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UNITA' DI RICERCA
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Bibliografia
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Programma di ricerca
Il pluralismo nella transizione costituzionale dell'area balcanica: diritti e garanzie.Università di riferimento
Università degli Studi di TRENTO - SCIENZE GIURIDICHE - TRENTO(TN)Responsabile dell'Unità di ricerca
Roberto TONIATTIDescrizione
Il progetto si propone di raccogliere, documentare ed analizzare le diverse riforme e i vari progetti di regionalizzazione e decentramento territoriale e le varie discipline normative in materia di tutela delle minoranze e convivenza interculturale. Evidenziando analogie e differenze tra i singoli ordinamenti e studiando i molteplici legami fra queste due dimensioni, la ricerca si articola in due fasi e in due filoni tematici:a) Con riferimento alle forme di governo territoriali si propone un'analisi articolata in tre punti: il primo concerne i rapporti tra organizzazione complessa del territorio e diversità in termini etnici e culturali. La domanda principale cui si cercherà di rispondere è se il trasferimento di competenze e poteri alla periferia comporta inevitabilmente una forte accentuazione della separazione in base a criteri etnici, linguistici o religiosi, o potrebbe, al contrario, essere uno dei necessari strumenti di integrazione attraverso una maggiore partecipazione dei numerosi gruppi etnici e delle minoranze.
Il secondo filone di analisi, con forti sinergie con l'unità locale che si concentra più specificamente su questo tema, riguarda il problema di una riforma amministrativa e territoriale di sistemi politici precedentemente accentrati. L'esigenza di riforme in tal senso è molto sentita per vari motivi: per trasformare la pubblica amministrazione in un efficiente sistema, articolato secondo criteri funzionali; per facilitare la democratizzazione attraverso una maggiore autonomia degli enti locali ed una separazione verticale del potere che può evitare discriminazioni e abusi di potere; per essere preparati alle esigenze derivanti dalla trasformazione economica e in prospettiva di un avvicinamento all'Unione Europea.
Il terzo punto affronta la questione se l'integrazione regionale e sovranazionale risultino favorite dal processo di decentramento interno, oppure, da una prospettiva opposta, quanto determinante sia l'influsso degli standard internazionali, ed in particolare del diritto comunitario, sui processi di federalizzazione o regionalizzazione in atto.
Il comune punto di partenza per affrontare questo primo filone della ricerca è l'utilizzo del principio pluralista nell'organizzazione della ripartizione verticale del potere. Quali sono i principali motivi alla base di un maggiore decentramento? Quale assetto istituzionale è previsto nei vari progetti per il decentramento e la regionalizzazione? Sono previste solo modalità di decentramento uniformi e omogenee o anche delle asimmetrie?
Come si delineano i raccordi e i rapporti tra i vari livelli territoriali, in particolare per quanto riguarda il riparto delle competenze, strumenti di cooperazione verticale e orizzontale e meccanismi per la risoluzione di conflitti? In che modo sono rappresentati gli interessi delle entità subnazionali a livello centrale, ad esempio nella legislazione statale/federale?
Infine, le (prospettate) riforme territoriali sono accompagnate da riforme funzionali e strutturali della pubblica amministrazione?
b) L'altro filone indicativo da esaminare è il principio pluralista in ambito socio-culturale, con particolare riferimento all'atteggiamento giuridico-costituzionale dei vari ordinamenti in esame riguardo alla tutela delle minoranze, e, più in generale, della diversità. Il collegamento alla questione del pluralismo territoriale è evidente soprattutto quando la diversità etnico-religiosa costituisce la base di richieste per un'autonomia territoriale (come nel caso degli ungheresi nella Voivodina). È giustificata la preoccupazione per la possibile minaccia all'integrità statale in casi come questo o è possibile realizzare un equilibrio tra garanzie del gruppo minoritario e integrazione nell'organizzazione unitaria complessiva?
Nella prospettiva di uno sviluppo regionale e di un avvicinamento all'Unione Europea, sono importanti indicatori l'esistenza di clausole di apertura dello Stato nei confronti di organismi internazionali e dell'Unione Europea (ad esempio per il trasferimento di poteri sovrani) e le norme che esplicitamente permettono attività di cooperazione transfrontaliera e rapporti con i vicini (che spesso sono i kin-states del gruppo etnico interessato).
Nella logica del graduale processo di avvicinamento allo spazio costituzionale europeo (come descritto nel programma nazionale), sarà infine molto importante analizzare approfonditamente la circolazione dei modelli giuridici e l'influsso concreto degli standards internazionali e a livello europeo nonché del diritto comunitario. Pare insomma evidente che la "sovranità sulle minoranze" abbia definitivamente cessato di essere concentrata nelle mani di una sola sfera di governo (quella statale) e sia piuttosto soggetta al medesimo fenomeno di diffusione policentrica che caratterizza la gran parte delle funzioni pubbliche. Si assiste così a fenomeni di "sussidiarietà", sia verticale (ruolo crescente dell'ordinamento internazionale e sopranazionale da un lato, e degli ordinamenti subnazionali dall'altro), sia orizzontale (forme di autonomia personale, ruolo degli stessi gruppi minoritari nella gestione del proprio diritto alla differenza, ecc.). La comparazione con recenti sviluppi negli Stati membri dell'Unione Europea servirà come verifica.
Piano di lavoro:
Nella prima fase, prevista per il primo anno, l'analisi intende:
1. individuare le aree più interessanti sotto il profilo del pluralismo socio-culturale e territoriale;
2. raccogliere la normativa di riforma (leggi, disposizioni sub-legislative, ecc.) e la giurisprudenza rilevante in ambito di tutela delle minoranze e di organizzazione territoriale;
3. evidenziare e analizzare le rispettive disposizioni costituzionali concernenti le varie forme di pluralismo;
4. ripercorrere le esperienze ed il ruolo del principio pluralista negli anni più recenti e le interazioni fra la sua dimensione socio-culturale e territoriale.
In questa fase saranno necessarie missioni e soggiorni di studio nei paesi oggetto dell'indagine.
La prima fase si concluderà con due workshops internazionali dedicati alle due dimensioni del principio pluralista, ai quali parteciperanno studiosi dell'area balcanica.
Nella seconda fase del progetto, prevista per il secondo anno, si intende:
1. valutare la tipologia degli istituti di tutela minoritaria e convivenza interculturale disciplinati nelle diverse fonti costituzionali e legislative dei paesi considerati;
2. analizzare le diverse soluzioni adottate a livello di organizzazione territoriale, soprattutto in chiave comparatistica, sia all'interno dell'area balcanica, rispetto ad altri ordinamenti europei;
3. valutare l'impatto, a livello costituzionale e normativo, della conditionality imposta dalla comunità internazionale, e più specificamente dell'Unione europea nell'ambito dello Stabilisation and Association Process;
4. valutare se la transizione balcanica rappresenta un'esperienza a se stante oppure se rientra nel contesto dei modelli europei già consolidati .
La seconda fase terminerà con un convegno internazionale che raccoglierà e presenterà i più importanti risultati non solo della ricerca dell'unità locale, ma garantirà anche il loro inserimento nel quadro complessivo del programma di ricerca nazionale e lo scambio e la discussione dei risultati negli altri settori tematici presentati dalle altre unità locali.
I risultati saranno pubblicati in forma di articoli su riviste specialistiche e di uno o più volumi collettanei.



