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UNITA' DI RICERCA
italiano - english
Bibliografia
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Programma di ricerca
Fra legge ed equità: il concetto di equità nella legge e nella letteratura ingleseUniversità di riferimento
Università degli Studi di VERONA - ANGLISTICA - VERONA(VR)Responsabile dell'Unità di ricerca
Daniela CARPIDescrizione
EQUITA' E ALTERITA' NELLA LETTERATURA INGLESE DAL RINASCIMENTO AL XX SECOLO: IL COMPORTAMENTO NON EQUO DELLA LEGGE NEI RAPPORTI EGEMONICI (DI CLASSE, GENERE, ETNIA)Il gruppo di Verona si focalizzerà sul discorso dell'iniqua giustizia nei confronti delle alterità. Termine questo di ampia portata che apre fertili collegamenti con teorie e posizioni critiche che si interrogano sul ruolo della rappresentazione, dell'egemonia e della diversità, quali ad esempio, all'interno degli studi culturali, la cultura dell'immagine e della rappresentazione, la critica femminista, i "gender studies" e le teorie postcoloniali, che si incentrano sulle alterità culturali. Le intersezioni tra questi diversi discorsi critici hanno dato origine ad interessanti analisi di fenomeni culturali e sociali.
Si cercherà in tal senso di dimostrare l'indeterminatezza della dottrina giuridica ed il diverso trattamento della legge dell'Altro (in termini di classe, etnicità e genere), in un periodo storico che va dal Rinascimento all'età moderna. Si intraprenderà così un percorso ermeneutica interdisciplinare teso a dimostrare come particolari gruppi di interesse, classi sociali o istituzioni economiche consolidati traggano beneficio da scelte giuridiche ideologicamente orientate. Si dimostrerà l'iniquità di una cultura giuridica articolata esclusivamente sulle aspettative di un centro di potere (politico, economico, patriarcale) volto a legittimare i propri privilegi. Avvalendosi dell'approccio post-strutturalista (in particolare la decostruzione americana e l'estetica della ricezione, scuole critiche delle quali si avvalgono gli stessi giuristi nelle loro analisi letterario/legali) e quindi problematizzando la stessa forma discorsiva del linguaggio giuridico, il gruppo di ricerca si propone di dimostrare come il diritto abbia, nel periodo storico preso in considerazione, giustificato la dominazione ed il privilegio nei confronti delle alterità attraverso un discorso professionale astratto, che pretende di essere neutrale nei metodi e nei risultati.
L'obiettivo precipuo di tale lavoro è pertanto quello di porre in luce ciò che si intrama nella dottrina giuridica, ovvero un'immagine dell'iniqua ideologia nascosta riflessa dal diritto In questo senso la ricerca è collegata alle teorie critiche che si occupano dei ruoli dell'ideologia, della legittimazione e della mistificazione nella giustificazione del potere dello stato, spiegando come il diritto sia un'ideologia operante complessivamente a vantaggio dei gruppi dominanti.
Il filo di Arianna che guiderà il gruppo in tale indagine interdisciplinare sarà dipanato in un ampio arco temporale: dal Rinascimento — quando inizia a delinearsi una rappresentazione egemonica delle alterità, seppure fluida, evidente in tanti testi letterari del periodo — all'età moderna, in cui la rigida codificazione della diversità nel testo letterario e nel sistema giuridico procedono di pari passo, sino all'età contemporanea, in cui tale codificazione assume nuove e più subdole espressioni. In questo contesto la funzione del testo letterario è quella di rendere palesi e divulgare quei "danni invisibili" che, in quanto non riconosciuti né codificati dal sistema, non possono essere risarciti. La legge, che persegue finalità "universali" e si struttura — secondo un processo di "monumentalizzazione" — in un assetto rigido, sembra destinata a sancire il trattamento iniquo delle alterità, mentre la letteratura, dando voce al dissenso dell'Altro, e soprattutto rendendo "visibile" ciò che la legge non contempla, rappresenta casi emblematici utili ad una ridefinizione dello stesso sistema legale. La legge, infatti, non dovrebbe essere scissa dal sentimento umano: la dicotomia che si viene spesso a creare è fra un rigido legalismo (ovvero una rigorosa applicazione della legge) ed una sua rilettura discrezionale che tenga conto delle svariate realtà dell'umana natura e della molteplicità dei casi sociali. L'idea dell'uguaglianza davanti alla legge è stata ideata proprio per sopperire alla palese ineguaglianza umana.
Come nasce il rapporto legge/letteratura? Su quali basi teorico-applicative è possibile l'interrelazione fra le due discipline? In che modo la critica letteraria è stata usata anche in campo legale? Quali esempi palesi di lettura critico-legale sono stati già offerti in ambito internazionale? A questi ed altri interrogativi hanno già in parte dato ed ulteriormente daranno risposta Richard Weisberg, Peter Goodrich, Arthur Jacobson, Ian Ward, studiosi internazionali esperti del settore (di cui sono i massimi esponenti) qui coinvolti nella ricerca. Si pensi ai libri seminali di Richard Weisberg The Failure of the Word (1984) e Poetics and Other Strategies of Law and Literature (1992), di Peter Goodrich Reading the Law (1988), Oedipus Lex: Psychoanalysis, History, Law (1995) e Legal Discourse (1988), di Ian Ward Law and Literature (1995), Kantianism, Postmodernism and Critical Legal Thought (1997) e Shakespeare and the Legal Imagination (1999). In particolare il libro di Weisberg The Failure of the Word ha dato l'avvio a questo tipo di ricerca interdisciplinare, che ampi sviluppi ha avuto in tutto il mondo e alla quale ha dato risonanza italiana Daniela Carpi. La ricerca si pregia infatti di avvalersi della consulenza e dell'apporto degli esperti internazionali di massimo rilievo nel settore, la cui indagine verterà sul tema specifico dell'equità, che ha aspetti sì fondamentalmente legali, ma anche etici, morali ed umanistici.
I periodi storico-letterari all'interno dei quali spazia la ricerca partono dal Rinascimento, pervaso da grosse fratture nel tessuto connettivo e sociale che permisero il sorgere di problemi sfociati, a distanza di secoli, nella crisi dell'epoca contemporanea. Di tale periodo si occuperà Daniela Carpi. La stessa "woman question" ("questione femminile"), uno dei temi più moderni che comincia a venire dibattuto proprio nel Rinascimento, portò gli scrittori a riflessioni su tematiche che costituiscono una vera e propria anticipazione delle diatribe femministe del nostro secolo. Si ripercorrerà, quindi, una tradizione di scrittori inglesi la cui produzione letteraria esemplifica significativamente alcune applicazioni pratiche della lettura legale ai testi. Esempi illuminanti si possono trovare in William Shakespeare e Webster: In questi autori il problema dell' iniqua giustizia si esemplifica nel caso dei matrimoni descritti in Othello, Romeo and Juliet, The Merchant of Venice and The White Devil. Esempi questi che dimostrano coma la libera determinazione del soggetto non venga tutelata come bene in sé, ma quale presidio del bene "patrimonio", che costituisce il vero bersaglio della tutela penale. Infatti il matrimonio delle figlie costituisce per i padri un danno patrimoniale, in quanto i matrimoni al tempo rappresentavano un utile mezzo di arricchimento economico e di alleanza politica.
Il rapporto tra legge, giustizia ed equità diviene un tema centrale anche nella letteratura scozzese del periodo tra le guerre (campo di indagine di Carla Sassi), periodo in cui scrittori appartenenti al cosiddetto "Rinascimento scozzese" (quali Hugh MacDiarmid, Lewis Grassic Gibbon, Naomi Mitchison, Catherine Carswell, Helen Cruickshank) esplicitarono nelle loro opere una forte presa di posizione anti-imperialista e la richiesta di un modello culturale decentrato (o pluralistico). Se l'Illuminismo Scozzese- con la sua enfasi sulla "società civile"- aveva promosso (in un contesto completamente diverso) l'idea nicomachea che la giustizia è possibile solo all'interno dell'ordinamento istituzionale di una comunità politica, questo viene percepito come impossibile, o quantomeno molto più difficile all'inizio del XX secolo, nel momento in cui si fronteggiano le disuguaglianze (in termini di classe, razza e genere) sancite dalle istituzioni britanniche. L'attrito tra la struttura politico-istituzionale britannica e l'equità si manifesta con un'ampia frattura, e il testo letterario scozzese diviene, in tale ambito, sia un modello paradigmatico che un veicolo di giudizio equo.
L'inquità e/o gli irrisolti interrogativi sulla non equità della legge saranno indagati anche nell'ambito specifico della identità soggettiva e delle sue recenti definizioni, e ciò alla luce del percorso compiuto dagli studi teorici - a partire dagli anni 70 fino ai primi anni del ventunesimo secolo – che ha visto lo slittamento dall'Io genericamente e dubbiosamente ‘referenziale' di Lejeune e seguaci, all 'Io ‘relazionale' di discendenza cognitivista degli ultimi lavori di Paul John Eakin. Campo di studio privilegiato di Maria Teresa Bindella saranno l'autobiografia, la biografia letteraria e, più in generale, l'autobiografismo nella letteratura inglese tra Otto e Novecento, generi questi dove l'identità testuale, ponendosi come altra nei confronti dell'identità collettiva, oggettivizzante e uniformante, non cessa di suggerire con l'efficacia della denuncia l'iniquità delle norme, siano esse civili o religiose. Da esse ci si pone necessariamente al riparo e si tutela l'alterità soggettiva mediante complessi e (non sempre) adeguati sistemi difensivi , quali la finzione, la reticenza-assenza, la fuga dal centro dell'io, la moltiplicazione dell'identità , strategie queste volte a creare effetti disorientanti e ingannevoli nell'inseguitore.
Particolare attenzione verrà rivolta agli scritti biografici e autobiografici di Robert Louis Stevenson e ad alcuni testi narrativi assunti a modelli (auto) biografici -tra di essi la testimonianza resa dal dottor Jekyll nel capitolo "Henry Jekyll ‘s Full Statement of the Case" . Sulla scorta del ritratto-autoritratto dedicato a Stevenson da Richard Holmes in Footsteps e nella direzione di ricerca sopra illustrata, saranno oggetto di indagine parallela le figure dei principali biografi di Stevenson, di volta in volta poste al centro delle problematiche etico-giuridiche che continuano ad assediare il genere biografico.
Il progetto veronese chiama in causa anche assunti critici femministi: Chiara Battisti e Alice Bendinelli pongono in luce infatti come la pornografia costituisca una violazione della donna. Storicamente la pornografia è stata un modo con il quale gli uomini hanno definito il loro status di soggetti determinando un "Altro" cui affidare il ruolo di oggetto. In tal senso Susanne Kappeler in The Pornography of Representation, sostiene che la soggettività dominante nella cultura patriarcale viene a definirsi tramite l'oggettivazione dell'"Altro". Battisti e Bendinelli incentreranno pertanto la loro analisi sulla pornografia e sull'oscenità nella letteratura britannica (Angela Carter, Ian McEwan, Nicholas Royle), dove il termine oscenità viene considerato la definizione legale/giuridica di pornografia. È importante sottolineare in tal senso come gli stessi dizionari legali mettano in luce la difficoltà dei tribunali di offrire una definizione chiara e oggettiva del termine "osceno" poiché quello che è osceno se commesso da una persona può essere arte se commesso da un'altra. Scopo della loro analisi è di porre in luce l'evoluzione, dal punto di vista giuridico di leggi contro la pornografia e contro l'oscenità, con particolare attenzione alle proposte di legge che riconoscono la pornografia come una pratica sistematica di sfruttamento sessuale che viola i diritti civili della donna minando l'uguaglianza femminile stessa. Cercheranno in tal senso di osservare se quanto teorizzato dalla critica femminista trovi un riscontro in un'iniquità di trattamento uomo donna anche in campo legale. Evidenzieranno inoltre come il sistema legale spesso si sia spesso avvalso di leggi contro la pornografia e l'oscenità in modo iniquo trasformandole da importante strumento di protezione of dei diritti civili della donna in strumento di controllo e oppressione. I processi per oscenità ed altri mezzi di censura sono stati sovente utilizzati in modo sproporzionato: molte testi critici femministi, si pensi ad esempio The Feminine Mystique di Betty Friedan, sono stati accusati di oscenità e pornografia.



