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UNITA' DI RICERCA
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Programma di ricerca
Reti emergenti di welfare societario tra pubblico, privato e terzo settoreUniversità di riferimento
Università Cattolica del Sacro Cuore - SOCIOLOGIA - MILANO(MI)Responsabile dell'Unità di ricerca
Giovanna ROSSIDescrizione
A seguire dal nuovo assetto prefigurato dalla legge 328/2000, l'avvio della sperimentazione di esperienze innovative di risposta ai bisogni delle famiglie è molto recente e diffusa in modo non omogeneo sul territorio nazionale.Nella transizione verso un modello societario di welfare, che passa attraverso la realizzazione di partnership virtuose tra i diversi soggetti sociali, l'osservazione di realtà in cui tale processo ha trovato una prima efficace attuazione risulta di notevole interesse scientifico.
In particolare, l'obiettivo della presente unità operativa è quello di focalizzare l'attenzione su progetti specificamente rivolti alla famiglia, nell'area della normalità, con un'intenzione dichiaratamente promozionale, in cui cioè la famiglia venga implicata non solo come destinatario, ma come soggetto attivo, indispensabile per l'attuazione dell'intervento. Nell'ottica di valorizzare la metodologia basata sull'empowerment delle reti sociali, considerare come "utenti" le famiglie, piuttosto che gli individui, costituisce già un primo requisito irrinunciabile dell'intervento di tipo relazionale.
La finalità con la quale si osserveranno tali progetti sarà incentrata sul principio dell'"eccellenza", ovvero dell"enucleazione di "buone prassi", attraverso la comparazione di esperienze concrete nelle quali mettere in risalto i tratti di discontinuità e innovazione rispetto ad un modello di welfare istituzionale. Il concetto di "buona pratica" verrà poi messo in relazione con quello di "capitale sociale", supponendo che tra loro ci sia un'influenza reciproca positiva.
L'ipotesi centrale della ricerca della nostra unità operativa è che una partnership sussidiaria tra soggetti, differenziati per natura e modalità operative, finalizzata alla realizzazione di un servizio, o una rete di servizi per rispondere a bisogni complessi, avvalendosi di una metodologia relazionale, possa generare benessere per la collettività, producendo capitale sociale.
Inoltre, la diversa combinazione tra i soggetti sociali che erogano servizi, dà origine a modelli di intervento differenti, la cui osservazione comparata consentirà di aumentare la conoscenza qualitativa sull'esito delle prestazioni e l'identificazione di buone pratiche.
I servizi alla famiglia come servizi relazionali
I servizi alla famiglia si configurano come "servizi relazionali", che necessitano, nella loro realizzazione concreta, della collaborazione tra chi offre l'intervento e chi lo riceve, secondo una prospettiva di sharing ( o di reciprocità. Nelle organizzazioni che erogano servizi alla famiglia si crea così un nuovo luogo organizzativo, formato dalla relazione tra agente (provider) e utente (client), che perdura lungo tutto lo svolgimento dell'azione. Così la risposta al bisogno, ottenuta attraverso i servizi alla famiglia, avendo come fulcro la relazione che si instaura tra colui che offre la prestazione e colui che la riceve, consente di calibrare l'intervento rispetto alle esigenze di ogni individuo. Tali servizi, quindi, sono necessariamente personalizzati, in quanto l'utente-famiglia è coinvolto, se possibile, attivamente e direttamente.
I soggetti erogatori
Nel contesto attuale, i servizi sociali alla famiglia sono erogati da soggetti pubblici, di mercato, di terzo settore e dalle famiglie stesse organizzate a rete; ciascuno dei soggetti possiede risorse, obiettivi, regole e culture proprie. L'intreccio tra questi quattro elementi dà origine all'intervento vero e proprio che ogni attore sociale realizza in forma specifica, realizzando in modo peculiare la combinazione tra le risorse di cui dispone, gli obiettivi che intende perseguire, le regole di cui si dota e i valori di riferimento che possiede.
Necessità di assumere un paradigma di rete
La complessità che emerge da questo scenario, caratterizzato da una pluralizzazione degli attori sociali, e da una diversificazione degli interventi, può essere compresa adeguatamente attraverso il paradigma di rete, che consente di osservare le relazioni esistenti tra le quattro polarità che costituiscono l'assetto societario (Stato, mercato, terzo settore e reti informali) e ciò da de esse origina (il servizio alla persona).
Il paradigma di rete è in grado di "vedere" le relazioni di interdipendenza esistenti tra i differenti attori sociali, su un piano orizzontale, di partnership. La rete, infatti, non è gerarchica perché nessun livello è più fondamentale di altri: le parti si dispongono, o meglio vengono considerate come se si disponessero sullo stesso piano, ciascuna dotata di uno stesso potere di interazione, ciascuna essendo (vista come) un'unità capace di azione autonoma.
Tale paradigma fa riferimento esplicitamente al principio di sussidiarietà orizzontale, come espressione di una piena cittadinanza di tutte le soggettività sociali (Stato, mercato, terzo settore e famiglia). La rete è costituita, in questa prospettiva, dall'insieme delle relazioni tra i soggetti che la compongono, e con essa si intende evidenziare non solo e non tanto che gli individui esistono in un contesto di relazioni, cioè che essi hanno legami referenziali tra loro, ma che c'è una relazione tra questi legami, ossia che ciò che accade tra due nodi della rete influenza le relazioni tra gli altri nodi, sia quelli più adiacenti (relazioni dirette) sia quelli più distanti (relazioni indirette).
L'osservazione delle reti di relazioni agite per erogare servizi alla persona in risposta a bisogni riferiti a tutto il nucleo familiare, consente di identificare il circuito in cui le varie fasi del processo di aiuto trovano la propria specifica collocazione. Dell'esistenza di questo intreccio relazionale, tuttavia, si ha poca consapevolezza sociale. In tal modo, le sue potenzialità non sempre vengono valorizzate adeguatamente.
Obiettivo dell'unità operativa
La ricerca ha l'obiettivo di gettare luce sulla rete di soggetti implicata nel processo di aiuto, realizzando alcuni studi di caso che prendano in considerazione partnership tra soggetti pubblici, privati e di terzo settore nella realizzazione di specifici interventi che possano essere identificati come buone pratiche, in quanto è documentabile in essi l'incremento complessivo del capitale sociale, determinato dal processo stesso di reticolazione.
In seconda istanza, la presente indagine si pone anche un obiettivo conoscitivo che consenta di uscire dall'indeterminatezza concettuale che caratterizza ciò che può rientrare sotto la dizione "buone pratiche" e di addivenire ad una definizione specifica per quanto attiene ai servizi alla persona di ciò che si intende come buona pratica.
Nello specifico, dunque, possiamo articolare gli obiettivi della ricerca nel modo seguente:
OBIETTIVO GENERALE
La finalità più ampia che la ricerca si pone è quella di osservare reti (partnerships) di soggetti pubblici, privati, di terzo settore e di mondo vitale finalizzate alla erogazione di servizi alla famiglia per delineare le modalità attraverso cui si generano buone pratiche e capitale sociale e le possibili sinergie tra i due processi.
Da questo punto di vista, si segnala in primo luogo che lo studio delle reti implica l'assunzione di una metodologia relazionale, in base alla quale un osservatore, terzo, osserva il comportamento reciproco di più soggetti in relazione, la loro relazione e l'effetto emergente di tale relazione. Ovvero non è sufficiente prendere in considerazione tutti i soggetti della rete e analizzarli, facendo astrazione dalla loro relazione. Sarà al contrario necessario utilizzare strumenti di rilevazione che consentano di "vedere" le relazioni, quali ad esempio la network analysis.
In secondo luogo, risulta discriminante adottare un approccio in cui l'eccellenza emerga in modo induttivo, dall'osservazione di ciò risulta "buono" nella pratica, ovvero partendo dall'outcome del servizio, piuttosto che da una valutazione aprioristica che selezioni sulla base di parametri ideali e legga gli interventi evidenziando pieni e vuoti rispetto ad un modello teorico. Ciò significa mettere a fuoco in primo luogo cosa sia un "buon" outcome nei servizi alla famiglia, coinvolgendo in modo relazionale tutti i possibili stakeholder nella definizione del significato e del valore dell'intervento realizzato.
In terzo luogo, le dimensioni del capitale sociale (fiducia, reciprocità e spirito cooperativo) vanno declinate relativamente a reti complesse di soggetti in cui ciascuno porta un proprio codice specifico d'azione, che attribuisce significati diversi allo stare insieme nella rete.
OBIETTIVO SPECIFICO
L'osservazione di reti (partnerships) di soggetti pubblici, privati, di terzo settore e di mondo vitale finalizzate alla erogazione di servizi alla famiglia e del processo di generazione in esse di capitale sociale verrà perseguita attraverso la realizzazione di studi di caso su realtà che possono essere identificate come "buone pratiche".
In questa direzione si concentrerà l'attenzione soprattutto sulle modalità progettuali che sono state utilizzate nell'implementazione dell'intervento: infatti, uno stile di progettazione relazionale deve porre la relazione come strumento attraverso il quale definire e attuare le soluzioni idonee a rispondere a un bisogno/problema. Da un punto di vista relazionale, la progettazione è una fase complessa in cui è determinante l'attivazione di un discreto numero di soggetti che possono essere a vario titolo interessati all'elaborazione del progetto. Il confine tra progetto e intervento appare molto flessibile, perché il progetto è azione fin dall'inizio e l'azione è sempre inserita in un percorso progettuale, dal momento che ogni step raggiunto richiede una verifica dei risultati raggiunti, degli eventuali effetti imprevisti e una nuova definizione dei successivi obiettivi da raggiungere. Le decisioni devono continuamente riorientarsi. Allo stesso modo, la valutazione risulta essere un processo che accompagna tutto l'intervento. In questo caso non si tratterà più di un semplice confronto tra risorse impiegate e risultati raggiunti, ma di un'attenta analisi dell'impatto che l'intervento ha avuto sulla "comunità" entro la quale è stato attuato: si parla, per questo, di outcome, come pure di efficacia, facendo riferimento alla complessità delle dimensioni che vanno misurate, che non possono essere ridotte a soli elementi oggettivi e oggettivabili, ma devono implicare la considerazione congiunta di parametri oggettivi e soggettivi, che riescano a spiegare la reale vicinanza ad un modello relazionale di intervento.
L'osservazione e il confronto tra le modalità progettuali è il primo passo per l'enucleazione delle buone pratiche: infatti, possono esser identificate come tali quelle esperienze che innovano sia sul piano dei contenuti, sia su quello delle metodologie.
Oltre al piano metodologico, tuttavia, l'outcome positivo che caratterizza la buona pratica riguarda anche l'emergere di evidenze positive relativamente alla pluralizzazione degli assetti di care systems, ad uno sviluppo progettuale degli interventi volto a favorire una prassi riflessiva sui servizi offerti, sulle sue modalità di realizzazione e di impatto sul bisogno, al potenziamento e allo sviluppo delle competenze familiari, alla focalizzazione degli interventi sulle transizioni familiari.
A queste vanno aggiunti indicatori specifici per la rilevazione del capitale sociale, che potrebbero riguardare la presenza di relazioni fiduciarie tra i soggetti, l'attivazione di dinamiche relazionali di reciprocità e la messa in atto di uno stile cooperativo nei servizi e tra i diversi partner in rete e che potrebbero essere osservati a tutti i livelli di reticolazione, dalla relazione erogatore-utente a quella tra rete e istituzioni.
FASI DELLA RICERCA E METODOLOGIA
I FASE
Questa fase prevede la realizzazione di una analisi secondaria degli studi nazionali e internazionali sul tema della qualità dei servizi alla persona e sulle best practices, al fine di elaborare un modello che consenta di selezionare le esperienze da includere negli studi di caso.
Metodologia:
Ricognizione bibliografica
II FASE
In questo step sarà predisposto uno strumento metodologico di indagine, attraverso il quale effettuare un primo screening delle esperienze.
Metodologia:
Costruzione di una griglia preliminare di tipo quanto-qualitativo che sarà utilizzata per selezionare i casi oggetti di indagine e che avrà l'obiettivo di identificare:
- la tipologia dei soggetti coinvolti nella realizzazione degli interventi
- la diversificazione della rete con riferimento alla presenza di attori istituzionali, mercantili, di terzo settore
- la tipologia e il grado di formalizzazione degli accordi stipulati tra i diversi soggetti
- le finalità della partnership con riferimento alla realizzazione delle prestazioni
- i risultati raggiunti con particolare riferimento alle famiglie destinatarie degli interventi
- specifici indicatori di qualità individuati a partire dai risultati raggiunti nella I Fase della ricerca.
III FASE
Questa fase della ricerca sarà dedicata alla predisposizione, attraverso l'attivazione ad hoc di opportuni canali informativi, di una mappa di realtà potenzialmente compatibili con le caratteristiche individuate nelle precedenti fasi. Saranno inoltre individuati quattro casi che corrispondano al modello elaborato i quali saranno studiati mediante la somministrazione della griglia quanto-qualitativa predisposta nella II fase.
Metodologia:
Somministrazione della griglia di analisi
IV FASE
In quest'ultima fase sarà realizzato lo studio dei quattro casi selezionati al fine di analizzare gli elementi che li rendono buone pratiche ed enucleare le dimensioni del capitale sociale in essi presenti.
Metodologia:
- Analisi di sfondo di documenti relativi ai singoli casi
- Realizzazione di 40 interviste in profondità a testimoni privilegiati appartenenti ai diversi ambiti formalizzati e informali che entrano in rete
- Realizzazione di focus group e predisposizione del "warming up" di avvio.
- Somministrazione di schede individuali a operatori e utenti coinvolti nella erogazione e nella fruizione degli interventi.
- Analisi del contenuto dei diversi materiali raccolti.
Dall'intero itinerario di indagine ci si attende una comprensione e una osservabilità delle relazioni formali e informali che, all'interno di una prospettiva di partnership, possano condurre ad individuare quali network di legami sociali facilitino e promuovano la realizzazione di pratiche efficaci e sintoniche con il codice familiare nella risposta ai bisogni delle famiglie.



