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UNITA' DI RICERCA
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Programma di ricerca
Il contributo della sociologia e della psicologia alla progettazione architettonica ed urbanisticaUniversità di riferimento
Università degli Studi di SASSARI - ECONOMIA, ISTITUZIONI E SOCIETA' - SASSARI(SS)Responsabile dell'Unità di ricerca
Antonietta MAZZETTEDescrizione
ObiettiviIl programma dell'Unità di Ricerca dell'Università di Sassari ha l'obiettivo di elaborare un contributo teorico e metodologico alla riflessione sulla progettazione architettonica e urbanistica che renda conto della complessità dei fenomeni sociali coinvolti e che renda disponibili un adeguato apparato concettuale e un set di strumenti e di tecniche per l'utilizzo delle informazioni secondo la logica partecipativa della progettazione sostenibile.
La ricerca assume quale oggetto centrale di riflessione e di analisi il rapporto che si instaura nelle diverse fasi della progettazione urbana, con particolare riferimento alle funzioni abitative dei luoghi, tra i flussi informativi che costituiscono la base conoscitiva del progetto e le forme partecipative che si pongono quale presupposto della sua sostenibilità. L'obiettivo primario sarà perciò quello di elaborare un modello informativo-partecipativo che inserisca i processi sociali del contesto di intervento nella fase stessa di progettazione, ovvero, per altri versi, come un presupposto necessario delle decisioni di pianificazione.
Dati l'oggetto e gli obiettivi, la ricerca avrà un'impostazione primariamente teorico-metodologica.
Contenuti
L'attività dell'equipe di ricerca sarà rivolta alla ricostruzione e all'analisi dei diversi contesti della pianificazione territoriale differenziati per caratteri morfologici, storici, normativi, per individuare le tecniche e l'organizzazione dei processi informativi e partecipativi attraverso cui i saperi e i piani si trasformano in azioni concrete.
Sotto il profilo metodologico le modalità attraverso cui si struttura il sistema informativo devono essere studiate su più piani, ciascuno dei quali presenta proprie peculiarità e incide diversamente sulla qualità della pianificazione e sulle forme di partecipazione ai processi decisionali: 1) il sistema dell'informazione statistica e la sua organizzazione nei diversi livelli territoriali e nei diversi ambiti tematici; 2) le tecniche di osservazione e di rilevazione di tipo "qualitativo"; 3) le indagini campionarie, in particolare quelle su panel.
Sul piano teorico saranno oggetto di discussione e di analisi alcuni concetti chiave sulla base dei quali costruire un modello informativo e partecipativo adeguato alle esigenze di governo della città. Nella prima fase di ricerca questo sforzo di puntualizzazione dei concetti sarà strutturato come un "glossario" della pianificazione urbana e avrà tra i punti centrali alcuni nodi problematici:
1. Pianificazione. Temi di interesse: la distanza tra piano e processi reali di sviluppo; complessità verticale e orizzontale del territorio; processualità del piano tra progettazione e realizzazione, in considerazione dei tempi sfasati e della disomogeneità dei cicli (discrasie temporali) tra progetto e azioni, dei feed-back e in generale della necessità di controllo delle retroazioni (es. fasi e cicli di vita delle parti della città in rapporto alla funzione abitativa e quindi all'insediamento-sviluppo delle generazioni); i diversi livelli di progettazione (per ambiti territoriali, per settori di intervento);le diverse fasi di piano (progetto, monitoraggio, valutazione); i tempi della pianificazione e stabilità del sistema informativo.
2. Sostenibilità. Temi di interesse: l'applicazione all'ambiente urbano delle categorie elaborate dalla riflessione sull'ambiente e sullo sviluppo e perciò su scale e livelli di complessità diversi.
3. Qualità della vita. Temi di interesse: la necessità di approcci multidisciplinari; il problema, teorico prima ancora che metodologico, della definizione di indici specifici ma comparabili (ogni contesto urbano è unico, ma la QdV è un concetto "universale"); gli effetti reali (es. valori immobiliari) dell'uso di determinati criteri e indici di qualità.
4. Indicatori sociali. Temi di interesse: le variabili assunte come indicatori non sono neutre; i rapporti di indicazione instaurabili tra variabili disponibili e proprietà latenti sono sempre molteplici e richiedono la messa in discussione del modello entro cui sono applicati, ossia il rapporto di indicazione ha sempre natura stipulativa e contestuale, la sua validità non è mai assoluta o universale; la "copertura" di alcuni campi di interesse quali le funzioni abitative, il consumo, la sicurezza.
5. Analisi della domanda. Temi di interesse: la complessità legata al fatto che sia nella fase progettuale sia in quella gestionale e operativa i flussi informativi veicolano domande differenziate e spesso conflittuali, assumendo maggiore o minore forza e intensità a seconda degli interessi e delle issues in gioco; l'allocazione delle risorse di informazione e le capacità di partecipazione dei diversi soggetti coinvolti sono determinanti nella definizione della domanda, non ultimo in termini di determinazione dell'agenda della pianificazione.
6. Partecipazione democratica. Temi di interesse: le sedi, le agenzie, le modalità della partecipazione sono differenziate e solo in parte coincidono con quelle istituzionali; proprio in tema di sostenibilità le forme di coinvolgimento, dalla semplice consultazione (hearing) alla effettiva partecipazione alla decisione, nonché alle fasi di realizzazione e gestione (ad es. secondo una logica di governance), sono un campo in grande evoluzione sia dal punto di vista normativo sia da quello delle pratiche sociali.
Gli approfondimenti riguardanti il sistema informativo si articoleranno su più piani e con approcci differenziati.
Un primo piano è quello relativo all'informazione statistica prodotta e resa disponibile dalle cosiddette fonti ufficiali. Questo livello di riflessione può venire ricondotto al filone di studi "degli indicatori sociali" e chiama in causa, tra gli altri, il problema della elaborazione di indici sintetici della qualità urbana, fondamentali nelle diverse fasi di rilievo, progetto, intervento e valutazione. A questo proposito vanno presi in considerazione:
a. il quadro normativo entro cui si articola il sistema statistico, innanzitutto a livello nazionale, e i rapporti che si instaurano tra i diversi soggetti coinvolti (nel caso italiano ci si riferisce soprattutto al sistema previsto dal D.Lgs. 322/89 istitutivo del Sistan);
b. la qualità dei dati disponibili per l'analisi secondaria, intesa come adeguatezza agli scopi conoscitivi legati alla progettazione urbana, innanzitutto per livello di aggregazione delle unità, tempestività, comparabilità (Zajczyk 1996), ma anche per la sensibilità rispetto alle dimensioni di genere, ambientale, multiculturale, etc.;
c. le caratteristiche "intrinseche" delle fonti disponibili e dei relativi indicatori, in termini di affidabilità e fedeltà (Marradi 1990);
d. le pratiche di raccolta e strutturazione delle informazioni nei diversi livelli territoriali e tematici, siano esse assunte per scopi conoscitivi ovvero amministrativi;
e. la possibilità di organizzare i dati territoriali per sottoporli a trattamenti GIS (Sistema Informativo Geografico) e perciò l'interfacciabilità dei database ufficiali con un unico schema di partizione territoriale (es. la sezione di censimento).
Un secondo piano è quello delle tecniche "qualitative" (non-standard) di osservazione dell'ambiente urbano, attraverso cui acquisire conoscenze e prefigurare scenari di mutamento:
f. rilevazione dei caratteri morfologici (architettonici, urbanistici, sociali, antropologici) dei diversi contesti urbani attraverso l'osservazione diretta, naturalistica o partecipante, e la ricerca etnografica in senso lato;
g. ricostruzione della storia e dello stato degli ambienti urbani attraverso l'esame di documenti (archivi, cartografie, etc.);
h. altre tecniche che prevedono il coinvolgimento di esperti e/o nativi secondo forme più o meno intense di partecipazione: metodo Delphi, studi di comunità, action research, etc.
Un terzo piano attiene alle tecniche di ricerca rubricabili sotto la voce "survey", cioè le raccolte di dati primari svolte attraverso interrogazione standardizzata con rilevazione campionaria:
i. studi ad hoc per singoli processi pianificatori o interventi;
j. rilevazioni longitudinali, più o meno ampie per ambito territoriale e per tematiche, svolte su panel di popolazione che per continuità ed estensione costituiscono una base rilevante per analisi secondarie (es. Panel europeo, Indagine multiscopo sulle famiglie, etc.).
La riflessione metodologica è il punto di partenza e il trait d'union tra il problema dell'informazione e quello della partecipazione alle decisioni della progettazione urbana. Infatti in molti casi le pratiche adottate per la conoscenza del territorio appaiono come una terra di confine tra ricerca, progetto e intervento. Questo perché, quale che sia la tecnica considerata, la qualità delle informazioni e la loro allocazione tra i diversi soggetti coinvolti nel progetto (o viceversa la posizione dei diversi soggetti rispetto ai flussi informativi) dipende dal grado e dalla modalità di coinvolgimento degli stessi nel processo conoscitivo. Ciò è ancor più vero qualora ci si riferisca a procedure per la raccolta di informazioni territoriali che prevedono una forte componente di comunicazione e di partecipazione. E' il caso, nel campo delle procedure di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), di approcci come l'EASW (European Awareness Scenario Workshop) nei quali informazione, comunicazione, creazione del consenso e decisione si presentano come dimensioni inscindibili di un unico processo sociale legato all'intervento territoriale. Ma ciò può valere anche per il sistema statistico nazionale, se si considera la rete di rapporti (e di obblighi reciproci) che si instaurano tra i diversi soggetti coinvolti, sia nella fase di raccolta sia nelle fasi di utilizzazione dei dati.
Riguardo alla dimensione del capitale sociale, l'obiettivo conoscitivo che ci proponiamo di raggiungere è di indagare, mediante ricerche già attivate, sui diversi approcci concettuali, sugli strumenti metodologici di valutazione del senso civico e sulle conseguenze comportamentali negative da questo determinato, come per. es la devianza, e infine di valutare gli strumenti preventivi più validi che potrebbero contribuire ad un'adeguata progettazione, prevedendo la creazione di contesti e strutture non isolanti e stigmatizzanti, generatori di criminalità.
Il secondo punto su cui è necessario indagare è il concetto di sviluppo sociale, inteso come impegno civico, come insieme di processi finalizzati alla creazione di ambiti di cittadinanza sociale, atti a migliorare non solo il contesto territoriale e le condizioni di vita materiale, ma soprattutto quella sociale, per es. fruendo di risorse sociali e quindi relazionali. Quindi rafforzando la civincness è possibile influire positivamente sul benessere di un determinato contesto, dove le forme di disagio risultano dirette conseguenze della sua totale mancanza o deprivazione.
Per questo motivo progettare ai fini di un consolidamento del capitale sociale, attivando le reti sociali, soprattutto nei contesti più a rischio, può diventare un aspetto centrale nella pianificazione urbana, affinché essa stessa si ponga l'obiettivo di una progettazione che persegua uno stato di benessere permanente.
Altro oggetto di riflessione è l'empowerment, da intendersi come capacità di incidere positivamente sul proprio destino, fronteggiando le difficoltà incontrate quotidianamente. Uno degli strumenti per prevenire la devianza è relativo alla promozione dell'empowerment, mediante programmi di sviluppo, prevenendo le situazioni di disempowerment in cui si possono stabilizzare stili comportamentali di tipo problematico.
L'ultimo aspetto su cui si vuole indagare, in seno a questo progetto, è connesso alla relazione tra il senso civico e il disimpegno morale. I nostri comportamenti sono spesso caratterizzati dal disimpegno che ci spinge ad adottare delle giustificazioni che obbediscono a precisi meccanismi psicologici che favoriscono l'autoassoluzione, mettendoci al riparo da sensi di colpa, rimorsi, vergogna etc. (Caprara, 2000). Lo studio delle modalità di attuazione del disimpegno morale può risultare notevolmente interessante, dal punto di vista preventivo.
Fasi
L'attività dell'Unità di Sassari sarà articolata secondo uno schema che prevede l'elaborazione e la chiarificazione di una base concettuale unitaria e la costruzione degli strumenti metodologici, impegnando nei successivi passaggi le diverse competenze e specificità scientifico-disciplinari coinvolte.
Primo anno
1. Ricognizione della letteratura teorica e metodologica nei diversi ambiti disciplinari legati alla pianificazione territoriale e al governo della città, mirata a mettere a fuoco i punti di contatto e le distanze tra i saperi coinvolti nel processo.
2. Raccolta e analisi critica della normativa, a livello nazionale europeo e internazionale, finalizzata a evidenziare i vincoli entro cui la pianificazione può svolgersi nella dimensione informativa-partecipativa.
3. Comparazione di esperienze documentate di pianificazione in ambiti urbani, sulla base delle rispettive modalità praticate in termini di informazione-partecipazione.
Secondo anno
Elaborazione di uno strumento concepito come un "manuale critico" della progettazione sostenibile che prevede la definizione sintetica dei concetti-guida (glossario) e la costruzione di un modello informativo-partecipativo spendibile per la pianificazione.
La struttura dello strumento si svilupperà attorno a tre momenti fondamentali, riguardanti rispettivamente:
1. le fonti informative, ossia "chi e come produce l'informazione";
2. gli indicatori, ossia "informazione su che cosa";
3. le pratiche partecipative, ossia "chi e come utilizza le informazioni".
Le fasi previste non costituiscono una successione lineare di attività rigidamente ordinate nel tempo, ma casomai comportano un procedimento a spirale che, mantenendo come principale obiettivo la costruzione del modello, richiede rinvii ciclici alle diverse fasi per successivi approfondimenti e per la costante ridefinizione dei problemi teorici e metodologici.



