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UNITA' DI RICERCA

italiano - english
Bibliografia
Brunner, Otto, Per una nuova storia costituzionale e sociale, cur. Pierangelo Schiera, Milano, Vita e Pensiero, 2000, (1. ed. ted. Göttingen, 1956).
Campbell, Lily B., Shakespeare’s «Histories»: Mirrors of Elizabethan Policy, San Marino, The Huntington Library, 1947.
Fulda, Daniel, Wissenschaft aus Kunst. Die Entstehung der modernen deutschen Geschichtsschreibung. 1760–1860, Berlin, De Gruyter, 1996.
Ginzburg, Carlo, Rapporti di forza: storia, retorica, prova, Milano, Feltrinelli, 2000.
Griffiths, Ralph A. (cur.), Patronage, the Crown and the Provinces in Later Medieval England, Gloucester, Sutton, 1981.
Kim, Ung-jun, Literatur als Historie. Zeitgeschichte in Thomas Manns «Doktor Faustus» und Günter Grass’ «Die Blechtrommel», Würzburg, Königshausen und Neumann, 2004.
Köhler, Thomas e Mertens, Christian (cur.), Justizpalast in Flammen. Ein brennender Dornbusch. Das Werk von Manès Sperber, Heimito von Doderer und Elias Canetti angesichts des 15. Juli 1927, München, Oldenbourg, 2006.
Koselleck, Reinhart, Futuro passato. Per una semantica dei tempi storici, trad. it. Anna Marietti Solmi, Genova, Marietti, 1986, (1. ed. ted. Frankfurt, 1979).
Koselleck, Reinhart, Zeitschichten. Studien zur Historik. Mit einem Beitrag von Hans-Georg Gadamer, Frankfurt am Main, Suhrkamp Verlag, 2000.
Koselleck, Reinhart e Stempel, Wolf-Dieter (cur.), Geschichte – Ereignis und Erzählung, München, Wilhelm Fink Verlag, 1973, (Poetik und Hermeneutik, Bd. 5).
Kucher, Gabriele, Thomas Mann und Heimito von Doderer. Mythos und Geschichte. Auflösung als Zusammenfassung im modernen Roman, Nürnberg, Carl, 1981.
Levine, N., «The Case of Eleanor Cobham: Authorizing History in 2 Henry VI», Shakespeare Studies, 22, 1994, pp. 104-21.
Luehrs-Kaiser, Kai, Das Werden der Vergangenheit. Erläuterungen und Interpretationen zur Erinnerung als Erzählproblem bei Robert Musil, Heimito von Doderer und Hans Henny Jahnn, 2001, Dissertation, Berlin, Freie Universität, 1999.
Petrina, Alessandra, Cultural Politics in Fifteenth-century England: The Case of Humphrey, Duke of Gloucester, Leiden, Brill, 2004.
Petrina, Alessandra, «Humphrey Duke of Gloucester e il primo umanesimo in Inghilterra», in Rosanna Camerlingo e Daniele Borgogni (cur.), Le Scritture e le riscritture. Discorso religioso e discorso letterario in Europa nella prima età moderna, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2005, pp. 17-35.
Pratt, Samuel M., «Shakespeare and Humphrey Duke of Gloucester: A Study in Myth», Shakespeare Quarterly, 16, 1965, pp. 201–216.
Rundle, David, «Humanism before the Tudors: On Nobility and the Reception of studia humanitatis in Fifteenth-Century England», in Jonathan Woolfson (cur.), Reassessing Tudor Humanism, Basingstoke, Palgrave Macmillan, 2002, pp. 22–42.
Scanlon, Larry, Narrative, Authority, and Power: The Medieval Exemplum and the Chaucerian Tradition, Cambridge, Cambridge University Press, 1994.
Scattola, Merio, «De historicis legendis: storia e filosofia pratica nella prima età moderna», in Scienza & Politica. Per una storia delle dottrine, 17, 1997, pp. 43–64.
Scattola, Merio, «La storia e la prudenza. La funzione della storiografia nell’educazione politica della prima età moderna», in Storia della storiografia, 42, 2002, pp. 42–73.
Scattola, Merio, L’utopia delle passioni. Ordine della società e controllo degli affetti nell’Isola di Felsenburg (1731–1745) di Johann Gottfried Schnabel, Padova, Unipress, 2002.
Simpson, James, «Bulldozing the Middle Ages: The Case of “John Lydgate”», in W. Scase, R. Copeland e D. Lawton (cur.), New Medieval Literatures 4, Oxford, Oxford University Press, 2001, pp. 213–242.
Smith, M. R., «Henry VI, Part 2: Commodifying and Recommodifying the Past in Late-Medieval and Early Modern England», in T. A. Pendleton (cur.), Henry VI: Critical Essays, New York, Routledge, 2001.
Straub, Jürgen (cur.), Erzählung, Identität und historisches Bewuβtsein. Die psychologische Konstruktion von Zeit und Geschichte, Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1998.
Strohm, Paul, England’s Empty Throne: Usurpation and the Language of Legitimation 1399–1422, New Haven and London, Yale University Press, 1998.
Süssmann, Johannes¸ Geschichtsschreibung oder Roman?: zur Konstitutionslogik von Geschichtserzählungen zwischen Schiller und Ranke (1780–1824), Stuttgart, Steiner, 2000.
Wallace, David, Chaucerian Polity: Absolutist Lineages and Associational Forms in England and Italy, Stanford, Stanford University Press, 1997.
Wallace, David, «Dante in Somerset: Ghosts, Historiography, Periodization», in D. Lawton, W. Scase e R. Copeland (cur.), New Medieval Literatures 3, Oxford, Oxford University Press, 1999, pp. 9–38.

Programma di ricerca

Storia e Narrazione
Università di riferimento
Università degli Studi di PADOVA - LINGUE E LETTERATURE ANGLO-GERMANICHE E SLAVE - ()
Responsabile dell'Unità di ricerca
Merio Scattola
Descrizione
Nel quadro del programma di ricerca Prin 2006 «Storia e narrazione» l’Unità di Ricerca di Padova intende affrontare una questione particolare, ma di grande rilevanza. I colleghi dell’Unità assumono infatti il termine «storia» nel senso tecnico di «storia politica o sociale» ovvero di «storiografia» e intendono analizzare situazioni specifiche nelle quali alcune vicende politiche, sociali o dinastiche sono state fatte oggetto di narrazione, per individuare 1. quali adattamenti e trasformazioni abbia subito la «storia» quando è stato assunta nella «letteratura» 2. quali strumenti narrativi la «letteratura» abbia sviluppato e messo a disposizione della «storia» e come essa sia stata uno strumento di ermeneutica storica e sia stata concepita come la vera forma di «esperienza storica». L’Unità di Ricerca di Padova si ripromette di ricostruire e indagare questo insieme di questioni in senso diacronico, identificando alcuni momenti salienti, alcuni esempi evidenti, dell’interazione tra storia e narrazione nella vicenda moderna e contemporanea delle letterature anglo-germaniche.
Una ricerca di questo tipo genera tuttavia un circolo ermeneutico tra i materiali e le categorie dell’indagine poiché è immediatamente evidente che nel «corso della storia» sono cambiati sia il «concetto di storia» sia il «concetto di narrazione». Bisogna quindi parlare di storia e di letteratura rimanendo sempre ben consapevoli che gli strumenti interpretativi che noi applichiamo, sebbene necessari, introducono una deformazione strutturale, così che la vera prestazione ermeneutica non è tanto quella che ci fa conoscere l’oggetto storico e letterario, ma quella che durante e attraverso l’analisi ci mostra l’assetto e le caratteristiche del punto di vista impegnato nell’analisi. Su questo tema l’Unità di Ricerca di Padova può già contare su alcuni lavori preliminari nel campo della storiografia e della teoria letteraria proto-moderna (Scattola 1997 e 2002).
Una prospettiva particolarmente feconda per affrontare questi temi ci è offerta dalla «storia concettuale» tedesca, che è sorta chiedendosi proprio «Che cos’è la storia e che cosa significa scrivere storia?» (Brunner 1956 [2000]; Koselleck 1979 [1986]; Koselleck 2000), e che è stata applicata con successo anche alla storia letteraria (Jaumann 1995). Sia la storia sia la letteratura avrebbero subito una cesura radicale e determinante nella seconda metà del Settecento, in quella che viene definita come la «sella temporale» della modernità. Se infatti la storia proto-moderna era «pragmatica», cioè propria del campo morale e finalizzata all’esercizio della virtù, e se quindi manteneva un confine fluido tra narrazione vera e narrazione veritiera, la storia moderna è invece «scientifica», è una conoscenza intellettuale caratterizzata da procedure razionalizzate e da un tema esclusivo. Il suo oggetto proprio è lo stato, il vero soggetto della politica moderna, e la sua forma epistemologica caratteristica è quella dello storicismo e delle scienze storico-sociali, in tutta la varietà delle loro manifestazioni. La medesima scansione si ritrova anche nel campo della letteratura, che da una concezione mimetica, topologica e «pragmatica», nel senso della formazione delle abilità prudenziali, passò alla fine del Settecento al realismo della narrazione moderna, identificando una «realtà» propria dell’esperienza poetica, che in parte è la stessa dell’agire storico, in parte è una realtà accessibile solo poeticamente, ma non di meno vera.
Acquisita questa scansione, che è propria di tutte le letterature europee e che si manifesta con più evidenza in una letteratura giovane come è quella tedesca, l’unità di Padova intende concentrarsi su ciò che successe prima e dopo questa vicenda, all’inizio e alla fine del grande ciclo moderno che accomuna storicismo da un lato e realismo dall’altro, quasi invertendo l’assunto di Georg Lukács e ricercando indicazioni fondamentali sulla letteratura solo fuori del realismo borghese.

All'interno di questo quadro Alessandra Petrina intende studiare la manipolazione della storia recente da parte di drammaturghi, poeti e memorialisti dell'epoca Tudor. Nel rivolgersi agli eventi che avevano percorso la nazione nella prima metà del '400, gli scrittori inglesi del regno di Elisabetta I potevano infatti identificare una serie di analogie tra le due dinastie dei Lancaster e dei Tudor: entrambe erano fondate sul sostegno del Parlamento e della nazione piuttosto che sul diritto divino, entrambe di conseguenza si dovevano impegnare in un costante dialogo con i sudditi per riaffermare continuamente una controversa autorità; entrambe infine erano consce dell'importanza della parola scritta come mezzo di propaganda e di persuasione. Diventava quindi inevitabile esorcizzare un modello come quello Lancaster che, se aveva avuto momenti di altissima gloria (particolarmente per quanto riguarda il breve e radioso regno di Enrico V, già oggetto di culto nel momento in cui Shakespeare vi rivolge la propria attenzione), si era concluso nella disperazione e nel caos. La riscrittura della storia dei Lancaster tenta quindi il riscatto di figure individuali e la polarizzazione di bene e male in termini più teatrali che politici, tentando in questo modo di evitare l'imbarazzante e potenzialmente pericolosa evocazione dell'instabilità politica come radice dei mali della nazione.
In particolare, la ricerca si concentrerà sulla fama postuma di Duke Humphrey of Gloucester, per il quale la storiografia del sedicesimo e diciassettesimo secolo ci ha trasmesso un'immagine tanto positiva quanto fuorviante, quasi completamente rigettata dalla storiografia del ventesimo e ventunesimo secolo. Nel ristabilire la distanza tra Storia e storia, tra gli eventi e la loro narrazione, l'intento di questo gruppo di ricerca è di ricostruire la manipolazione propagandistica degli eventi storici da parte degli scrittori, e il rapporto di questa manipolazione con l'attività di mecenatismo da parte di figure pubbliche – il sovrano, i membri più influenti della corte, il Parlamento – che potevano servirsi dei testi scritti e della loro diffusione. Duke Humphrey, personaggio controverso e probabilmente deleterio per le fortune dell'Inghilterra del tardo medioevo, diventa il simbolo di virtù tanto nazionali quanto nazionalistiche; con una notevole forzatura della memoria trasmessa dalle cronache e dalle testimonianze contemporanee, viene trasformato in vittima di perniciose manovre di origine francese, e ancor più improbabilmente in martire di una dissidenza religiosa in cui lo storiografo Tudor vedeva l'embrione dello scisma enriciano.
L'analisi del rapporto tra Storia e narrazione diventa perciò centrale allo studio della storia intellettuale del Rinascimento, e getta luce sull'ideologia Tudor, e sulla sua profonda comprensione del valore “esemplare” della storia.

Merio Scattola intende affrontare le stesse tematiche nella letteratura austriaca nel primo Novecento. La possibilità, e la necessità, di narrare la storia furono al centro degli interessi dello scrittore austriaco Heimito von Doderer (1896–1966), sia in senso biografico sia in senso letterario. Nei primi anni venti, mentre esordiva in campo narrativo, Doderer intraprese lo studio della storia e si addottorò nel 1925 presso l’Institut für österreichische Geschichtsforschung, dove ritornò per un corso nel 1948–1950, con una tesi su La storiografia cittadina nella Vienna del 15. secolo. La ricerca storica, intesa in senso tecnico e professionale, in primo luogo come storia medievale e proto-moderna, ha nella sua opera una presenza così evidente che è difficile decidere se egli abbia affrontato lo studio storico per dare un nuovi contenuti alla sua narrazione o se, invece, abbia abbracciato la carriera letteraria per fornire nuovi strumenti espressivi all’indagine storica. Così la sua scrittura è caratterizzata da un doppio legame tra storia e narrazione letteraria. Da un lato il vero oggetto, la vera dimensione operativa della letteratura può essere solo la storia sociale e politica. Il primo dei suoi due grandi romanzi, La scalinata di Strudlhof (1951), il cui sottotitolo è Melzer ovvero la profondità degli anni, è dedicato alla «ricostruzione» della storia personale (del protagonista Melzer) e collettiva dell’Austria tra prima e dopo la Grande Guerra ed è una sorta di lavoro analitico sociale sul trauma fondamentale della storia austriaca moderna, sulla sua natura affatto apparente di discontinuità radicale e sulla possibilità di individuare nella storia (sociale e individuale) un piano (di esperienza) di continuità assoluta. Il secondo, e massimo, romanzo, I demoni (1956), che riprende il filo della narrazione lì dove l’altro l’aveva interrotta, tematizza quello che Doderer considera l’evento fondamentale nella storia della repubblica austriaca, l’incendio del Palazzo di giustizia di Vienna, il 15 luglio 1927, quando la società austriaca avrebbe imboccato senza ritorno la via delle ideologie.
L’opera di Doderer, anche nelle opere minori (Le finestre illuminate o I Merovingi) e nei diari, è una continua meditazione letteraria sulla storia, nei due sensi dell’espressione, perché la storia è veramente conoscibile solo come esperienza letteraria e perché il vero tema della letteratura è l’esperienza storica. Intenderei perciò analizzare l’opera letteraria di Heimito von Doderer, segnatamente i due romanzi maggiori, i materiali diaristici e preparatori, attraverso le categorie della storia e affrontare i seguenti problemi: Che cosa significa che nell’età moderna l’unica vera forma di conoscenza (e di esperienza) storica è quella offerta dalla letteratura e, in modo particolare, dal romanzo? Quale forma deve assumere la narrazione per farsi carico di questa funzione conoscitiva?
Per rispondere a questi interrogativi è necessario precisare alcuni dati di contesto. In primo luogo è necessario stabilire il rapporto tra la riflessione di Doderer e le posizioni della ricerca storica austriaca tra le due guerre. Due direttori dell’Institut für österreichische Geschichtsforschung sono a questo proposito particolarmente importanti: Otto Redlich, che formò il giovane Doderer nella diplomatica tardo-medievale e proto-moderna, testimoniata nel lungo capitolo dei Demoni contenente il manoscritto di Roudlieb von der Vläntsch, e Otto Brunner, uno dei fondatori della Begriffsgeschichte, che resse l’istituto negli anni 1940–1945 e che elaborò una nozione di “età delle ideologie” vicina a quella proposta da Doderer nei suoi diari. In secondo luogo va identificato il contributo di Hermann Swoboda, lo psicologo amico di Otto Weininger, autore di una teoria del ricordo e della sua ciclicità che Doderer rielaborò nel concetto di «profondità degli anni» e di durata psichica del tempo storico. Poiché il contenuto proprio di questa esperienza di continuità si presenta come «un nucleo non storico della storia» e appartiene propriamente alla dimensione mitica, al principio mitico della storia, in quarto luogo sarà necessario verificare il legame tra Doderer e la discussione sul mito che coinvolse la cultura austriaca e tedesca negli anni immediatamente precedenti e seguenti la Seconda Guerra Mondiale. Punti fondamentali di questa discussione sono Hermann Broch, con il suo romanzo postumo Sortilegio, e Albrecht Schäffer, con il suo grande lavoro sul mito. Infine va considerata la discussione sul «romanzo totale» che coinvolse anche Albert Paris Gütersloh e che aprì la strada a una ricezione costruttiva del romanzo barocco e dell’idea pragmatica di storia che esso proponeva.
L’obiettivo della ricerca è la pubblicazione di una monografia sulla dimensione storica nell’arte narrativa di Heimito von Doderer.