Bibliografia
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SU ALCUNI CENTRI IN PARTICOLARE:
- Cavallino
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S. CASTROMEDIANO, Caballino, Cavallino 1984.
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P. LEONE DE CASTRIS, “Lecce picciol Napoli”. La Puglia, il Salento e la pittura napoletana dei “secoli d'oro”, ivi, pp. 3-26.
- Corigliano:
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G. ORLANDO D’URSO, Corigliano d’Otranto: memorie dimenticate, Lecce 2000.
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B. ENRIQUEZ, Montemesola un’oasi di pace, Parma 1977.
Montemesola dalla preistoria alla storia, a cura dell'Amministrazione Comunale di Montemesola e dell’Archivio di Stato - Taranto 1985.
N. CIPPONE, La vita feudale nei casali del Tarantino, Nuova Editrice Apulia, Martina Franca 1999.
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G. MARTUCCI, Carte topografiche di Francavilla, Oria e Casalnuovo del 1643, Francavilla 1986.
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L. TARENTINI, Cenni storici di Manduria antica-Casalnuovo-Manduria Restituta, Cosenza 1931, rist. anast. Manduria 1984.
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- Ruffano:
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- Seclì:
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Programma di ricerca
ATLANTE TEMATICO DEL BAROCCO IN ITALIA.
4. RESIDENZE NOBILIARI E TRASFORMAZIONI URBANE
Università di riferimento
Università degli Studi di LECCE -
BENI DELLE ARTI E DELLA STORIA - LECCE(LE)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Vincenzo CAZZATO
Descrizione
La ricerca si collega ad altre avviate negli anni precedenti ("Atlante tematico del Barocco in Italia nell'Italia Centrale e Meridionale"), l'ultima delle quali avente per oggetto "Ville, giardini e altri insediamenti extraurbani". L'Unità, nell'ambito del programma nazionale, intende mettere a fuoco i rapporti fra residenze nobiliari e trasformazioni urbane all'interno dell'antica Terra d'Otranto; un'area per molti versi omogenea caratterizzata, soprattutto nel corso del Settecento, da un flusso interessante di artisti da nord a sud e, in alcuni casi, dalle stesse committenze. Le fasi di ricerca si articoleranno in due momenti. Il primo riguarderà la raccolta delle fonti bibliografiche, l'individuazione della documentazione archivistica (con sopralluoghi presso biblioteche e archivi pubblici e privati), di materiale cartografico (cartografia storica e contemporanea), di rilievi, della documentazione iconografica antica, di un'adeguata documentazione fotografica. Questa prima fase si concluderà con il censimento delle residenze nobiliari, che confluirà nel volume "Atlante del Barocco in Terra d'Otranto". Una ricerca più mirata consentirà successivamente di mettere a fuoco il rapporto fra le residenze e le trasformazioni indotte sul tessuto urbano in alcuni centri, a volte anche di piccola estensione, sedi di corti feudali di modeste dimensioni a diretto contatto con la cultura della Capitale: ampliamenti e rettifiche viarie, apertura di piazze, realizzazione di nuovi assi urbani e territoriali, urbanizzazione di aree e progettazione di nuovi quartieri. Prescindendo da alcune realtà maggiormente note (Martina Franca e i Caracciolo), è importante, in provincia di Taranto e di Brindisi, il ruolo della famiglia Imperiali tra XVII e XVIII secolo. Con Michele II, insignito del titolo di principe nel 1639, Francavilla si dota di nuovi quartieri popolandosi di chiese e conventi soprattutto sul versante orientale: fra gli interventi, il prolungamento fino al convento dei Carmelitani della strada Imperiali. Agli inizi del Settecento l'abitato si sviluppa lungo i tre importanti assi della strada Imperiali, della strada del Carmine e della strada Simeana, così chiamata in onore della moglie di Michele III, principessa Irene di Simeana: un asse della lunghezza di 339 passi che collega i Cappuccini con la contrada Paludi tagliando ortogonalmente le strade dei borghi attraversati, favorendone il completamento e la nascita di nuovi verso la campagna. Per completare il disegno urbanistico del nonno, Michele III realizza una nuova cinta muraria con otto porte e trasforma il Castello - sul quale interverrà successivamente anche Michele IV, ultimo degli Imperiali - in sontuosa residenza: ai primi decenni del Settecento, artefici delle trasformazioni saranno il romano Filippo Barigioni e Mauro Manieri. A Manduria l'espansione extra moenia, attestata già alla metà del XVII secolo nelle aree a est e ovest dell'abitato (borgo Porta Grande e borgo Porticella), si concentra successivamente in direzione dei principali edifici monastici. Tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, contemporaneamente ai lavori di ristrutturazione del palazzo Imperiali, sul sito del vecchio castello, si sposta Porta Grande poco oltre la chiesa degli Agostiniani, di fronte alla chiesa dei Serviti, con l'intento di accentuarne l'assialità con il Palazzo. Un caso del tutto inedito è quello di Montemesola, centro legato alla nobile famiglia dei Saraceno. A Benedetto, che nel 1755 ottiene il titolo di marchese, sono legate alcune importanti opere: la ristrutturazione della chiesa di Santa Maria della Croce (1762), la costruzione della Torre dell'Orologio (1766) e della porta San Gennaro (1777). Al figlio Andrea è assegnata la ristrutturazione del Palazzo (1794), la porta San Martino (1783) e l'edificazione di porta San Francesco (1804). Vivente il padre (morirà nel 1781), Andrea regolarizza alcune strade procedendo ad alcune demolizioni e traccia importanti assi viari, come l'attuale via Roma, che collega porta San Gennaro e il Palazzo Marchesale - di fronte al quale si apre una piazza circondata da botteghe - nonché le strade extramurali destinate al pubblico passeggio. Progettista di questa notevole impresa urbanistica sarebbe stato Vincenzo Ferrarese, architetto di Gallipoli, allievo del Milizia. In provincia di Lecce, emblematico è il caso di Cavallino e della famiglia Castromediano. Nel 1628 il feudo da baronìa diventa marchesato, Francesco sposa Beatrice Acquaviva d'Aragona e il piccolo abitato raggiunge l'apice del proprio sviluppo economico e del prestigio feudale: fra il 1630 e il 1637 è ampliato il palazzo con la realizzazione della "Galleria", è sistemata la piazza con il pozzo-baldacchino (1636) sovrastato dalla statua di S. Domenico (protettore del paese), orientata in direzione di Lecce; è edificato il convento (1626-35), affidato alle cure dei Domenicani; è riedificata la cappella della Madonna del Monte (1629) sul sito di una fabbrica preesistente. Anche in centri di dimensioni ancora minori, come Seclì, le trasformazioni del palazzo ad opera dei baroni d'Amato nel Cinquecento e dei Severino nel Settecento coincidono con altri significativi interventi sui rimanenti poli urbani (la Matrice e il convento francescano di S. Maria degli Angeli). Le trasformazioni dei palazzi baronali (o ducali) portano spesso a un ridisegno delle piazze sulle quali si confrontano i due poteri civile e religioso. A Ruffano, ad esempio, il castello è edificato nel 1626 da Rinaldo Brancaccio - famiglia di origine napoletana - sul sito di una precedente rocca medievale; la Matrice, d'impianto cinquecentesco, è ampliata subito dopo il 1657 quando il principe Carlo (nipote di Rinaldo) fa costruire una "loggia" che, mediante un collegamento "a giorno", collega il palazzo con la Parrocchiale. Dopo che nel 1753 Matteo Ferrante, luogotenente della Regia Camera della Sommaria, acquista l'edificio dai d'Amore, sarà il figlio Nicola ad ampliarlo sul versante prospiciente un'altra piazza, esterna al recinto murario (piazza S. Francesco), con il "porticato dei Mercatanti", sovrastato da una loggia e collegato alla Porta di Mare che funge da collegamento fra le aree intra ed extra moenia. Nel ridisegno di alcuni di questi spazi urbani potrebbero essersi cimentati anche architetti illustri. Tutto da indagare, ad esempio, è il ruolo svolto da Ferdinando Sanfelice nella piazza di Matino, riprogettata dal marchese Del Tufo fra il 1711 e il 1754 adottando un impianto rettangolare nel quale il Palazzo Marchesale occupa il lato minore, mentre quasi di fronte è la Matrice di S. Giorgio (riedificata a partire dal 1753). A Tricase il rapporto fra Matrice e residenza-fortezza dei Gallone determina un vero e proprio sistema gerarchico di piazze: la piazza principale oblunga con il lato maggiore occupato dal palazzo e la chiesa secentesca dei Domenicani (1688) su uno dei lati minori, mentre sull'altro è il fianco della Parrocchiale, riedificata nel Settecento in posizione obliqua, con le complesse volumetrie del transetto e del campanile. La facciata vera e propria della chiesa forma a sua volta con il castello e con alcune case una piazza pentagonale di minori dimensioni. Cerniera fra la grande e la piccola piazza è un arco al disopra del quale corre un camminamento che mette in comunicazione la residenza con l'edificio religioso. Nell'ambito del progetto particolare importanza verrà assegnata alle campagne di rilevamento di edifici, porzioni di edifici e snodi urbani. Dei maggiori palazzi non si dispone infatti di rilievi scientifici (si pensi a Manduria), né di rilievi di parti significative di residenze nobiliari quali logge, scaloni, atrii. Utile sarà per alcuni centri il ridisegno dei catastali ottocenteschi sui quali verranno riportati gli episodi più importanti: piazze, assi rettilinei, relazioni fra gli edifici, interventi di "arredo urbano", visuali (a Manduria, ad esempio, da Porta Sant'Angelo è ben visibile lo stemma della famiglia Imperiali sistemato sullo spigolo del palazzo, mentre a Montemesola il palazzo è visibile da tutte le porte d'accesso alla città). Interessante sarà anche la ricostruzione dei tracciati murari di alcuni abitati come Francavilla (interessata da tre circuiti: quello angioino del 1364, quello di Giovanni Antonio del balzo Orsini del 1455 e quello degli Imperiali della fine del XVIII secolo) con conseguente spostamento delle porte d'accesso, condizionato spesso dalla posizione di alcuni edifici monastici (a Manduria si sposta Porta Grande di fronte al convento dei Padri Serviti; a Francavilla la Porta Nova di fronte al monastero dei Cappuccini, la Porta Grande accanto al complesso dei Carmelitani).