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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
1. P. Allan e K. Goldmann (a cura di), The End of the Cold War. Evaluating Theories of International Relations, The Hague, 1992;
2. M. Bowker e R. Brown (a cura di), From Cold War to Collapse: Theory and World Politics in the 1980s, Cambridge, 1993;
3. S. Brooks e W. Wohlforth, "Power, Globalization, and the End of the Cold War", in International Security, XXV, 3, 2000-01;
4. D. Copeland, "Trade Expectations and the Outbreak of Peace: Détente, 1970-1974, and the End of the Cold War, 1985-1991", in Security Studies,IX, 1-2, 1999-2000;
5. D. Deudney e J. Ikenberry, "Soviet Reform and the End of the Cold War", in Review of International Studies, XVII, 2, 1991;
6. D. Deudney e J. Ikenberry, "The International Sources of Soviet Change", in International Security, XVI, 3, 1991-92;
7. M. Evangelista, Unarmed Forces: The Transnational Movement to End the Cold War, Ithaca, 2002;
8. T. Forsberg, "Power, Interests and Trust: Exaplaining Gorbachev's Choices at the End of the Cold War", in Review of International Studies, XXV, 4, 1999;
9. J.Gaddis, "International Relations Theory and the End of the COld War", in International Security, XVII, 3, 1992-93;
10. R. Garthoff, The Great Transition, Washington, 1994;
11. R. Gilpin, War and Change in World Politics, Cambridge, 1981;
12. J. Gross-Stein, "Political Learning by Doing: Gorbachev as Uncommitted Thinker and Motivated Leader", in International Organization, IIL, 2, 1994;
13. I. Grunberg e T. Risse-Kappen, "A Time of Reckoning? Theories of International Relations and the End of the Cold War", in P. Allan e K. Goldmann (a cura di), cit.;
14. R. Herman, "Identity, Norms and National Security: The Soviet Foreign Policy Revolution and the End of the Cold War", in P. Katzenstein (a cura di), The Culture of National Security, New York, 1996;
15. S. Hoffmann, "The Case for Leadership", in Foreign Policy, 81, Winter 1990-91;
16. M. Hogan, The End of the Cold War, Cambridge, 1992;
17. R. Hunt Sprinkle, "Two Cold Wars and Why They Ended Differently", in Review of International Studies, XXV, 4, 1999;
18. C. Kegley, "How Did the Cold War Die: Principles for an Autopsy", in Mershon International Studies Review, XXXV, Supplement, April 1994;
19. P. Kennedy, The Rise and Fall of the Great Powers, New York, 1987;
20. E. Kolodziej, "Order, Welfare, and Legitimacy: A Systemic Explanation for the Soviet Collapse and the End of the Cold War", in International Politics, XXXIV, 2, 1997;
21. R. Koslowski e F. Kratochwil, "Understanding Change in International Politics. The Soviet Empire's Demise and the International System", in International Organization, IIL, 2, 1994;
22. M. Kramer, "Realism, Ideology and the End of the Cold War", in Review of International Studies, XXVII, 1, 2001;
23. F. Kratochwil, "The Embarassment of Changes: Neo-Realism as the Science of Realpolitik without Politics", in Review of International Studies, XIX, 1, 1993;
24. D. Larson e A. Shevchenko, "Shortcut to Greatness: The New Thinking and the Revolution in Soviet Foreign Policy", in International Organization, LVII, 1, 2003;
25. R. Lebow, "The Long Peace, the End of the Cold War, and the Failure of Realism", in International Organization, IIL, 2, 1994;
26. R. Lebow e T. Risse-Kappen (a cura di), International Relations Theory and the End of the Cold War, New York, 1996;
27. J. Lévesque, The Enigma of 1989: The USSR and the Liberation of Eastern Europe, Berkeley, 1997;
28. J. Mueller, Quiet Cataclysm: Reflections on the Recent Transformation of World Politics, New York, 1995;
29. R. Patnam, "Reagan, Gorbachev and the Emergence of New Political Thinking", in Review of International Studies, XXV, 4, 1999;
30. T. Risse-Kappen, "Did Peace Through Strength End the Cold War?" in International Security, XVI, 1, 1991;
31. T. Risse-Kappen, "Ideas Do Not Float Freely: Transnational Coalitions, Domestic Structures, and the End of the Cold War", in International Organization, IIL, 2, 1994;
32. R. Schweller e W. Wohlforth, "Power Test: Evaluating Realism in Response to the End of the Cold War", in Security Studies, IX, 3, 2000;
33. G. Snel, "A (More) Defensive Strategy: The Reconceptualization of Soviet Conventional Strategy in the 1980s", in Europe-Asia Studies, L, 2, 1998;
34. J. Snyder, "International Leverage on Soviet Domestic Change", in World Politics, XLII, 1, 1989;
35. R. Sully e M. Salla (a cura di), Why the Cold War Ended: A Range of Interpretations, Westport, 1995;
36. K. Waltz, "Structural Realism after the Cold War", in International Security, XXV, 1, 2000;
37. W. Wohlforth, "Realism and the End of the Cold War", in International Security, XIX, 3, 1994-95;
38. W. Wohlforth, "Reality Check. Revising Theories of International Politics in Response to the End of the Cold War", in World Politics, L, 4, 1998;
39. W. Wohlforth, Cold War Endgame: Oral History, Analysis, Debates, University Park, 2002.

Programma di ricerca

La fine della guerra fredda o il successo della globalizzazione ? Alla ricerca di un nuovo paradigma intepretativo per spiegare la trasformazione del sistema internazionale, 1985-1992.
Università di riferimento
Università degli Studi di BOLOGNA - POLITICA, ISTITUZIONI, STORIA - BOLOGNA(BO)
Responsabile dell'Unità di ricerca
Marco CESA
Descrizione
Il progetto di ricerca combina la classica metodologia adottata dalla scienza politica al fine della costruzione delle teorie con la raccolta di materiale empirico di vario tipo, e cioè fonti primarie, letteratura secondaria, e interviste e ricordi di alcuni protagonisti dei processi decisionali in esame.
Il prof. Cesa e i tre studiosi americani che fanno parte della Unità bolognese si dedicheranno alla dimensione teorica. Mentre i proff. Cesa e Grieco -- i quali hanno già collaborato in varie occasioni in passato -- contribuiranno con le loro competenze specifiche relative alla teoria Realista, i proff. Hoffmann e Ikenberry sono più sensibili alla prospettiva "ideazionale". Di conseguenza, questi quattro membri dell'Unità formano un gruppo ben bilanciato al suo interno, e come tale in grado di offrire garanzie attendibili tanto per la elaborazione di una teoria Realista del mutamento internazionale quanto per per un esame critico e comparato dei paradigmi interpretativi in competizione tra di loro.
Il prof. Stanley Hoffmann -- uno dei più prestigiosi studiosi delle relazioni internazionali -- esaminerà le critiche di solito formulate nei confronti del Realismo dopo la fine della guerra fredda, vale a dire il suo "fallimento predittivo", le ragioni per le quali la stessa fine della competizione est-ovest viene considerata una anomalia per la teoria realista, e il modo in cui la guerra fredda si è conclusa, vale a dire il ruolo giocato dalle "idee", norme e istituzioni e movimenti transnazionali rispetto al ruolo svolto da cause "materiali".
Il prof. Marco Cesa, grazie ai suoi studi sul concetto di equilibrio di potenza e sul Realismo tucidideo, lavorerà soprattutto sulla "legge della crescita differenziata" e sulle sue implicazioni per la fine della guerra fredda. Inoltre, tenteràdi chiarire le relazioni tra forze "ideazionali" e "materiali", riflettendo sui modi in cui un mutamento nelle seconde può ripercuotersi sulle prime. Muovendo dall'assunzione per la quale il mutamento pacifico non è altro che un aggiustamento non traumatico a nuovi rapporti di forza, il prof. Cesa rifletterà infine sulle condizioni alle quali una improvvisa redistribuzione della potenza può sfociare in una guerra egemonica -- come sostenuto di solito -- o portare a una transizione pacifica.
Il prof. Joseph Grieco -- il quale è noto per i suoi studi sulle conseguenze dell'anarchia internazionale per il comportamento degli stati -- lavorerà sulle ripercussioni dell'"effetto somiglianza". Quando il successo materiale riportato da alcuni stati genera un consenso diffuso sui vantaggi competitivi delle loro politiche e delle loro istituzioni, le pressioni a cui sono sottoposti gli altri stati affinché si conformino a tali modelli si fanno sempre più intense. In queste circostanze, alcuni stati tenderanno a emulare tali politiche e tali istituzioni anche se, per ragioni legate alla loro politica interna, alla loro ideologia, o alla loro cultura, ne farebbero volentieri a meno. In particolare, il prof. Grieco intende studiare i processi di emulazione e di socializzazione all'interno del problema del mutamento pacifico.
Il prof. John Ikenberry ha lavorato a lungo sul concetto di ordine internazionale legittimo e sulle strategie messe a punto dalle grandi potenze che vogliono rivedere o mantenere quel dato ordine. Egli dispone dunque tanto di strumenti concettuali quanto di competenze storiche ideali per affrontare i nodi della politica di "coinvolgimento" così come qui definita, vale a dire come tentativo di socializzare alcuni stati inducendoli ad accettare un dato ordine internazionale facendo ricorso più alla promessa di ricompense che alla minaccia di punizioni. Come si è osservato sopra, le più diffuse riflessioni sulla politica di "coinvolgimento" sono centrate sul modo di contenere una potenza in ascesa. Il prof. Ikenberry, tuttavia, è fiducioso che il medesimo concetto possa trovare una utile applicazione anche nel caso opposto, quello che vede, cioè, una potenza revisionista in declino. Il suo compito sarà quello di fissare le condizioni alle quali una potenza in declino può essere indotta a adottare tale strategia, facilitando così il mutamento pacifico.
Gli altri membri dell'Unità si vedranno assegnati compiti relativi alla parte empirica della ricerca. La prof.ssa Eugenia Baroncelli -- specialista di International Political Economy -- è interessata a ampliare l'analisi degli incentivi "materiali" posti di fronte all'Unione Sovietica negli anni '80. Di solito, i soli fattori "materiali" presi in esame dagli studi sulla fine della guerra fredda si riferiscono ai rapporti di forza basati su varie "capacità". La prof.ssa Baroncelli prenderà invece in esame un elemento sinora trascurato, vale a dire la mutata struttura della produzione globale. Ciò permetterà non solo di gettare una luce nuova sulle spiegazioni della fine della guerra fredda ma anche di approfondire la comprensione del ruolo giocato dagli incentivi "materiali" nella politica internazionale in generale.
Il dr. Pier Domenico Tortola e il dr. Michele Testoni, a loro volta, si occuperanno dei molteplici modi in cui il declino relativo dell'Unione Sovietica ha condizionato la fase finale della guerra fredda. Negli ultimi anni si sono rese disponibili nuove fonti primarie e secondarie che hanno modificato le precedenti analisi relative alle pressioni esercitate da fattori "materiali" sui decisori sovietici. Il dr. Tortola e il dr. Testoni hanno già lavorato sul tema dell'ascesa e declino delle grandi potenze, in una prospettiva storico-comparata. Essi forniranno un quadro dettagliato dei termini esatti del declino sovietico, paragoneranno il caso sovietico e quello di altre grandi potenze in declino, e si dedicheranno allo studio delle fonti più recenti per chiarire il nesso che lega la percezione del declino e l'adozione di una nuova politica estera.
Infine, la prof.ssa Maria Serena Piretti avrà il compito di esaminare il ruolo e gli atteggiamenti dei "conservatori" all'interno del gruppo dirigente sovietico, sfruttando le fonti più recenti. La mancanza di fonti relative ai "conservatori" ha sinora molto limitato la comprensione della fine della guerra fredda; una loro attenta analisi promette di essere di grande importanza, perché essi erano esposti alle pressioni "materiali", ma erano anche, al tempo stesso, isolati dalle fonti "ideazionali" di mutamento, o esprimevano comunque forti riserve nei confronti di queste.