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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
BRUNER, Jerome (1990) “Acts of Meaning”, Harvard, UP.
BRUNER, Jerome (2002) “Making Stories: Law, Literature, Life”, New York, Farrar, Straus and Giroux.
CONVERSE, Jean. M e PRESSER, Stanley (1986) “Survey Questions: Handcrafting the Standardized Questionnaire”, Beverly Hills, Sage.
FINCH, Janet (1987) "The Vignette Technique in Survey Research", in "Sociology" XXI, 1 (february): 105-114.
KOHLBERG, Lawrence (1968) "Moral Development", pp. 483-94 in "International Encyclopedia of the Social Sciences", vol. X. London & New York, MacMillan.
MARRADI, Alberto (in corso di pubblicazione) "Raccontar storie", Roma, Carocci.
MARRADI, Alberto e PRANDSTRALLER, Gian Paolo (1996) "L'etica dei ceti emergenti", Milano, Franco Angeli.
NEFF, James A. (1979) "Interactional versus Hypothetical Others: the Use of Vignettes in Attitude Research", in "Sociology & Social Research" LXIV, 1 (october): 105-25.
NOSANCHUK, Terry A. (1972) "The Vignette as an Experimental Approach to the Study of Social Status: An Exploratory Study", in "Social Science Research" I, 1 (april): 107-20.
PIAGET, Jean (1932) "Le jugement moral chez l'enfant", Paris, Presses Univeritaires de France.

Programma di ricerca

La ricerca qualitativa: teorie, metodi ed applicazioni
Università di riferimento
Università degli Studi di SALERNO - SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE - FISCIANO - SALERNO(SA)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Paolo MONTESPERELLI
Descrizione
Le "storie" sono strumenti di rilevazione che puntano ad esplorare e determinare la posizione degli intervistati su varie dimensioni di valore, concettualizzate come continua semanticamente definiti agli estremi da coppie di concetti opposti. Alberto Marradi lavora sulle "storie" da molti anni (v. Marradi e Prandstraller 1996) ed è in procinto di pubblicare un libro sull'argomento (Marradi in corso di pubblicazione). Attualmente, il repertorio elaborato da Marradi comprende "storie" riferite alle seguenti dimensioni di valore: universalismo/particolarismo; responsabilità/dipendenza; passività/attivismo; razionalità/sentimento; rispetto acritico delle norme/valutazione critica delle norme; favore per lo sviluppo economico e tecnologico/favore per la difesa della natura. Come già detto nella sezione 2.4, le "storie" sono composte essenzialmente da due parti: a) un episodio riportato verbalmente (o, più raramente, con l'ausilio di un disegno) che, esemplificando una situazione che in genere implica un dilemma o una scelta morale in qualche modo controversa, punta a stimolare nell'intervistato una reazione rilevante sulla dimensione valoriale indagata; b) una domanda diretta in cui si invita l'intervistato a esprimere le sue reazioni all'episodio narrato: "La domanda diretta che segue la narrazione dell'episodio di solito ha anche una natura -- oltre che una forma -- diretta: si domanda cioè all'intervistato che cosa farebbe lui in quella situazione nei panni di un certo protagonista dell'episodio; oppure da che parte sta, oppure chi ha ragione, oppure cosa dovrebbe fare il protagonista (o un altro personaggio della storia). In certe situazioni, però, si può ritenere ragionevolmente probabile lo scatto di un meccanismo proiettivo, cioè il fatto che l'intervistato si identifichi con un protagonista, e che quindi si possano accertare le sue posizioni chiedendo: 'cosa fa X?' (quel protagonista), 'cosa dirà X?'. Il ricorso al meccanismo della proiezione consente naturalmente di aggirare meglio le difese dell'intervistato, che non si sente direttamente coinvolto, quindi può proiettare la sua reazione nella reazione che attribuisce al protagonista" (Marradi in corso di pubblicazione, § 2.1.1). Questo schema generale può essere integrato da una serie di aggiunte che Marradi (in corso di pubblicazione, § 2.1.2) chiama 'moduli'. Essi sono costituiti: da ulteriori domande relative alla stessa base fattuale descritta nella narrazione dell'episodio; da un'integrazione della narrazione che modifica l'episodio narrato e sollecita ulteriori risposte da parte dell'intervistato; dalla narrazione di un séguito dell'episodio, che serve ad introdurre altre domande dirette (il séguito può essere lo stesso per tutti gli intervistati o essere diverso secondo le differenti prese di posizione precedenti dell'intervistato). Lo sviluppo che Marradi ha dato allo strumento delle "storie" ne permette attualmente l'uso in ricerche di tipo standard -- ovvero che prescrivono l'organizzazione delle informazioni raccolte in una matrice dei dati e la conseguente applicazione di tecniche di analisi statistica. È quindi stabilita, per ciascuna "storia", una procedura di riconduzione delle risposte spontanee all'interno delle categorie di uno schema predefinito, che prevede la partecipazione sia dell'intervistatore sia dell'intervistato. Le risposte così classificate divengono variabili di una matrice di dati, pronte per la costruzione di indici come per l'applicazione di altre tecniche di analisi bivariata e multivariata. Le "storie", nel loro uso standard, costituiscono quindi uno strumento di rilevazione che punta a garantire il raggiungimento di tre obiettivi fondamentali: 1) Fornire all'intervistato un quadro di riferimento molto ricco cognitivamente ed espressivamente, vicino alla sua esperienza di vita, che egli possa facilmente riconoscere e nel quale possa orientarsi; 2) permettere all'intervistato di esprimere senza eccessive costrizioni le proprie reazioni all'interno di una situazione di intervista che non presenti la direttività e i vincoli tipici della somministrazione di un questionario strutturato e che tenda, per quanto possibile, a riprodurre le condizioni di una normale conversazione; 3) permettere al ricercatore di riportare la parte essenziale delle informazioni raccolte su una matrice di dati, in modo da poter applicare ad essa le procedure standard di analisi dei dati. Scopo fondamentale dell'Unità di Ricerca è esplorare le possibilità di un uso totalmente ermeneutico-clinico delle "storie", confrontandole con quelle offerte dall'uso standard. L'uso totalmente ermeneutico-clinico si distingue dall'uso standard sopra delineato in quanto non prevede la riduzione della complessità delle risposte spontanee in vista della costruzione di una matrice di dati (abbandona quindi l'obiettivo 3 su indicato). Sul piano dell'interazione di intervista l'uso ermeneutico-clinico delle "storie" non prevede lo svolgimento della procedura di riconduzione delle risposte spontanee. Anche se questo uso non standard delle "storie" corrisponde a quello fattone da Marradi nel periodo iniziale dello sviluppo dello strumento, esso appare relativamente poco sfruttato sul piano sostantivo in lavori pubblicati. Inoltre esso risulta ancor meno esplorato dal punto di vista metodologico. A quest'ultima carenza si propone di supplire l'attività dell'Unità di Ricerca. Essa può essere distinta in tre fasi successive. La prima fase consisterà nella conduzione di una campagna di interviste con le "storie", previo opportuno addestramento degli intervistatori. Infatti questo strumento richiede un altissimo livello di preparazione da parte di chi rileva le informazioni, tanto da rendere impensabile la tradizionale distinzione gerarchica dei ruoli tra ricercatore e intervistatore propria delle forme di intervista più diffuse nella ricerca sociale. Ciascuna intervista verrà registrata integralmente con un registratore audio. Il campione degli intervistati sarà a scelta ragionata: sarà composto da un uguale numero di toscani e di campani, in modo da poter rilevare le differenze tra due zone con identità storico-culturali nettamente distinte; sarà inoltre suddiviso in sottogruppi omogenei per genere, classe di età e livello di istruzione. Il campione sarà anche suddiviso in due sottogruppi che presentino le stesse proporzioni di soggetti dell'intero sulle proprietà sopra elencate. Un sottogruppo verrà poi intervistato con la riconduzione delle risposte spontanee entro gli schemi predefiniti; i componenti dell'altro sottogruppo saranno invece intervistati senza riconduzione. La seconda fase prevede il riascolto integrale delle registrazioni audio su supporto magnetico di tutte le interviste effettuate. Si procederà quindi alla trascrizione integrale delle interviste (la trascrizione di ciascuna intervista sarà effettuata dall'intervistatore che l'ha svolta) secondo criteri stabiliti collettivamente dal gruppo di ricerca. Questi criteri dovranno fornire soluzioni condivise da tutti i trascrittori ai problemi di: - traduzione dal flusso continuo e immediato del discorso orale alla segmentazione discreta e alla linearizzazione ordinata dei simboli grafici; - distinzione nei trascritti dei diversi codici (linguistici, paralinguistici, cinesici etc.) impiegati nel flusso comunicativo dell'intervista; - messa in risalto nei trascritti delle parti più rilevanti per gli obiettivi cognitivi della ricerca. La trascrizione integrale costituisce un importante punto di distinzione tra uso standard e uso ermeneutico-clinico delle storie. Particolare attenzione verrà quindi posta nell'affrontare i problemi connessi con la trascrizione; si cercherà inoltre di proporre alcune linee guida per la loro soluzione. Nella terza fase si punterà a ricostruire un profilo valoriale (cioè il complesso delle opzioni di valore) di ciascun singolo intervistato, negoziando le interpretazioni all'interno del gruppo di ricerca ed eventualmente anche con alcuni intervistati. Questo tentativo sarà guidato dall'obiettivo di mettere in evidenza le peculiarità dell'uso ermeneutico-clinico delle "storie". Da questo punto di vista l'esistenza di un elenco pre-ordinato di voci -- che nell'uso standard delle "storie" è essenziale per collocare le risposte dell'intervistato alle domande dirette sulle dimensioni valoriali indagate -- appare relativamente meno centrale per la determinazione della sua posizione, anche se resta importante come criterio di orientamento interpretativo. Invece dovrebbero acquisire maggiore rilevanza informativa sostanziale -- per l'individuazione degli orientamenti di valore -- parti e aspetti del complesso delle reazioni dell'intervistato a una "storia" che non rientrano propriamente nelle risposte alle domande dirette; parti e aspetti che nell'uso standard delle "storie" vengono presi in considerazione con prevalente riferimento all'efficacia del processo comunicativo -- l'obiettivo essendo quello di indurre l'intervistato a prendere effettivamente posizione sul dilemma o sul problema posto dalla domanda, rilevando e rimuovendo le incomprensioni o le interpretazioni scorrette, comunque determinate. Tra queste reazioni si possono ricordare: a) le riformulazioni dell'episodio, cioè le modifiche più o meno radicali operate dagli intervistati sullo svolgimento di un episodio, che possono essere solo conseguenza di distrazione o di incomprensione o possono puntare a ridurre la dissonanza cognitiva. Marradi (in corso di pubblicazione, § 2.4.1) sottolinea che nelle riformulazioni intervengono spesso "Meccanismi legati al fatto che le 'storie' evocano problemi etici delicati, chiamando in causa e mettendo in tensione convinzioni profonde. Di conseguenza molti intervistati manifestano la tendenza a smussare e arrotondare alcuni elementi fattuali della 'storia' per evitare di prendere posizione su questioni etiche troppo sottili o delicate, o comunque di scegliere fra soluzioni tutte sgradite. Assumere una posizione costa sempre qualche fatica psicologica, soprattutto quando ci sono valori in conflitto; tutte le 'storie' propongono conflitti del genere, e chiedono all'intervistato di esprimere una scelta precisa, manifestando il proprio orientamento. Per evitare di prendere posizione quando farlo sarebbe troppo impegnativo, alcuni intervistati riformulano la 'storia' in modo da aprire un qualche varco che permetta loro di sfuggire alla scelta"; b) le reazioni espressive, ovvero le reazioni più o meno intenzionali dell'intervistato che esprimono direttamente i suoi stati d'animo e la sua carica emotiva in relazione a una "storia"; un caso particolarmente estremo di questo genere è stato individuato da Marradi che lo ha denominato, mutuando il termine dalla teoria psicoanalitica, 'abreazione': "Quando nel colloquio con il paziente lo psicoanalista si avvicina al nocciolo del suo problema, ad esempio quando fa emergere un'esperienza infantile che ha provocato nel paziente qualche turba, quest'ultimo 'abreagisce', cioè manifesta delle reazioni emotive violente e scomposte. Non essendo mai stato disteso sul divano né seduto accanto ad esso, avevo la tentazione di sorridere su questo fenomeno. Ascoltando centinaia di cassette di interviste, ho invece constatato che questa reazione talvolta si manifesta anche nella ricerca con le 'storie': quando una 'storia' mette in discussione e critica aspetti che la cultura dell'intervistato dà assolutamente per scontati, alcuni reagiscono sostenendo le tesi più assurde, cadendo in evidenti errori logici, e non di rado varcando i limiti della buona creanza" (Marradi in corso di pubblicazione, § 2.4.2). c) le riformulazioni della domanda: anche queste possono indicare solo mancata comprensione, ma possono anche segnalare un tentativo di ridurre la difficoltà cognitiva o emotiva del compito assegnato all'intervistato con la domanda. d) le risposte fuori tema, le divagazioni e i commenti a latere. Si tratta di parti della reazione dell'intervistato che, anche se deviano dal corso principale dell'intervista rispetto alle informazioni cercate, possono risultare molto rilevanti. Anche per questi fenomeni vale il principio generale secondo cui "I vantaggi dello strumento 'storia' possono essere sfruttati appieno solo se le interviste registrate vengono ascoltate con grande attenzione da un ricercatore capace di cogliere tutte le sfumature, dando a ciascuna il suo giusto peso nell'interpretare la risposta e la posizione dell'intervistato. Parlando di 'giusto peso' intendo dire che non necessariamente tutti i dettagli hanno molto peso; bisogna proprio valutare il peso di ciascun dettaglio, e valutarlo configurativamente, cioè facendo riferimento come quadro all'unità-risposta e all'unità-intervista" (Marradi in corso di pubblicazione, § 2.6). Sempre nel quadro della valutazione delle possibilità e dei limiti di un uso ermeneutico-clinico delle "storie" in rapporto al loro uso standard, relativamente più consolidato, verranno prese in considerazione e indagate le eventuali indicazioni empiriche su effetti prodotti dalla presenza della procedura di riconduzione: i) sul corso dell'intervista; ii) sui suoi risultati. Sul primo punto, ci proponiamo di sottoporre a controllo l'ipotesi che la procedura di riconduzione costituisca un sensibile cambiamento rispetto alle modalità di interazione comunicativa tipiche dell'intervista con le "storie", nel senso di un incremento della direttività nel rapporto intervistatore-intervistato. Qualora questa ipotesi risultasse confermata, potremmo concludere che dei tre obiettivi che orientano l'uso standard delle "storie", e che abbiamo sopra elencato (presentazione di contesti narrativi "densi" cui ancorare la rilevazione delle opzioni valoriali degli intervistati, permettere agli intervistati di esprimersi senza eccessivi vincoli e costrizioni, possibilità di codificare le informazioni raccolte in una matrice di dati), il secondo e il terzo risultano non del tutto compatibili tra loro. Sul secondo punto, controlleremo l'esistenza di eventuali differenze significative tra le posizioni espresse da chi viene interrogato mediante la procedura di riconduzione e da chi viene interrogato senza riconduzione.