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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano
Bibliografia
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Programma di ricerca

LA SEDIMENTAZIONE CLASTICA CENOZOICA DELLE CATENE CIRCUM-MEDITERRANEE: IMPLICAZIONI PER L'EVOLUZIONE PALEOGEOGRAFICA E PALEOTETTONICA
Università di riferimento
Università degli Studi di NAPOLI "Federico II" - SCIENZE DELLA TERRA - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Glauco Bonardi
Descrizione
Le indagini svolte nell'ultima decade del secolo scorso dall'Unità di Ricerca, in collaborazione con studiosi di altre sedi, e portate
avanti da tesi di dottorato, hanno fornito una più precisa caratterizzazione delle unità tettoniche che formano il "Complesso
Liguride" auct. La parte alta delle successioni di quelle unità in cui è più facilmente ricostruibile la stratigrafia (Unità
nord-calabrese e Unità del Frido) è tipicamente costituita da torbiditi calciclastiche e miste con intervalli pelitici grigi, rossi e verdi,
dove presenti. Nell'Unità nord-calabrese esse sono state da tempo definite come Formazione del Saraceno, che recenti analisi
biostratigrafiche integrate assegnano all'intervallo Oligocene - Aquitaniano. Per l'epimetamorfica Unità del Frido analisi
biostratigrafiche condotte mediante i soli nannofossili calcarei, vecchie di oltre un decennio e fortemente condizionate
dall'impoverimento delle forme dovuto al metamorfismo, indicano un'età oligocenica per un orizzonte di metacalcari che conservano
strutture torbiditiche. Anche nell'unità informale, con caratteri di broken formation, indicata come parasicilide, è presente un
orizzonte, che la tettonica ha reso discontinuo, di torbiditi calciclastiche con intervalli pelitici varicolori ed intercalazioni di
brecciole gradate a macroforaminiferi. Lo studio delle rare associazioni a foraminiferi planctonici e nannofossili calcarei indica
un'età genericamente paleogenica. Sembra pertanto che per queste unità tettoniche si possa giungere ad una buona correlazione
utilizzando le torbiditi calciclastiche come marker dopo averne verificato la posizione cronostratigrafica utilizzando tecniche di
preparazione e metodi di biostratigrafia integrata già applicati con successo per la Formazione del Saraceno.
Più problematica appare una correlazione con le Unità Sicilidi, delle quali andrebbe in primo luogo verificata la posizione
geometrica. Infatti le successioni attribuite alle Unità Sicilidi in Cilento e al Confine calabro-lucano presentano differenze tali da far
presumere una loro appartenenza a differenti unità tettoniche, originatesi da porzioni diverse dell'originario bacino, e che quindi le
unità tettoniche siano più numerose di quelle note in letteratura. Tra quest'ultime quella che presenta la successione più completa e
più facilmente ricostruibile è l'Unità di Rocca Imperiale, alla quale fece già riferimento Ogniben (1969) per descrivere la
successione sicilide. Nell'intera successione predominano le peliti varicolori, ma torbiditi carbonatiche, piuttosto distali,
costituiscono la Formazione di Monte Sant'Arcangelo auct. Mancano però analisi stratigrafiche di dettaglio ed i dati biostratigrafici
esistenti sono alquanto in contrasto tra di loro. Occorrerà una revisione stratigrafica estesa a tutta l'area di affioramento per
verificare un'ipotesi di correlazione implicita nell'interpretazione, generalmente ammessa in letteratura, che le unità sicilidi derivino
o dallo stesso bacino oceanico (oceano lucano) da cui provengono le unità liguridi dell'Appennino meridionale o da una crosta
continentale assottigliata che formava uno dei bordi di tale bacino. Parallelamente alle analisi biostratigrafiche verranno effettuate,
anche in collaborazione con altre unità di ricerca, analisi del materiale clastico grossolano, sia carbonatico sia cristallino, che,
unitamente ad analisi petrografiche delle areniti, potranno fornire indicazioni sull'area fonte. Sarà così possibile un confronto più
concreto con le successioni che nello stesso intervallo cronologico si deponevano sui margini continentali verosimilmente più
prossimi all'oceano lucano: la Formazione di Colle Trodo dell'Unità di Verbicaro auct. e la Formazione di Paludi dell'Unità della
Sila. La prima, cui segue il Flysch del Fiume Lao di probabile età Aquitaniano- Burdigaliano, è in fase di studio sia dal punto di
vista stratigrafico sia per quanto riguarda l'evoluzione tettono-metamorfica, caratterizzata da un evento di alta pressione,
testimoniato dalla presenza di carfolite in vene di quarzo nelle peliti del Flysch del Fiume Lao. Essa è costituita da torbiditi quasi
esclusivamente formate da clasti di carbonati e fossili neritici, verosimilmente derivati dal collasso di un'area di peri-piattaforma,
legato a stazionamento basso del livello marino e/o a tettonica estensionale. La Formazione di Paludi è risultata, in base ad una
recente revisione stratigrafica, di età Chattiano - Aquitaniano, cioè coeva della Formazione del Saraceno. Essa contiene frequenti
débris flows con clasti del basamento o della copertura dell'Unità della Sila. Entrambi gli apporti clastici sembrerebbero presenti
nella Formazione del Saraceno. Una verifica al riguardo costituirebbe una chiara indicazione per una collocazione paleogeografica
dell'oceano lucano. Le ricerche si baseranno sullo studio sul terreno di sezioni dell'intervallo di torbiditi calciclastiche di differenti
unità tettoniche, scelte sulla base di rilevamenti a piccola scala. Verranno poi effettuate campionature per le analisi
biostratigrafiche e petrografiche. Per i rilevamenti, le campionature e le analisi stratigrafiche verranno utilizzate tecniche e
metodologie tradizionali. Trattandosi di depositi torbiditici, nei quali la frazione di fossili rimaneggiati è solitamente da abbondante
a prevalente, nel caso dei nannofossili calcarei viene escluso il sistema di preparazione per smear slides, essendo risultato di gran
lunga più produttivo il trattamento con ipoclorito di sodio seguito da arricchimento per centrifugazione. Dei nannoliti riconosciuti
verranno inoltre utilizzate le sole comparse, essendo le scomparse e le zone acme totalmente oscurate dal fenomeno del
rimaneggiamento. Questo stesso approccio metodologico viene applicato alle dinocisti fossili. In una prima fase le ricerche saranno
concentrate soprattutto sulle unità sicilidi, disponendo già di un buon numero di dati relativi alle altre unità, già in corso di studio.
A questa prima fase, in cui prevarranno le indagini di terreno, seguirà una seconda in cui saranno intensificate le analisi di
laboratorio, mentre sul terreno verranno effettuate solo indagini mirate sulla base dei risultati analitici.