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UNITA' DI RICERCA
italiano - english
Bibliografia
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J.G.A. POCOCK, Il momento machiavelliano: il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone, Bologna 1980
Q. SKINNER, Visions of politics, Cambridge 2002
Programma di ricerca
Comunicazione politica e storiaUniversità di riferimento
Università degli Studi di TERAMO - SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE - TERAMO(TE)Responsabile dell'Unità di ricerca
Francesco BENIGNODescrizione
L'unità locale di Teramo, all'interno di questo progetto, intende sviluppare cinque percorsi di ricerca fortemente caratterizzati, con specifici riferimenti ad alcuni aspetti della storia francese e italiana, pur nel comune intendimento di mostrare e dimostrare come la reinvenzione del passato e la costruzione della tradizione attraverso le strutture della comunicazione politica di antico regime, fossero strumentali alle forme di legittimazione sociale e alle finalità della propaganda politica che le élites di potere si proponevano di perseguire:- Un primo asse di ricerca riguarda il tema dell'idealizzazione del passato mitico (il regno franco delle «prime razze» regnanti) nella Francia del Cinque e Seicento. Si tratta di una tradizione che è stata sistematizzata a suo tempo da Augustin Thierry, trovando tuttavia il suo centro nel dibattito settecentesco sui Franchi e sui Galli e sulle origini, elettive o erditarie, della Monarchia. L'attenzione qui verrà invece spostata all'indietro, partendo dal periodo delle guerre di religione e da testi classici come le "Vindiciae contra tyrannos" per recuperare una letteratura, quella della pamphlettistica della Fronda, che non è stata mai utilizzata propriamente in questa direzione. Soffocata tra la grande stagione della Lega e della guerra civile e la riscoperta delle tendenze antiassolutistiche affioranti all'indomani della morte di Luigi XIV, nell'epoca della Reggenza, e che si possono riassumere attorno ai nomi di Saint Simon, Fénelon e Boulainvilliers, la pubblicistica dell'età della Fronda è stata a lungo bistrattata e considerata polemicamente come l'espressione di una malattia di crescita, un disagio temporaneo nell'epoca dell'affermazione dello stato moderno francese. I discorsi sulla storia di Francia, su un'epoca mitica a cui ritornare, sanando le degenerazioni recenti della Monarchia, delineano invece un'importante modalità di contestazione delle tendenze autocratiche e dispotiche del Grand siècle.
- Un secondo indirizzo di ricerca si incentrerà sulla figura di Alessandro Farnese così come essa viene tratteggiata nella narrazione delle sue imprese belliche, nelle raccolte di vite di uomini illustri e nella raffigurazione iconografica. Ciò equivale a confrontarsi con la costruzione di una tradizione fondata sui canoni eroici propri dell'Antico regime, ovvero nel solco classicistico-cristiano del "perfetto principe" e "capitano". Secondo questa peculiare formula di comunicazione politica Alessandro Farnese acquista i contorni della paradigmaticità, entrando a far parte di quella ristretta e codificata galleria di "eroi" che viene proposta alla imitatio dei contemporanei. In particolare, nella sua identificazione con Alessandro Magno, il Farnese viene ammesso nei repertori di exempla che "ritraggono" come modelli di virtù militare e politica Cesare, David, Goffredo di Buglione, Carlo V, Annibale o Carlo Magno. Personaggi biblici, condottieri antichi, sovrani e crociati, in una trattazione ai confini fra storiografia e mitografia, si trasformano in archetipi di quelle virtù – prudenza, coraggio, fede, onore – il cui possesso è requisito indispensabile, in quel dato sistema di valori, a definire la ‘grandezza'. Gli scritti sull'arte della guerra, le raccolte di biografie, i cicli iconografici di ambiente farnesiano, le gesta, la trattatistica politica, la ritualità e l'apologetica dinastica, concorrono tutte alla costruzione di un ‘discorso' – attraverso una data ‘interpretazione' della storia e delle qualità individuali – congruo ai registri etici di quel dato cosmo culturale. La ricerca si prefigge in tal senso da un lato di indagare i dispositivi ed i ‘materiali' utilizzati nella definizione dell'immagine di Alessandro Farnese e dall'altro di analizzare la semantica tutta politica dei "fasti" e le valenze ideologiche del messaggio che essi veicolano.
- Un terzo asse esaminerà il tema dalle rappresentazioni collettive nella Palermo settecentesca. Particolare attenzione verrà dedicata, da un canto, ai rituali, ai linguaggi delle stesse, ai topoi ricorrenti, anche in chiave comparata, e dall'altro alla numerosa trattatistica (regolamenti, descrizioni, racconti) che di queste autorappresentazioni costituiscono parte importante e ineludibile. Il succedersi di diverse dinastie sul trono del Regno di Sicilia nella prima metà del secolo XVIII e la necessità di riaccreditarsi, di volta in volta, come capitale politico-istituzionale e come centro della grande feudalità del Regno, riaccende, infatti, a Palermo una consistente produzione letterario-iconografica che supporta le tante occasioni nelle quali la classe dirigente cittadina tenta di legittimare il proprio ruolo nel gioco politico tanto a livello locale che sovralocale. Le istruzioni e le narrazioni delle feste di santa Rosalia e delle altre processioni religiose, le descrizioni degli ingressi trionfali, correlate spesso da un ampio corredo iconografico (per tutti vedi La Reggia in trionfo in occasione dell'ingresso e dell'incoronazione di Carlo di Borbone a Palermo), i tanti racconti coevi della rivolta del 1773 sono alcuni degli esempi di una produzione vasta e significativa, dalla quale necessariamente partire per ricostruire i caratteri di un quadro politico assai ampio ed articolato, caratterizzato da momenti di scontro e di necessità di legittimazione anche violenta.
- Un quarto asse di ricerca riguarda la utilizzazione della storia nel dibattito rivoluzionario tra il 1789 e il 1794. Attraverso l'analisi di un giornale di grande influenza quale "Le moniteur" si cercheranno di mostrare i molteplici usi del passato francese nei primi, convulsi anni della rivoluzione. Nello stesso momento in cui si crea un «mondo nuovo» gli attori storici hanno bisogno di confrontare queste novità con gli esempi del passato, di legarle a tradizioni, di contrapporle a modelli negativi. Ogni pagina della rivoluzione riscrive così la storia di cui ha bisogno in un processo di riconoscimento e di autodefinizione di basilare importanza.
- Un quinto aspetto, infine, analizzerà la stampa periodica ‘politica' durante il cosiddetto periodo giacobino nel Regno di Napoli, con una particolare attenzione ai catechismi repubblicani, redatti nella Repubblica Partenopea. Accanto ad una specifica analisi degli autori degli articoli e dei contesti in cui essi si formarono ed operarono, di questi testi si cercherà, soprattutto, di evidenziare gli elementi di novità utilizzati nella comunicazione politica, tanto in termini linguistici che contenutistici, evidenziando, in particolare, il ricorso a "modelli" e a simbologie in grado di rendere comprensibile il messaggio rivoluzionario agli strati più ampi della popolazione meridionale, ripescando tali simboli e modelli dalla tradizione mitica o dal passato, più o meno reale, della storia del Regno.
L'unità locale, si propone di realizzare i seguenti risultati:
A. durante la prima fase della ricerca (I anno) prevede di organizzare un seminario di studi per approfondire alcune delle tematiche oggetto di studio, anche da un punto di vista teorico e storiografico
B. Alla fine della ricerca realizzerà un volume collettaneo in cui confluiranno i vari studi
C. In qualità di unità centrale, organizzerà un convegno internazionale di chiusura del progetto.



