindi le tecniche di Conservation tillage per la produzione agricole delle aree protette, intende mirare al conseguimento di risultati che possano, più in generale, concorrere alla promozione ed al mantenimento dei sistemi di produzione agricola sostenibili ed a basso impatto ambientale. Con riferimento alle specificità degli areali mediterranei e del Parco d'Aspromonte in particolare, il contributo della ricerca potrà essere mirato alla messa a punto di itinerari tecnici idonei assicurare l'uso delle superfici agricole nelle zone sottoposte a vincoli ambientali e che risultano caratterizzate da marginalità pedoclimatica. Per l'ambiente mediterraneo, inoltre, sono note le potenzialità nel fornire produzioni di qualità (prodotti tipici e di nicchia) ed il discreto grado di biodiversità presente per alcune specie d'interesse agrario; la valorizzazione dell'ambiente rurale delle aree protette in tale contesto, tuttavia, non può prescindere dalla valutazione e dalla messa a punto di sistemi di coltivazione a basso impatto ambientale che accrescano il valore aggiunto dei prodotti locali. Il programma di ricerca troverà attuazione nell'area del Parco, areale quindi caratterizzato da clima semiarido, soprattutto alle altitudini interessate dall'attività agricola. Ad oggi tuttavia una puntuale caratterizzazione del territorio del Parco di Aspromonte risulta ancora carente sia dal punto di vista pedoclimatico che idrologico e sono inoltre assenti informazioni sulla utilizzazione attuale e potenziale del territorio. L'agricoltura nel Parco è confinata nei cosiddetti Piani (600-800 m s.l.m.), su suoli a giacitura variabile (< 5% ¸ 13%) laddove in epoche più o meno recenti è venuta a mancare la copertura del bosco. Nella Carta dei suoli della Calabria (1:250000), i suoli interessati dall'attività agricola vengono inseriti, nella maggior parte dei casi nel gruppo tassonomico dei Dystroxerepts con diversi sottogruppi (Typic, Humic, Lithyc) (Soil Taxonomy); costituiscono entità dal profilo "da molto sottile a moderatamente profondo", a tessitura moderatamente grossolana e che dal punto di vista chimico si caratterizzano per l'elevato contenuto in sostanza organica, per la reazione acida o sub acida e per un basso grado di saturazione basica. Risulta evidente quindi, che la mancanza di una stabile copertura vegetale rende questi suoli soggetti all'erosione; tale fenomeno, peraltro, non viene limitato dall'utilizzazione agricola dei suoli che ne prevede il disturbo attraverso periodiche lavorazioni, e non assicura ad essi un'adeguata e continua copertura. Nel biennio l'attività di ricerca prevede due fasi: - Monitoraggio ed Analisi dei sistemi colturali con particolare riferimento alla gestione del suolo (1 anno). Rilevamento diretto o tramite interviste, delle colture e degli avvicendamenti, delle tecniche di lavorazioni, dei piani di concimazione, delle tecniche di controllo di malerbe, insetti e fitopatie. Queste informazioni saranno integrate da analisi delle caratteristiche fisico-chimiche ed idrologiche. - Valutazione degli effetti di tecniche conservative sulla fertilità chimica e fisica del suolo, sulle perdite per erosione e sulla disponibilità di nutrienti per le colture (1 e 2 anno). Sulla base di informazioni già in possesso riguardanti gli indirizzi produttivi delle aziende presenti sul territorio del Parco ed utilizzando i risultati del monitoraggio, saranno scelte un gruppo di aziende rappresentative presso le quali sarà svolta, sin dal primo anno, l'attività sperimentale del programma attraverso la messa a punto di dispositivi sperimentali. L'articolazione specifica di questa fase prevede l'applicazione nel sistema colturale di itinerari tecnici di tipo conservativo attraverso : a. gestione alternativa delle lavorazioni (modalità ed epoche) per limitare il rischio di erosione del suolo; b. inserimento di colture intercalari di copertura con funzione di green manure o di mulch per le colture in successione; c. gestione dei residui colturali delle colture cerealicole o leguminose da granella d. utilizzo di consociazioni cereali-leguminose, nei casi in cui l'indirizzo produttivo aziendale lo consentirà. Per quanto riguarda il punto a saranno valutate quelle tecniche di lavorazione (ripuntatura, lavorazione a due strati) per assicurare un minore livello di disturbo del suolo, rispetto alle lavorazioni attualmente adottate (fresatura e aratura), con effetti attesi positivi sul mantenimento del livello di sostanza organica e sulla capacità d'infiltrazione dell'acqua. L'utilizzo di colture di copertura, punto b, come fonte in-situ di biomassa, preve in precessione alla coltura principale, la semina di specie leguminose idonee alla funzione di green manure; queste ultime verranno sovesciate oppure disseccate e lasciate sul suolo come mulch prima dell'impianto di specie a ciclo primaverile estivo. L'utilizzazione come mulch sarà prevista per colture (fragola) in cui attualmente si utilizza la pacciamatura con film plastico. L'azione di copertura del suolo verrà attuata anche attraverso il mantenimento al suolo dei residui di alcune colture da granella, punto c, quali orzo e segale al fine di limitare le perdite per evaporazione e per controllare la flora infestante. L'utilizzo di consociazioni graminacee-leguminose, punto d, prevede la coltivazione contemporanea di specie da granella (segale, farro, cicerchia, fagiolo) nell'ottica di individuare sistemi più flessibili per la gestione dell'azoto soprattutto in regimi di produzione agricola "integrati" o "biologici". Gli itinerari tecnici così caratterizzati costituiranno un Sistema Conservativo che sarà confrontato con il Sistema "di riferimento" su un dispositivo sperimentale a scala parcellare. L'articolazione dell'attività prevede uno studio degli effetti dei trattamenti sulle: 1.caratteristiche fisico-chimiche ed idrologiche del suolo 2.disponibilità di azoto nel suolo e produttività delle colture; 3.perdite di suolo per erosione superficiale 4.perdite di macronutrienti (N e P) nelle acque di ruscellamento Con riferimento ai punti 1 e 2 , gli effetti dei trattamenti saranno valutati attraverso il monitoraggio dei principali parametri coinvolti nella stabilità di struttura e nei rapporti acqua-suolo (Sostanza organica, densità apparente, porosità, stabilità aggregati, resistenza alla penetrazione) ed in particolare saranno determinate presso i laboratori dell'U.R.: - frazioni umiche della sostanza organica - azoto (N org, NO3 & NH4) nel suolo durante il ciclo colturale - azoto assorbito dalle colture - azoto apportato con le colture di copertura e con i residui colturali - rapporto C/N della biomassa incorporata nel suolo Con riferimento ai punti 2 e 3, l'attività proposta prevede di isolare idraulicamente le parcelle sperimentali per l'acquisizione dei dati di deflusso ed erosione a scala di evento mediante l'installazione di un apparato di raccolta delle torbide ubicato in corrispondenza della sezione di chiusura. Si procederà quindi ad una ulteriore puntuale caratterizzazione dal punto di vista topografico (costruzione dei DEM), e pedologico (valutazione dell'erodibilità intrinseca dei suoli). Il dispositivo sperimentale previsto consentirà di valutare l'effetto del grado di copertura delle colture sull'erosione idrica e costituirà un solido punto di partenza per l'applicazione della USLE (RUSLE, MUSLE) su porzioni di territorio più vaste interessate da colture di caratteristiche confrontabili. Inoltre, disponendo di misure di produzione di sedimento è possibile risalire alla determinazione del fattore colturale C invertendo la formulazione originaria della USLE. Al fine di ricavare un valore caratteristico di C per ciascuno dei trattamenti indagati, sarà applicata la USLE per ogni evento di precipitazione disponibile. Successivamente, sarà assunto come coefficiente colturale caratteristico di ogni parcella il valore mediano di C relativo a ciascuna serie di valori ottenuti. I valori di C così ricavati, unitamente alle misure di R, K, LS e P relative al periodo di funzionamento delle parcelle, saranno utilizzati per quantificare l'efficacia protettiva delle diverse colture impiegate nei riguardi del suolo. Infine, con l'obiettivo di ricavare un valore di C che sia svincolato dalle misure di perdita di suolo e che consenta l'applicazione del modello anche in siti sprovvisti di apparati di raccolta delle torbide, sarà avviata una valutazione alternativa del fattore colturale che tenga conto di altre variabili caratteristiche delle colture e facilmente misurabili.