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INIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE

UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
BIBLIOGRAFIA GENERALE:

C. De Seta, L'architettura del Novecento, Torino 1981;

M. Tafuri, Storia dell'Architettura italiana 1944-1985, Torino 1985;

A. Belluzzi, C. Conforti, Architettura Italiana 1944-1994, Roma -Bari 1985;

F. Brunetti, L’architettura in Italia negli anni della Ricostruzione, Firenze 1986;

G. Ciucci, F. Dal Co, Atlante dell'Architettura Italiana del Novecento, Milano 1992;

F. Dal Co (a cura di), Storia dell'architettura italiana. Il secondo Novecento, Electa, Milano 1997;

M. Tafuri, Architettura e realismo, in V. Magnago Lampugnani (a cura di), L’avventura delle idee nell’architettura 1750-1980, Electa, Milano 1985;

S. Poretti, La costruzione, in F. Dal Co (a cura di), Storia dell'architettura italiana. Il secondo Novecento, Electa, Milano 1997;

S. Poretti, Il modo di costruire: un filo di continuità nell'architettura italiana del Novecento, in M. Casciato, S. Mornati, S. Poretti (a cura di), Architettura Moderna in Italia. Documentazione e conservazione, atti del Primo Convegno Nazionale Docomomo Italia, Edilstampa, Roma 1999;

S. Poretti, Le tecniche edilizie: modelli per la ricostruzione, in P. Di Biagi (a cura di), La grande ricostruzione. Il piano INA Casa e l’Italia degli anni ‘50, Donzelli Editore, Roma 2001;

BIBLIOGRAFIA RELATIVA AD OPERE E AUTORI:

S. Poretti, Abstraction et realisme structurel dans l’architecture de Libera, in A. Fassio (a cura di), Adalberto Libera de l’après-guerre, Delfino, Cagliari 2004, pp. 67-71;

R. Capomolla, R. Vittorini (a cura di), L’architettura INA Casa (1949-1963). Aspetti e problemi di conservazione e recupero, Gangemi, Roma 2003;

S. Poretti (a cura di), L’INA Casa: il cantiere e la costruzione, Gangemi editore, Roma 2002;

Fagnoni R., Bianchini E., Mannozzi L., Lo stadio di Lucca, Milano, Treves, 1935;

Fagnoni R., Una villa a Capri, Torino, Rattero, 1935;

Fagnoni R., Architettura della scuola di applicazione aeronautica di Firenze, Electa, 1988;

Quilici V., Adalberto Libera: l'architettura come ideale, Roma, Officina, 1981;

Garofalo F., Veresani L., Adalberto Libera, New York, Princeton Architectural Press, 1992;

Adalberto Libera nei disegni del Centre Pompidou e dell'Archivio Centrale dello Stato, a cura di Alessandra Fassio, Marina Giannetto, Margherita Guccione, Roma, Gangemi, 2004;

Costanzo M., Adalberto Libera e il Gruppo 7 dalle lettere del suo archivio, Roma, Mancosu, 2004;

Fassio A., Adalberto Libera, de l’apres guerre, PARIS, CENTRE POMPIDOU, 2004.

BIBLIOGRAFIA RELATIVA AD OPERE DI AMBITO REGIONALE:

G. Loddo, Guida all’architettura contemporanea di Cagliari. 1945-1995.
Edizioni Coedisar, Cagliari 1996.

G. Loddo, Il Padiglione Casmez di Adalberto Libera alla Fiera di Cagliari, Edizioni Cuec, Cagliari 2001

A. Sanna, Tipi e caratteri dell’abitazione razionale: il laboratorio Carbonia. (vol. 04 pp. 1-118),QUADERNI DEL DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA DI CAGLIARI. CAGLIARI: CUEC-DIARCH, 2004

A. Sanna, The wall and the frame:Design and technology. Between autarchy and reconstruction in Sardinia. In AA.VV. Proceedings of the first International Congress on Construction History, MADRID: Instituto Juan de Herrera, 2003.

A. Sanna, Il progetto della casa popolare tra autarchia e ricostruzione. Due opere di Saverio Muratori e Adalberto Libera in Sardegna. In AA.VV. Curare il moderno (pp. 659-668),VENEZIA, MARSILIO, 2002.

A. Sanna, Progetto e costruzione: l'edilizia moderna in Sardegna tra continuità e innovazione tecnologica. PARAMETRO. vol. 235, 2001

A. Sanna, Progetto e (ri)costruzione: la modernizzazione imperfetta. In CASU A., LINO A., SANNA A. La città ricostruita (pp. 148-158). CAGLIARI: INU-CUEC, 2001

P. Sanjust, "Ubaldo Badas. Architetture 1930-1940", Cagliari, Cuec, 2003.

BIBLIOGRAFIA GENERALE SULLE PROBLEMATICHE STRUTTURALI E DELLA DIAGNOSTICA:

A.G.M. Michell – The limit of economy of material in frame structures, Philosoph. Magaz., (S. 6), vol.8, n.47, 1904

S. Musmeci – La statica e le strutture, Edizioni Cremonese, 1971
O.C. Zienkiewicz - The finite element method in engineering science, Mc Graw-Hill, 1971

G. Pizzetti, A. M. Zorgno Trisciuoglio - Principi statici e forme strutturali ,UTET, 1980

G. Pizzetti – Grandi strutture in cemento armato, in “Il cemento armato in italia”, AITEC, 1980

S. Musmeci, Strutture e architettura,in “Il cemento armato in italia”, AITEC, 1980

CEB Bulletin- Durable Concrete Structures CEB Design Guide, n.182, 1989

J.H. Bungey (ed. by) - Non-Destructive Testing in Civil Engineering, International Conference, Liverpool, April 14-16, 1993

E. Siviero e al. – Durabilità delle opere in calcestruzzo, Franco Angeli, 1995

CEB Bulletin - New Approach to Durability Design, n.238, 1997

M. Nicoletti - Sergio Musmeci. Organicità di forme e forze nello spazio - Testo&Immagine, 1999

E. Siviero, A. Benedetti, La concezione strutturale nel progetto di architettura, Editrice compositori, 2002

S. Tattoni - "Fatigue Analysis and Structural Restoration of an Ancient Riveted Steel Bridge", Proc. Int. Conf. on Structural Faults and Repair 99, London, 13 - 15 july 1999.

S. Tattoni - "Sicurezza strutturale, durabilità e sicurezza all'incendio", Manuale di Ingegneria Civile, Zanichelli/ESAC, Bologna 2001.

S. Tattoni - "Manuale per la valutazione dello stato dei ponti", Centro Internazionale di Aggiornamento Scientifico-Sperimentale, Bolzano 2002.

Programma di ricerca

LA COSTRUZIONE DELL'ARCHITETTURA IN ITALIA NEL DOPOGUERRA (1945-65). MODI E TECNICHE DI CONSERVAZIONE E RECUPERO
Università di riferimento
Università degli Studi di CAGLIARI - ARCHITETTURA - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Antonello Sanna
Descrizione
METODOLOGIA E OBIETTIVI.
L’Unità di Cagliari assume l’impostazione di fondo della ricerca, nel duplice indirizzo dell’approfondimento dei profili di conoscenza del patrimonio contemporaneo italiano del secondo dopoguerra e dell’analisi delle problematiche legate alla sua conservazione e tutela. Questa è resa particolarmente urgente dalla scadenza della soglia dei cinquanta anni, oltre la quale quel patrimonio, almeno nelle sue componenti pubbliche, entra direttamente a far parte della sfera della tutela e della salvaguardia istituzionalizzata.
Come proprio apporto all’ambito tematico individuato, l’Unità si propone di sviluppare il nodo del rapporto tra l’analisi e l’approfondimento dei caratteri costruttivi dell’edificio e le modalità e le tecniche per l’intervento di conservazione e recupero.
Come compito specifico, l’Unità si propone di analizzare un complesso di edifici costruiti nell’intervallo storico oggetto del programma (1945-1965) nel centro – sud d’Italia. Verrà selezionato un insieme di casi unificati dal tema della costruzione in c.a., sia sotto il profilo della concezione strutturale sia dal punto di vista dell’involucro, nella sua realizzazione e nelle sue componenti linguistiche ed espressive, con il calcestruzzo a vista, da solo o in associazione ad altri rivestimenti, e tra questi con particolare riferimento alla persistenza dei lapidei nelle suddette aree del paese.
La costruzione in c.a., dopo la maturazione e la diffusione della tecnologia nel crogiuolo dell’architettura degli anni ’30, assume un ruolo dominante in molti ambiti del territorio nazionale a partire proprio dal secondo dopoguerra. La penetrazione capillare della tecnologia del c.a. riguarda il mondo degli specialisti tecnici e delle imprese nel suo variegato insieme, dalla grande impresa che dialoga con gli studi professionali più attrezzati per le realizzazioni di eccellenza sino al tessuto delle piccole imprese che integra il telaio in c.a. alla costruzione in muratura nelle sue pratiche correnti (con tutte le sue varianti e le sue forme miste, sia sul versante strutturale sia, e progressivamente sempre più, sul versante dell’involucro).
La cultura architettonica interpreta questa nuova temperie in forme diverse, dalle raffinate ricerche sulla coesistenza “ambientale” tra i materiali lapidei “locali” e l’espressività delle tessiture in c.a., sino alle costruzioni nelle quali è proprio la carica linguistica delle membrature a vista a dare il tono fondamentale alla ricerca progettuale, sia in ambito urbano sia nei paesaggi dominati dalle grandi opere infrastrutturali del periodo. In questo senso, lo stesso ambito regionale della Sardegna fornisce materiali rilevanti e pertinenti: restando al caso di Cagliari, si può fare riferimento alla prima tipologia di opere in c.a. con involucri lapidei a proposito della ricostruzione della chiesa di S.Domenico del Fagnoni e, sull’altro versante, al complesso gioco strutturale delle forme del c.a. esaltate dalla grande “tenda” del Padiglione Casmez alla Fiera Campionaria, opera di Adalberto Libera.
La metodologia proposta si fonda anzitutto sull’indagine storico critica sui materiali d’archivio e sull’edificio letto e interpretato nel rapporto progetto-costruzione e nei suoi caratteri architettonici e costruttivi, da investigare con rilievi diretti e analitici. La composizione interdisciplinare del gruppo di ricerca, che comprende l’area dell’architettura tecnica e quella della Tecnica delle costruzioni, consente anche di disporre degli strumenti disciplinari per un’indagine che integri l’analisi degli elementi costruttivi, del loro assemblaggio e montaggio, con un’interpretazione delle matrici e delle concezioni strutturali della forma che costituisce per molti di questi edifici uno dei percorsi privilegiati per la comprensione della loro concezione e funzionamento. Sulla stessa linea metodologica, l’Unità indagherà gli elementi d degrado e le patologie della fabbrica in c.a degli anni ‘50-’60.
Dopo la fase sperimentale attuata con temi e metodi della diagnostica, interverrà la fase progettuale finalizzata al riconoscimento delle possibili linee guida per l’intervento di recupero, individuate non a partire da premesse ideologiche o essenzialmente metodologiche, ma come riconoscimento concreto delle soluzioni operative coerenti con i caratteri intrinseci riconosciuti all’architettura italiana del secondo dopoguerra.
Come contributo al lavoro interdisciplinare, l’analisi della concezione strutturale della forma, e quella del degrado e della vita residua del manufatto verrà attuata come caso esemplare su edifici di particolare pregio. Una prima conoscenza di un manufatto in c.a. è auspicabile avvenga con una visita in sito e con la visione degli elaborati di progetto. Per il periodo temporale 1945-65, la possibilità di reperire i progetti è limitata agli archivi privati (imprese di costruzione, progettisti, enti proprietari), giacchè il deposito del progetto delle costruzioni in cemento armato al Genio Civile è obbligatorio solo dal 1971 con la legge n.1086. Molti disegni dei cementi armati venivano depositati presso le Prefetture, ma non è cosa scontata riuscire a reperirli. Per le opere di importanza maggiore, documentazione significativa è stata pubblicata da “Il Giornale del Genio Civile” e da “L’Industria Italiana del Cemento”, nonché da alcuni testi antologici.

FASI DELLA RICERCA
I FASE - Studio puntuale dei caratteri architettonici e costruttivi delle opere selezionate.

Si tratterà di riconoscere e descrivere anzitutto il quadro di sfondo all'interno del quale si individuano opere, protagonisti e temi della costruzione contemporanea nel secondo dopoguerra selezionati come particolarmente rappresentativi dei caratteri del momento. In particolare verranno confrontate e analizzate le fonti dell'informazione bibliografica e d'archivio (tra gli altri, gli archivi degli architetti e ingegneri, e gli archivi delle imprese) riguardante la storia delle tecniche, delle culture del progetto e della figurazione. Si tratta infatti di un periodo di intensa rielaborazione di temi di architettura, a partire da quella revisione dei paradigmi del movimento moderno che vede svilupparsi in Italia le linee di ricerca del "neo-realismo" e, in parallelo, del progetto costruito con una forte relazione con l'ambiente e con il contesto storico delle città della Ricostruzione. Verranno anche confrontate le elaborazioni e lo stadio di sviluppo delle tecniche di analisi e calcolo strutturale sul c.a., relazionandole allo sviluppo dei paradigmi progettuali riferiti a questo materiale, che nel secondo dopoguerra entra in una fase avanzata di applicazione e sviluppo, dopo le fasi pionieristiche e sperimentali dei decenni precedenti. Con i rilievi sul campo e con restituzioni accurate alle diverse scale, sino al dettaglio costruttivo, saranno ricostruiti i caratteri originari, individuando le unità di progetto e realizzazione rilevanti attraverso le quali è possibile cogliere sia i caratteri distintivi dell’opera che le sue complessità.
In questo modo, lo studio diretto dell’opera e degli elementi che la compongono viene incrociato con approfondimenti tematici e storici sulle culture progettuali e costruttive, i materiali, le tecnologie delle lavorazioni e delle messe in opera.
Saranno quindi prescelte architetture di riconosciuta qualità e rappresentative dello stadio più alto dell'elaborazione progettuale del periodo, che evidenzino:
* una fase avanzata nell'uso strutturale ed espressivo del c.a. nelle membrature portanti
* una caratterizzazione dell'involucro particolarmente significativa per il trattamento a vista delle superfici in calcestruzzo e/o per rivestimenti espressivi di una cultura legata ai materiali ed alle tecniche del periodo e del luogo, con particolare riferimento ad alcune applicazioni dei rivestimenti lapidei, che costituiscono non solo una sopravvivenza di pratiche edilizie precedenti, ma un modo aggiornato di interpretarle e di assumere la cultura edilizia locale.
Come già osservato, possono considerarsi rappresentative di questi temi opere chiave dei contesti regionali nel periodo della Ricostruzione, quali nell'ambito regionale sardo e cagliaritano,
* il padiglione Casmez (A. Libera 1953) per la sua pregnante concezione strutturale della forma,
* la ricostruzione della chiesa di San Domenico (R. Fagnoni, 1954) per il raffinato "ambientismo" con cui media la forte presenza delle membrature in c.a. con la contestualizzazione delle superfici in calcare locale
ed inoltre:
* la sede Olivetti di Pozzuoli (L. Cosenza, 1951-54)
* la con-Cattedrale di Taranto (G.Ponti, 1964)
* le Terme Regina Isabella a Ischia (I. Gardella,1954)
* lo Stabilimento Ceramica Pozzi a Sparinase-Caserta (Figini e Pollini, 1960-63)
* la Chiesa de La Martella - Matera (Quaroni, 1951).

II FASE - Analisi dello stato e delle cause di degrado delle unità architettoniche.
La ricerca proseguirà con un rilievo analitico sul campo delle patologie e del degrado delle unità architettoniche. Verrà considerata con particolare attenzione la matrice delle patologie stesse, a seconda che sia riferibile
· all’obsolescenza fisiologica del manufatto
· alla carenza di manutenzione
· a difetti esecutivi originari
· a scelte progettuali sperimentali che hanno avuto esiti non efficaci,
quali le concezioni ed i calcoli strutturali, l'imperfetta elaborazione dei dettagli di connessione tra struttura e involucro, l'uso di materiali o particolari accorgimenti edilizi non abbastanza collaudati, oppure a problemi realizzativi e di cantiere, quali cedimenti fondali e simili, o ancora e sopratutto a questioni di durevolezza del materiale, con particolare riferimento al c.a. Si procederà in particolare all'analisi per la valutazione del degrado e della vita residua con prove non distruttive, sia per un principio generale di conservazione, sia in quanto gli edifici oggetto della ricerca, data la loro importanza ed il loro particolare pregio, sono già tutelati o in procinto di esserlo. A tali prove saranno affiancate analisi numeriche col metodo degli elementi finiti. Le analisi numeriche per lo studio della concezione strutturale, della forma e della sua genesi verranno effettuate utilizzando ancora il metodo degli elementi finiti e la programmazione non lineare con algoritmi euristici ed evoluzionari.
Una schedatura analitica costituirà il momento di sintesi delle prime due fasi: disegni e apparati interpretativi ed esplicativi metteranno a fuoco la consistenza architettonica e costruttiva degli edifici indagati e dei loro componenti di fabbrica, consentendo di riconoscere la natura del degrado che li ha investiti, le sue cause e le sue manifestazioni. Le schede comprenderanno anche disegni a piccola scala (da 1:20 a 1:5) realizzati per permettere di effettuare il confronto tra lo stato attuale e la situazione originaria, con un quadro sinottico della processualità edilizia (a cui sono frequentemente connessi i fattori di degrado).


III FASE – FORMULAZIONE DELLE PROPOSTE DI INTERVENTO. MATERIALI PER UN REPERTORIO.

Nella fase conclusiva della ricerca, le indagini precedentemente svolte saranno finalizzate alla formulazione di progetti di intervento conservativo.
In particolare, l’attenzione progettuale sarà concentrata sulla risoluzione delle problematiche del degrado alla scala del dettaglio architettonico e realizzativo. Infatti, il riconoscimento delle possibili soluzioni alle principali patologie costituisce la più rilevante pre-condizione dal punto di vista delle problematiche di conservazione e recupero, anche a prescindere dalle concrete situazioni funzionali e di riuso, non sempre facilmente precisabili, e comunque soggette a notevoli fattori esterni di variabilità.
La scala di lavoro che verrà adottata in questa fase sarà quella del dettaglio estremo. Questa linea di lavoro corrisponde intanto al ruolo tecnico e culturale che i particolari costruttivi assumono nel progetto e nelle realizzazioni degli anni ’50 e ’60. Inoltre, quella del dettaglio è anche la dimensione che consente di affrontare la questione probabilmente più complessa di questo genere di recupero: la ricerca del punto di equilibrio tra lo scrupolo filologico della conservazione e la sua efficienza tecnica. Infatti, nelle condizioni tecniche e operative attuali, non è evidentemente sempre possibile neppure riprodurre esattamente le condizioni di partenza dell’opera, sia in termini di caratteristiche e reperibilità dei materiali sia quanto ad operatività di cantiere. Per questo, le soluzioni da proporsi potranno oscillare tra un’estrema fedeltà all’originale ed una “modificazione compatibile” capace di garantire la sostanziale continuità dell’architettura.
L’esito del lavoro sarà costituito da schede grafiche con rappresentazioni di dettaglio e apparati descrittivi e interpretativi, con un approccio metodologico omogeneo, pur nella varietà dei casi esaminati. In questo modo tali schede, pur senza un esplicito intento manualistico, potranno costituire un corpus di proposte per il recupero e la conservazione del patrimonio contemporaneo.

Tutte le fasi di cui sopra verranno puntualmente verificate in incontri seminariali periodici (prevedibilmente con cadenza semestrale) tra i diversi Gruppi di ricerca, durante i quali verranno attivati confronti metodologici e di merito.
I risultati finali della ricerca verranno presentati in un Seminario-Convegno di riflessione generale organizzato dall'intero Gruppo Nazionale di ricerca.