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UNITA' DI RICERCA
italiano
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Programma di ricerca
Tragico e comico nel dramma attico e oltre: intersezioni e sviluppi parateatraliUniversità di riferimento
Università degli Studi di CAGLIARI - FILOLOGIA CLASSICA GLOTTOLOGIA E SCIENZE STORICHE DELL'ANTICHITA' E DEL MEDIOEVO - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Patrizia MuredduDescrizione
L'analisi già condotta dall'unità di ricerca in ambito tragico, muovendo imprescindibilmente dall'indagine dell'assetto testuale e della tradizione ecdotica dei singoli drammi, continua ad avere come obiettivo precipuo lo studio della lexis della tragedia - a cominciare da quella eschilea - come lingua d'arte, nella sua dimensione multiforme in cui il materiale lessicale dialoga con i codici degli altri generi letterari, il piano semantico interagisce con quello stilistico, il livello fonico con quello metrico-ritmico-musicale (S. Novelli; C. Bordigoni).Saranno proseguiti studi già iniziati, consacrati all'articolazione strutturale del trimetro eschileo (C. Bordigoni), alla figura dell'anacoluto (S. Novelli), allo studio critico-testuale ed esegetico dei frammenti di Agatone (C. Musa), nonché ad altri aspetti della sintassi, quali l'enjambement, ed all'evoluzione dell'uso dei tropi nell'arco della produzione tragica da Eschilo fino ad Euripide. Parallelamente si evidenzierà la maggiore complessità del primo nell'impiego delle figure di suono (come l'allitterazione) e di quelle di senso (come la metafora) che - contrariamente a quanto avverrà nel dramma tardoeuripideo e post-euripideo - in Eschilo e ancora in Sofocle non obbediscono a scopi virtuosistici e di tipo sofistico, ma paiono funzionali alla focalizzazione dei concetti più importanti tanto nel micro- quanto nel macro-contesto, come si intende dimostrare sia in studi specifici sia in commenti filologico-letterari (S. Novelli).
A partire dall'ultimo Euripide la tragedia finisce, come più volte e da più parti rilevato, con l'invadere lo spazio comico. Su questo fenomeno, che ha costituito uno degli spunti più originali e produttivi della ricerca iniziata nell'ambito del progetto PRIN 2003, molto resta ancora da indagare, in particolare nei due campi paralleli e complementari della paratragedia e della tragicommedia . Promettente appare sotto questo riguardo uno studio sistematico e puntuale - che a tutt'oggi manca - di uno specifico modo euripideo di trattare ed utilizzare il procedimento retorico dell'ironia avulso dal terreno del tragico, non volto cioè ad una esasperazione dell'esito catastrofico della vicenda (a suscitare cioè apprensione ed angoscia), ma al conseguimento di effetti più propriamente attinenti alla sfera del 'comico', a produrre cioè, se non il riso, il divertimento, il diletto intellettuale: l'ironia 'comica' (G.F. Nieddu).
I risultati finora raggiunti nel tentativo di delimitare e definire con maggiore precisione lo 'spazio intermedio' tra tragico e comico o più precisamente il senso dell'inclusione del comico nel tragico, hanno suggerito d'altronde l'opportunità di ampliare il campo della ricerca, rivolgendo l'attenzione anche ad un'altra manifestazione letteraria in cui vengono sperimentate nuove forme parateatrali: il dialogo platonico. In quest'ambito, la ricerca si propone di: a) vagliare gli elementi tragici e comici presenti nei dialoghi e di analizzare la rete di connessioni intercorrenti, focalizzando l'attenzione sulle affinità formali (struttura drammatica, riuso di topoi teatrali, tecniche di dialogo, costruzione dei caratteri, polifonia espressiva) e sull'inserzione di testi tragici e comici - in qualità di ipotesti - nel tessuto dei 'drammi' filosofici (l'Antiope di Euripide; i Cavalieri e le Ecclesiazuse di Aristofane; gli Adulatori di Eupoli); b) mettere a fuoco le caratteristiche della nuova forma d'arte con cui Platone, mediante la rappresentazione mimetica di persone in conversazione e in azione - a metà tra narrazione e dramma - realizza il suo proposito di assorbire e superare i generi poetici tradizionali, offrendo un nuovo modello di agone drammatico, di confronto fra 'voci', in cui all'eroe drammatico si oppone e si sostituisce il nuovo eroe, l'eroe filosofico, teso alla ricerca e conoscenza della verità (P. Mureddu; G.F. Nieddu).
Per quanto riguarda la sfera più precipua del comico, si intende ora approfondire lo sviluppo del concetto stesso di comicità: . dalla sua nascita come forma popolaresca - di cui si hanno riflessi nella commedia matura con la presenza dell'elemento proverbiale e favolistico (S. Schirru, L. Leurini) -, nonché come spinta primordiale alla soddisfazione dei bisogni primari ("carnevalesco") ed alla sopraffazione dell'avversario (invettiva-giambo: T. Gargiulo), fino alla sua manifestazione come elegante intrattenimento intellettuale nella commedia di Menandro (L. Leurini). Oggetto di particolare attenzione sarà l'uso fantasioso e quasi festoso della lingua, impiegata come strumento di 'reificazione', per disegnare situazioni surreali, deformare la realtà, infrangere le regole della logica, con particolare ricorso all'inatteso, al 'nonsense', all'assurdo, che ha scarso riscontro nella letteratura contemporanea - tranne che, forse, per taluni aspetti, nelle costruzioni linguistiche di Lewis Carroll. In questo quadro assume un significativo rilievo il ricorso al traslatum e all'analogon, come meccanismi che possono innescare il riso nelle diverse fasi della commedia attica (P. Mureddu).
Le affinità e le differenze fra l'archaia e la nea troveranno infine un privilegiato punto di osservazione anche nei 'riusi' lucianei, che potranno essere utilmente scandagliati (T. Gargiulo).



