Contenuto
Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca»Unità di ricercaINIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE
UNITA' DI RICERCA
italiano - english
Bibliografia
Abelson R. P., Schank R. C., 1995, So All Knowledge Isn’t Stories?, Advances in Social Cognition, vol. 3Altman I, Rogoff B., 1987, World vies in psychology: trait, interactional, organismic and transactional perspectives, in D: Stokols, I. Altman (eds.), Handbook of environmental psychology, New York: Wiley
Amerio P., 2000, Psicologia di comunità, Bologna, Il Mulino.
Amerio P., 2004, Problemi umani in comunità di massa, Torino, Einaudi
Amerio P., Fedi A., Roccato M., 2000, Individuo, territorio, comunità, in P. Amerio, Psicologia di comunità, Bologna, Il Mulino
Bagnasco, 1999, Tracce di comunità, Bologna, Il Mulino
Bandura, A. (1997) Self-Efficacy. The Exercise of Control. New York, Freeman & Company.
Brodsky A.E., O’Campo J., Aronson R.E., 1999, PSOC in community context: multi-level correlates of e measure of psychological sense of community in low-income, urban neighbourhoods, Journal of Community Psychology, 27, 659-680
Bonaiuto M., Aiello A., Perugini M., Bommes M., Ercolani A.P., 1999, Multidimensioinal perceptioin of residential environment qualità and neighbourhood attachment in the urban environment, Journal of Environmental Psychology, 19, 331-352
Bonaiuto M., Fornara F., Aiello A., Bonnes M., 2002, La qualità urbana percepita, in M. Prezza, M. Santinello (a cura di), Conoscere la comunità, Boogna, Il Mulino
Bruner J., 1987, Life as narrative, Social Research, 54, 11-32
Buckner J.C., 1988, The development of an instrument to measure neighbourhood cohesion, American Journal of Community Psychology, 16, 771-791.
De Piccoli N., Colombo M., Mosso C., 2003, Comunità locale e processi di partecipazione, Animazione Sociale, 11, 10-17
Erikson E. H., 1959, Identity and the life-cycle: Selected paper, Psychological Issues, 1, 5-165
Evans S., Boyte H., 1986, Free spaces: The sources of democratic change in America, New York: Harper & Row.
Fisher A.Y., Sonn C.C., 1999, Aspiration to community: community responses to rejection, Journal of Community Psychology, 27, 715-726
Ghiglione R., 1988, La comunicazione è un contratto, Bari, Liguori Editore
Ghiglione R., Blanchet A., 1991, Analyse du contenu et contenu de l’analyse, Paris, Dunod
Gergen K. J., 1971, The concept of self, Holt, Rinehart & Winston, New York
Harrè R., 1983, Personal being, Oxford, Basil Blackwell
Lalli, 1992, Urban-related identity: Theory, misurement and empirical findings, Journal of Environmental Psychology, 12, 285-303
Lavanco G., Milio A. G., Novara C., 2004, Sogno sociale tra narrazione e immaginario, in N. De Piccoli e G. P. Quaglino (a cura di), Psicologia sociale in dialogo, Milano, Unicopli
Levenson, H. (1981) Differentiating among Internality, Powerful Others and Chanche. In Research with the Locus of Control Construct, vol. 1, New York: Academic Press.
Lewin K., 1948, Resolving Social Conflict, New York, Harper; trad. It. I conflitti sociali, Milano, Angeli, 1972
Magnier A., Russo P., 2002, Sociologia dei sistemi urbani, Bologna, Il Mulino
Mankowski E., Rappaport J., 1995, Stories, Identità and the Psychological Sense of Community, Advances in Social Cognition, vol. 3
McMillan W.D., Chavis M.D., 1986, Sense of community: a definition and theory, Journal of Community Psychology, 14, 6-22
Obst P., Smith S.G., Zinkiewicz L., 2002, An exploration of sense of community, part 3: dimension and predictors of psychological sense of community in geographical communities, Journal of Community Psychology, 30, 119-133
Prezza M., Costantini S., Chiarolanza V., Di Marco S., 1999, La scala italiana del senso di comunità, Psicologia della salute, 3-4, 135-159
Proshansky H.M., Fabian A.K., Kaminoff R., 1983, Place-Identity: phisical world socialization of the self, Journal of Environmental Psychology, 3, 58-83
Puddifoot J.E., 1994, Community identity and sense of belonging in a northeastern English town, Journal of social psychology, 34, 601-608
Puddifoot J.E., 1996, Some initial considerations in the measurement of community identity, Journal of Community Psychology, 24, 327-336
Putnam R.D., 1993, Making democracy work: civic traditions in modern Italy, Princeton, New York; trad. it. La tradizione civica nelle regioni italiane, Milano, Arnoldo Mondadori, 1993
Rappaport J., 1994, Community narratives and personal stories: An introduction to five studies of cross level relationships, unpublished manuscript
Rappaport J., 1995, Empowerment meets narrative: Listening to stories and creating settings, American Journal of Community Psychology, 23, 795-805
Robertson R., 1992, Globalization: Social Theory and Global Culture, London, Sage; trad. it. Globalizzazione: teoria sociale e cultura generale, Trieste, Asterios, 1999
Rosenberg, M. (1965) Society and the Adolescent Self-Image. Princeton, Princeton University Press.
Sarason S.B., 1974, The psychological sense of community, San Francisco, Jossey Bass
Semin G.R., 1995, Interfacing language and social cognition, Journal fo Language and Social Psychology, 14, 182-194
Semin G.R., Fiedler K., 1992, The inferential properties of interpersonal verbs, in G. Semin, K. Fiedler (eds.), Language, interaction and social cognition, London, Sage
Van Uchelen C., 2000, Individualism, Collectivism and Community Psychology, in J: Rappaport, E: Seidman, Handbook of Community Psychology, New York , Kluwer Academic.
Programma di ricerca
Il soggetto attivo come capitale sociale. Ricerca, intervento e formazione per lo sviluppo di competenze individuali e sociali.Università di riferimento
Università degli Studi di TORINO - PSICOLOGIA - TORINO(TO)Responsabile dell'Unità di ricerca
Norma DE PICCOLIDescrizione
Concretamente come è possibile proporre interventi volti a consolidare, se non accrescere, un sentimento di appartenenza al territorio, a trasformare l'abitare un territorio da una passiva necessità pratica a una attiva necessità relazionale?Spesso gli "interventi di comunità" si propongono di creare spazi e occasioni, all'interno della comunità stessa, in cui sia possibile riannodare i legami tra vita privata e vita pubblica e intrecciare relazioni interpersonali. Un "senso di comunità" e un "senso di appartenenza al territorio" si possono così sviluppare anche attraverso le implementazioni di luoghi e di occasioni che favoriscono le relazioni faccia a faccia offrendo occasioni di scambio che vanno al di là delle relazioni interpersonali strettamente private e personali.
Diverse possono essere le occasioni di questo tipo; differenti sono le forme che questi "spazi liberi", così definiti da Evans e Boyte, 1986, possono assumere affinché le persone acquisiscano una competenza sociale, una rinnovata identità sociale, siano portate alla condivisione di un'etica basata sulla cooperazione e sulla negoziazione del conflitto. In particolare ci sembra interessante fare qui riferimento al ruolo che viene attribuito alla narrazione come strumento che favorisce la costruzione della comunità, poiché questa si definisce anche attraverso il racconto delle storie, che da individuali e personali diventano così storie condivise e collettive. Contribuire alla costruzione di luoghi e di spazi che favoriscono e valorizzano sia le storie personali sia le narrative collettive è una azione di empowerment (Rappaport, 1995). Il concetto di empowerment fa riferimento alla possibilità, per individui, gruppi, comunità e organizzazioni, di accrescere il potere gestionale nei confronti della propria esistenza, acquisendo capacità progettuali, sviluppando opportunità non conosciute o non ri-conosciute, acquisendo la percezione di poter controllare gli eventi dell'esistenza anziché assumere un atteggiamento di passività e di dominio.
Le tre dimensioni, cioè quella individuale, gruppale e di comunità, ci introducono ad alcune riflessioni psicologiche che sono strettamente intrecciate al tema della narrazione di storie. Le storie sono alla base della memoria e della conoscenza. Gli esseri umani raccontano storie sulla propria vita al fine di comprendere se stessi, e queste, a loro volta, esprimono chi essi siano e chi essi aspirino a diventare. Attraverso la narrazione si costruisce e ricostruisce una trama narrativa che, nello stesso momento in cui viene costruita e ri-costruita, fornisce al soggetto stesso strumenti di riflessione su di sé, sugli altri attori che sono messi in scena attraverso il racconto, sulle cause della vicenda e su possibili soluzioni alternative. Infatti le storie spiegano e svelano le azioni dei soggetti ed esprimono una dimensione morale, poichè attraverso la narrazione si dà voce ai significati, ai valori di riferimenti, alle valutazioni e ai processi attributivi delle persone. Le storie coinvolgono anche gli aspetti emozionali: esse toccano e suscitano ripercussioni emotive non soltanto in colui che le racconta, ma anche nel soggetto a cui vengono narrate. Inoltre le storie ci permettono di prefigurare percorsi alternativi e nuovi modi di ragionamento.
Il racconto di storie è intrecciato, come ricordato poco sopra, con l'identità e l'identità, a sua volta, può essere considerata una storia. L'identità personale può cioè essere considerata una storia che rappresenta la conoscenza di sé e l'identità sociale una narrazione che rappresenta la conoscenza che un gruppo ha di se stesso (Mankowski, Rappaport, 1995). L'identità è anche conoscenza di sé relativa al passato, al presente e al futuro e le relazioni tra questi tipi di conoscenza. Attraverso la narrazione il soggetto integra le differenti situazioni evocate organizzandole in modo da costruire e presentare una certa immagine di sé che ritiene sia la più adatta al contesto e alla situazione data. Questa prospettiva, che considera la funzione organizzativa e integrativa della narrazione in relazione all'identità, ha degli antecedenti negli studi psicosociali che si rifanno al socio-costruzionismo (vedi in particolare i lavori di Gergen (1971) e di Harrè (1983) e, prima ancora, nella prospettiva proposta da Erickson (1959) che evidenzia l'importanza di considerare lo sviluppo dell'identità attraverso le storie di episodi significativi delle vite degli individui.
Si consideri inoltre che le storie individuali, in particolare se si tratta di un personaggio significativo per quel gruppo o quella comunità, possono creare e influenzare quelle del gruppo; a sua volta però i soggetti si appropriano, per certi versi, delle narrazioni socialmente condivise: livello individuale e livello sociale sono infatti intimamente connessi e reciprocamente influenzantisi.
Le narrazioni di comunità, anche in virtù della loro capacità di raggiungere le persone emozionalmente e di promuovere una riflessione trasformativa, propulsore di cambiamento, costituiscono uno strumento in grado di stimolare le relazioni a livello della comunità; ciò è tanto più possibile quanto più esse riescono a collocare l'esperienza umana là dove essa è esperita, assegnando così realtà e concretezza a una storia, a una vicenda, a un agire.
La narrazione quindi da un lato può costituire uno strumento volto allo "sviluppo di comunità", dall'altro può essere utilizzata come materiale creativo su cui intervenire con altri linguaggi artistico-espressivi. Le storie che hanno la capacità di coinvolgerci più profondamente sono spesso comunicate nei contesti sociali attraverso l'arte, le canzoni, i mass media e le performance teatrali. Le diverse forme espressive, quali esse siano (vuoi attraverso le arti visive, oppure quelle performative, ad esempio), possono assumere il ruolo di "custodi della memoria sociale" e, di riflesso, della sua identità, andando anche a influenzare un senso di comunità (Mankowski e Rappaport, 1995).
Tener viva la trasmissione orale della cultura è di vitale importanza per la sopravvivenza della comunità perché, come affermano Abelson e Schank (1995), non dire la nostra esperienza significa non ricordarla e, quindi, significa non essere in grado di utilizzarla per adattarci ai cambiamenti ambientali.
Quale allora il ruolo della narrazione così delineata nel contesto della globalizzazione? Lavanco, Milio e Novara (2004) propongono l'idea di narrazione glocale: se nella comunità locale sono possibili più storie condivise, nella comunità "globale" le narrazioni dovrebbero essere accolte e successivamente condivise, lasciando spazio pertanto alla diversità e al confronto
Le narrazioni vengono qui considerate nel loro duplice aspetto: da un lato come strumento di ricerca volto a rilevare i contenuti e i processi che connotano un gruppo o una comunità nell'hic et nunc, cioè nei luoghi in cui essi vivono e nel momento presente; dall'altro come modalità di intervento considerato come mezzo di trasformazione e di generazione di legami sociali.
GLI OBIETTIVI DELLA RICERCA
Partendo dai presupposti sopra delineati lo studio qui presentato si inserisce in una prospettiva che considera i processi di costruzione e ri-costruzione identitaria (cioè: l'identità sociale, collettiva e di comunità) intrecciati all'appartenenza a una specifica dimensione abitativa, costituita da spazi (case, quartieri, città, territori, ambienti,….) e da relazioni (gruppali, di comunità, di età, di genere, di cultura, ecc.). Si considera inoltre che le competenze del singolo (riferite in termini di self esteem, di percezione di auto-efficacia rispetto alla conoscenza del territorio e alle proprie capacità relazionali) costituiscono una risorsa collettiva, poiché un soggetto "empowered" è un soggetto che, attraverso l'acquisizione di risorse e competenze sociali relazionali, assume un ruolo attivo non solo nei confronti della propria vita, ma anche nei confronti dei contesti sociali e umani in cui è inserito, essendo così parte del capitale sociale.
Data la natura degli obiettivi e dei temi sopra illustrati, la ricerca in oggetto si configura come ricerca sul campo. Riteniamo particolarmente utile poter studiare le dimensioni in oggetto nei contesti territoriali in cui sono in via di realizzazione progetti di riqualificazione e di rigenerazione urbana. Schematicamente la ricerca si propone i seguenti obiettivi:
- approfondire criticamente i concetti in oggetto (in particolare senso di comunità e identità di comunità:
- predisporre un set di strumenti quantitativi e qualitativi, anche in collegamento con le altre Unità di Ricerca;
- predisporre un protocollo di strumenti atti alla valutazione dei progetti sociali.
Per quanto riguarda più espressamente la ricerca ci si propone di:
- rilevare la relazione tra identità sociale, collettiva e di comunità in soggetti coinvolti attivamente in progetti di "sviluppo di competenze sociali" come sopra descritto con attenzione a distinguere i gruppi per fasce di età e per aree abitative. Attenzione verrà posta alla rilevazioni di eventuali cambiamenti nella percezione di sé e del contesto in una scansione temporale di 2 anni (ricerca longitudinale);
- rilevare le differenze tra i soggetti coinvolti nei progetti di cui sopra vs. un gruppo di soggetti non coinvolti ma con analoghe caratteristiche socio-anagrafiche (gruppo di controllo)
Il contesto e i soggetti della ricerca
Si ipotizza di contattare tutti i gruppi e le persone coinvolte in una serie di iniziative promosse dal Comune di Torino: il Progetto Teatro Comunità - Abitanti in Scena, avviato dalla Città di Torino all'interno della cornice più generale del Progetto Periferie, che identifica la politica di rigenerazione urbana attivata dal 1997 dall'Amministrazione Comunale con l'obiettivo di dare una risposta integrata al degrado fisico e sociale delle aree periferiche promuovendo un lavoro costante su alcuni ambiti territoriali. Sono stati realizzati, e alcuni sono ancora in corso, numerosi interventi di riqualificazione (edilizia, urbanistica, ambientale) e di sviluppo locale (dal punto di vista sociale, educativo, culturale ed economico) (Grognardi, Taddeo, 1999). La metodologia di intervento, basata sui presupposti del lavoro di comunità, è orientata a realizzare le azioni attraverso una partecipazione responsabile degli abitanti e la definizione di partnership tra attori pubblici e privati presenti negli ambiti individuati.
Dal 2000, una delle linee di lavoro socio-culturale attivate nell'ambito del Progetto Periferie è l'azione teatrale intesa come strumento per sostenere processi di sviluppo di comunità. I laboratori/intervento e gli spettacoli/evento promossi nell'ambito di Teatro Comunità si propongono l'obiettivo di "incentivare, in alcuni quartieri, lo sviluppo del senso di comunità attraverso la condivisione di un'esperienza di produzione artistica". Ad oggi questa modalità di intervento è stata estesa a tutte le Circoscrizioni cittadine. I soggetti coinvolti nelle esperienze performative sono considerati soggetti attivi poiché portatori di una storia che non è intesa solo come narrazione soggettiva, ma come storia e narrazione condivisa; la condivisione dell'esperienza viene tradotta in termini poetico/teatrali e restituita alla collettività sottoforma di performance, laboratori, spettacoli e altro. Questa articolazione dovrebbe permettere la ri-costruzione di identità personali e sociali, facilitando la costruzione di identità di comunità e di luogo.
Si ipotizza di monitorare circa 100 persone, contattate nelle diverse fasi, alle quali verranno somministrati i questionari e le interviste. Allo stato attuale non è ovviamente possibile prevedere la percentuale di abbandoni che potrebbero verificarsi. In ogni caso si raccoglieranno i dati presso la popolazione locale rilevando percezioni e rappresentazioni dei legami sociali esistenti o delle cause di una loro possibile frantumazione.
Si prevede inoltre di raccogliere dati qualitativi presso agenzie significative presenti sul territorio proprio per rilevare se e in che senso l'attivazione delle competenze personali eventualmente percepite è andato a costituire capitale sociale.
Gli strumenti quantitavi individuati verranno somministrati a un campione rappresentativo di una popolazione residente in una zona della città in cui non siano stati attivati progetti di riqualificazione urbana quali quelli qui descritti.
Poiché la ricerca si propone anche di costruire un modello per la valutazione dei programmi sociali, verranno intervistati anche tutti gli attori coinvolti: gli amministratori locali (la Città di Torino è organizzata in 10 Circoscrizioni: verrà quindi contattato un amministratore per ciascuna Circoscrizione), i responsabili dell'attivazione dei progetti, i soggetti direttamente coinvolti (cioè i partecipanti ai laboratori teatrali) e i soggetti che lo sono indirettamente (residenti in caseggiati particolarmente coinvolti dalle iniziative).
Gli strumenti della ricerca
Data la complessità del fenomeno in questione gli strumenti individuati sono sia a carattere qualitativo sia a carattere quantitativo. Si precisa che la ricerca si presenta come una ricerca longitudinale che intende monitorare i processi nell'arco di due anni: fine 2005, estate 2006, primavera/estate 2007).
Circa gli strumenti qualitativi, abbiamo qui già ampiamente fatto riferimento al ruolo delle narrazioni. Si tratterà pertanto di coordinare la raccolta di storie personali e, contestualmente, di coordinare interviste di gruppo al fine di rilevare l'intreccio tra identità personali, sociali e collettive e di rilevare il mutamento di percezioni relative al luogo di residenza e lo sviluppo/trasformazione di un attaccamento al luogo.
Le interviste verranno analizzate con soft-ware adatti all'analisi di contenuto e all'analisi testuale già disponibili dalla struttura quali: TALTAC, Nud-IST, Alceste e T-LAB.
Sui testi verranno compiute analisi di contenuto tematico e analisi più puntuali volte a rilevare come a una differente struttura discorsiva corrisponda una differente rappresentazione di sé e del contesto (tra questi gli strumenti già ampiamente utilizzati dalla Unità di Torino sono: l'Analisi Proposizionale del Discorso, Ghiglione, 1988; Ghiglione e Blanchet, 1991 e il Linguistic Category Model: Semin e Fiedler, 1992; Semin, 1995).
Circa invece gli strumenti quantitativi questi verranno individuati tra gli strumenti già esistenti volti a misurare: senso di comunità, autostima, identità di luogo, soddisfazione residenziale, locus of control.
In particolare verranno prese in considerazione:
- scale di autovalutazione e di autoefficacia anche in relazione agli stili di attribuzione causale (Bandura, 1997; Rosenberg, 1965; Rotter, 1966; Levenson, 1981) per rilevare alcune dimensioni soggettive;
- il Community Response Questionnaire di Puddifott, 1996, per rilevare l'identità di comunità, e le scale per misurare l'attaccamento residenziale e le relazioni soc...



