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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
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Di Vittorio, P. – Finelli, R. – Fistetti, F. – Recchia Luciani, F.R. (a cura di), 2004, Globalizzazione e diritti futuri, Manifestolibri, Roma;

Geertz, C., 1973, The Interpretations of Cultures, Basic Books, New York;

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Honneth, A., 2002, Lotta per il riconoscimento, Il Saggiatore, Milano;

Huntington, S.P., 1996, The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, Touchstone;

Johnson-Laird, Ph. – Wason, P.C., (1977): Thinking. Readings in Cognitive Science, Cambridge University Press, Cambridge;

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Limnatis, N., 2003, La filosofia come critica della globalizzazione, in: L. Pastore (a cura di), Capitalismo e globalizzazione, fascicolo monografico de Il Giornale della Filosofia. Rivista sperimentale di ricerca filosofica, n. 8, pp.10-13 ;

Lohmar, D. – Mall R.A., (a cura di), 1993, Philosophische Grundlagen der Interkulturalität, Rodopi, Amsterdam;

Lohmar, D.– R.A. Mall – S. Notker (a cura di), 1998, Einheit und Vielfalt. Das Verstehen der Kulturen, Rodopi, Amsterdam;

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Maddux, J. E. (1999): Expectancies and the social-cognitive perspective: Basic principles, processes and variables, in: Kirsch, I.: How expectancies shape experience, American Psychological Association, pp. 17-39;

Mall, R.A., 2002, Interculturalità. Una nuova prospettiva filosofica, ECIG, Genova;

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Rawls, J., 2001, Il diritto dei popoli, Edizioni di Comunità, Milano;
Sandkühler, H.J. – Mall, R.A. (a cura di), 1996, Das Selbst und Das Fremde, Dialektik, n. 1;

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Jackendoff, R, 1983, Semantic and cognition, MIT Press, Cambridge;

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Welsch, W., 1992, Transculturalità. Forme di vita dopo la dissoluzione delle culture, in: G. Semerari (a cura di), Dialogo interculturale ed eurocentrismo, fascicolo monografico de Paradigmi. Rivista di critica filosofica, n. 30, pp. 665-689;

Welsch, W., 1997, Vernunft, Suhrkamp, Frankfurt a.M. ;

Programma di ricerca

Interculturalità
Università di riferimento
Università di PISA - FILOSOFIA - PISA(PI)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Giuliano Massimo BARALE
Descrizione
L'idea di una prospettiva in grado di promuovere una considerazione transculturale di ogni diversità che di ordine culturale debba ritenersi ha il proprio punto di partenza nella nozione fenomenologica di un senso primordiale originario suscettibile di valere quale matrice genetica comune dei diversi modelli culturali. Questa ipotesi rappresenta un passo essenziale per superare la semplice rilevazione sociologica delle forme che le tipologie di convivenza e interazione tra le culture hanno assunto e vanno oggi assumendo e per elaborare una risposta teoretica ed epistemologica al problema posto dalla necessità di pervenire a una risoluzione non arbitraria dell'opposizione costantemente rilevabile, e che approcci di tipo multiculturalistico e interculturalistico si limitano a rilevare, tra contenuti particolari e rispettive pretese di verità delle diverse formazioni culturali e la dimensione tendenzialmente universale delle norme che in ogni comunità organizzata devono regolarne le modalità di coesistenza. Secondo l'ipotesi che alimenta questo progetto, le condizioni che andrebbero ritrovate e dalle quali dovrebbe ripartire ogni progetto di ricomposizione non arbitraria delle situazioni di conflittualità che vanno costantemente manifestandosi, sono da cercare nelle modalità di costituzione soggettiva dei contenuti in questione: in un loro modo di costituirsi che li conferma inevitabilmente sensibili all'interazione ambientale, ma li rivela nello stesso tempo ancorati a un insieme di funzioni operative dalle quali (non meno che dai fattori ambientali) l'interna e individuale costituzione di qualsivoglia contenuto mentale si rivela dipendente e che, in e per ciascuno di essi, rappresentano una condizione di senso primaria, irriducibile e in linea di principio universalizzabile.
Proprio l'illustrazione e la più precisa articolazione dell'ipotesi che si propongono di esplorare e convalidare sarà, in un primo momento, tema privilegiato delle ricerche che abbiamo programmato e che da un'analisi della nozione di senso originario quale è andata configurandosi nell'ambito della teoria husserliana della mente prenderanno, pertanto, le mosse. "Originario" o "primordiale" ci troveremo a definire un senso che scopriremo sempre già all'opera, sempre già determinante, al modo in cui può esserlo una possibilità da soddisfare, in ogni soggettiva costituzione di qualsivoglia contenuto mentale. Rispetto a matrici siffatte e nella misura in cui primarie (cioè irriducibili) e universali esse dovessero rivelarsi, le diverse credenze e i conseguenti codici di condotta di cui ci troviamo a farci carico allorché nell'orizzonte istituzionale dell'una piuttosto che dell'altra cultura ci insediamo, diventano testimoni di una specificità di cui, in ogni approccio diverso da questo, ci lasciano invece prigionieri. Senza cessare di rivendicarle, avremmo scoperto che le differenze che rivendichiamo sono meno importanti delle matrici comuni da cui hanno tratto origine e che ci danno il diritto di rivendicarle (cfr. K. Hell, 1972). Condizioni di senso come quelle che stiamo ipotizzando e cercheremo di far emergere sarebbero, per così dire, le portatrici embrionali di ogni possibile forma di universalismo non costrittivo, in quanto verrebbero a coincidere con fattori soggettivi e al tempo stesso intersoggettivi di individuazione di componenti cognitive minimali, comuni a tutti gli esseri umani e non riconducibili a quanto di esse, o piuttosto delle loro possibili metamorfosi, ci è dato apprendere entro i confini di culture concepite come forme linguisticamente cristallizzate che ogni loro individuale declinazione si limiterebbe a riprodurre. Approfondendo l'ipotesi di un orizzonte di senso più originario di ogni sua possibile codificazione, il nostro programma di ricerca mira anzitutto a individuare un significato minimale di cultura a cui ogni approccio al tema della pluralità delle culture possa fare riferimento e da cui l'odierna aspirazione verso forme di universalismo non coercitivo possa trarre le regole elementari di cui ha bisogno.
In un secondo momento, il tema principale della maggior parte delle ricerche che abbiamo programmato sarà costituito da un confronto tra i risultati conseguiti attraverso la descrizione fenomenologica del soggettivo costituirsi delle possibilità di senso che credenze e condotte umanamente possibili si trovano a tentare di soddisfare e gli esiti di quelle scienze cognitive che alla nozione di formazione culturale sono approdate muovendo dall'individuazione di livelli specifici di attività mentale, deputati alla individuazione di specifiche cognizioni di natura sociale (K. Nelson 2003, A. Bandura 2000, J. E. Maddox 1999, C. W. Sherif 1982). Obiettivo di questa fase della ricerca è la deduzione di una nozione di cultura (cultura = strutturazione di contenuti di credenza derivanti dalla messa in forma cognitiva di sostrati di senso emergenti dalla interazione ambientale provocata da diversi fattori di bisogno) suscettibile di valere quale banco di prova, in quanto verificabile empiricamente, per la interpretazione della costituzione primordiale di senso di matrice fenomenologica. Nella misura in cui lo studio delle funzioni di costituzione dei contenuti di credenza e dei processi dinamici della soggettività che portano alla loro strutturazione consentisse di interpretarli quali fattori sintetici comuni sottesi alle diverse culture, si sarebbe realizzato un grosso passo in avanti nella ricerca di quel "tasso di universalizzazione potenziale" che sarebbe garantito dalla condivisione di comuni strutture mentali e processi di pensiero. La nozione di cultura che questo duplice approccio (fenomenologico e naturalistico-cognitivo) mira a legittimare, la intende quale complesso di contenuti di credenza originati da uno specifico tessuto esperienziale e che si concretizzano in una serie di abiti operativi particolari, soggetti a cristallizzazione all'interno di mediazioni linguistiche (significati e/o categorie semantiche) che ne garantiscono la trasmissione e la riproduzione nel tempo. Una tale concezione, superando in via definitiva ogni ipotesi che le diversità tra le culture possano trarre origine in differenze di ordine ontologico e istituendo tra esse distinzioni di tipo unicamente funzionale, evita alla radice il rischio che il riconoscimento della loro pluralità possa tradursi in una concezione scettico-nichilista delle loro diversità. Evita, insomma, i rischi del relativismo, se con questa espressione si intende : 1) una concezione "fluida" della realtà secondo la quale essa si caratterizzerebbe in maniera polimorfa, a seconda delle teorie e delle visioni del mondo che la descrivono, mentre non sarebbe possibile fissare criteri epistemologici per la selezione di una sua forma, per così dire, (più) vera e reale; 2) la negazione dell'esistenza di una forma di soggettività universale, quale sostrato operazionale che consente di interpretare i processi di formazione dei contenuti culturali alla stregua di prodotti della relazione fra un senso profondo (il sostrato, appunto) ed un contesto anbientale (culturale). E' appena il caso di ricordare che riscontri importanti alla tesi di una soggettività costituente universale vengono oggi da ricerche cognitive e filosofiche che affermano l''universalità di determinate strutture primarie del pensiero (Johnson-Laird -Wason 1977, Johnson-Laird 1987, Jackendorff 1983). Tali ricerche ammettono che la conoscenza derivi dall'interpretazione di dati informazionali tramite funzioni schematiche di sintesi (i cosiddetti schemi concettuali). Tuttavia, diversamente da quegli indirizzi relativisti e postmodernisti che identificano a vario titolo e in diversa maniera la nozione di schema concettuale con le procedure operative dei linguaggi naturali e storici, sui quali si stutturano nel tempo le culture e le diverse forme di vita, le ricerche cognitive e filosofiche sul mentale recuperano alcuni tratti caratteristici della nozione di soggettività propria della filosofia trascendentale, tornando a postulare la funzione costitutiva della mente e sostenendo l'esistenza di strutture soggettive deputate alla costituzione dei contenuti mentali, comuni a tutti gli esseri umani e funzionali all'elaborazione di conoscenza.
Questa fase della ricerca avrà bisogno di un momento di verifica dei risultati e delle ipotesi formulate che sarà reso possibile dalla collaborazione con il Laboratorio di Scienze Cognitive dell'Università di Trento - polo di Rovereto, dove sono in corso di svolgimento diverse ricerche in materia di semantica cognitiva; questo momento è previsto come ricerca di elementi di evidenza empirica in grado di convalidare o invalidare le diverse ipotesi avanzate.
Un terzo momento della ricerca sarà rivolto alla determinazione delle modalità sociali di costituzione dell'identità individuale. Si prenderanno le mosse da una concezione prevalentemente intersoggettiva e comunitaria del senso del sé, in quanto sé costituito, per cui esso non rappresenta soltanto ed esclusivamente un aspetto privato degli individui, accessibile attraverso l'introspezione, ma costituisce piuttosto il prodotto di un'interazione fra soggetti e contesti socio-culturali, analizzabile a partire dai contesti stessi e dall'insieme dei comportamenti (pratici, comunicativi, linguistici ecc.) dei soggetti. Da questo punto di vista lo studio della determinazione del sé consisterà nell'utilizzazione dei fattori culturali e dei comportamenti quale primo sostrato di evidenza ingenua e direttamente osservabile per lo sviluppo di ipotesi sulle modalità di interazione - ossia sui processi mentali che, a partire dall'interazione con l'ambiente culturale, determinano la costituzione di nuclei di credenza. Dal relativismo questo apporoccio eredita una concezione plurale e diversificata del sapere che si realizza all'interno delle diverse culture; contro il relativismo afferma tuttavia che alle diverse culture non corrispondono modalità diverse di sviluppo delle credenze, ma che tutti i soggetti sviluppano le proprie credenze attraverso analoghi processi di strutturazione dinamica della mente e che la diversità delle credenze stesse dipende dalla variabilità del contesto culturale (storico, sociale ecc.) all'interno del quale esse si sviluppano.
Se il sé è una formazione (anche e soprattutto) intersoggettiva e comunitaria, che si istituisce su basi cognitive ed emotive (cfr. in particolare Honneth, 2002), come forma parziale e rivedibile di coordinamento tra i diversi contenuti di cui i soggetti sono portatori, l'individuazione di un senso primordiale condiviso tra le culture storiche, condizione di costituzione dei contenuti, può agevolare il percorso di istituzione di uno spazio normativo in cui tutti i soggetti abbiano la possibilità di riconoscersi, perché tale da garantire, almeno in linea di principio, riconoscimento e appagamento di istanze ed esigenze che avranno imparato a riconoscere come primarie. Di esse e della dimensione di normatività originaria e condivisa a cui rimandano si dovrà imparare a tener conto, soprattutto, in quei processi di universalizzazione che si esprimono nella struttura formale dell'astrazione giuridica. La prospettiva che vorremmo riuscire a istituire consentirebbe, in effetti, un radicale approfondimento della nozione di diritto umano fondamentale: una sua ripresa e riscrittura nell'orizzonte di una universalità praticabile, fondata su una più profonda comprensione e su una conseguente intensificazione delle dinamiche soggettive e intersoggettive di costruzione di una identità personale e collettiva, sino ad oggi individuate solo parzialmente all'interno dell'orizzonte della transculturalità (cfr. H. Bhabha 1990, 1994, Sandkühler-Lim 2004, G. Sartori 2002).
Le ipotesi relative a questo terzo momento e sezione della ricerca, in particolare quelle di maggiore rilevanza giuridica, saranno sottoposte a verifica mediante forme di scambio e di interazione con il Zentrum Philosophische Grundlagen der Wissenschaften e la sezione tedesca della cattedra UNESCO dell'Università di Parigi, entrambi attivi presso la Universität Bremen sotto la responsabilità del Prof. H. J. Sandkühler. Con entrambi questi centri si è già da tempo instaurata una proficua collaborazione che, da ultimo, ha portato alla realizzazione di un seminario internazionale presso l'Università di Bari per l'anno 2005 sul tema "Individuo, identità, soggetto tra moderno e postmoderno" e alla programmazione della co-organizzazione di una conferenza internazionale presso la sede di Bremen per il 2006 sul tema "Wissen und Kulturen". Tale conferenza costituirà un primo banco di prova per i contenuti di questo progetto.