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UNITA' DI RICERCA
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Bibliografia
Selezione della bibliografia recente:AGOSTINI S., DI SANTO A., FABBRI F., PELLEGRINI E., PIPERNO M., TAGLIACOZZO A., VAGNETTI L. 1998: Grotta del Pino: giacimento funerario del Bronzo medio nel Vallo di Diano (Sassano, SA), in Atti del Congresso dell'Unione Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche XIII, vol.4°,sections 10-12, a cura di de Marinis R., Bietti Sestieri A.M., Peroni R., Peretto C., Forlì, pp. 475-476.
BELARDELLI C. 1993: Aegean-type pottery from Coppa Nevigata, Apulia, in Wace and Blegen. Pottery as Evidence for Trade in the Aegean Bronze Age, a cura di Zerner C., Zerner P., Winder J., Amsterdam, pp. 347-352.
BENZI M., GRAZIADIO G. 1996: Late Mycenaean Pottery from Punta Meliso (Santa Maria di Leuca), in Atti e Memorie del Secondo Congresso Internazionale di Micenologia, a cura di De Miro E., Godart L., Sacconi G., II, Roma, pp. 1523-1529.
BENZI M., GRAZIADIO G. 1996: The last Mycenaeans in Italy?, «SMEA»,. XXXVIII, pp. 95-138.
BENZI M. 2001: LH IIIC Late Mycenaean Refugees at Punta Meliso, Apulia, in Defensive Settlements of the Aegean and the Eastern Mediterranean after c. 1200 B.C.., (Proceedings of an International Workshop held at Trinity College Dublin), a cura di Karageorghis V., Morris Ch.E., Nicosia, pp. 233-240.
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VAGNETTI L. 1993: Aspetti della presenza micenea nel sud-est italiano, in Atti Taranto XXX, pp. 363-382.
VAGNETTI L. 1998: Le relazioni fra il versante adriatico pugliese e l'area egea alla luce delle ricerche recenti, in Documenti dell’età del bronzo. Ricerche lungo il versante adriatico, a cura di Cinquepalmi A., Radina F., Fasano, pp. 273-276.
VAGNETTI L. 1998: Variety and function of the Aegean derivative pottery in the central Mediterranean in the Late Bronze Age, in Mediterranean people in Transition. Thirteenth to early Tenth Century B.C.E, a cura di Gitin S., Mazar A., Stern E., Jerusalem, pp. 66-77.
VAGNETTI L. 1999: Mycenaean pottery in the Central Mediterranean: imports and local production in their context, in The complex past of pottery, a cura di Crieelard J. P., Stissi V., van Wijngaarden G. J., Amsterdam, pp. 137-171.
Programma di ricerca
Il Mediterraneo centro-orientale nel II millennio a.C.: La nascita di una rete tra dinamiche interne e proiezioni esterneUniversità di riferimento
Università degli Studi di LECCE - BENI CULTURALI - LECCE(LE)Responsabile dell'Unità di ricerca
Riccardo GUGLIELMINODescrizione
Breve sintesi sui risultati delle ricerche a Roca Vecchia (in buona parte inediti)L'esplorazione archeologica della piccola penisola di Roca Vecchia (Lecce), sviluppata a partire dalla metà degli anni Ottanta dall'Università di Lecce in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa, ha permesso di riportare alla luce i resti di uno dei più importanti insediamenti protostorici di tutto il Mediterraneo.
Nelle sue fasi di vita, che vanno dal Bronzo Medio al Bronzo Finale (XVII-XI sec. a.C.), questo abitato era difeso da un potentissimo muro di fortificazione, che supera i 20 m di spessore e si è conservato per uno sviluppo di oltre 200 m. L'impianto era provvisto di una porta centrale, con una complessa articolazione interna, e, nella fase più antica, era attraversato da almeno quattro postierle secondarie.
L'insediamento ha restituito una delle serie più ricche in assoluto di materiali egei e di tipo egeo rinvenute al di fuori delle regioni di origine (con oltre 2000 frammenti ceramici), inquadrabili tra il TEII e il TEIIIC Tardo. I risultati delle prime analisi chimico-fisiche, condotte da R. Jones su un campione limitato di frammenti, al momento indicano un'alta percentuale (ca. 80%) di prodotti importati, soprattutto dal Peloponneso.
I materiali egei della fase più antica, rinvenuti nelle fortificazioni e in alcuni saggi in profondità condotti all'interno dell'abitato, includono, oltre a manufatti ceramici tipicamente micenei (Lustrous Decorated Ware) o di tradizione medioelladica (sia matt-painted sia minia), un pugnale di bronzo a lama semplice ed una piccola scultura di avorio di ippopotamo, che è identificabile con una duck pyxis e sembrerebbe rinviare ad ambito minoico. Questi ultimi due oggetti sono stati rinvenuti nella porta centrale delle fortificazioni accanto ai resti scheletrici in connessione anatomica di un giovane maschio adulto, che presentava chiari segni di una ferita di arma da taglio su una costola lombare. Altri sette scheletri in connessione anatomica, riferibili ad individui di entrambi i sessi e di varie fasce di età (un uomo ed una donna adulti e cinque immaturi di età compresa tra 6 e 16 anni ca.), forse consanguinei, sono stati rinvenuti in una delle postierle.
Gli otto scheletri sono da riferire ad individui rimasti insepolti e verosimilmente costituiscono una delle più antiche testimonianze fisiche di azioni di guerra rinvenute in Italia; è possibile che appartengano a gruppi umani diversi.
Tra i materiali egei della prima fase di occupazione, conclusasi con una distruzione violenta e con un vasto incendio che coinvolse anche le fortificazioni (molto probabilmente in conseguenza di un assedio), i più recenti appaiono riferibili al TE/TMIIIA ed includono numerosi manufatti di chiara origine minoica.
Si segnalano, tra gli altri, due vasi di forma chiusa decorati con conchiglie di triton disposte obliquamente sulla spalla ed unite a formare delle catene. Su un grosso frammento di coppa compare una versione schematica del medesimo motivo, comunissimo a Creta, dove è attestato anche nella decorazione delle larnakes funerarie. Ad una fabbrica minoica sembra da riferire un altro frammento di coppa, decorato con piante di papiro stilizzate.
Il dato è di grande interesse, soprattutto alla luce della tradizione leggendaria, riportata da Erodoto, relativa allo sbarco sulle coste della Puglia di naufraghi cretesi, reduci dalla spedizione siciliana contro Camico.
La fase di occupazione del Bronzo Recente è stata indagata in maniera abbastanza limitata e soltanto nelle ultime tre campagne. Tuttavia è stato possibile verificare che in quest'epoca furono ricostruite le fortificazioni, inglobando le imponenti rovine del Bronzo Medio e ricalcandone il tracciato. Le indagini relative a quest'epoca si sono sviluppate soprattutto lungo la fronte interna, dove sono stati riportati alla luce paramenti murari, battuti di calcarenite frantumata e massicciate di pietre.
Queste pavimentazioni erano coperte da livelli d'uso caratterizzati dalla presenza di manufatti ceramici d'impasto con tipiche forme subappenniniche. Per la forma e la decorazione alcuni sembrano chiaramente importati dall'area terramaricola. Ad essi era associata abbondante ceramica di tipo egeo, in percentuali finora mai riscontrate in altri contesti (superiore al 10% in alcuni strati), che appare databile tra il TEIIIB e il TEIIIC Antico ed include anche tokens di varie forme ricavati da pareti di vasi.
Per quest'epoca una delle scoperte più interessanti è costituita dal rinvenimento di alcune decine di frammenti di giare a staffa del tipo coarse. Il valore della testimonianza deriva dal fatto che i vasi di questo tipo sono rarissimi nel Mediterraneo centrale, dove finora si conoscevano soltanto due frammenti da Cannatello in Sicilia e due dal Nuraghe Antigori in Sardegna. Si ritiene che questi contenitori fossero fabbricati soprattutto da officine minoiche ed utilizzati per la commercializzazione dell'olio d'oliva e del vino.
Appare significativo anche il rinvenimento di una zanna d'ippopotamo (incisivo inferiore). Dimostra l'importazione dell'avorio grezzo e suggerisce l'esistenza di una manifattura locale e la trasmissione di
competenze tecnologiche specialistiche all'artigianato indigeno; anche per questo aspetto la matrice minoica sembra la più probabile.
Indizi, al momento circoscritti, inducono a ritenere che anche la fortificazione del Bronzo Recente sia stata interessata da un incendio, almeno parziale.
Nell'esplorazione di Roca Vecchia finora è stato privilegiato lo scavo in estensione, con un uso molto limitato e mirato dei saggi in profondità; di conseguenza la fase più tarda dell'età del Bronzo, il Bronzo Finale, è stata indagata in maniera molto più ampia e sistematica.
In quest'epoca si registra una nuova ristrutturazione delle mura di difesa. La porta non subisce modifiche sostanziali; solo le pareti vengono ingabbiate in una solida armatura lignea, forse funzionale ad interventi sugli alzati.
All'interno dell'abitato appare particolarmente significativo il rinvenimento di lunghi tratti di strade (larghe circa 4m e rivestite da spesse massicciate), che si sviluppavano parallelamente alla linea del muro di difesa; in alcuni punti erano percorse da solchi di carreggiate e fiancheggiate da banchine di calcarenite frantumata e battuta.
Al margine di una di queste strade, che correva al piede delle fortificazioni, sono stati riportati alla luce i resti di due grandi strutture a pianta quadrangolare; che si distinguono per la loro eccezionale monumentalità; la meglio conservata ha una larghezza di 15 m ed una lunghezza di oltre 40 m. Questi edifici erano realizzati prevalentemente in legno e suddivisi in più navate longitudinali da file di grossi pali verticali. Le dimensioni, l'alta probabilità che esse ospitassero dei magazzini comuni (suggerita dal rinvenimento di numerosi dolii cordonati) e la natura dei manufatti rinvenuti al loro interno inducono ad escludere una destinazione meramente abitativa e suggeriscono piuttosto una funzione pubblica di maggior prestigio.
In questa fase le importazioni di ceramiche egee appaiono assidue, benché sia difficile stimare l'incidenza delle produzioni indigene d'imitazione, le c.d. italo-micenee, valutabile solo con analisi chimico-fisiche. Inoltre il quadro è reso più ricco e complesso dalla diffusione di altre classi figuline indigene (grigia, protogeometrica iapigia e dolii cordonati), che palesemente risentono dell'influenza di prodotti e manifatture egee, sia pure a gradi diversi di fedeltà ai modelli.
In queste produzioni si registra un grande progresso tecnologico, che interessa anche altri settori produttivi, soprattutto la metallurgia. La testimonianza più significativa in proposito è offerta dal rinvenimento di una dozzina di valve di matrice in calcarenite locale, che servivano a realizzare armi ed utensili di varie fogge; alcuni coltelli e teste di martello riproducono chiaramente modelli egei.
Dell'intensità dei rapporti con l'Egeo in questa fase sembra si possano cogliere i riflessi persino nella sfera cultuale. Nella struttura meglio conservata sono state rinvenute numerose piattaforme quadrangolari fabbricate con una malta a base di argilla e calcarenite frantumata. Questi manufatti, rialzati di pochi centimetri rispetto ai piani pavimentali, presentano chiare somiglianze con alcuni tipi di altari a terra diffusi in varie regioni dell'Egeo e del Vicino Oriente, dove spesso si rinvengono in aree sacrificali all'interno di complessi santuariali. Alcuni coltelli di bronzo, forse usati come cultri, ed enormi quantità di ossa animali, tra cui gli scheletri interi ed in connessione anatomica di tre maiali, sono stati rinvenuti accanto alle piattaforme. Una di queste si distingueva perché era affiancata da una specie di vaschetta realizzata con la stessa malta; un abbinamento identico è documentato nel tempio Gamma di Micene, dove si ritiene che nella vaschetta venisse fatto colare il sangue delle vittime sgozzate.
Tra gli oggetti che sembrano confermare l'ipotesi di una destinazione preminentemente cultuale dell'edificio figurano tre idoletti fittili, uno zoomorfo e due antropomorfi. Degno di nota anche il ritrovamento di alcuni manufatti d'impasto a forma di dischi su base a tripode, che non trovano confronti nel mondo indigeno, mentre somigliano molto alle c. d. tavole per offerte circolari diffuse in tutto l'Egeo, soprattutto nei santuari e nelle tombe minoiche, e di solito interpretate come altari mobili.
L'importanza del ruolo dell'edificio si desume anche dal ritrovamento di due ricchi ripostigli al di sotto dei pavimenti. Il primo era costituito da un pozzetto circolare che conteneva diversi manufatti d'oro, tra cui dischi solari in lamina sbalzata (con una decorazione molto simile a quella dei frammenti rinvenuti nel pre-Artemision Ac di Delo di epoca micenea), utensili ed oggetti d'ornamento di bronzo, grani di pasta vitrea ed un manufatto incompleto e difficilmente interpretabile di avorio di ippopotamo. Il secondo conteneva soltanto strumenti di bronzo, soprattutto falcetti ed asce a cannone, ad occhio, ad alette, che rinviano chiaramente a produzioni dell'Italia settentrionale, con puntuali confronti in ripostigli del Friuli e del Trentino. Questi oggetti erano stati intenzionalmente spezzati e riposti in un'olla d'impasto, incassata sotto il pavimento e coperta con una lastra di pietra. Numerosi altri manufatti d'oro, di bronzo, d'ambra, di materie dure animali sono stati rinvenuti sul pavimento, sigillati da uno spesso strato d'incendio, insieme con grandi quantità di vasellame (oltre 500 vasi ricostruibili per intero).
Da segnalare, inoltre, il rinvenimento in questo edificio di una doppia ascia di bronzo con occhio biconvesso (un unicum nell'Italia dell'età del bronzo).
Poiché il reperto proviene da una struttura cui numerosi indicatori archeologici attribuiscono una funzione cultuale, merita ricordare la duplice valenza che la bipenne riveste nella religione minoica, strumento principe del sacrificio cruento e simbolo divino. Nelle arti figurative minoiche, in specie nella pittura vascolare e nella glittica, la doppia ascia è spesso associata al bucranio; nella stragrande maggioranza delle raffigurazioni viene proposto il medesimo schema iconografico, con la doppia ascia sospesa o poggiata verticalmente sulla testa dell'animale. Nella prima variante questo schema è riprodotto fedelmente tra i graffiti della grotta Poesia, una cavità frequentata cultualmente a partire dal Neolitico, che si apre ca. 150 m a Sud del sito di Roca Vecchia. Questi graffiti includono anche alcune raffigurazioni di doppie asce isolate nella versione stilizzata, cosiddetta «a farfalla», che è di gran lunga la più comune e diffusa a Creta quando il motivo viene inciso su supporti lapidei.
Da segnalare, infine, un vaso d'impasto decorato con la raffigurazione plastica di un serpente. Anche questo tipo di decorazione non ha eguali nelle produzioni indigene, mentre è comune nella ceramica minoica (ad esempio sui cosiddetti snake tubes).
Il programma ed i principali compiti dell'Unità di ricerca consistono in:
Parte storico-archeologica:
1. Restauro, disegno, studio nei loro contesti e pubblicazione dei materiali egei e di tipo egeo rinvenuti a Roca Vecchia.
2. Sistematica campagna di analisi chimico-fisiche delle paste ceramiche, eseguite gratuitamente dal Laboratorio Tandetron dell'Università di Lecce ed interpretazione dei risultati, con la collaborazione di R. Jones e S. Levi, per risalire alle provenienze.
3. Interpretazione generale dei dati e studio, attraverso l'osservatorio privilegiato di Roca Vecchia, di alcuni importanti fenomeni e problemi riguardanti la Puglia protostorica:
• Presenza di piccoli gruppi umani e di artigiani itineranti (ceramisti, metallurghi) provenienti dall'Egeo e dal Mediterraneo orientale.
• Incidenza delle presenze allogene e livello di dialogo ed integrazione tra comunità e culture diverse in un'area di confine.
• Riflessi di questa integrazione a livello sociale, economico, tecnologico, politico, ideologico e religioso.
Nell'ambito del programma di ricerca lo studio dei materiali di origine minoica e micenea rinvenuti a Roca verrà condotto in stretta collaborazione con le Unità di Ricerca delle Università di Udine e di Venezia, principalmente al fine di verificare le analogie tra i contesti ed i modi di fruizione degli oggetti nei centri egei ed in quelli indigeni.
Parte antropologica:
• Riproduzione del positivo del calco del gruppo di scheletri della postierla C e ricostruzione virtuale tridimensionale dei sette individui, finalizzate all'analisi tafonomica dell'insieme per ricostruire la sequenza dei decessi, e, possibilmente, i rapporti cronologici tra morte delle persone e crollo della struttura dov'erano rifugiati.
• Restauro di tutti i reperti scheletrici umani, molto fragili e frammentari sia per effetto del fuoco che per la pressione dei sedimenti, finalizzata allo studio paleoantropologico complessivo del campione e al rilevamento sistematico delle eventuali tracce di traumi.
• Acquisto delle placche di riferimento per il rilievo dei caratteri dentali (ASU Dental anthropology system) Rilievo e analisi dei caratteri su tutti gli individui al fine di stabilire gli eventuali rapporti di consanguineità tra i sette individui della postierla C (in particolar modo di quelli del maschio adulto con i cinque immaturi) e di affinità o diversità tra i sette individui della postierla e quello della porta.
• Analisi paleonutrizionali, tramite determinazione degli elementi in traccia, su tutti gli scheletri trovati.
• Ricerca e tipizzazione del DNA antico sui sette individui del passaggio C per verificare la possibilità che si tratti, come sembra dal punto di vista demografico, di una famiglia mononucleare. In concreto si ricercherà il DNA mitocondriale per stabilire se i cinque immaturi abbiano discendenza fenmminile comune con la donna adulta (che in questo caso potrebbe esserne la madre).
• Ricerca e tipizzazione del DNA mitocondriale dell'individuo della porta per confronti con quelli del passaggio C al fine di verificare l'ipotesi che siano di diversa origine.



