Contenuto
Ti trovi in: HOME »Programmi, progetti e risultati »I progetti »PRIN - Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale»Programma di ricerca»Unità di ricercaINIZIO_TESTO_DA_INDICIZZARE
UNITA' DI RICERCA
italiano - english
Bibliografia
B. Acosta-Hughes, Polyeideia. The Iambi of Callimachus and the Archaic Iambic Tradition (Berkeley-Los Angeles-London 2002).A. Cameron, Callimachus and His Critics (Princeton N.J. 1995).
M. G. Bonanno, L’allusione necessaria. Ricerche intertestuali sulla poesia greca e latina (Roma 1990).
M. G. Bonanno, Poetae ut Homeri interpretes (Teocrito, Apollonio), «Aevum(ant)» 8 (1995) 65-86.
C. O. Brink, Callimachus and Aristotle: An Inquiry into Callimachus’ Pros Praxiphanen, «CQ» 40 (1946) 11–26.
C. O. Brink, Horace on Poetry. I-III (Oxford 1963-1982).
V. Di Benedetto, E. Medda, La tragedia sulla scena (Torino 1997).
M. Fantuzzi, R. Hunter, Muse e modelli. La poesia ellenistica da Alessandro Magno ad Augusto (Roma-Bari 2002).
C. Gallavotti, Aristotele. Dell’arte poetica, Milano 1974.
Kathryn J. Gutzwiller, Studies in the Hellenistic Epyllion (Königstein/Ts. 1981).
M. Fantuzzi, R. Hunter, Muse e modelli. La poesia ellenistica da Alessandro Magno ad Augusto (Roma-Bari 2002).
A. Kerkhecker, Callimachus’ Book of Iambi (Oxford 1999).
D. Lanza, La Poetica di Aristotele e la sua storia (Pisa 2003).
D. Lanza, Aristotele, la Poetica. Introduzione, traduzione e commento (Milano 2004).
J.-M. Moret, L’Ilioupersis dans la céramique italiote (Roma 1975).
J.-M. Moret, Oedipe, la Sphinx et les Thébains. Essai de mythologie iconographique (Roma 1984).
P. J. Parsons, Poesia ellenistica: testi e contesti, «Aevum(ant)» 5 (1992) 9-19.
G. Perrotta, Arte e tecnica dell’epillio alessandrino, in Poesia ellenistica. Scritti minori II (Roma 1978) 34-53.
G. Perrotta, Teocrito interprete di Omero, in Poesia ellenistica. Scritti minori II (Roma 1978) 309-24.
G. Perrotta, Teocrito e il poeta dell’Herakles Leontophonos, in Poesia ellenistica. Scritti minori II (Roma 1978) 325-89.
R. Pfeiffer, History of Classical Scholarship I (Oxford 1968).
A. Pickard-Cambridge, The Dramatic Festivals of Athens (Oxford 1968).
A. Rengakos, Homerische Wörter bei Callimachus, «ZPE» 94 (1992) 21-47.
A. Rengakos, Apollonios Rhodios und die antike Homererklärung (München 1994).
A. Rostagni, La poetica di Aristotele (Torino 1945).
L. Séchan, Études sur la tragédie grecque dans ses rapports avec la céramique (Paris 1926).
G. Serrao, Il Carme XXV del Corpus teocriteo (Roma 1962).
G. Serrao, La poetica del “nuovo stile”: dalla mimesi aristotelica alla poetica della verità. Teocrito, Callimaco, Apollonio Rodio, in Storia e civiltà dei Greci 9 (Milano 1977) 200-253.
G. M. Sifakis, Studies in the History of Hellenistic Drama (London 1967).
A. H. Sommerstein et al. (a c. di), Tragedy, comedy and the polis (Bari 1993).
S. A. Stephens, Seeing Double. Intercultural Poetics in Ptolemaic Alexandria (Berkeley-Los Angeles-London 2003).
L. Todisco, Teatro e spettacolo in Magna Grecia e in Sicilia. Testi immagini architettura (Milano 2002).
L. Todisco (a c. di), La ceramica figurata a soggetto tragico in Magna Grecia e in Sicilia (Roma 2003).
R. Tosi, Callimaco e i Glossografi omerici, «Eikasmos» 8 (1997) 223-40.
A. D. Trendall, T. B. L. Webster, Illustrations of Greek Drama (London 1971).
G. Xanthakis-Karamanos, Studies in Fourth-Century Tragedy (Athens 1980).
T. B. L. Webster, Greek Theatre Production (London 1956).
T. B. L. Webster, Monuments Illustrating Old and Middle Comedy (London 1960).
T. B. L. Webster, Monuments Illustrating New Comedy (London 1961).
T. B. L. Webster, Monuments Illustrating Tragedy and Satyr Play (London 1962).
T. B. L. Webster, The Tragedies of Euripides (London 1967).
T. B. L. Webster, Studies in Later Greek Comedy (Manchester 1970, II ed.).
A. Wilhelm, Urkunden dramatischer Aufführungen in Athen (Wien 1906).
G. Zanker, Realism in Alexandrian Poetry: A Literature and its Audience (London-Sidney-Wolfeboro 1987).
K. Ziegler, Das hellenistische Epos. Ein vergessenes Kapitel griechischer Dichtung, (Leipzig 1966, II ed.), trad. it. L’epos ellenistico. Un capitolo dimenticato della poesia greca. A c. di F. De Martino, con premesse di M. Fantuzzi (Bari 1988).
Programma di ricerca
Tragico e comico nel dramma attico e oltre: intersezioni e sviluppi parateatraliUniversità di riferimento
Università degli Studi ROMA TRE - STUDI SUL MONDO ANTICO - ()Responsabile dell'Unità di ricerca
Antonio Pantaleo MartinaDescrizione
Ci si propone di studiare la tragedia di Euripide e l’evoluzione della tecnica drammaturgica, le testimonianze e l’organizzazione degli agoni scenici, la teoria aristotelica, i nuovi contenuti e forme dell’arte drammatica ed epica e anche il costituirsi e il rimodellarsi tra continuità e innovazione di vecchie e nuove forme letterarie (come il romanzo). Euripide esprime il culmine dell’esperienza teatrale attica, mette in luce le contraddizioni di un’epoca e, proprio per questo, anticipa sviluppi della produzione letteraria successiva. Aristotele con la sua riflessione teorica sulla produzione letteraria del V secolo sintetizza il periodo classico e chiude una fase storica. In particolare, dopo di lui, il teatro, specie con Menandro, e l’epica, con Callimaco e Teocrito, da un lato, e Apollonio Rodio dall’altro, assumeranno nuove caratteristiche e funzioni.Tragico e comico e ciò che pertiene latamente ai due ambiti del codice più genericamente epico-tragico e giambico-comico, secondo la definizione e la concezione aristotelica per cui chi prima componeva epos al tempo del filosofo realizzava tragedie, diventano fondamentali perché trovano una nuova ridefinizione, al livello di teoria e di prassi poetica, nella produzione letteraria postclassica e soprattutto ellenistica. In questo periodo accanto ad un genere come il dramma (tragedia, commedia e dramma satiresco), che tende a perdere alcune sue connotazioni precipue e nello stesso tempo sembra essere soggetto ad un conseguente ma via via crescente processo di graduale esaurimento, emergono l’epica e forme letterarie affini (l’elegia) o da essa derivate (il romanzo e più tardi la “novella”), come eredi nel micro e macrocontesto delle forme linguistiche e strutturali del tragico e del comico: questa poesia è ampiamente tributaria delle esperienze drammatiche precedenti nella modalità narrative, nella creazione e realizzazione dei caratteri, nella riutilizzazione di una lingua letteraria che si rinnova e si ricrea; il fenomeno comprende non solo il nuovo epos argonautico di Apollonio Rodio ma, in maniera ancora più rivoluzionaria, l’epica e la poesia di ‘nuovo stile’ di Callimaco e Teocrito, in cui la conciliazione o l’interferenza tra codici letterari e linguistici quasi opposti, epico-tragico e giambico-comico, indirizza verso un ambito più quotidiano, verso la Musa sottile, cioè verso uno di quei due stili di poesia, già incarnati letterariamente dalla contrapposizione tradizionale tra Eschilo ed Euripide e rispecchiata nelle Rane di Aristofane.
Nelle principali sezioni tematiche, la tragedia da un lato e la poesia ellenistica dall’altro, si sono avviati contatti e confronti interdisciplinari anche a livello internazionale: rispettivamente, per il primo settore, con il gruppo archeologico dell’Università degli Studi di Bari coordinato dal prof. Luigi Todisco, che ha inventariato la ceramica italiota e siceliota a soggetto tragico, fondamentale per rintracciare l’evoluzione delle forme drammaturgiche nel IV secolo a.C., e con membri della Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften (Inscriptiones Graecae); per il secondo, con i principali studiosi italiani di poesia ellenistica che a scadenza biennale si riuniscono presso l’Università degli Studi Roma Tre per discutere e presentare i risultati delle loro ricerche. Relazioni continuative di scambio scientifico sono state intraprese con specialisti del settore a livello internazionale, come il prof. Benjamin Acosta-Hughes (University of Michigan, Ann Arbor), che è abituale ospite dei Seminari del Dipartimento di Studi sul Mondo Antico (Università Roma Tre), e la prof.ssa Susan Stephens (Stanford University).
Anche l’epos degli Argonauti, per la sua estensione temporale da Omero all’età ellenistica (e oltre), costituisce un campo di indagine importante in questo progetto di ricerca perché lo studio del mito argonautico, attraverso l’analisi della sua evoluzione diacronica e della sua presenza in forme diverse nei vari generi letterari e nei vari codici artistici, meglio di ogni altro consente di rintracciare gli elementi sincronici e le innovazioni posteriori influenzati dal dramma attico, data la stretta connessione della saga di Medea con la tradizione ateniese.



