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Entro il progetto nazionale su «La cultura europea ed il problema dell'alterità: storiografia, politica e scienze dell'uomo in età moderna (XVI-XIX secolo)» l'unità di Napoli intende approfondire le varie realtà storiche e teoriche del modello missionario. Un primo aspetto di studio sarà quello del rapporto specificamente missionario, ossia della relazione che si costruisce tra il gruppo missionario e il gruppo da evangelizzare. La prof.sa Cuturi affronterà il problema della liturgia. Il contatto con l'alterità è andato costruendosi attorno all'aspetto liturgico, per la necessità di osservare con consapevolezza le pratiche sociali, religiose e comportamentali proprie ed altrui. La liturgia è un terreno di sintesi tra il messaggio evangelico e le modalità di comunicazione del cristianesimo. L'osservazione dell'alterità che ne è nata ha condotto i missionari a percepire le strategie di penetrazione e radicamento nelle terre da cristianizzare come un processo di "accomodamento", di "adattamento", o di "inculturazione". Nel corso della storia delle missioni "l'accomodamento" è stato al centro del dibattito teologico, e ha posto il problema del rapporto tra universalismo dogmatico e relativismo culturale. Ma la pratica liturgica ha rappresentato anche una fonte di resistenza indigena alla "colonizzazione delle anime". L'ambiguo rapporto tra forma e contenuto ha permesso che l'assunzione di simboli e ritualità non cancellasse del tutto i contenuti pre-cristiani, ed anzi in alcuni casi ha favorito la conservazione in forme cristiane di simbologie e rappresentazioni indigene. Antropologi e storici cominciano a studiare in quest'ottica le realtà indigene del mondo latino-americano, in particolare attraverso l'azione colonizzatrice e missionaria. La prof. Cuturi si propone di svolgere uno studio sia etnostorico, sia antropologico dell'evangelizzazione dei domenicani spagnoli (ancora poco studiati) nel sud del Messico (Oaxaca), per esplorare l'aspetto liturgico del Corpus Christi e della cura dei santi, risultato da un reciproco adattamento tra evangelizzatore ed evangelizzato. Altro modello di missione da analizzare sarà quello gesuita, qui studiato secondo due prospettive. Il prof. Guerre ne affronta il problema della comunicazione. Nella storia dell'evangelizzazione i problemi di resa dei concetti della lingua cattolica nelle lingue locali senza tradizione scritta sono parsi spesso insormontabili. Ma non si mirava solo a questo. L'opera di civilizzazione doveva realizzare un piano di disciplinamento di varie dimensioni pragmatico-comunicative, attraverso la costruzione di nuove modalità testuali e di nuovi generi comunicativi. Durante il ‘500 e ‘600, infatti furono molto utilizzati immagini e musica. Le complesse identità socio culturale neo-cristiane che si andavano formando nei villaggi amerindi trovavano una rappresentazione pubblica negli eventi musicali-coreografici. Questo valeva non solo per i non cristiani del Nuovo Mondo, ma anche il popolo di illetterati dell'Europa. In particolare, musiche e danze dall'inizio del ‘600 sono diventate parte integrante della "messa in scena" del messaggio cristiano e della riorganizzazione socio politica del tempo e dello spazio delle società da evangelizzare, sia nelle Indie Occidentali, sia in Europa, nelle "nostre Indie". Le dimensioni del fenomeno sono molto ampie ma fino ad ora molto poco esplorate. La presente ricerca intende focalizzare l'attenzione sulle riduzioni gesuitiche in sud America (XVII e XVIII sec.) e nelle missioni interne in Europa. La missione, infatti, non fu soltanto strumento di relazione con l'alterità extra-europea; permise anche di scoprire –o di costruire- l'alterità interna all'Europa. Il prof. Romeo si propone perciò di approfondire il problema delle missioni interne nell'Italia moderna, con particolare riferimento al regno di Napoli, dal punto di vista delle strategie di controllo sociale e religioso che esse rispecchiano. E' una prospettiva di analisi finora poco approfondita. Il primo, ovvio obiettivo è la ricostruzione dei tempi, dei luoghi e dei modi in cui la Chiesa romana operò per abituare gli italiani a questa sua nuova presenza. Poco ancora sappiamo, infatti, sui ritmi, sulle tipologie e sugli esiti della predicazione missionaria, sui poteri e sui saperi del missionario/confessore e sulle sovrapposizioni tra gli spazi delle missioni e le competenze ordinarie di vescovi e inquisitori. L'altro obiettivo è l'esame del ruolo delle élite locali nella committenza e nel ‘governo' delle missioni. Due esempi. Per le élite locali e per le autorità statali, importanti prospettive di ricerca vengono dalla documentazione dell'Archivio di Stato di Napoli (in particolare dal fondo Delegazione della Real Giurisdizione). Dal punto della vista delle strategie della Chiesa, l'incrocio dei fondi Sant'Ufficio e Congregazione delle Apostoliche Missioni dell'Archivio storico diocesano di Napoli con l'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede e le sterminate fonti dell'Archivio Segreto Vaticano permetterà di tracciare un primo bilancio della questione, in un'area nevralgica dell'Italia moderna. Della missione gesuitica il prof. Imbruglia ricostruirà la formazione del missionario. I missionari gesuiti, dalla Cina alle foreste americane, intesero avvicinarsi al mondo da conquistare animati soltanto dalla fede cristiana e liberati dalla loro cultura sociale originaria. Questo era l'obiettivo dell'adattamento. Si vuole vedere, a partire da casi individuali e storici definiti, come si sia formata questa peculiare spiritualità del missionario gesuita. Soprattutto si guarderà alla formazione complessiva del gesuita, giacché il missionario veniva formato nei collegi europei; in tal modo, tra antropologia e storia, viene alla luce un tratto della nuova realtà religiosa europea. Da queste indagini emergono alcuni obiettivi generali della ricerca. Dalle differenti visioni delle missioni appare chiaro che differente fu anche l'idea di religione che animava i modelli missionari. Per molti ordini religiosi; per vasti settori della Chiesa romana, ad esempio i Giansenisti; per i protestanti; per intellettuali come Pierre Bayle, c'era un salto radicale tra la religione rivelata e ogni altra religione. Diverso fu il caso dei gesuiti. Per loro la cesura stava tra ateismo e religione; questo secondo polo costituiva perciò un universo al cui vertice stava il cristianesimo romano, ma al cui interno c'era un continuum. Il cosmo religioso era un sistema di credenze, nel senso che ogni credenza religiosa si collegava per analogia ad altre religioni e a prassi sociali e politiche determinate. In questo vasto sistema si muoveva il gesuita, che, forte della sua spiritualità e della sua tecnica di adattamento, riusciva a mettere in contatto credenze tra loro all'apparenza lontane ed anzi opposte, come la religione civile cinese e il cattolicesimo; e riusciva anche a entrare in contatto, dall'interno, con i gruppi sociali che quelle credenze condividevano. Attraverso la storia della missione vengono dunque in discussione i problemi della religione e della credenza nell'Europa moderna, quello della cultura e religione popolare, ed il rapporto loro con le élites. Lo studio di un quarto caso permette di vedere come queste differenze religiose avessero premesse ed effetti politici. Lo scontro che si ebbe tra la Chiesa romana e i gesuiti a proposito delle missioni e dei modi della evangelizzazione in Cina e Giappone tra fine ‘600 e ‘700 rivela infatti la esistenza di fratture nella gerarchia cattolica e di conflitti profondi tra gli ordini religiosi, che condussero infine alla soppressione dei gesuiti nel 1773. Il prof. Di Fiore intende pubblicare una fonte importante per la storia di un ancora poco noto capitolo dei rapporti tra Europa e Cina e cioè la versione integrale del Giornale della Legazione della Cina, il diario della missione del Legato pontificio inviato nel 1721 da Clemente XI all'imperatore K'ang-hsi. Contro le teorie missionarie gesuite, Carlo A. Mezzabarba doveva imporre la condanna dei riti cinesi e la predicazione ortodossa della dottrina cattolica. Il fallimento suo venne imputato ai gesuiti e suscitò un vasto dibattito, che rivelò l'incipiente declino della Compagnia nelle missioni orientali. La soppressione della Compagnia di Gesù rappresentò una svolta nella storia missionaria dell'Europa moderna. Le missioni non scomparvero; ma per seguire il senso di questa vicenda nell'Europa moderna, bisogna guardare altrove. Bisogna guardare all'illuminismo, nel quale la discussione dell'idea di missione fu ambivalente. Il processo di secolarizzazione investì infatti anche l'idea e la pratica di missione e di conseguenza forti furono le critiche che l'illuminismo vi rivolse. La dott.sa Sebastiani intende affrontare questo aspetto della cultura illuminista, in particolare esaminando l'illuminismo scozzese e le sue teorie sulle razze e sulle possibili condotte coloniali. Ma, accanto alla critica, vi fu anche il riconoscimento della importanza del modello missionario, la cui positività veniva ora affermata in nome di ideali politici laici e di ragione, non di fede o di religione. L'idea di missione continuò ad avere importanza centrale nel discorso europeo sui rapporti con l'alterità e nei processi di civilizzazione. Modello per le amministrazioni politiche coloniali, lo si ritrova anche nel Code de la Nature di Morelly, che proponeva che il saggio legislatore laico seguisse l'esempio dei missionari, e ricorresse così ad una dolce violenza. Il più famoso testo utopistico dell'illuminismo svelava dunque una tendenza profonda della politica settecentesca. I vari momenti del programma di ricerca dell'unità saranno attuati sulla base di un periodico confronto sullo stato di avanzamento dei lavori, sia interno, sia in contatto con le altre unità del programma nazionale. Si prevede la pubblicazione di fonti, di articoli e pubblicazioni dei vari studiosi; inoltre si pensa ad organizzare sia un convegno di presentazione dei risultati finali, sia vari incontri nell'ambito dell'«Orientale». Per la diffusione dei risultati, ci si varrà anche del web, in particolare della rivista elettronica "Cromohs" (http://www.cromohs.unifi.it) e della biblioteca digitale "Eliohs" (http://www.eliohs.unifi.it) dirette dai responsabili delle unità di Firenze e di Trieste, proff. Minuti e Abbattista.