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UNITA' DI RICERCA

italiano
Bibliografia
L’interdisciplinarietà del progetto, derivante dalle numerose tematiche che convergono nel recupero e nella conservazione dei Beni Culturali, comporta vari e vasti riferimenti bibliografici, per chiarezza da suddividere in bibliografie specifiche per ciascuno dei vari argomenti trattati. Di seguito, e per brevità, si raggruppano tali riferimenti in cinque tematiche specifiche.

Le tematiche del RECUPERO e della CONSERVAZIONE, presentano una vastissima documentazione bibliografica in ambito italiano, che ha visto in Cesare Brandi e in Ranuccio Bianchi Bandinelli le figure più carismatiche; ma tale repertorio bibliografico oggi appare polverizzato in contributi pluridisciplinari, spesso prodotti in occasione di convegni nazionali ed internazionali. Di contro la bibliografia straniera riflette contesti culturali che non trovano corrispondenza con la situazione italiana. Tra i contributi italiani, citiamo gli Atti dei Convegni “Scienza e Beni Culturali” dal 1985 ad oggi, tenuti a Bressanone su tematiche relative alla conoscenza dei materiali, alla manutenzione ed alla conservazione, Atti raccolti in volumi editi dalla Arcadia Ricerche di Padova. Si segnala inoltre l’Attività dell’ARCO, in particolare il III Convegno Nazionale di Roma del 7-8 Maggio 1999 sul tema “Manutenzione e recupero nella città storica: conservazione e sicurezza”, i cui Atti sono stati pubblicati dai Fratelli Palombi, Roma 1999, e gli Atti della Tavola Rotonda Internazionale dal titolo “La Conservazione Affidabile per il Patrimonio Architettonico-Reliable Conservation of Architectural Heritage”, organizzata dal D.P.C.E. il 27-28 Settembre 2002 a Palermo.

In ambito internazionale numerosi contributi interdisciplinari sono stati presentati e pubblicati in occasione dell’“International Congress on Science and Technology for the Safeguard of Cultural Heritage in the Mediterranean Basin” tenutosi ad Alcalà de Henares in Spagna nel 2001, durante la “Second International Conference on Science and Technology in Archaeology and Conservation” Zarqa, Giordania, 2003, nonché in occasione del IX e del X Congresso Internazionale “Deterioration and Conservation of Stone”, tenutisi rispettivamente a Venezia nel 2000 e a Stoccolma nel 2004.

Nel settore della TECNOLOGIA DEL RECUPERO, tra i più recenti contributi, si segnalano le seguenti pubblicazioni: A. Sposito e AA. VV., “Coprire l’Antico”, Dario Flaccovio Editore, Palermo 2004; G. Amoroso, “Trattato di scienza della conservazione dei monumenti”, Alinea, Firenze, 2002; A. Sposito (a cura di), “Syllogé archeologica. Cultura e processi della conservazione”, D.P.C.E., Palermo, 1999; A. Sposito e AA.VV., “Archeologia in luce”, Atti del Convegno D.P.C.E., Palermo 1997; A. Del Bufalo, “Conservazione edilizia e tecnologia del restauro”, Kappa, Roma, 1992; A. Ciribini, “Conservazione, recupero, restauro”, Alinea, Firenze, 1991; G. Caterina (a cura di), “Tecnologia del recupero edilizio”, UTET, Torino, 1989. Contributo interessante è stato fornito dall’area Tecnologica nella citata Tavola Rotonda internazionale “La Conservazione Affidabile per il Patrimonio Architettonico-Reliable Conservation of Architectural Heritage” del 2002, in particolare da V. Di Battista “La rilevanza della programmazione”; A. Norsa, A. Missori, “I livelli del progetto per l’intervanto sui beni architettonici”; S. Mecca, M. Masera “Imprevisti e rischi tecnici nella progettazione di opere pubbliche”; A. Nesi “Protocolli e normativa tecnica locale per il recupero dei centri storici minori”.

Sulla SCIENZA DEI MATERIALI si segnalano i contributi di C. Montagni, “Materiali per il restauro e la manutenzione”, Utet, Torino, 2000; G. Blanco, “Dizionario dell'architettura di pietra. I materiali”, Carocci, Firenze, 1999; A. Boeri, “Pietre naturali nelle costruzioni”, Hoepli, Milano, 1996; M. Collepardi, L. Coppola, “I materiali negli edifici storici. Degrado e restauro”, Enco, Milano, 1995; U. Menicali, “I materiali dell'edilizia storica, tecnologia e impiego dei materiali tradizionali”, Nuova Italia Scientifica, Roma, 1992.
Sul tema della DIAGNOSTICA APPLICATA ALLA CONSERVAZIONE, tematica di recente formulazione, si rilevano numerosi contributi in Atti di Convegni di settore ma limitate pubblicazioni specifiche, tra i quali F. Grillo, “Edifici in muratura. Analisi, diagnosi ed interventi di recupero”, Kappa, Roma, 2002; A. Sposito (a cura di), “Morgantina e Solunto: conoscenza tecnologica finalizzata alla conservazione”, D.P.C.E., Palermo, 2001; C. Quaglierini, L. Marino, A. Gorbia, “Materiali da costruzione e tecniche edili antiche: indagini e rilievi nell’ottica della conservazione”, Alinea, Firenze, 1998; A. Pandolci, M.L. Spampinato (a cura di), “Diagnosi e progetto per la conservazione dei materiali dell’architettura”, De Luca, Roma, 1998; L. Amorosi, “Chimica e tecnologia dei materiali per l’arte”, Zanichelli, Bologna, 1991; M. Matteini, A. Moles, “Scienza e Restauro - Metodi d'indagine”, Nardini, Firenze, 1989.

Vasta, ma esclusivamente internazionale, è la bibliografia relativa al tema generale delle NANOTECNOLOGIE; nella molteplicità di applicazioni e tematiche affrontabili, legate soprattutto alla nanoelettronica ed alla nanomedicina per l’elevato afflusso di interessi economici di settore, si rilevano i seguenti testi di inquadramento generale: P.J.M. Bartos, “Nanotechnology in construction”, The Royal Society of Chemistry, Cambridge 2004; E. L. Wolf , “Nanophysics and Nanotechnology: An Introduction to Modern Concepts in Nanoscience”, John Wiley & Sons, 2004; C.P. Poole, F. J. Owens, “Introduction to Nanotechnology”, Wiley & Sons, USA 2003; M.Wilson, K. Kannangara, G. Smith, M. Simmons, “Nanotechnology: Basic Science and Emerging Technologies”, Chapman & Hall/CRC, Singapore 2002; G. Fishbine, “The Investor's Guide to Nanotechnology and Micromachines”, Wiley & Sons, New York, 2002; Scientific American, “Understanding Nanotechnology”, Warner Books, New York, 2002; M. A. Ratner, D. Ratner, “Nanotechnology: A Gentle Introduction to the Next Big Idea”, Prentice Hall PTR, New Jersey 2002; G. Timp, “Nanotechnology”, AIP Press, 1999; E.Drexler, “Engines of Creation: The Coming Era of Nanotechnology”, Anchor, USA 1987.

Di contro la bibliografia, relativa alle APPLICAZIONI DELLE NANOTECNOLOGIE nel settore della conservazione dei beni culturali, risulta molto scarna e si limita agli studi effettuati recentemente dall’Università di Firenze sull’applicazione di dispersioni stabili di idrossido di calcio per il consolidamento di stucchi e affreschi, i cui risultati sono stati pubblicati in riviste specialistiche. Si fa riferimento, in particolare, ai seguenti contributi di P. Baglioni, E. Carretti, L. Dei, “Solubilization of Acrylic and vinyl Polymers in Nanocontainer Solutions. Application of Microemulsions and Micelles to Cultural Heritage Conservation” e di L. Dei, A. Nanni, “Ca(OH) Nanoparticle from W/O Microemulsions”, pubblicati in American Chemical Society, Langmuir 19, 2003; M. Ambrosi, P. Baglioni, L. Dei, R. Giorgi, C. Neto, “Colloidal Particles of Ca(OH)2: Properties and applications to Restoration of Frescoes” in American Chemical Society, Langmuir 17, 2001; P. Baglioni, L. Dei, R. Giorgi, “A New Method for consolidating Wall Paintings based on Dispersions of Lime”, in Alcohol, Studies in Conservation, n. 45, 2000. Si segnalano inoltre le seguenti pubblicazioni in Atti di Convegni: P. Baglioni, P., Cesari, “Stucco forte veneziano con tecniche della tradizione: proprietà chimico-fisiche, degrado in ambiente lagunare e conservazione mediante nanofasi cristalline di Ca(OH)2”, in “Atti del XVII Convegno Internazionale Scienza e Beni Culturali: Lo Stucco - Cultura, Tecnologia, Conoscenza”, Brixen, July 10-13, 2001, e P. Baglioni, E. Carretti, L. Dei, “Microemulsions in Cultural Heritage Conservation to Solubilise Hydrophobic Materials”, in “Proceedings of the 5th World Surfactants Congress - Cesio 2000”, Firenze, May 29 - June 3, 2000.

Programma di ricerca

RECUPERO E CONSERVAZIONE DEI BENI ARCHITETTONICI: MATERIALI NANOSTRUTTURATI E TECNOLOGIE INNOVATIVE
Università di riferimento
Università degli Studi di PALERMO - PROGETTO E COSTRUZIONE EDILIZIA - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Alberto Sposito
Descrizione
1. PRESENTAZIONE - Nell’ambito della conservazione dei Beni Culturali, il Dipartimento, cui afferisce l’Unità di Ricerca UR/1, ha attivato numerose ricerche attraverso collaborazioni con Istituzioni internazionali e nazionali, sulle patologie dei materiali lapidei naturali ed artificiali, sulle metodologie di intervento conservativo, promovendo convegni e seminari per il confronto interdisciplinare. In questi anni, in particolare, sono stati attenzionati i siti archeologici di Solunto, Morgantina, Piazza Armerina, Pantelleria. Il Dipartimento è dotato di un laboratorio di diagnostica sperimentale sui materiali e sui prodotti per l’architettura, di un laboratorio fotografico digitale e di adeguate attrezzature informatiche.

2. L’AMBITO DI RICERCA - Le NANOTECNOLOGIE, come visto, possono contribuire a migliorare ed implementare gli attuali metodi e prodotti per la conservazione ed il restauro, a crearne e sperimentarne di nuovi, mirati alle esigenze specifiche. Rispetto ai materiali tradizionali, i NANOMATERIALI sono caratterizzati da una superiore penetrabilità, viscosità, compatibilità, conducibilità termica o magnetica, maggiore isolamento termico, caratteristiche che possono risolvere varie problematiche legate, ad esempio, a fenomeni quali il rigetto dell’intervento effettuato o la presenza di prodotti di neoformazione sui materiali trattati. Le applicazioni nel settore del restauro e della conservazione sembra possano fornire un notevole impulso all’innovazione nei processi e nei prodotti tradizionali, rendendo l’intervento sul manufatto storico meno invasivo, più compatibile, affidabile e duraturo.
Possibili applicazioni delle nanotecnologie nel settore della conservazione sono:
- Trattamenti superficiali (protettivi, impermeabilizzanti, autopulenti, etc.);
- Nuovi prodotti per il consolidamento e la protezione di materiali lapidei naturali ed artificiali (più compatibili, traspiranti, etc.); <br />- Nuovi strumenti e prodotti per il consolidamento strutturale (barre, cuciture, incollaggi, sarciture, etc.).

3. OBIETTIVI DEL PROGETTO – L’Unità Locale (UR/1), nell’ottica dell’innovazione tecnologica e dell’interdisciplinarietà, si propone di affrontare con gli strumenti derivanti dalle nanotecnologie, alcune delle problematiche conservative legate all’uso di materiali e prodotti, che a distanza di tempo si sono rivelati non adeguati. In particolare, con le attrezzature a disposizione nel Laboratorio di diagnostica del D.P.C.E. e attraverso le collaborazioni con Istituti esterni, si studieranno alcuni fenomeni di degrado a carico dei materiali lapidei naturali ed artificiali, secondo le acquisizioni raggiunte e fornite dalle Unità UR/2 e UR/3. Con le attività di ricerca l’UR/1 ha l’obiettivo di migliorare, attraverso l’uso delle nanotecnologie, le caratteristiche di affidabilità, compatibilità e durata nel tempo dei prodotti esistenti sul mercato per il restauro e la conservazione di manufatti storici, attraverso la sperimentazione di prodotti innovativi, i nanomateriali.

4. I TEMI DI RICERCA - Nell’ambito dell’applicazione delle nanotecnologie nel settore della conservazione dei Beni Architettonici, sono stati identificati due campi di sperimentazione.

4.1 NANOPARTICELLE DI CARBONATO DI CALCIO PER LA CONSERVAZIONE DI MATERIALI LAPIDEI NATURALI - Le rocce di natura carbonatica, utilizzate quale materiale da costruzione ed esposte agli agenti atmosferici, si degradano naturalmente; in alcuni casi (per la natura particolare della roccia o per atmosfere particolarmente aggressive) i meccanismi di degrado sono accelerati fino a causare il disfacimento del materiale lapideo. Le CALCARENITI, rocce derivanti dalla deposizione marina di sabbie sui fondi marini, possono presentare una variabilità di composizione e di caratteristiche fisiche relativamente ampia. Una delle caratteristiche di queste rocce è la presenza di sottili fessure riempite di CALCITE SPATICA, dovute a piccole fratture del banco arenaceo, in seguito riempite da deposizioni di CaCO3, che costituiscono superfici di discontinuità nella massa rocciosa con possibilità di distacco del materiale a blocchi. L’esperienza ci assicura che l’acqua è la principale causa del degrado di queste rocce poiché scioglie il cemento calcitico che tiene uniti i granuli sabbiosi.
A titolo di esempio confrontiamo due arenarie molto conosciute che caratterizzano i monumenti di Firenze: la PIETRA FORTE e la PIETRA SERENA. Le porosità medie delle due rocce sono identiche, ma diverse sono le loro capacità di imbibizione (1,40 contro 3,6). Quindi il tipo prevalente di degrado si prospetta diverso nelle due rocce: la scarsa permeabilità della PIETRA FORTE porta ad alterazioni solo chimiche, nella PIETRA SERENA invece, la disgregazione è sostanzialmente di tipo fisico. L’acqua penetra fra i granuli, rigonfia eventuali minerali argillosi, facendo perdere coesione e l’elevata porosità permette l’accumulo di elevate quantità di acqua nel reticolo poroso che congelando provoca la disgregazione della roccia. Si comprende, pertanto che un fattore importante per il degrado di queste rocce è l’esposizione dopo la messa in opera all’acqua e al vento.
SOLUZIONI ATTUALI: Le tecniche di intervento conservativo per il consolidamento o la protezione, prevedono l’utilizzo di materiali moderni di non certa compatibilità con il materiale lapideo, che spesso, dopo una prima fase di riuscita dell’intervento, a distanza di tempo hanno causato l’accelerazione dei meccanismi alla base del degrado del materiale o ne hanno apportato di nuovi.
SOLUZIONI IPOTIZZABILI: Si propone di sperimentare l’utilizzo del carbonato di calcio, in dimensione nanometrica ed in opportuni solventi, per ripristinare la coesione intergranulare nelle rocce carbonatiche decoese.
CONTATTI E DITTE PRODUTTRICI: Dr.ssa Tsung-Tsan Su, ITRI Industrial Technology Research Institute, TAIWAN, (Direttrice dell’Istituto ITRI); Soprintendenze ai BB.CC.e AA. di Enna e Palermo.

4.2 MALTE DA RESTAURO NANOSTRUTTURATE - I materiali utilizzati per il restauro di rocce di natura carbonatica, ed in particolare di rocce sedimentarie di origine marina quali le biocalcareniti, a distanza di tempo, hanno dato spesso risultati insoddisfacenti. Nel caso delle malte da restauro, una scelta non adeguata ha comportato spesso la disgregazione o il ritiro, con conseguente distacco, della malta o, in altri casi, il degrado del materiale lapideo a contatto con la malta.
SOLUZIONI ATTUALI: Le tecniche di intervento conservativo per l’allettamento dei conci, la stilatura dei giunti e l’integrazione delle lacune, prevedono prevalentemente l’utilizzo di malte bastarde o di malte a base di calce idraulica, arricchite da additivi vari.
SOLUZIONI IPOTIZZABILI: Si propone di sperimentare nuove malte da restauro a base di nanoparticelle di carbonato di calcio, opportunamente stabilizzate, con inerti vari e/o con l’utilizzo di nanofibre di carbonio. In particolare, i nanotubi di carbonio di cui sono costituite le nanofibre, sono larghe molecole di carbonio puro di lunghezza e spessore simile ai tubi, del diametro di circa 1-3 nanometri e lunghe migliaia di manometri. Come singole molecole, i nanotubi sono 100 volte più resistenti dell’acciaio e pesano un sesto dello stesso acciaio. Alcuni nanotubi di carbonio sono ottimi conduttori di elettricità e calore; in relazione alla loro configurazione altri agiscono come semiconduttori. Per tali caratteristiche i nanotubi di carbonio sono considerati una delle più promettenti applicazioni delle nanotecnologie con un ampio potenziale di utilizzi commerciali.
CONTATTI E DITTE PRODUTTRICI: Prof. Seeram Ramakrishna, NUS National University of Singapore (Direttore dei Nanobioingeneering Labs impegnati nella produzione di nanofibre di carbonio), MAPEI, ditta italiana che lavora nel settore del restauro e che di recente si è accostata alle nanotecnologie; Soprintendenze ai BB.CC.e AA. di Enna e Palermo.

5. FASI OPERATIVE - La ricerca sarà articolata in nove fasi operative, brevemente descritte di seguito; per ciascuna fase sono indicate i compiti dell’UR/1 con il supporto delle UR/2 e UR/3.
5.1 RICERCA BIBLIOGRAFICA GENERALE (UR/1)
5.2 STUDIO DEI MECCANISMI DEL DEGRADO IN QUESTIONE, FENOMENI E CAUSE GENERATRICI - Sarà effettuata un’indagine, adeguata al materiale di cui ai tre temi di ricerca (UR/1):
5.2.1 Raccolta e schedatura di esempi in campo (Solunto, Morgantina e Pantelleria).
5.2.2 Indagine bibliografica di settore.
5.3 STUDIO DELLE SOLUZIONI APPLICATE E DEI MATERIALI ESISTENTI SUL MERCATO (UR/1)
5.3.1 Ricerca e schedatura di esempi in campo (Pompei, Morgantina, Agrigento, Selinunte e Solunto).
5.3.2 Ricerca e schedatura di prodotti di settore e ditte produttrici.
5.3.3 Indagine bibliografica di settore.
5.4 RISULTANZE E RENDICONTO DELL’UNITÀ DI RICERCA UR/1, RACCOLTA E CONFRONTO DEI DATI PRODOTTI DALLE ALTRE UNITÀ DI RICERCA UR/2, UR/3.
5.5 INDIVIDUAZIONE DELLE PROBLEMATICHE E REQUISITI DEI MATERIALI NANOSTRUTTURATI (UR/2, UR/3).
5.5.1 Identificazione di una nuova soluzione con materiali nanostrutturati.
5.5.2 Miglioramento di una soluzione esistente attraverso le nanotecnologie.
5.6 SPERIMENTAZIONE IN LABORATORIO DELLA NUOVA SOLUZIONE (UR/1, UR/2, UR/3).
5.7 SPERIMENTAZIONE IN CAMPO DELLE NUOVE SOLUZIONI (UR/1).
Con la disponibilità delle Soprintendenze locali si effettueranno sperimentazioni ed applicazioni delle tecnologie e dei prodotti messi a punto in laboratorio direttamente su manufatti archeologici nei siti di Solunto, Morgantina, Piazza Armerina e Nicosia.
5.8 SINTESI DEI RISULTATI E CONFRONTO CON LE SOLUZIONI ESISTENTI SUL MERCATO (UR/1).
5.9 PUBBLICAZIONE DEI RISULTATI DI RICERCA (UR/1).

6. TEMPI DI ELABORAZIONE – I 24 mesi indicati nel programma di ricerca sono così ripartiti per ogni fase operativa:
1° ANNO: 2 mesi - fase 5.1
3 mesi - fase 5.2;
6 mesi - fase 5.3;
1 mese - fase 5.4;
2° ANNO: 2 mesi - fase 5.5;
2 mesi - fase 5.6;
3 mesi - fase 5.7;
2 mesi - fase 5.8;
2 mesi - fase finale 5.9;
1 mese - rendicontazione al Coordinatore nazionale.