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UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
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Programma di ricerca

PROGETTARE LA MEMORIA. Architettura e monumento in Italia tra secondo Settecento e primo Novecento
Università di riferimento
Politecnico di BARI - ARCHITETTURA E URBANISTICA - BARI(BA)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Gian Paolo CONSOLI
Descrizione
DESCRIZIONE DEL PROGRAMMA DI RICERCA All'interno del tema della ricerca nazionale, l'unità locale vuole analizzare un periodo ed una area geografica specifici: si tratta di individuare le origini del "progetto della memoria" in area centro-meridionale esaminando il passaggio decisivo tra settecento ed ottocento, dal riformismo più o meno illuminato dell'ancien regime (stato borbonico e pontificio) alle repubbliche romana e napoletana, al periodo napoleonico fino alla restaurazione. Ognuno di questi momenti storici affronta il tema monumentale e cimiteriale e vi sono nessi evidenti tra scelte politiche e soluzioni formali che la ricerca intende individuare e chiarire coniugando gli strumenti della storiografia con l'analisi formale e spaziale. Per approfondire le origini del tema è naturalmente necessario indagare sulla sua definizione teorica; la cultura illuminista infatti definisce ed esalta il valore delle virtù civiche ed insieme riflette sulle necessità funzionali moderne della città dei morti. La definizione dei programmi civici di celebrazione dei "grandi uomini" come esempi morali da seguire è per esempio evidente nelle biografie e autobiografie (si pensi all'esempio di Giovambattista Vico) e trova la sua traduzione in pietra in opere come il Prato della Valle memmiano. Fondamentale al riguardo per la scena italiana è la riflessione di Francesco Milizia: sia sullo specifico dell monumento celebrativo in generale, sia per la definizione del tema cimiteriale. In definitiva la ricerca intende cogliere i nessi tra questi due momenti paralleli, ma difficilmente finora connessi, della creazione dei monumenti urbani e della codificazione del tema cimiteriale: due modi diversi di coniugare la rappresentazione della memoria. Il tema del monumento urbano va indagato a partire dal passaggio tra la cultura tardo-barocca e quella neoclassica. Per esempio il caso dell'erezione degli obelischi da parte di Pio VI, ci sembra unisca la tradizione barocca e sistina di qualificazione dello spazio urbano con i temi neoclassici del monumento come esempio e stimolo; in particolare l'obelisco del Quirinale con la sistemazione statuaria ed il dibattito successivo sarà uno dei temi indagati. Il ruolo fondamentale di Antonio Canova in questo dibattito ed in generale nella trattazione del tema celebrativo non potrà essere trascurato, fino alle ipotesi di adattamento celebrativo di interi brani di città proprio di alcuni progetti napoleonici (dal romano "giardino del grande Cesare" al milanese "Foro Buonaparte".) ed ai susseguenti adattamenti riduttivi postnapoleonici. Una sistematica catalogazione degli esempi anche soltanto progettati la loro analisi e l'indagine sui protagonisti, architetti e committenti, di questo periodo permetterà alla fine della ricerca di tentare una nuova sintesi storiografica sempre connessa allo studio parallelo del tema cimiteriale. Il fenomeno cimiteriale, infatti, ampiamente trattato dalla pratica e dalla letteratura architettonica negli anni a cavaliere tra il XVIII e il XIX secolo è assolutamente singolare per la sua sistematicità, si sviluppa intorno alla metà del Settecento da una varietà di cause: da una parte il progresso scientifico, filosofico, matematico e il mito della ragione, proprio del secolo dei Lumi, portano ad una rilettura in termini laici degli eventi terreni e inducono al rifiuto, alla riconsiderazione critica di ordine culturale e religioso, dell'antica concezione della morte, dei riti e dei culti funebri; dall'altra, poiché appaiono sempre più urgenti le risoluzioni delle questioni legate all'igiene e alla salubrità urbana, viene decretata l'espulsione dei luoghi «infetti» dalla città e messo in atto un lento processo di isolamento che porterà, negli anni e non senza tenaci opposizioni e dissensi, alla creazione dei moderni cimiteri collettivi extraurbani. Il cimitero appare dunque come una delle più significative testimonianze dei cambiamenti prodotti sulla scena urbana da una sensibilità nuova, da una società rinnovata nei suoi presupposti fondativi non più in grado di riconoscersi in ciò che l'aveva preceduta. Decretata l'espulsione dei luoghi di sepoltura dalla città, dalla fine del XVIII secolo i progettisti dei primi impianti cimiteriali non faranno altro che trasferire in campi aperti immagini già sperimentate, estremamente semplificate in una prima fase, in seguito maggiormente elaborate e quindi codificate. Se il Settecento aveva sancito la chiusura dei luoghi di sepoltura all'interno di solidi ed alti recinti di pietra ben lontani dal perimetro urbano, l'Ottocento invece riaprirà il cimitero alla città proprio ricercando una stretta analogia con le parti pubbliche di essa. Tra le due città, quella sotterranea dei morti e quella superiore dei vivi si pongono le tombe, «monumenti — come scrive Bernardin de Saint-Pierre nel 1784 — posti alla frontiera di due mondi». Nell'ambito di una necessaria storicizzazione si è ritenuto di individuare ed analizzare alcune significative esperienze a Roma e nel territorio dello Stato Borbonico poste in essere principalmente tra il 1750 e il 1850 (si pensi, ad esempio al significativo progetto di Ferdinando Fuga per il Cimitero napoletano delle Trecentossessantasei fosse, esempio di «macchina funebre perfetta» in grado di concretare, ancor prima di una loro completa formulazione e diffusione, i paradigmi più significativi delle istanze igieniste, divenuto un vero e proprio «modello» per la maggior parte dei cimiteri realizzati ancora nel corso del XIX secolo in Terra di Bari). Alla ricca bibliografia esistente, allo studio dei trattati redatti tra il XVIII e il XIX secolo (Milizia, Marulli ecc.), si affianca l'analisi diretta del materiale contenuto negli archivi centrali e nelle biblioteche delle maggiori istituzioni culturali. La documentazione archivistica (si pensi, ad esempio, al ricco carteggio contenuto presso l'Archivio di Stato di Roma, attraverso la cui lettura è possibile ricostruire i passaggi più significativi delle vicende architettoniche dei cimiteri capitolini in epoca napoleonica) si rivela particolarmente importante per la vastità delle informazioni offerte, per la ricostruzione di leggi, norme e decreti che hanno portato alla definizione dei primi impianti cimiteriali extra moenia, per l'emergere di elementi non ancora noti o non propriamente analizzati. L'analisi degli episodi effettivamente costruiti o soltanto progettati nel periodo preso in esame consentirà di produrre una mappatura storica dei principali organismi cimiteriali presenti e di mettere in evidenza le intenzioni che avevano portato a determinate scelte progettuali o le motivazioni che hanno invece impedito la loro effettiva realizzazione. COMPITI, OBIETTIVI E RISULTATI ATTESI D'accordo con l'impostazione nazionale della ricerca, l'unità locale intende arrivare ad una catalogazione tendenzialmente esaustiva dei casi di studio che renda possibile una sintesi storiografica complessiva sul periodo ed il territorio indagato da mettere a confronto con il panorama nazionale e più in generale europeo. Tappe intermedie saranno la costruzione di una bibliografia ragionata esaustiva, una prima catalogazione di casi di studio, l'analisi ravvicinata di alcuni casi campione, attraverso sopralluoghi, rilievi fotografici, indagini d'archivio ed analisi formali e stilistiche, fino all'individuazione di una griglia interpretativa che permetta una comparazione ragionata tra i casi studio. Il risultato finale sarà infine presentato in un convegno internazionale e messo a confronto con i risultati delle altre unità e con studi similari sviluppati in Europa