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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
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SARAGUSTI I., GOREN-INBAR N. 2001 – The bifaces assemblage of Gesher Benot Ya’akov, Israel: illuminating patterns in “Out of Africa” dispersal. Quaternary International, 75, pp.85-89
SCHICK K.D., TOTH N. 1993 - Making Silent Stones Speak: Human Evolution and the Dawn of Technology. New York, Simon & Schuster.
SHIPMAN P. 1986 - Studies of hominid-faunal interactions at Olduvai Gorge. Journal of Human Evolution 15, pp.691-706.
SUWA G. ET ALII 1997 – The first skull of australopithecus boiseii. Nature 389, pp.489-492.
WHITE T.D. 1986 - Cut marks on the Bodo cranium: A case of prehistoric defleshing. American Journal of Physical Anthropology 69, pp.503-509.
WOLDEGABRIEL G. ET ALII 2001 – Geology and palaeontolgy of the late Miocene Middle Awash Valley, Afar Rift, Ethiopia. Nature 412, pp.175-178.
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WOOD B.A. 1993 - Early Homo: How many species?. In KIMBEL W.H., MARTIN L.B. (EDS.) Species, Species Concepts, and Primate Evolution. Plenum Press, New York.
WOOD B.A. 1999 – “Homo rudolfensis” Alexeev, 1986-fact or phantom?. Journal of Human Evolution 36, pp.115-118.

Programma di ricerca

SULLE TRACCE DI HOMO ERECTUS LUNGO LA COSTA OCCIDENTALE DEL MAR ROSSO DALL'ERITREA AL SUDAN: AMBIENTI E POPOLAMENTO UMANO DURANTE IL PLEISTOCENE
Università di riferimento
Università degli Studi di FIRENZE - SCIENZE DELL'ANTICHITA' - FIRENZE(FI)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Fabio MARTINI
Descrizione
La ricerca della U.O. comprenderà indagini sul campo, studi e analisi di laboratorio relativi a tecnocomplessi dell'Eritrea e del Sudan. La Dancalia settentrionale rappresenta, al momento, una delle zone archeologiche più importanti dell'Africa orientale per quanto riguarda il più antico popolamento umano del continente; per l'alto numero di evidenze in rapporto all'estensione indagata essa si configura come una zona ideale per la creazione di un gruppo di ricerca multidisciplinare, nonché di un possibile cantiere didattico per la formazione di giovani archeologi locali.Il lavoro proposto da questa U.O. intende proseguire studi già avviati e si articola essenzialmente in quattro distinte linee di ricerca che mirano rispettivamente:
- all'ulteriore ampliamento delle conoscenze sulla distribuzione dei siti nella Dancalia settentrionale
- all'approfondimento ulteriore di alcune problematiche specifiche delle produzioni litiche e delle strategie di utilizzo, di sfruttamento e di adattamento nelle località frequentate dai gruppi umani preistorici
- alla ricostruzione paleoecologica, comportamentale e storico-culturale delle evidenze nel quadro del più antico popolamento umano dell'Africa orientale.
- studio delle tracce di usura sui manufatti acheuleani al fine di definire le loro proprietà funzionali e tentare di fornire una spiegazione alla variabilità morfologica e tipologica dei manufatti stessi.
Questa Unità Operativa è composta da ricercatori che si occupano delle problematiche relative alle prime manifestazioni delle attività umane, da laureandi, neo-laureati, dottorandi e assegnisti. Il progetto possiede, quindi, anche una particolare valenza formativa per i ricercatori italiani.

1- analisi a bassa intensità tramite ricognizioni sistematiche di un'area-campione localizzata nel bacino compreso tra il vulcano Alid e la regione di Badda (Eritrea) e in Sudan.
L'elevato numero di giacimenti antropici eritrei, individuati nelle precedenti ricognizioni, suggerisce una frequentazione molto intensa del bacino di Buia e di altri bacini della Dancalia settentrionale a sud di Massaua, nel limitato arco cronologico rappresentato dalla sequenza sedimentaria, e rende stimolante la prospettiva di un prosecuzione delle ricerche di superficie.SUDAn
Queste saranno condotte su un'area campione. La strategia di ricognizione, già sperimentata, prevede la suddivisione dell'area sottoposta ad indagine in un reticolo di linee ortogonali, orientate secondo un meridiano di riferimento, lungo le quali si muoveranno i ricercatori. Questi saranno dotati di un GPS che permetterà la localizzazione puntuale dei ritrovamenti in modo rapido ed accurato. Come si vedrà di seguito, l'utilizzo di tecnologie digitali ed informatiche per tutta la fase di ricognizione si dimostra un elemento fondamentale per una ricerca multidisciplinare integrata a vari livelli.
Le evidenze archeologiche riconosciute saranno sottoposte ad un'analisi preliminare direttamente sul campo, compiuta attraverso la registrazione dei caratteri principali (geologici, paleontologici, archeologici) su una scheda-tipo, nella quale verrà inoltre annotato lo stato di conservazione del sito, per favorire un'eventuale opera di tutela dei giacimenti maggiormente interessati dall'attività erosiva.
L'inserimento dei dati in un database, ed il loro successivo trattamento attraverso software di ambiente GIS favorirà, oltre alla creazione di uno strumento per ulteriori ricerche e per una più puntuale conoscenza e futura conservazione dei siti individuati, l'implementazione delle conoscenze sulla distribuzione areale dei giacimenti archeo-paleontologici della Dancalia settentrionale e l'individuazione di eventuali modalità di occupazione dell'area in esame. In quest'ottica si rivela fondamentale il lavoro congiunto di archeologici e geologi che possano informare sulle modalità deposizionali e sulle possibili attività postdeposizionali che il sito ha subito.

2- Analisi ad elevata intensità, realizzate attraverso uno studio tafonomico, tecno-tipologico e tracceologico delle produzioni litiche di alcune località selezionate.
Lo studio dettagliato di alcune paleosuperfici, che per i deboli disturbi postdeposizionali e per l'associazione di differenti classi di manufatti e fossili rappresentano una situazione favorevole, offre la possibilità di evidenziare l'esistenza di eventuali relazioni significative tra prodotti umani e resti faunistici. La comprensione dei nessi esistenti tra le differenti evidenze premette di ipotizzare eventuali forme di organizzazione spaziale dei siti o di riconoscere aree preferenziali nelle quali si sono svolte le attività di sussistenza dei gruppi umani paleolitici.
La tipologia delle evidenze riconosciute rende necessario un approccio multidisciplinare che si realizza nella attività collaborativa di più ricercatori specializzati in differenti ambiti delle scienze archeologiche, affiancati da geologi, paleontologi, antropologi ed esperti in archeometria.
Elemento di primaria importanza si dimostra la ricostruzione della topografia del sito, ottenuta mediante l'utilizzo di una stazione totale e di software in ambiente CAD e GIS, i quali permettono di valutare l'estensione, la disposizione e la distribuzione dei vari elementi, per arrivare ad individuare eventuali caratteristiche specifiche di un'area e illustrarne l'organizzazione spaziale.
Sui manufatti verrà condotto uno studio basato su criteri tipologici e tipometrici consolidati nei precedenti lavori ed omogenei con le proposte metodologiche correntemente adottate, in modo da poter confrontare i dati raccolti con quanto disponibile in letteratura ed inserirli nelle sequenze cronotipologiche esistenti, contribuendo così all'arricchimento ed alla precisazione delle scansioni conosciute per l'Africa orientale.
L'analisi tecnologica, articolata in distinti momenti di approccio alle produzioni litiche, sarà in un primo momento rivolta alla comprensione delle strategie di sfruttamento e di trasformazione della materia prima attraverso lo studio delle differenti caratteristiche delle materie prime stesse, per comprenderne le proprietà fisiche ed individuare eventuali scelte preferenziali all'interno di catene operative specifiche.
In un secondo momento verranno considerate le varie classi tipologiche degli strumenti valutando tutte le variabili, quali il supporto di partenza, la presenza o meno di cortice, la sagoma, il grado di elaborazione, il tipo di ritocco, tentando ove possibile di ricostruire l'itinerario di produzione dei manufatti e l'eventuale esistenza di sistemi di scheggiatura preferenziali messi in opera per la produzione di determinati manufatti litici oppure partendo da limitazioni morfo-fisiche della materia prima di partenza.
Lo studio delle tracce d'uso sui manufatti litici preistorici implica un approccio di tipo funzionale che è complementare a quello utilizzato per l'analisi tipologica. La comprensione della funzione del manufatto è uno degli aspetti fondamentali nella ricerca archeologica e risulta necessario per i reperti provenienti da contesti preistorici. Infatti, lo studio dei manufatti svolto da un punto di vista esclusivamente tipologico non può da solo rispondere ai quesiti circa le produzioni artigianali delle comunità preistoriche. Lo studio tracceologico si avvale di metodi di indagine sofisticati come quello legato all'utilizzo del microscopio metallografico o di quello a scansione e si accompagna inoltre a specifiche ricerche di sperimentazione per la comparazione dei dati raccolti con quelli desunti dalle collezioni di confronto. L'analisi funzionale, scopo primario di questo settore di indagine, verrà applicata in forma di campionatura su un numero significativo di reperti scelti in base alla provenienza stratigrafica e alla loro potenzialità diagnostica.

3-analisi delle tracce d'uso sui manufatti litici
Lo studio delle tracce d'uso sui manufatti litici preistorici implica un approccio di tipo funzionale che è complementare a quello utilizzato per l'analisi tecno-tipologica. La comprensione della funzione del manufatto è uno degli aspetti fondamentali nella ricerca archeologica e risulta necessario per i reperti provenienti da contesti preistorici. Infatti, lo studio dei manufatti svolto da un punto di vista esclusivamente tipologico non può da solo rispondere ai quesiti circa le produzioni artigianali delle comunità preistoriche. L'applicazione di questo specifico metodo di indagine ai campioni litici recuperati nelle aree sottoposte ad indagine offrirà dati sul significato funzionale dei manufatti collegati alle attività di questi gruppi ominidi e di individuare scelte ricorrenti nell'utilizzo di determinati manufatti all'interno degli stessi gruppi umani. Al momento, sono pochi gli studi funzionali realizzati su manufatti di del Paleolitico inferiore, tutti realizzati partendo da vecchie collezioni, sia a causa della relativa rarità di giacimenti così antichi e soprattutto perché le superfici dei manufatti litici sono stati spesso fortemente alterati da eventi post-deposizionali (formazione di patine superficiali) che distruggono le possibili evidenze di tracce d'uso (micro-scagliature o arrotondamento dei bordi, abrasioni, politure, strie).
Lo studio traceologico si accompagna inoltre a specifiche ricerche di sperimentazione per la comparazione dei dati raccolti con quelli desunti dalle collezioni di confronto. L'analisi funzionale, scopo primario di questo settore di indagine, verrà applicata in forma di campionatura su un numero significativo di reperti scelti in base alla provenienza stratigrafica e alla loro potenzialità diagnostica. Questa parte del progetto sarà focalizzata sulla valutazione dello stato di conservazione dei manufatti che, sulla base delle osservazioni di campo, presentano margini molto freschi e raramente interessati da alterazioni superficiali ed investigare anche la presenza di tracce d'uso diagnostiche su determinate materie prime più dure come, per esempio, il quarzo. I manufatti litici saranno osservati ad occhio nudo e con uno stereomicroscopio. Questo ultimo approccio permette infatti di interpretare tutte le azioni compiute dai manufatti litici ed i materiali sui quali questi sono stati utilizzati, definiti sulla base del loro grado di durezza (materiale morbido, materiale medio-duro, materiale duro). I dati ottenuti dall'analisi di ogni singolo manufatto saranno organizzati in un database. Verranno anche realizzati calchi con resine siliconiche dei margini dei manufatti che presentano il migliore grado di conservazione e saranno successivamente osservati attraverso specifiche attrezzature ottiche al Laboratorio del Museo delle Origini dell'Università di Roma "La Sapienza" così da riconoscere anche micro-tracce d'uso come lustrature o strie. Le osservazioni realizzate con un microscopio metallografico ed uno confocale permetteranno così di offrire un maggior dettaglio circa le attività realizzate con questi manufatti ed i materiali con i quali sono venuti in contatto.

4-Correlazione dei complessi individuati con i coevi complessi dell'Africa orientale e nord-orientale e del Vicino oriente.
I dati ottenuti sulla base delle osservazioni tipologiche verranno confrontati con le coeve evidenze note nei giacimenti dell'Africa centro-orientale, nord orientale e del Vicino Oriente. La creazione di una sequenza cronotipologica per le più antiche produzioni umane è argomento di dibattito da tempo, vista l'elevata variabilità tipologica dei complessi acheuleani africani ed il contributo delle attività di studio si potranno dimostrare importanti per l'arricchimento delle conoscenze e per il proseguimento del dibattito scientifico.
La presenza di caratteri eterogenei nei complessi in esame offre spunti interessanti, dato il limitato intervallo cronologico testimoniato dalle date ottenute su campioni delle sequenze sedimentarie finora note. Le evidenze, allo stato attuale delle ricerche, non sembrano autorizzare la creazione di una sequenza cronotipologica per l'area in esame. Al momento si può ipotizzare che la variabilità riscontrata nei differenti giacimenti si possa ricondurre a:
- l'esistenza di aree o di siti specializzati nei quali venivano realizzate specifiche attività di sussistenza
- la possibilità che differenti gruppi umani, caratterizzati da tradizioni tecnologiche differenziate, abbiano convissuto in un area molto limitata
- l'esistenza di una effettiva scansione cronotipologica riconoscibile dal confronto dei giacimenti.
Scopo di questa parte del progetto è quindi la verifica di quale delle tre delle ipotesi sopradette sia la più plausibile, partendo da una sintesi dei risultati raggiunti nelle linee di ricerca 1 e 2 e da una organica integrazione delle conclusioni delle singole applicazioni analitiche.