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L'obiettivo generale del progetto racchiude due esigenze, una metodologica ed una contenutistica. Per quanto riguarda la prima, l'obiettivo è rispondere alla domanda "come studiare il rapporto fra identità personale, appartenze e globalizzazione (dal locale al sovranazionale)? Il nostro obiettivo è quindi sperimentare e validare metodi e tecniche che si mostrino adeguati ad un tema innovativo e di piena attualità e nel contempo ci consentano un modo di "vedere" l'oggetto della ricerca con strumenti diversi da quelli della ricerca tradizionale. Per quanto riguarda il contenuto, l'obiettivo del progetto è individuare come nel processo di costruzione dell’identità culturale italiana ed europea –sia nelle dimensioni personali che in quelle sociali- la dimensione globale e la dimensione locale si intreccino. L’obiettivo diviene perciò quello di delineare le caratteristiche dei processi culturali e identitari, attraverso l’individuazione di indicatori sociali, culturali e antropologici della relazione circolare tra flussi di globalizzazione (omogeneizzanti?) e le dinamiche volte alla eterogeneizzazione, attraverso la rielaborazione locale (indigenizzazione) di modelli culturali, e la loro ricaduta sui modelli globali. Si tratta di un obiettivo di ricerca che si inserisce all’interno della vasta letteratura sui temi dell’identità culturale e dei processi di globalizzazione-localismo (Beck 1999, Robertson 1999, Bauman 1999, Featherstone 1990 e 1998, Hannerz 2001, Ritzer 1997, Aries 2000). Una consistente riflessione teorica che, tuttavia, non ha ancora trovato una base empirica consolidata. Il progetto di ricerca che proponiamo ha proprio tra i suoi obiettivi quello di contribuire allo sviluppo della dimensione empirica di questa tematica, sperimentando e validando metodi e tecniche della sociologia visuale, che vede nel ruolo della vista e della comunicazione visuale nella società il modo in cui gli individui e le istituzioni si scambiano informazioni su di sé, sulle proprie identità, sui propri mondi, i propri valori e la propria cultura (Grady 1996; Faccioli e Losacco 2003). Prima di addentrarci nello specifico del modo in cui gli strumenti visuali saranno utilizzati nelle diverse fasi della ricerca, ci sembra opportuno spendere alcune parole sui motivi che ci hanno suggerito la scelta di un approccio visuale. Il principale canale attraverso cui le persone interagiscono con il proprio ambiente sociale è quello visuale. La vita quotidiana è fatta di immagini: la famiglia, gli amici, l’ambiente di lavoro, gli sconosciuti. Il luogo in cui viviamo ci si presenta attraverso immagini: palazzi, sculture, graffiti, manifesti, simboli e segni, arredamento, così come tipo di abbigliamento e di acconciature, gestualità e atteggiamenti. L’immersione nel contesto delle immagini pervade il quotidiano anche nel modo in cui i gruppi e le istituzioni comunicano tra loro e con i singoli: pubblicità, televisione, stampa, fotografie, icone religiose, prodotti artistici, fino alla comunicazione via rete. Le immagini da sempre danno forma alla realtà (Collier e Collier 1986), tuttavia sono oggi il linguaggio privilegiato della comunicazione (Chaplin 1994). Si tratta di capire quali sono le conseguenze che ciò può avere sul modo di conoscere il mondo, sullo sviluppo del pensiero e sulle relazioni sociali. Il sistema socio-culturale si rende visibile attraverso le immagini: la relazione sistema-immagini-individuo-gruppo/i rappresenta allora per noi il focus dell’analisi. L’approccio conoscitivo fondato sulle immagini ha, come si è detto nella sezione dedicata alla base di partenza scientifica, una sua tradizione e una sua legittimazione nell’ambito delle scienze umane. Tra le tecniche della sociologia visuale in questo programma di ricerca ne vengono utilizzate in particolare due: 1) la foto-stimolo nel focus group, principalmente per favorire l’espressione del vissuto soggettivo e di gruppo; 2) l’analisi del contenuto delle immagini presenti nella società e non prodotte espressamente per una ricerca. Descrizione particolareggiata della ricerca: La ricerca concentrerà la sua attenzione sul flusso di immagini (mediascapes) per descriverne la natura sui due versanti: quello della globalizzazione/omogeneizzazione e quello della localizzazione/differenziazione. Tale flusso di immagini rappresenta un indicatore concreto della interazione tra la dimensione globale e quella locale. Per il raggiungimento degli obiettivi della ricerca si intendono costruire indicatori concreti della interazione tra dimensione globale (europea, sovraeuropea) e locale (nazionali, regionali, ecc.), che sono espressione di un relazionamento crescente tra logiche sistemiche e logiche del mondo della vita: da un lato, logiche universali e sempre più astratte, che supportano un processo di mondializzazione che rappresenta un fattore di omogeneizzazione (culturale, politica, sociale, ecc.) e che porta avanti un processo di de-localizzazione (che prescinde e rimodella allo stesso tempo fattori spazio-temporali); dall’altro vissuti quotidiani (familiare, lavorativo, relazionale, ecc.), e quindi processi di radicamento che provvedono a ri-localizzare - e quindi mutare secondo percorsi di senso soggettivi ed intersoggettivi - fenomeni astratti e globali. Per questo motivo gli indicatori verranno costruiti a partire dall’analisi delle immagini e dell’immaginario generati dal sistema dei media nel contesto culturale europeo dal punto di vista: • della produzione (industria culturale nelle sue molteplici espressioni), • della percezione soggettiva. L’ipotesi è che le dinamiche relative all’industria culturale costituiscano un punto di osservazione privilegiato per l’analisi dello strutturarsi di una cultura e di un’identità europee. Possono essere indicati come flussi comunicativi visuali significativi per la ricerca in oggetto quelli prodotti da: - televisione (serial, fiction, news, ecc.) - pubblicità (stampa, manifesti, spot, video, ecc.) - sistema dell’arte (musei, mostre, festival, ecc.) - moda (negozi, riviste, street styles, ecc.) - comunicazione pubblica (istituzionale, sociale, ecc.) - carta stampata (riviste, newspaper, fumetti, ecc.) - cinema (programmazione, manifesti pubblicitari, ecc.) Un’analisi del sistema dei media permette di verificare l’ipotesi di una realtà unitaria di flusso delle immagini sovranazionale, pur a fronte di pratiche di significazione nazionali. La ricerca verrà articolata in cinque fasi che compongono il piano di lavoro. Fase I. Analisi dell’immaginario visuale mediale. In questa prima fase verrà analizzata la produzione visuale di alcuni significativi contesti dell’industria culturale. Questa fase si colloca nel filone della “sociologia sulle immagini”, in altri termini la ricerca e l’analisi della comunicazione visuale che permea la vita quotidiana delle persone, dei gruppi e delle istituzioni. L’oggetto privilegiato dell’analisi è allora l’ambiente simbolico rappresentato dal contesto delle immagini, e che costituisce una delle risorse per la costruzione dei significati e l’ancoraggio delle identità. In particolare, il focus dell’analisi sarà costituito dall’aspetto visuale del sistema dei media, a partire dalla considerazione che la struttura di un sistema sociale è in coevoluzione con la natura tecnologica dei suoi media. Per delineare uguaglianze e differenze dello scenario sociale rappresentato dal sistema mediale delle immagini si costruirà una griglia d’analisi delle immagini circolanti. Fase II. Costruzione di indicatori visuali. In questa seconda fase si sottoporranno ad analisi del contenuto le immagini selezionate nella fase I, allo scopo di costruire degli indicatori iconici delle variabili identificate. Tali indicatori dovranno essere in grado di concettualizzare visivamente gli aspetti di globalismo e localismo rinvenibili nelle rappresentazioni della famiglia, dei generi, delle generazioni e delle occupazioni. Affinché le immagini selezionate possano funzionare da indicatori sociali, il lavoro di analisi del contenuto deve essere guidato da ipotesi teoriche: ciò significa tradurre i concetti sociologici in immagini, allo stesso modo in cui il sociologo che lavora con fonti scritte e verbali deve saperle tradurre in variabili e in indicatori di rilievo. Questo significa che un'immagine, per poter essere considerata un informatore sociale, deve rispondere a dei precisi criteri metodologici: validità, cioè un principio di corrispondenza fra immagini e concetto; attendibilità, cioè un principio di credibilità tecnica, che rinvia ad una preparazione professionale e ad una strumentazione operativa del massimo livello; comparabilità, cioè un principio di confrontabilità secondo codici definiti; coerenza, cioè un principio di compatibilità dentro una determinata strategia euristica, che connette le icone alle ipotesi della ricerca; convergenza, cioè in un principio di congruenza con immagini collaterali(cfr. Cipolla 1993: 30). Fase III. Focus group su fotostimolo. In questa fase lo scopo è quello di analizzare la percezione soggettiva delle immagini prodotte dal sistema dei media e di come queste entrino nel processo di costruzione della realtà e nell’immaginario dei singoli, relativamente alle variabili strutturali individuate. Per la realizzazione della ricerca sul campo ci si avvarrà della tecnica di intervista del focus group (Corrao, 2000), una tecnica qualitativa, che tradizionalmente è utilizzata nell’ambito dello studio degli effetti dei media. Il focus group è una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale, basata sulla discussione tra un gruppo omogeneo di persone (8-15), la cui attenzione è focalizzata su un argomento specifico, che viene scandagliato in profondità. I focus group utilizzeranno sia la comunicazione verbale che quella visuale. In altre parole si utilizzerà una traccia o struttura base, composta da domande ed immagini stimolo, rappresentate dagli indicatori visuali, selezionati nella fase dell’analisi del contenuto dei media. Strumento non attendibile per creare proiezioni statistiche, questa tecnica svolge un ruolo fondamentale per approfondire la conoscenza di un fenomeno. Essa appare particolarmente adatta nell’ambito di questa ricerca laddove le tematiche indagate, l’identità ed i processi di identificazione, investono il vissuto soggettivo delle persone. Il nostro universo di riferimento sarà costituito dai giovani, attori sociali che più di altri si misurano esplicitamente, a volte in modo consapevole, con i processi di globalizzazione ed innovazione, divenendo in questo senso pionieri dei mutamenti culturali e veicolo di trasmissione intergenerazionale. Specifica attenzione sarà dedicata anche alle nuove generazioni di origine immigrata, di ampiezza crescente in tutti i paesi europei, portatori emblematici di nuovi processi di ibridazione delle culture e delle appartenenze. Per la costruzione del Sé i giovani attingono a tutta una serie di risorse sociali, che preesistono ad essi: la famiglia, il sistema di valori, il sistema educativo e il sistema dei media. Le nuove tecnologie mediali, via privilegiata di socializzazione delle nuove generazioni, trasversalmente ai confini territoriali, portano effettivamente con sé frammentarietà e nomadismo o possono anche contribuire a nuove forme di appartenenza e di identità sociali? La funzione di socializzazione dell’immagine nella società globale può produrre diversi effetti: 1) rende visibile l’intero mondo, mediatizzando e rendendo a tutti comprensibile attraverso il linguaggio universale dell’immagine ogni forma di vita sociale, annullando visivamente le distanze e rendendo ciascuno partecipe della vita degli altri (cittadinanza globale) (cfr. Meyrowitz 1993); 2) allo stesso tempo l’immagine, rendendo visibile il mondo e la sua diversità, consente la massima differenziazione del corpo sociale, che si esprime in linguaggi sempre più personalizzati e localistici. In questa fase lavoreremo nel campo della sociologia con le immagini, nel senso che l’immagine stessa (il gruppo di indicatori visuali costruiti nella fase II) diventerà il focus della comunicazione nel corso di focus group con foto stimolo. Sulla tecnica della foto-stimolo c'è una letteratura relativamente ampia: qui si ricordano le tematizzazioni di Collier e Collier (1986), di Wagner (1979) e di Harper (1987, 1993 e 2002), per i quali in questo tipo di intervista osservatore e osservato si confrontano sulle immagini che il primo ha scattato e che rappresentano l'ambiente in cui il secondo vive. In questo modo è possibile risalire dal concreto (il catalogare gli oggetti nella foto) all'astratto (il significato che tali oggetti hanno per l'intervistato). Dal momento che le immagini possono non avere per il ricercatore lo stesso significato che hanno per il soggetto, questi realizza che la sua visione del mondo è diversa da quella di colui che ha posto la domanda e che il suo dato-per-scontato non è dato-per-scontato per il ricercatore. L'intervistato è quindi incoraggiato a spiegare meglio il suo mondo di significati, mentre il ricercatore, dal canto suo, riesce a vedere le cose dal punto di vista del soggetto. Il focus della comunicazione diventa allora l'immagine, anziché una domanda che rischia di influenzare e organizzare le percezioni degli intervistati dentro le categorie concettuali del ricercatore. La forza dell’immagine in situazione d’intervista risiede nella debolezza del suo codice: la sua polisemia fa sì che ciascuno possa leggerla a partire dai propri vissuti, che possa interpretarla e darle i significati che ha già nella mente. L’uso della foto come stimolo nel corso di un focus group produce un’interazione diversa fra osservatore e osservato, nel senso che può accorciare le distanze, sia perché non possiede la connotazione forte del linguaggio, sia perché il focus della comunicazione si sposta dall’intervistato all’immagine. Nel corso di una comunicazione verbale, infatti, a volte basta nominare un oggetto, un fenomeno, uno status sociale per dargli una connotazione che può anche essere negativa e che può suscitare reazioni di chiusura e di presa di distanza nell’intervistato. Nella comunicazione visuale l’oggetto è lì, ma il ricercatore non lo nomina (non lo definisce) e così facendo non lo connota, né positivamente né negativamente, lasciando il soggetto libero di interpretarlo sulla base del proprio vissuto. Nell’atto di guardare insieme un’immagine osservatore e osservato entrano in un contesto interattivo nel quale la foto acquista un significato che è influenzato, oltre che dai vissuti soggettivi reciproci e dalla loro interazione, anche dal contesto sociale, dalle convenzioni culturali e dalle norme del gruppo a cui ciascuno dei due appartiene. Fase IV. Elaborazione dei dati e redazione del report di ricerca. Obiettivi di questa quarta fase della ricerca sono l’elaborazione dei dati dei focus group, l'analisi dei risultati, nonché l'elaborazione del report di ricerca. Fase V. Diffusione/divulgazione dei risultati della ricerca. Nella quinta ed ultima fase della ricerca si prevede la diffusione dei risultati attraverso sia il contributo al volume collettaneo che coinvolge tutti i partner del progetto nazionale, sia la pubblicazione di un volume specifico dell'unità di ricerca locale, basato sull'integrazione fra linguaggio verbale e linguaggio visuale.