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UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
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Programma di ricerca

Greci e Indigeni sulle coste del basso Tirreno: fonti storico-letterarie, evidenze archeologiche, indagini geo-archeometriche.
Università di riferimento
Università degli Studi di NAPOLI "Federico II" - SCIENZE DELLA TERRA - NAPOLI(NA)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Luigi FRANCIOSI
Descrizione
Le relazioni di scambio metodologico e culturale fra le aree di ricerca archeologiche e quelle scientifiche sono in grande sviluppo. Da un lato gli archeologi necessitano in modo sempre più massiccio di un gran numero di informazioni analitiche dai contesti di scavo e dai materiali rinvenuti, dall'altro i ricercatori delle Scienze della Terra e della Vita sono interessati ad applicare conoscenze e metodologie acquisite sui materiali naturali o su reperti molto più antichi.
Nell'ambito di questa tendenza il gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università Federico II di Napoli ha iniziato da diversi anni a mettere a punto protocolli di analisi e metodologie di indagine tradizionali ed innovative su problematiche specifiche di tipo archeologico ed archeometrico.
Una delle migliori espressioni di questa sinergia di conoscenze scientifiche ed umanistiche riguarda lo studio delle ceramiche archeologiche e delle sue materie prime.
Accompagnando le metodologie di classificazione tipologiche e stilistiche con un accurato percorso analitico e sperimentale è possibile ottenere risultati interessanti sul grado di specializzazione di un popolo e sulla propria "cultura materiale".
Parallelamente allo studio sui reperti si dispone una fase sperimentale di studio mineralogico e paleontologico sui materiali non trattati ed uno studio petrologico e petrografico sui campioni ottenuti dopo trattamento termico delle stesse materie prime. Per far ciò è pianificato un rilevamento geologico per identificare le possibili aree di approvvigionamento delle materie prime (argille ed eventuali degrassanti). Una volta identificate le formazioni da indagare si prevede pianificata la campionatura delle stesse.
Un altro settore di intervento riguarda l'analisi dei resti fossili nel contesto archeologico (ossa umane, di animali domestici o selvatici) nonché vegetali (pollini, reperti carbonizzati). Quest'analisi permette di trarre indicazioni preziose. Per i resti umani è possibile ottenere dati paleodemografici, paleopatologici (stato di salute, tipo di attività lavorative svolte in vita) e dati paleonutrizionali, ovvero tutti quegli elementi fondamentali per ricostruire un quadro dell'adattamento bioculturale dell'antica comunità. Per i resti animali e vegetali è possibile dedurre, ad esempio, il grado di sfruttamento degli animali, le strategie di allevamento e di domesticazione nonché le specie vegetali utilizzate in agricoltura.
Il contributo di alcune discipline facenti capo alle Scienze della Terra in particolare la mineralogia, la petrografia, la petrologia e la paleontologia così come quelle delle Scienze della Vita come antropologia, paleobotanica, archeozoologia ed istologia è quindi innegabilmente fattivo ai fini dell'acquisizione di conoscenze importanti al raggiungimento di obiettivi comuni.
Ad un nucleo di ricercatori di ambito più specificatamente geologico (mineralogia, petrografia, micropaleontologia, paleontologia dei vertebrati) facenti capo al Dipartimento di Scienze della Terra si affiancheranno colleghi provenienti dall'Orto Botanico (paleobotanica e palinologia) e dal Centro Musei di Scienze Naturali (antropologia) dell'ateneo federiciano. Specifiche indagini paleoistologiche verranno eseguite con la collaborazione del dott. Fabio Guarino del Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale.
I componenti del gruppo collaborano a vario titolo da diversi anni con le Soprintendenze di Napoli e Caserta, Pompei, Salerno Benevento ed Avellino, Trapani e con istituti di ricerca nazionali ed esteri su contesti archeologici di epoche che vanno dal Neolitico in Sicilia fino al Medioevo beneventano.

Indagini archeometriche
Lo studio archeometrico riguarderà la caratterizzazione delle produzioni ceramiche, ma particolare attenzione sarà dedicata alle anfore vinarie greco-italiche, ancora poco studiate ma che rivestono un'importanza come indicatori socio-economici nel Mediterraneo in epoca ellenistica.
Gli obiettivi della ricerca, condotta con i metodi propri delle indagini mineralogiche, petrografiche, geochimiche, cristallochimiche e paleontologiche, sono molteplici:
• il conseguimento delle conoscenze archeometriche necessarie per una caratterizzazione tecnologica degli impasti e di eventuali rivestimenti;
• la ricostruzione dei processi pirotecnologici usati;
• l'individuazione delle fonti di materie prime e le tecniche di estrazione e trattamento.
Tali scopi sono perseguibili sia mediante una dettagliata caratterizzazione dei prodotti finiti e degli indicatori di produzione, sia mediante la parametrizzazione delle condizioni chimiche e fisiche della produzione attraverso simulazioni sperimentali, in condizioni chimico-fisiche controllate.
Il progetto di ricerca prevede lo studio di reperti archeologici ottenuti per trasformazione termica di materie prime naturali, principalmente ceramiche.
Un ulteriore elemento di caratterizzazione del materiale sia ceramico che naturale sarà l'analisi del contenuto paleontologico. Questo tipo di analisi prevede il riconoscimento tassonomico in sezione sottile al microscopio ottico dei microfossili eventualmente presenti nelle argille usate per la manifattura delle ceramiche; analoga analisi viene applicata al residuo di lavaggio delle argille naturali con osservazione a luce riflessa al microscopio ottico. Ove il caso lo richieda si può applicare un'ulteriore analisi costituita dall'osservazione dei microfossili in sezione sottile del materiale naturale sottoposto a cottura.
L'approccio metodologico sarà generalmente scelto in funzione di una preliminare analisi delle condizioni dei reperti, delle esigenze conservative e su campioni in stato frammentario e solo su porzioni di pareti. Le tecniche d'indagine dipenderanno inoltre dalla quantità di materiale richiesto per l'analisi.
La caratterizzazione dei campioni ceramici sarà eseguita utilizzando di volta in volta le tecniche più idonee allo scopo presenti presso l'Unità di Ricerca di Napoli. Nello specifico, presso la sede si eseguiranno le seguenti analisi:
1. analisi in microscopia ottica (OM) su sezioni sottili di campione, ai fini di una caratterizzazione mineralogica degli inclusi non plastici, di una valutazione della distribuzione degli stessi all'interno della matrice argillosa e delle loro caratteristiche (forma e grado di arrotondamento), di una prima valutazione della macroporosità dell'impasto, del grado di anisotropia alla radiazione luminosa della matrice argillosa e della presenza di un eventuale rivestimento sul corpo ceramico.
2. microscopia elettronica a scansione (SEM) per verificare il grado di vetrificazione della matrice argillosa e per una prima stima della temperature di cottura (Tite e Maniatis, 1975) e per valutazioni microstrutturali su tutti i componenti dell'impasto ceramico. Con set analitico in EDS o WDS per una la determinazione di elementi maggiori ed in tracce puntuali su piccole porzioni di matrice ed inclusi.
3. analisi chimiche in fluorescenza di raggi X (XRF), per risalire alla composizione chimica totale dei frammenti in termini di elementi maggiori (Si, Ti, Al, Fe, Mn, Mg, Ca, Na, K, P in %peso) e tracce (Sc, V, Cr, Ni, Zn, Rb, Sr, Y, Zr, Nb, Ba in ppm), i dati ottentuti saranno sottoposti ad un trattamento statistico con software appropriati;
4. analisi mineralogiche semiquantitative in diffrazione di raggi X su polveri (PXRD), per il riconoscimento di fasi mineralogiche indicatori dei processi di cottura;
5. porosimetria per intrusione di mercurio (Hg-porosimetry), per una descrizione più precisa della porosità dei manufatti e della distribuzione dei pori (PSD).
6. analisi termogravimetiche (TG-DTA), per evidenziare eventuali reazioni rispetto ad un inerte delle polveri di manufatti sottoposte ad energia termica crescente.
7. analisi dell'immagine sulle sezioni sottili, per una precisa stima (% in volume, analisi modale) dei componenti dell'impasto e di una valutazione digitale con appositi software delle caratteristiche morfometriche degli inclusi non plastici e della loro distribuzione.
8. Analisi del contenuto micropaleontologico da sezione sottile al microscopio ottico delle ceramiche (se presente) e del residuo di lavaggio delle argille.
Lo sviluppo dei temi di ricerca prevede inoltre la collaborazione tra le singole unità su specifici argomenti di comune interesse, nonché la fondamentale collaborazione con le Soprindentenze.
Per la determinazione delle aree di approvvigionamento delle materie prime, da una prima visione delle carte e da una consultazione della bibliografia disponibile è possibile ricostruire l'assetto geologico dell'area.
Affiorano estesamente rocce metamorfiche costituite da scisti verdi, filladi e gneiss di età paleozoica che rappresentano i termini più antichi. Su questo basamento metamorfico poggiano in discontinuità stratigrafica sedimenti prevalentemente cenozoici e quaternari. I primi, riferibili al Miocene, sono costituiti da conglomerati, arenarie ed argille. I secondi, nei loro termini più antichi, risalgono al Pleistocene e sono essenzialmente formati da conglomerati e sabbie di origine sia marina che continentale. Questi costituiscono la base o la copertura di terrazzi di abrasione marina. Questi ultimi sono visibili a varie altezze a partire dai 1000 m di altezza e risultano eccezionalmente conservati quando intagliano i termini metamorfici. I terrazzi di q. 700m e 500m mostrano una copertura continentale, quelli di q. 150m e 50m un deposito marino. E' proprio su un terrazzo di q. 150m che si situa il sito da investigare.
In prima analisi si intende focalizzare l'attenzione sui terreni miocenici, in particolare sulla formazione indicata sulla Carta Geologica della Calabria alla scala 1:25.000 come Ma3. Questa è costituita da argille siltose e silt argillosi grigio chiari contenenti microfaune a foraminiferi prevalentemente planctonici come eventuale area di approvvigionamento.

Fasi dell'analisi archeometrica
Sui materiali argillosi saranno quindi effettuate analisi granulometriche, analisi paleontologiche e una caratterizzazione mineralogica (XRD) sul tal quale e sui prodotti ottenuti da un'attenta procedura di separazione delle particelle più fini (minerali argillosi) caratterizzanti del materiale naturale.
Successivamente porzioni di argilla preparata secondo le caratteristiche ricostruite dai manufatti archeologici, quindi sottoponendola eventualmente a procedure di aggiunta di temper o a processi di decantazione per l'eliminazione delle particelle più grossolane. Tali preparati, verranno sottoposti a trattamento termico a temperature crescenti (da 450 a 1100°C in atmosfera controllata) per evidenziarne tutti i cambiamenti mineralogici e microtessiturali alle varie temperature. I risultati verranno confrontati con quelli ottenuti sui campioni archeologici.


Indagini antropologiche ed archeozoologiche.
Le analisi antropologiche riguardano sia attività di campo che di laboratorio. Le indagini tafonomiche sui reperti scheletrici umani sono tesi a caratterizzare il tipo di contesto funerario, primario o secondario (riduzione e/o re-inumazioni, ossario). Le indagini antropologiche di laboratorio prevedono la determinazione del sesso, l'età alla morte, le lesioni, le patologie e le anomalie scheletriche e dentarie tese a fornire indicazioni a livello nutrizionale e, possibilmente, sul tipo di attività svolta.
Inoltre lo studio paleoistologico consente di ottenere molteplici ed interessanti tipi di informazione. Innanzitutto valutare il grado di conservazione dei reperti scheletrici antichi e interpretare le eventuali alterazioni diagenetiche (post-mortem) che serviranno a distinguere le alterazioni ossee causate intra-vitam a seguito di patologie dalle alterazioni ossee avvenute post mortem a causa dell'azione di fattori chimici, fisici e/o biotici; fornire indicazioni utili per l'applicazione di indagini biomolecolari quali l'estrazione ed amplificazione del DNA dal reperto archeologico ("DNA antico"), esiste infatti una correlazione tra il grado di conservazione istologica del reperto osseo la possibilità di estrazione e amplificazione del DNA antico.
Le indagini archeozoologiche saranno volte all'identificazione morfologica e tassonomica dei reperti osteologici appartenenti a specie domestiche e selvatiche. L'analisi quantitativa verterà principalmente sul conteggio del Numero dei Resti (NR) e la determinazione del Numero Minimo degli Individui (NMI) al fine di ottenere statistiche sulle specie più frequenti nell'assemblaggio faunistico in esame. La determinazione dell'età di morte, sulla base della saldatura delle epifisi e dell'emersione e dell'usura dentaria, fornirà informazioni utili all'interpretazione dello sfruttamento degli animali e delle strategie di allevamento e di domesticazione. In presenza di determinate porzioni ossee sarà possibile determinare il sesso dell'individuo, elemento che arricchisce il quadro complessivo delle informazioni. L'indagine biometrica, che consiste nella misurazione delle porzioni ossee, sarà uno strumento utile per discriminare gli esemplari domestici da quelli selvatici, nonché per effettuare possibili confronti tra siti coevi.
L'indagine tafonomica, ossia l'osservazione di parametri quali il tipo di frattura, lo stato di alterazione superficiale e di combustione, le tracce lasciate dai denti di carnivori e necrofagi e quelle di macellazione legate all'attività umana, fornirà importanti informazioni sulla storia deposizionale dell'assemblaggio faunistico.

Fasi delle indagini antropologiche, archeozoologiche
Attività di campo
- Scavo e documentazione bioarcheologica, tafonomica dei reperti scheletrici
- Consolidamento e primo restauro in situ (ove necessario) dei reperti, sia ai fini degli studi paleobiologici di laboratorio
- Realizzazione di calchi di sepolture e/o di scheletri e/o di reperti osteologici.

Attività di laboratorio
- Documentazione delle principali caratteristiche morfologiche individuali, per la determinazione del sesso, l'età alla morte, le lesioni, le patologie e le anomalie scheletriche e dentarie.
- Definizione del quadro individuale a livello nutrizionale, istomorfologico ed, eventualmente, genetico.

Attività di studio ed elaborazione dei dati:
- tafonomici ed archeoantropologici di scavo per la definizione dei contesti funerari e delle possibili azioni antropiche;
- paleodemografici attraverso le tavole di mortalità, con possibili confronti con altre comunità scheletriche di periodi coevi;
- paleopatologici scheletrici e dentari, per la definizione dello stato di salute e del tipo di attività lavorative svolte in vita;
- paleonutrizionali per la definizione del tipo di dieta più o meno carnea o vegetariana, e confronti con popolazioni coeve.
- Sintesi dei risultati per la definizione del tipo di adattamento bioculturale della comunità in studio, sotto forma di relazioni, tabelle, figure, immagini a fini divulgativi.

Indagini paleobotaniche
Le indagini paleobotaniche saranno basate principalmente sull'analisi pollinica; queste sono volte ad ottenere indicazioni sulle specie vegetali utilizzate in agricoltura così come sulle antiche associazioni selvatiche oggi ridotte o scomparse (coltri boschive ecc.).

Fasi delle indagini paleobotaniche
E' necessario il prelievo di campioni incontaminati che saranno sigillati e conservati a basse temperature. Successivamente sono suddivisi in frazioni e addizionati con uno stock di marcatore. Segue il processo di deflocculazione, acetolisi e filtraggio a maglie di circa 5-10 μm. I granuli pollinici così raccolti vengono disidratati e raccolti in un preparato per l'osservazione con il microscopio elettronico a scansione oppure per l'osservazione con il microscopio ottico e conseguente determinazione tassonomica.