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UNITA' DI RICERCA
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Bibliografia
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Programma di ricerca
InterculturalitàUniversità di riferimento
Università degli Studi di CAGLIARI - FILOSOFIA E TEORIA DELLE SCIENZE UMANE - CAGLIARI(CA)Responsabile dell'Unità di ricerca
Vanna GESSA KUROTSCHKADescrizione
programma di ricercaSe non si posseggano più categorie universali condivise, è possibile formulare, a partire dalla prospettiva dei singoli individui e/o delle particolari comunità, progetti etici e politici validi e rispettosi dei progetti etici e politici di altri individui e/o di altre comunità? Come giustificare un ambito di validità attraverso una forma di universalismo che prende le mosse dalla prospetticità degli interessi particolari e culturalmente situati? Per scongiurare l'inclusione forzata e violenta del singolare in una uniformante universalità, si deve approdare necessariamente in un poco desiderabile singolarismo relativistico? Nello spazio teorico aperto da tali domande i membri del gruppo di ricerca si sono già impegnati e intendono proseguire, dunque, un lavoro che ha già prodotto risultati parziali (si veda bibliografia di base).
In una prima fase l'impegno di lavoro del gruppo sarà duplice: da un lato esso consisterà nel ricostruire il dibattito novecentesco e tardo novecentesco sulla posizione della singolarità nell'ambito dell'universalismo, secondo le linee di cui si è detto; dall'altro sarà condotto con una metodologia storico-ricostruttiva nel lavoro di approfondimento attorno ad alcuni autori e testi che si rivelano significativi nelle vicende della riflessione attorno all'immaginazione nel sistema delle facoltà e attorno alle dimensioni "figurali" e "narrative" del pensiero. In particolare per quanto attiene al primo punto, ripensare i caratteri della critica tardo-novecentesca alla "deontologia tradizionale", e mettere a confronto criticamente le forme di universalismo singolare e situato che all'interno di tale dibattito sono state già parzialmente elaborate, sarà utile a definire più precisamente le convergenze fra prospettive di ricerca filosofica che si sono sviluppate in gran parte in modo autonomo e a individuare contemporaneamente le linee sulle quali estendere ulteriormente la teoria.
Le tre principali matrici teoriche a partire dalle quali l'universalismo singolare e situato si può problematicamente considerare costituito (Aristotele e lo Stoicismo, il Kant della Kritik der Urtheilskraft e la teoria del sapere poetico di Vico e, strettamente connessa a questa, la metaforologia) hanno in comune non solamente l'interesse per la questione del singolare ma anche:
a. la critica al mentalismo della tradizione filosofica nel contesto della quale la deontologia moderna è stata elaborata e l'esigenza di definire una antropologia e un'etica che riconsideri il rapporto della mente con il corpo cogliendo il loro carattere fondamentalmente integrato;
b. la critica all'antisensualismo e l'interesse per una considerazione nuova della sensibilità in grado di prospettare una filosofia delle facoltà sensibili umane pensate in rapporto all'antropologia e all'etica oltre che all'estetica;
c. la critica alla funzione che spetta alla singolarità nella formulazione di giudizi determinanti (quando applica una regola ad una situazione, il singolo deve solamente sussumere correttamente un particolare dato sotto la regola data. La validità oggettivamente universale che inerisce alla deontologia tradizionale esige che quando un giudizio vale per tutto ciò che è compreso in un dato concetto, esso valga anche per ognuno, che si rappresenti un oggetto secondo quel concetto. Ogni giudizio oggettivamente universale è, per Kant, dunque, anche sempre soggettivo, nel senso però che la scelta corretta del soggetto può solo essere quella che farebbe ognuno senza eccezioni in quella data situazione) e la definizione di forme di giudizio che pur senza l'utilizzazione di categorie date permettano il costituirsi di una sfera di validità..
Tali convergenze verranno in una seconda fase del lavoro ulteriormente approfondite attraverso una ricerca che porrà al centro dell'interesse lo studio della funzione che in tali forme di universalismo assume la facoltà immaginativa. Nella definizione della funzione dell'immaginazione paiono infatti coagularsi i nodi teorici più significativi che una teoria universalistica deve sciogliere per essere definita soggettiva e situata. L'immaginazione è una facoltà mentale o sensibile? Oppure, essa è mentale e sensibile insieme? L'immaginazione è singolare o comune? Oppure, è singolare e comune insieme? Tali caratteri dell'immaginazione, se si dovesse affermare che essa è mentale e sensibile, singolare e comune, inficia la validità di ciò che attraverso tale complessa "ossimorica" facoltà viene definito? Oppure, è possibile definire un cammino teorico all'interno del quale gli "ossimori" non inficiano la validità di ciò che essi permettono di scoprire?
In questa seconda fase del lavoro la ricerca dovrebbe, dunque, mettere in luce i temi centrali connessi alla questione dell'immaginazione, con aperture verso aree displinari "di confine" (filosofia della mente, filosofia cognitiva, scienze cognitive):
1) anzitutto il ruolo dell'immaginazione in alcuni momenti centrali dello sviluppo delle categorie filosofiche attraverso le quali l'agire umano è stato compreso a partire dal pensiero greco (si tratta di elaborare una mappatura dell'uso dell'immaginazione nella riflessione pratica);
2) il radicamento della immaginazione nell'organizzazione corporea e sensibile dell'individualità e al tempo stesso la sua apertura alla dimensione intersoggettiva;
3) il problema dei vincoli neurobiologici dell'immaginazione, vincoli di ordine percettivo, emotivo, mnemonico e anatomico (rapporto tra immaginazione e rappresentazioni animali e specificamente umane);
4) la funzione dell'immaginazione nel dibattito contemporaneo all'interno delle scienze cognitive;
5) il ruolo che ha l'immaginazione nei processi di significazione specificamente umani, in particolare nel giudizio e nelle decisioni di ordine morale;
L'ipotesi di partenza è che la facoltà dell'immaginazione sia stata frequentemente messa da parte dalla riflessione filosofica * della modernità avanzata e che i casi in cui essa assume un ruolo di primo piano corrispondono *ad un tentativo di rottura rispetto a un impianto filosofico "tradizionale" di tipo "dualista", "cartesiano", e introducono un approccio diverso rispetto al modello classico delle facoltà.
Questo approccio consente di tematizzare una riflessione sull'interculturalità nel senso che la dimensione morale, sociale, storica e politica vengono indagate a partire dal processo creativo e immaginativo con cui si costituiscono i significati e in cui emerge il carattere al tempo stesso individuale e universale dei valori di una comunità e la possibilità di apertura e di integrazione per ogni comunità di una molteplicità di valori cultuali.
La ricerca, coinvolgendo nel lavoro in parte anche competenze esterne al gruppo, dovrebbe produrre innanzitutto due volumi collettanei nei quali si sintetizzeranno rispettivamente gli esiti della prima fase e della seconda fase della ricerca.
Una metodologia storico-ricostruttiva sarà utilizzata per mettere a disposizione della riflessione sistematica le categorie filosofiche necessarie. Sarà inoltre necessario far confluire nella ricerca gli esiti di discipline quali la neurobiologia, la filosofia della mente e la filosofia del linguaggio.



