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UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
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Fonti edite

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A. Cesaretti OHSA, Memorie sacre e profane dell’antica diocesi di Populonia al presente di Massa Marittima e osservazioni sopra la storia naturale del suo territorio, in Firenze 1784, 4 voll.

D. Gio. Vincenzio Coppi, Annali, Memorie, ed Huomini illustri di San Gimignano, ove si dimostrarono le leghe e guerre delle Republiche Toscane, Firenze 1695.

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Giacomo Lauro Istoria dell'antichissima città di Cortona in Toscana, con una cronologia delli re d’Etruria, e d'altri re e prencipi, s. l. 1639.

Nicola Magri, Discorso cronologico della origine di Livorno in Toscana. Dall'anno della sua fondazione, sino al 1646. Al Serenissimo Ferdinando II, Napoli 1647.

Orlando Malavolti, Li statuti dell'Università de Mercanti e della corte de signori uffitiali della Mercantia, Siena 1572.

Orlando Malavolti, Dell'Historia di Siena, Venezia-Siena 1599.

Niccolò Mancini, Orazioni o discorsi istorici sopra l’antica città di Fiesole, Firenze 1729.

S. Mannucci, Le glorie del Casentino, Firenze 1687.

Giovanni Miniati, Narrazione e disegno della terra di Prato di Toscana tenuta delle belle Terre d’Europa, Firenze 1596.

Giovanni Antonio Pecci, Memorie storico-critiche della città di Siena, I-IV, Siena 1755-1760.

G. A. Pecci, Storia del Vescovado della città di Siena unita alla serie cronologica de’ suoi Vescovi, ed Arcivescovi, Lucca 1748.

Placido Puccinelli, Memorie dell'insigne, e nobile terra di Pescia, in ID., Istoria delle eroiche attioni di Ugo il grande /.../ et le memorie di Pescia, Terra cospicua, e principalissima di Toscana, Milano 1664.

G. Razzi, Vite de’ Santi, e Beati Toscani, De’ quali insino a ‘hoggi comunemente si ha Cognizione, Firenze, Giunti, 1593-1601, e Firenze 1627.

Angelo Salvi, Istoria di Pistoia e Fazioni d’Italia, t. I: Roma 1656; t. II: Pistoia 1657 ; t. III: Venetia 1662.

Domenico Tartaglini, Nuova descrizzione dell'antichissima città di Cortona con l'aggiunta di diversi fatti antichi, ed altri particolari della medesima opera, e studio dell'abbate Domenico Tartaglini, Perugia 1700.

Giugurta Tommasi, Dell’historie di Siena, ed. Livio Cinuzzi, Venezia 1625-26.

Paolo Tronci, Memorie Istoriche della Città di Pisa, Livorno 1682.

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Benedetto Varchi, Storia fiorentina, Firenze 1838-41.

Programma di ricerca

Comunicazione politica e storia
Università di riferimento
Università di PISA - STORIA - PISA(PI)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Elena GUARINI
Descrizione
La storia della storiografia toscana durante l'età moderna conosce dunque momenti diversi, che si possono ricondurre alle vicende del Granducato e ai rapporti tra potere politico e intellettuali. Essa offre un filo per ripercorrere trasformazioni e dinamiche della cultura politica, ma è indispensabile contestualizzarla. Si tratta per un verso di analizzare le condizioni in cui gli autori svolsero le loro funzioni (p. es. il peso che ebbero prima le revisioni e la censura operate dalle istituzioni civili e dalla corte, e poi la censura ecclesiastica); dall'altro di tenere conto, oltre che della storiografia, sui cui prodotti maggiori si è, peraltro, per lo più indirizzata l'attenzione degli studiosi, dei generi ad essa contigui che se da un lato alimentarono quelle opere dall'altro ne raccolsero gli echi: dalla trattatistica politica all'encomiastica, dalle descrizioni celebrative di città (Firenze e Siena in primo luogo, ma anche città minori) alle memorie di famiglie illustri, dalle gesta di uomini famosi nei diversi campi dell'umana attività alle storie edificanti di singolari esempi di pietà religiosa. Si tratta inoltre di considerare le articolazioni interne del quadro toscano nel quale continuarono a convivere principe, corte e città, poteri civili e poteri ecclesiastici: realtà diverse che furono non solo oggetto di storia, ma punto di riferimento di identità molteplici e concorrenti. Infine bisogna ricordare che non pochi degli autori di storie si occupavano di altri temi o svolgevano compiti diversi da quello di scrivere del passato: Varchi scriveva di teoria letteraria, Ammirato di trattatistica politica, Galluzzi come "sovrintendente alle stampe" esercitava la censura per conto del governo leopoldino. Da ciò discende la necessità di ricostruire i profili di autori di storie, maggiori e minori, per cogliere l'intreccio tra la scrittura della storia e l'esercizio di altre funzioni siano esse culturali e/o politiche.
Il programma di ricerca intende affrontare alcuni aspetti dei possibili rapporti tra produzione storiografica e sua utilizzazione nel più ampio contesto politico e culturale della Toscana moderna.
1. In primo luogo si cercherà di affrontare il problema della storiografia pubblica nel XVI secolo, quella che va da Varchi ad Ammirato, eseguita su incarico del sovrano al fine, da un lato, di illustrare la costruzione del regime principesco, dall'altro di indagare le stesse origini della città e della "regione" (si pensi all'opera dell'Ammirato e, in parziale contrasto con questa, allo sviluppo del mito etrusco). Si procederà ad un'analisi testuale ravvicinata corredata per quanto possibile dallo studio dei materiali preparatori e di quelli (lettere, relazioni, reperibili nel Mediceo del Principato e negli archivi auditoriali conservati all'Archivio di Stato di Firenze, ecc.) che attestano interventi esterni, censorii e di altra natura. L'esame della letteratura più propriamente storiografica sarà inoltre affiancato da quello della letteratura panegiristica e biografica dedicata al sovrano, per cogliere la formazione di immagini del principe destinate a qualificarne la figura secondo i moduli politici più consoni e le regole retoriche più adeguate all'affermazione del potere e del regime principesco.
2. Seppur di scorcio, si esamineranno alcuni aspetti non ancora studiati del cosiddetto "silenzio seicentesco": le forme che non solo al centro ma anche in periferia assume l'erudizione storica; l'organizzazione diffusa di biblioteche e di fondi documentari; la redazione di opere minori, spesso destinate a restare inedite.
3. Assai più estesamente ci si soffermerà sul Settecento, quando con l'arrivo della nuova dinastia lorenese (1737), intellettuali ed esponenti della classe dirigente toscana parteciparono attivamente alla elaborazione di un discorso sulla storia di Firenze che recuperava, in funzione di contenimento delle nuove mire dinastiche, motivi del contrattualismo giusnaturalistico e insieme elementi della cultura antidispotica (tradizione repubblicana di Machiavelli e utilizzazione di Montesquieu). L'insediamento di Pietro Leopoldo rappresentò nella storia della Toscana un altro momento importante che permette di evidenziare come il discorso storiografico fu in quel contesto utilizzato per orientare l'opinione pubblica verso l'accettazione di determinati modelli di ricostruzione del passato e di precisi indirizzi della politica del presente.
L'unità di ricerca si soffermerà pertanto sulla ricostruzione del contesto intellettuale e politico nel quale furono per la prima volta stampate, tra il 1721 e il 1728, ad opera di Francesco Settimanni, La storia del Varchi; le Istorie del Segni, i Commentari di Filippo de Nerli. Queste opere, nate all'interno delle discussioni cinquecentesche sul principato, seppure avevano circolato ampiamente sia in Toscana che fuori come manoscritti, venivano ora riproposte alla riflessione e alla discussione politica in una congiuntura di particolare tensione sulla scena toscana e internazionale. Lo stesso personaggio che le proponeva, autore lui stesso delle Memorie fiorentine, una storia del principato dal 1532 al 1737, inedite, merita una più attenta considerazione di quanto non si sia finora fatto, anche perché tali Memorie saranno oggetto di lettura e di discussione da parte di coloro che negli anni successivi si cimenteranno con imprese analoghe. Altri due snodi importanti per l'elaborazione di storie legate al particolare contesto politico saranno il periodo della Reggenza (1737-1765), contrassegnato dall'aspra lotta interna alla classe dirigente toscana e al gruppo di governo lorenese, e l'età di Pietro Leopoldo che segna una fase in cui si assiste ad una sorta di «contesa per la memoria» fra la nuova amministrazione leopoldina e il passato "senso" della storia. Si procederà a un'analisi puntuale dei testi prodotti in questo periodo cercando di cogliere e mettere in evidenza le fonti sulle quali si sono condotte le ricostruzioni storiche, la loro selezione, il rapporto tra le nuove opere e la letteratura preesistente. Obiettivo della ricerca è ricostruire la valenza storiografica ed ideologica della rilettura di tutto il sistema di potere mediceo attuata nel momento in cui la memoria dell'età medicea, ricostruita dal Galluzzi ma anche da altri autori minori come Rastrelli, inducevano Giuseppe Pelli Bencivenni ad annotare, nelle sue famose Efemeridi, una rinnovata attenzione alle "cose nostre". Si tratta cioè di verificare come la storiografia ufficiale del potere leopoldino potesse venire a patti con la forte attenzione che le forze locali manifestavano in questa fase alle "patrie memorie", al fine di ricongiungere in un nuovo filo discorsivo, dopo gli anni dei forti scontri della Reggenza, la storia del presente alla storia passata.
4. Nell'ambito di una riflessione sull'uso "pubblico" della storia e sul possibile contributo che la scrittura di storie dà alla formazione di opinioni e di posizioni politiche, un aspetto non secondario del caso toscano in età moderna è infatti, non solo nel Settecento, quello che riguarda la storiografia cittadina, ovvero la produzione di storie di città.
Un'attenzione particolare non può non essere rivolta a Siena e alle storie che ad essa sono state dedicate tra XVI e XVIII secolo. Le prime storie di Siena costruite con criteri moderni furono prodotte nell'età medicea. Si tratta di opere (dalle Historie di Siena di Orlando Malavolti a quelle di Giugurta Tommasi) strettamente condizionate dai contesti in cui vennero elaborate e dotate di una forte carica ideologica. Il significato (e l'uso) politico della storia, e quindi la sua connessione con le dinamiche dei poteri espressi dalle società di antico regime, è nel caso senese particolarmente evidente e significativo. E' opportuno l'utilizzo del plurale, "poteri". L'infeudazione dello stato senese a favore della dinastia medicea è da alcuni anni oggetto di una significativa revisione interpretativa che tende a rileggere (e sfumare) il significato di una svolta certo importante, ma non valutabile nei termini tradizionali come momento culminante e decisivo del passaggio da un'età di splendore ad una di totale decadenza, e a restituire protagonismo alle élites dell'aristocrazia senese. Con tali presupposti, si intende affrontare il tema dell'elaborazione di discorsi storici come parte integrante del processo politico di inserimento di Siena tra i domini medicei; un processo complesso e per niente scontato e unidirezionale per quanto riguarda sia le modalità sia gli esiti. Se la subordinazione al potere dei Medici fu, già nella seconda metà del Cinquecento, un dato acquisito con cui fare i conti (ed è significativo al riguardo che tanto Malavolti quanto Tommasi dedicassero la loro opera al Granduca di Toscana, e che nelle Historie del primo, Cosimo de' Medici fosse addirittura ricordato come pater patriae) è altrettanto evidente che l'aristocrazia senese cercò (anche attraverso l'attenta costruzione di un discorso storico coerente con le proprie esigenze e ambizioni) di ritagliarsi significativi spazi di potere. La legittimazione su base storica della dominio mediceo si accompagnava così alla rivendicazione di un'autonomia non solo formale. L'esito positivo di questa operazione è rispecchiato dal progressivo consolidamento di una prassi, pur strettamente controllata, di autogoverno, in cui sopravvisse parte della precedente tradizione repubblicana, rielaborata e reinventata sul piano storiografico per adattarla al mutato contesto della Toscana e dell'Italia cinque-secentesca.
5. Al caso senese si affiancherà l'analisi di storie di altre città del granducato, maggiori, come Pisa, Pistoia, Arezzo, Volterra, e minori, come Prato, Pescia, San Miniato, che hanno goduto della loro celebrazione storiografica. Di questi testi è necessaria una preliminare inventariazione supplementare, essendo opere in larga misura inedite. Ci si propone quindi di condurne un'analisi di taglio comparativo, volta a individuarne il senso e l'uso politico sia nei loro rispettivi contesti, sia in quello più ampio e generale dello stato mediceo. In altri termini ci si pone l'obiettivo di vedere se e come la scrittura di queste storie diventi elemento della costruzione di un'opinione politica condivisa a livello locale, e possa altresì consentire la formazione o il consolidamento di gruppi di potere che le utilizzano nell'ambito di una dialettica politica che si svolge tanto nel luogo oggetto delle storie, quanto nel confronto con altri centri o con il principe nell'orizzonte regionale.
Lungo questa linea tappa importante sarà non solo la puntuale ricostruzione del profilo degli autori di tali storie e della precisa contestualizzazione politico-culturale della loro attività, ma la verifica della funzione che le opere storiche ed erudite possono aver avuto come "arsenale" da cui trarre exempla, emblemi, allegorie spesi per costruire nelle pubbliche manifestazioni un discorso simbolico che illustrasse ed esaltasse protagonisti e momenti del passato attorno ai quali costruire una memoria condivisa e un patrimonio di orgoglio e di meriti. Lo studio delle storie (e descrizioni) di città sarà accompagnato da quello delle storie di famiglie "illustri", che spesso alle prime sono strettamente connesse, specialmente laddove la storia della città si identifica con quella delle sue famiglie più cospicue.
6. Nella prospettiva di cogliere come e quanto la produzione di storie abbia determinato tanto forme e contenuti del discorso politico e del linguaggio simbolico, quanto sentimenti identitari e sensi di appartenenza l'U.R. affronterà anche il sorgere e lo sviluppo della produzione storiografica su temi di «storia sacra»: dalle vite dei santi locali alle serie dei vescovi, dall'illustrazione delle reliquie conservate nelle chiese all'esaltazione delle forme della «pietà» (ospedali, luoghi pii, confraternite ecc.), dall'invenzione sulle origini della comunità cristiana alle cronache sugli insediamenti di monaci e frati.
In questa prospettiva ci si occuperà prevalentemente degli ambienti urbani, non solo perché – giusta una radicata tradizione storiografica – la città costituisce il "principio ideale delle istorie italiane", ma anche perché la distrettuazione ecclesiastica della stessa Toscana era ed è innervata sul reticolo urbano della regione. Si ricostruirà, così, il percorso della rinascita della «religione cittadina» non più come sostegno di progetti di espansionismo politico, bensì come fattore di identificazione locale all'interno di una più ampia entità statale a carattere principesco ed in una dimensione regionale anche sul piano ecclesiastico, come elemento di appartenenza a «piccole patrie» cittadine in un contesto politico, normativo ed economico ormai irreversibilmente regionale.

Il programma di ricerca, in conclusione, intende conseguire due obiettivi generali. A) In primo luogo verificare se e come la ricostruzione del passato sia usata per la formazione del discorso politico, per l'invenzione di tradizioni, per l'elaborazione di un'identità regionale (o "nazionale") e/o per la conservazione dell'identità locale, sempre con una forte attenzione a cogliere tutti i momenti di azione censoria, sia diretta che indiretta, esercitata tanto a livello centrale quanto a livello locale, nei confronti della scrittura delle storie e nei confronti della loro "utilizzazione pubblica". In questa direzione si pensa all'organizzazione di un incontro alla fine del primo anno di attività e di un seminario conclusivo nei quali i risultati raggiunti dai singoli membri, cui saranno affidate le diverse sezioni, saranno discussi con la partecipazione di membri delle altre U.R. e di studiosi esterni opportunamente scelti. Questi risultati, dopo la loro valutazione e discussione, saranno resi disponibili mediante la loro pubblicazione in volume. B) In secondo luogo l'U.R. si propone di avvalersi dell'attività di ricerca per procedere a un'inventariazione delle fonti a stampa e delle fonti manoscritte, alcune delle quali, quando di rilevante interesse, saranno rese disponibili in rete telematica. A questo scopo l'U.R. potrà ricorrere al supporto del Portale di Storia Moderna della Società Italiana per la Storia dell'Età Moderna (SISEM).