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UNITA' DI RICERCA
italiano
Bibliografia
N.B. La numerazione fa riferimento alle note di cui al punto 2.4. Base di partenza scientifica nazionale o internazionale.1. Cfr.Manfredo Tafuri, Francesco Dal Co. “Architettura Contemporanea”. Electa Editrice. Venezia 1976. pg. 372
2. Cfr. Kenneth Frampton, “Storia dell’architettura moderna” Zanichelli editore. Bologna 1981.
3. Cfr. Leonardo Benevolo, “ Storia dell’architettura moderna” Laterza editore. Roma Bari 1975 pgg 732,734, 767.
4. Cfr. , Henry-Russel Hitchcock e Philips Johnson “Internationale Style Architecture since 1922” New York. Museum of Modern Art . catalogo della mostra.
5. “Sigillare un edificio riduce il livello di rumore all’interno e la penetrazione della polvere; inoltre aiuta nel risparmiare sul lavaggio del lato interno delle finestre…. Il delicato colore blu-verde, che era tra le poche tinte disponibile allora per il vetro ad alta coibenza, intensifica la qualità eterea della torre. Il vetro nasconde le strutture interne, e quindi l’edificio appare voluminoso invece di massiccio. Per ottenere una superficie esterna consistente, i pannelli marcapiano al di sotto delle finestre furono anch’essi coperti di vetro. L’altezza di questi pannelli era il massimo disponibile in vetro retinato intorno al 1950; il vetro retinato non si sarebbe infranto in caso di rottura. Questi vetri più piccoli appaiono di colore leggermente più scuro rispetto alle finestre perché i muri antincendio, in blocchi di cemento neri, sono ubicati dietro ad una intercapedine ventilata, ad una distanza di circa 3 pollici dietro di essi, una soluzione “artigianale.” Questo vetro è retto in posizione da sottili montanti di alluminio disposti secondo un pattern basato sulle misure diverse dei pannelli in vetro. I pannelli marcapiano doppi della Lever House coprono un doppio muro antincendio che nasconde i solai, i radiatori ed il controsoffitto che contiene le canalizzazioni meccaniche e le tubazioni elettriche. Per rendere questi pannelli il più impermeabili possibile, nell’office di SOM furono ingegnerizzate delle piccole ‘linguette’ che coprivano i fori per la fuoriuscita della condensa nella struttura metallica, risolvendo un problema riscontrato nei ‘curtain wall’ dell’edificio della Segretariato dell’O.N.U.” in Carol Herselle Krinsky. Op cit
6. Un rapporto con l’engineering, che si propone in quegli anni come caratteristico delle aree della ricerca più avanzata. Ce lo descrive bene Bruce Graham che in quegli anni dirigeva l’office S.O.M. di Chicago. “Nel 1956 l’architettura in America risorgeva da ventisei anni di depressione e di guerra...Noi stavamo contemporaneamente imparando come costruire gli edifici e come e quale società avrebbe costruito questa democrazia. L’integrazione e la collaborazione con gli ingegneri era quasi un rituale religioso, l’anonimato figurativo un obbligo morale: cominciavamo a pensare agli edifici come il prodotto di una cooperazione piuttosto che l’affermazione di una poetica individuale.” Bruce Graham in Bruce Graham of S.O.M. MIT Press (pg.10)
7. Si veda ad esempio gli Uffici della Bacardi &Co che Mies realizza a Cuba. Per la prima volta vengono utilizzati giunti viscosi in grado di annullare le spinte orizzontali; eppoi nervature incrociate; e fondazioni in c.a. precompresso; un plenum orizzontale grande quanto la piastra che raccoglie tutte le linee impiantistiche. “Su otto possenti piloni in cemento, alti sette metri, notevolmente rastremati e con pianta a croce, è appoggiata - mediante giunti puntiformi d’acciaio che eliminano le spinte orizzontali - la piastra quadrata di copertura con lato di 54m a nervature incrociate. Queste sono 17 per ogni lato, hanno uno spessore di 10-12-14 cm ed un’altezza che aumenta , con due riseghe di 25cm, da m 1,50 al perimetro, fino a m 2 al centro della piastra. Le teste cilindriche dei cavi di precompressione sono chiuse e protette da gusci rettangolari prefabbricati. Le travi perimetrali della piastra(sezione 0,60x1,50, cava internamente) formano sbalzi angolari di m 15, dato che i piloni sono distanziati di m 24. Questi piloni sono incastrati in un dado di fondazione molto allargato per poter resistere meglio alle sollecitazioni laterali. Arretrato di m 6 rispetto al bordo della piastra è il prisma di vetro(lato m 42) che involucra lo spazio unico degli uffici. I cristalli colorati da ½ pollice sono sorretti da una struttura di bronzo. Una plafonatura in griglia di alluminio( o lamelle di bronzo)che alloggia l’impianto di illuminazione e bocchette dei cinque condotti di condizionamento sistemati nella cavità della piastra, è sospesa a m 6 dal suolo e si arresta a m 1,50 dalla vetrata perimetrale…..Gli altri soli ingombri sono il prisma delle condutture meccaniche in teak e la scala di discesa della zona basamentale…ove sono sistemati le sale tratattive, il bar i servizi e il magazzino. Hanno collaborato con Mies gli ingegneri Saenz, Cancio, Martin ed Alvarezy Gutierrez “ Uffici della Bacardi Co a Santiago di Cuba. Recensione su Casabella 228/1959.
8. Nel 1959 P.L.Nervi inizia la sua collaborazione su Casabella. Per dirla con le parole di Rogers : ”Nervi vi andrà esaminando opere e progetti da un punto di vista ‘strutturale’ sotto il profilo statico ed economico, ma con il proponimento di riconnettere le diverse componenti al fine di giudicare la struttura non soltanto entro i suoi termini tecnici, ma come parte dell’espressione architettonica, come fatto esso stesso di cultura..”
9. “Il grattacielo Pirelli che sta sorgendo in Milano, ha una struttura costituita dall’intera facciata (montanti e traversi in alluminio) completamente isolata dall’ossatura in c.a., mediante l’interposizione in corrispondnza di ogni punto di fissaggio, di appositi elementi antivibranti in gomma, che filtrano ogni tipo di vibrazioni causate da vento, dilatazioni, assestamenti strutturali etc. impedendone così la propagazione dalla facciata all’intera costruzione. Questo attacco elastico assume inoltre il compito di cerniera, permettendo quelle piccole rotazioni che sono originate dalle inflessioni delle solette nelle varie disposizioni di carico, funzionando al tempo stesso da giunto di dilatazione che può compensare così lievi errori di montaggio. Il pezzo è costituito da due metà che si infilano sulla forcella centrale che è a sua volta unita al ferro Bauer annegato nella soletta…” Grattacielo Pirelli a Milano. Casabella 223 genn 1959.
10. Cfr. S.W. Goldhagen, R.Legault (a cura di) “Anxious Modernisms: Experiments in Postwar Architectural Culture”Cambridge Mass.-Montreal. 2000.
11. P.L.Nervi”Arte o scienza del costruire”. Edizioni della Bussola. Roma 1945
12. “…Il continuo aumento delle dimensioni, il complicarsi della funzionalità delle opere edilizie, il perfezionarsi dei metodi costruttivi e delle qualità resistenti dei materiali, … mettono ogni giorno più in vista la grande importanza dei problemi dell’ingengneria ed il loro progressivo inserirsi nell’architettura vera e propria. Il fatto si presenta con una tale estensione e varietà da potersi considerare del tutto nuovo nella storia del costruire… ” PL Nervi Critica delle strutture. Casabella 223 gen 1959.
13. cfr Ilya Prigogine “la nascita del tempo”Theoria, Roma Napoli 1988 “ …qui ordine e disordine appaiono allo stesso tempo. Questo fenomeno richiede un cambiamento di paradigma, perché classicamente si associava l’ordine all’equilibrio(caso dei cristalli), e il disordine al non-equilibrio(caso della turbolenza). Noi oggi sappiamo che è inesatto: la turbolenza è un fenomeno altamente strutturato, nel quale milioni di particelle si inseguono in un movimento estremamente coerente.……quando si affronta il dominio del non-equilibrio, …che si è ormai convenuto di chiamare strutture dissipative….,si stabiliscono nuove interazioni di lunga portata: l’universo del non-equilibrio è un universo coerente….esso costituisce il dominio per eccellenza della molteplicità (pg 42-43).
Programma di ricerca
Ricerca e sperimentazione di nuovi modelli e tecnologie informatiche per la formazione a distanza dell'architettoUniversità di riferimento
Università degli Studi "G. d'Annunzio" CHIETI-PESCARA - INFRASTRUTTURE DESIGN ENGINEERING ARCHITETTURA - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Paolo DesideriDescrizione
All’interno del tema generale della Ricerca in materia di “sperimentazione di nuovi modelli e tecnologie informatiche per la formazione a distanza dell’architetto.” l'Unità operativa della Facoltà di Architettura di Pescara intende sperimentare la didattica in rete attorno al tema delle trasformazioni del rapporto tra architettura ed engineering nel passaggio tra la cultura progettuale moderna e quella contemporanea.Nella prima fase sarà pertanto messo in rete un modulo didattico articolato, con caratteristiche di pluridisciplinari (storia dell’architettura contemporanea; storia della critica; progettazione architettonica; tecnologia dell’architettura), e marcate caratteristiche di innovatività in materia di tesi scientifica proposta.
Nella seconda fase saranno testate le modalità di insegnamento in rete attraverso l’applicazione didattica dello stesso modulo.
In questo scenario sono obiettivi della ricerca:
• La messa in rete di moduli didattici base concernenti il tema generale proposto.
• La sperimentazione di moduli didattici interattivi veicolati dal sistema di telecontiguità, con particolare riferimento allo studio delle modalità di interazione tra nuove realtà fisiche (materiali, trasferimento tecnologico, nuove tecnologie), nuove realtà immateriali (normative, strumentazione digitale di calcolo e di progettazione etc), nella implementazione del progetto come sistema complesso.
Particolare interesse, in questo senso, sarà sviluppare ed implementare le potenzialità già presenti nell’Ateneo di Chieti/Pescara in materia di e-learning, che hanno portato al recente riconoscimento dell’Ateneo on line, anche in relazione al confronto tra la piattaforma già adottata in Ateneo e quella che si appresta, anche a seguito dei risultati attesi dalla ricerca qui sviluppata, ad adottare l’Ateneo di Roma Sapienza.
Il modulo riguarderà, come già detto, le trasformazioni del rapporto tra architettura ed engineering nel passaggio tra la cultura progettuale moderna e quella contemporanea. L’ipotesi di partenza è che il rapporto tra architettura ed engineering abbia cominciato a subire un processo di radicale trasformazione a partire dalle fasi immediatamente successive al secondo conflitto mondiale. Una trasformazione, innescata tra l’altro dalla necessità della riconversione dell’industria bellica, che è parallelamente accompagnata da rapidissime evoluzioni dello scenario tecnico, economico, produttivo e mediatico dentro cui il progetto di architettura è chiamato a muovere.
La ricerca intende sostenere una duplice tesi.
Per primo che in quegli anni abbia avuto avvio quella profonda trasformazione della cultura progettuale del Movimento Moderno che porterà rapidamente a definire le condizioni proprie di quella che oggi possiamo definire come cultura progettuale contemporanea.
Per secondo che a partire da quegli anni, la cultura progettuale contemporanea sia stata in parte generata dalla necessità di rifondare un rapporto con l’engineering, a partire dall’avvio di un’incessante trasferimento tecnologico e dal conseguente incremento di complessità dei sistemi costruttivi.
A partire dagli anni ’50 ci troviamo infatti di fronte ad una conoscenza tecnica in via di continua evoluzione e non più stabilmente consegnata al progetto, di un sempre più accelerato processo di trasferimento tecnologico, di un engineering chiamato ogni volta a ricostruire il suo manuale.
Questa fase acquista contorni di particolare chiarezza in una parte dell’architettura americana degli anni ’50. In questa direzione la ricerca intende proporre una puntuale rilettura dei contributi di alcuni grandi maestri quali Saarinen, Bunshaft, Graham, Eames, Elwood ed in certa misura Mies van der Rohe, per tutta quella fase produttiva che la storia dell’architettura troppo sbrigativamente ha rubricato come “International Style”. Una fase che al contrario la ricerca intende rileggere come la fase fondativa di un approccio progettuale non più modernista ma consapevolmente contemporaneo.
E' in quella fase storica, infine, che possiamo individuare una progressiva consapevolezza sul ruolo determinante della forma nella soluzione dei problemi posti dalle condizioni estreme prodotte dalla complessità.
Un rapporto tra forma e complessità dei progetti che è alimentato dal clima di strettissima e necessaria integrazione tra le differenti competenze disciplinari della progettazione ed in un rilanciato dal rapporto con l’engineering,che a partire dagli anni cinquanta si propone come caratteristico delle aree della ricerca più avanzata. Ce lo descrive bene Bruce Graham che in quegli anni dirigeva l’office S.O.M. di Chicago. “...L’integrazione e la collaborazione con gli ingegneri era quasi un rituale religioso, l’anonimato figurativo un obbligo morale: cominciavamo a pensare agli edifici come il prodotto di una cooperazione piuttosto che l’affermazione di una poetica individuale.”(Bruce Graham. in "Bruce Graham of SOM" MIT Press.pg10).
In immediata correlazione al clima culturale e produttivo nord-americano, la ricerca intende poi rileggere i contributi europei ed in particolare quelli della scuola italiana. Nervi, Morandi, Moretti, Musmeci ed il clima culturale della Casabella diretta da Rogers, appaiono un punto di passaggio obbligato in maniera speciale per la capacità di ricongiungere alla esemplarità sul piano del progetto una estrema chiarezza sul piano concettuale. Un obbligo del progetto di architettura a rimisurarsi ogni volta con la sua ingegneria teorizzato, tra i primi, da Pier Luigi Nervi: “...l’attività realizzatrice, già complessa nel passato… è in via di rapida, precipitosa complicazione ai nostri giorni e nel prevedibile futuro...Il continuo aumento delle dimensioni, il complicarsi della funzionalità delle opere edilizie, il perfezionarsi dei metodi costruttivi e delle qualità resistenti dei materiali, la sempre maggiore acutezza dei procedimenti analitici e sperimentali di verifica statica, mettono ogni giorno più in vista la grande importanza dei problemi dell’ingengneria ed il loro progressivo inserirsi nell’architettura vera e propria. Il fatto si presenta con una tale estensio e varietà da potersi considerare del tutto nuovo nella storia del costruire… ”(P.L.Nervi"Critica delle strutture.Casabella 223 genn 1959)
Nel rapporto tra forma e progetto, dunque, il ruolo strumentale dell’ingegneria risulta radicalmente ridefinito: “Ritengo che se ci adeguiamo ad una comprensione più sensibile delle più sottili relazioni tra ingegneria e forma- se concepiamo la composizione con l’ingegneria, piuttosto che attraverso l’ingegneria- se lavoriamo assieme piuttosto che allontanarci gli uni dagli altri, potremmo giungere ad una relazione tra forma e ingegneria che abbia un significato di gran lunga più ampio per l’architettura futura… ”(Edgardo Contini"La forma nella struttura" In Architettura n°31 1958.pg 61/63).



